Secondo il cardinale Silvio Oddi Emanuela Orlandi sarebbe rientrata in Vaticano la sera stessa della sua scomparsa (il 22 giugno 1983) a bordo di un'auto scura di lusso. L'alto prelato ebbe un ascolto casuale nel luglio 1993: in un'intervista al quotidiano Il Tempo, raccontò di aver origliato una conversazione tra due membri della Gendarmeria Vaticana. Il rientro in Vaticano: la ragazza sarebbe entrata in auto, uscendo poco dopo a bordo della stessa vettura scura che l'aspettava fuori. I giudici non approfondirono.
Anche l'avvocato Mario Bacchiega di Rovigo, nelle sue trasmissioni televisive ebbe arricchire le dichiarazioni di Oddi, affermando che in Vaticano un gruppo isolato organizzava festini particolari.
Per completare il quadro nel maggio 2012, il celebre esorcista della diocesi di Roma padre Gabriele Amorth rilasciò dichiarazioni forti sul caso, poi riprese anche nel libro L'ultimo esorcista. Il prete parlo dei festini e di gendarme, dove sosteneva che Emanuela fosse rimasta vittima di un giro di adescamento e di incontri a sfondo sessuale, indicando come presunto "reclutatore" di ragazze un appartenente alla gendarmeria vaticana. Amorth fu dettagliato e rincarò la dose parlando di un coinvolgimento diplomatico: in questi incontri illeciti erano coinvolti anche alti esponenti del clero e personale appartenente a un'ambasciata straniera accreditata presso la Santa Sede. Secondo la sua tesi, Emanuela sarebbe stata dapprima adescata, poi uccisa in relazione a quegli stessi ambienti e dinamiche di ricatto o corruzione morale.










