mercoledì 6 aprile 2022

GLI INDECIFRABILI SIMBOLI SULL'ALTARE DI SANTO STEFANO


Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto e albero

Nelle campagne di #Oschiri, a metà strada tra Sassari e Olbia, si fa notare pa presenza di un banco di granito lungo circa dieci metri, sul quale sono state scolpite con precisa sequenza una serie di incisioni geometriche. La ‘tavola’ di pietra è stata definita ‘altare rupestre’ perché si trova di fronte alla chiesa di santo Stefano, che dà nome al sito.
Sulla parete granitica dell’altare sono stati incisi motivi di varie forme, combinati tra di loro: incavi triangolari, quadrangolari e semicircolari, attorno decine di coppelle e croci. Tra necropoli e altare sono individuabili altre quattro rocce istoriate, intrise di fascino e sacralità: una con tre nicchie quadrangolari e coppelle sopra e sotto; un’altra con due incavi triangolari e un bancone, usato forse per offerte votive o rito dell’incubazione; una nicchia rettangolare, assimilabile a una tomba a tafone; infine una ‘meridiana’ costituita da un incavo circolare, sormontato da uno scalino e circondato da coppelle.
Molte incisioni sono state ‘cristianizzate’ dalla giustapposizione della croce, che serviva a cancellare la presenza di antichi dei pagani.
La datazione è incerta: la necropoli ipogeica suggerisce un periodo fra Neolitico recente ed età del Rame (IV-III millennio a.C.). Ma c’è chi la fa risalire a dopo l’avvento di Cristo o a età bizantina. Mentre l’assenza di un’indagine archeologica ha dato adito alle più disparate interpretazioni, i simboli nelle rocce, però, non trovano spiegazione. Sono ‘disegni’ privi di confronti, legati a riti e con valori sacri profondi, riconducibili a simboli divini o all’astronomia
Santo Stefano è un’area dalla sacralità ancora tangibile: si suppone che vi partorissero le sciamane o si praticasse il rito della scarnificazione (prima di deporre il cadavere dentro le domus). La disposizione di figure geometriche e coppelle non è casuale: sembrano descrivere il passaggio dal mondo dei vivi a quello dei morti. I quadrati sarebbero le ‘false porte’, tipiche di domus e tombe di Giganti, punto di contatto tra terra e aldilà. I cerchi sono simbolo pagano di continuità, infinito, divinità solari. I triangoli sono identificabili con templi a gradoni.
Il sito è rimasto centro di intensa spiritualità per tutti i popoli che lo hanno abitato, dal Neolitico all’epoca cristiana.
Nei dintorni dell’altare si può ammirare una necropoli formata da alcune domus de janas, le tombe neolitiche scavate direttamente nella roccia
Nonostante le numerose e qualificate congetture il mistero di Santo Stefano rimane irrisolto, i suoi enigmatici simboli sembrano quasi un messaggio lasciatoci dai nostri antichi progenitori che noi non siamo in grado di capire perché abbiamo dimenticato la giusta chiave di lettura.

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