martedì 29 novembre 2022

in memoriam Bobby Sands

Europa che non sai più ascoltare
le voci dei Confini, delle foreste
le voci delle onde e dei fondali,
Europa senza poemi, Europa muta
dei Templi isteriliti, sghembi
fatti di vetro ed un'erba marcita
Europa saccheggiata, caduta.
Dove sono gli stormi di gabbiani
che scaldavano ogni giorno i promontori
dove dispersi gli Iris e le calendule?
i Boschi sacri, le pietre in cerchio
delle vette, parallele
al sole e alle galassie, dove sono?
Giuseppe Conte, il canto irlandese ( in memoriam Bobby Sands)
canti d'Oriente e d'Occidente, Mondadori, Milano, 1997



venerdì 25 novembre 2022

La folgore ed il rito a Roma

Qualche tempo fa durante lo scavo archeologico per la realizzazione della Stazione di Amba Aradam della linea C della metropolitana di Roma sono stati rinvenuti esempi di sepoltura di fulmine. Entrambi databili al I secolo d.C., contenevano macerie di edifici e una piccola lastra di marmo con l'iscrizione 𝙁𝙪𝙡𝙜𝙪𝙧 𝘾𝙤𝙣𝙙𝙞𝙩𝙪𝙢 in un caso e 𝙁𝙪𝙡𝙜𝙤𝙧 𝘾𝙤𝙣𝙙𝙞𝙩𝙪𝙢 nell'altro. A spiegare cosa sia la sepoltura del fulmine è l'archeologa della Soprintendenza Speciale, Simona Morretta: "Nel mondo antico, i fulmini sono segni degli dei. La comunità dei cittadini incarica l’interprete dei fulmini (𝙖𝙧𝙪𝙨𝙥𝙚𝙭 𝙛𝙪𝙡𝙜𝙪𝙧𝙖𝙩𝙞𝙤𝙧) di studiare il fulmine, interpretarlo (poteva essere un segnale positivo o negativo) e indicare la forma di espiazione (𝙚𝙭𝙥𝙞𝙖𝙩𝙞𝙤) per placare le divinità. La disciplina di cui l’aruspice dei fulmini doveva essere esperto prevedeva innumerevoli casi diversi. Le caratteristiche del fulmine da tenere in considerazione erano il colore, la forma, il punto cardinale di provenienza, l’ora dell’evento (diurna o notturna), variamente combinate fra loro, tutte descritte dettagliatamente nei perduti 𝙡𝙞𝙗𝙧𝙞 𝙛𝙪𝙡𝙜𝙪𝙧𝙖𝙡𝙚𝙨 etruschi, di cui restano alcuni brani riportati da scrittori romani (in particolare Seneca).
Quando un fulmine colpisce qualcosa sulla terra, campo, casa, statua o altro, i Greci gli Etruschi e poi i Romani decidono che quel qualcosa debba essere sepolto, quasi a seppellire il fulmine stesso, e chiamano infatti quel luogo 𝙛𝙪𝙡𝙜𝙪𝙧 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙩𝙪𝙢, cioè fulmine sepolto.
La sepoltura consisteva in una fossa riempita con gli oggetti colpiti dalla folgore, che doveva rimanere a cielo aperto, con una iscrizione che ne indicasse il contenuto (appunto, 𝙁𝙑𝙇𝙂𝙑𝙍 𝘾𝙊𝙉𝘿𝙄𝙏𝙑𝙈 o anche solo 𝙁. 𝘾. o altre varianti). Il rituale era complesso e presieduto dal pontefice massimo, la più alta carica religiosa".



mercoledì 23 novembre 2022

Per il fine di cancellare indebitamente il sacro legato alla romanità

Questo fonte battesimale della basilica di S. Pietro, in porfido rosso, era in origine il coperchio del sarcofago dell'imperatore Adriano, nel suo mausoleo (l'attuale Castel Sant'Angelo). Portato in S. Pietro fu variamente usato come sepolcro, infine fu riconvertito in fonte battesimale da Carlo Fontana nel 1698






domenica 20 novembre 2022

Fontana del Fero un antico santuario dedicato alla Dea Feronia, dimenticata dai veronesi e vicinerei esisteva, Porta Orietta che ancora si può individuare




Un lago artificiale nato da attività industriali, ma con acque purissime e minerali

Il lago di Roma
Pigneto, tra Via Prenestina e via di Portonaccio, V Municipio, zona est della capitale: qui, nascosto tra la rigogliosa vegetazione si trova un lago che in pochi conoscono: parliamo del lago Ex Snia, detto anche lago Sandro Pertini.
Ufficialmente si chiama "Sandro Pertini" ma per gli abitanti del quartiere Pigneto-Prenestino, è il lago ex-Snia. Snia sta per Snia Viscosa la fabbrica che popolò quest'area della capitale negli Anni '20 in poi: oltre 2 mila operai, più del 50% donne, provenienti chi da altre regioni, chi dai borghi del centro. Poi nel 1954 la fabbrica venne chiusa ...Eccolo, in lontananza, il lago di Roma. Diecimila mq d’acqua, addirittura balneabile dicono. Da qui sembra una pozza ma è abbastanza per far galoppare la fantasia verso orti galleggianti, macchie rosa di fenicotteri, grandi cespugli di Buddleja, minuscoli giunchi palustri e qualche salice piangente, capanne di legno per l'osservazione degli uccelli, mercati coperti al posto delle vecchie fabbriche. Questo specchio d’acqua risale agli anni ’90 ed è nato fondamentalmente per un errore umano durante i lavori in un cantiere per la costruzione di un parcheggio sotterraneo. La zona si trova a pochi passi da via dell’Acqua Bullicante: proprio lì sotto scorreva il fosso della Marranella e poco più in profondità è situata una falda acquifera da cui sgorga purissima acqua minerale.Durante gli scavi, la falda iniziò a riempire l’invaso artificiale per il parcheggio: venne deviato il flusso nelle fognature per evitare il bocco dei lavori e la chiusura del cantiere, tuttavia Largo Preneste si allagò.
In quella zona si era quindi venuto a creare un laghetto autoalimentato: oggi è possibile ammirarlo accedendo al parchetto delle Energie.
La superficie del lago ex Snia supera quella del laghetto di Villa Borghese, particolarmente ricca l’avifauna locale: troviamo infatti il germano reale, il fagiano comune o il martin pescatore, ma anche esemplari di passaggio di falco pellegrino e beccacci....



giovedì 10 novembre 2022

VILLA CUSCIANNA


Oggi vi raccontiamo dell’ottocentesca Villa Cuscianna, un misterioso ed eccentrico edificio abbandonato completamente ricoperto di simboli alchemici ed esoterici.
Un luogo che per anni è stato al centro di storie e leggende create per spaventare i bambini, convinti che al suo interno ci fossero i fantasmi. Uno stabile che immagineremmo nascosto e isolato in buie strade di campagna e che invece si trova a pochi metri dalla affollata piazza principale di Matera.
Sulle due colonne del cancello di ingresso è inciso un nome: Leonardo Cuscianna. Si tratta di colui che alla fine dell’800 fece costruire questa villa dall’architettura eclettica con richiami allo stile moresco.
Non si conosce molto della sua vita: sappiamo solo essere nato a Matera nel 1884 e morto a Boston nel 1947, ma pare evidente che fosse interessato al mondo della Massoneria, di cui probabilmente faceva parte.
L’intero edificio riconduce alla dottrina dell’esoterismo e ciò lo si comprende andando a studiare i mille particolari disseminati su facciata, scale e persino sullo stesso cancello di accesso.
La ringhiera infatti riporta degli aguzzi decori in ferro che rappresentano il simbolo alchemico della “monade” che in sé racchiude la luna, il sole, gli elementi naturali e il fuoco: le unità fondamentali dell’Essere. Un segno che compare in altri monumenti come la Porta Alchemica di Villa Palombara a Roma.
Sulle due colonne è riportato invece il simbolo dell’arsenico: una decorazione di colore rosso formata da una linea con due tondi alle estremità. Si narra che questo elemento chimico, assieme allo zolfo, portasse a uno stato di trance mistica e rivelasse allo Spirito il cammino da intraprendere.
Altro particolare che notiamo affacciandoci tra le inferriate, e che ritorna in tutta la struttura, è una stella a otto punte in un cerchio bianco. Visibile sulle balaustre delle scale di accesso e sulla vetrata della torre sinistra, dove la stella appare a forma di fiore con una croce come stelo: una figura che rimanda a leggendario ordine segreto dei Rosacroce.
Di questo simbolo ne parla l’attuale proprietario Nicola Cuscianna, nipote di Leonardo, in un’intervista rilasciata alla testata SassiLive.
«La figura geometrica richiama il significato simbolico del numero otto, collegato alla resurrezione, che ricorre spesso negli impianti occulti dei Templari. Corrisponde al ritmo perfetto dell’armonia e della felicità che derivano dalla riconquista del Paradiso. Anche sul pianerottolo della prima scala è disegnato un quadrato di colore rosso che contiene un ottagono ispirato alla forma di Castel del Monte e quindi a Federico II di Svevia».
L’edificio è poi pieno di iscrizioni in latino. Sulla facciata centrale si trova la scritta “Donec Erunt Ignes” (“Finchè durerà il fuoco”), un’espressione usata dall’autore di testi di alchimia Fulcanelli per indicare il “fuoco segreto”, l’essenza spirituale senza cui non esisterebbe la vita stessa.
Ai lati due quadrati di pietra che racchiudono il “Quadrato del Sator”, una misteriosa e antica iscrizione latina, in forma di quadrato magico, composta dalle cinque parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS.
La loro giustapposizione, nell'ordine indicato, dà luogo a un palindromo, vale a dire una frase che rimane identica se letta da sinistra a destra e viceversa. La stessa frase palindroma si ottiene leggendo le parole del quadrato dal basso verso l'alto purché ogni riga sia letta da destra verso sinistra.
L'iscrizione è stata oggetto di frequenti ritrovamenti archeologici, sia in epigrafi lapidee sia in graffiti, ma il senso e il significato simbolico rimangono ancora oscuri, nonostante le numerose ipotesi formulate.
Sulle due porte laterali di ingresso sono presenti altre due frasi ermetiche. Sulla posta sinistra “Sub Rosae” con una rosa disegnata al centro, un chiaro riferimento ai Templari e ai Rosacroce.
Su quella di destra invece “Si sedes non is”, che letta da sinistra a destra significa “se ti siedi non procedi” e da destra a sinistra “se non ti siedi procedi”. In entrambi i casi rappresenta un invito a perseverare nel proprio obiettivo e nel miglioramento di sé: un’esortazione da sempre cara alla Massoneria.

L'inizio è la fine vicendevolmente

"Nelle fiabe, come si sa, non ci sono strade. Si cammina davanti a sé, la linea è retta all'apparenza. Alla fine quella linea si svelerà un labirinto, un cerchio perfetto, una spirale, una stella – o addirittura un punto immobile dal quale l’anima non partì mai, mentre il corpo e la mente faticavano nel loro viaggio apparente. Di rado si sa verso dove si vada, o anche solo verso che cosa si vada… La meta cammina dunque al fianco del viaggiatore come l’Arcangelo Raffaele, custode di Tobiolo. O lo attende alle spalle, come il vecchio Tobia. In realtà egli l’ha in sé da sempre e viaggia verso il centro immobile della sua vita: lo speco vicino alla sorgente, la grotta – là dove infanzia e morte, allacciate, si confidano il loro reciproco segreto."
(Cristina Campo)