giovedì 13 dicembre 2018

Le distruzioni vaticane

 

https://www.romanoimpero.com/…/…/il-terebinto-di-nerone.html
Il Terebinthus, anche noto come obeliscus neronis, era un mausoleo descritto come più alto della Mole Adriana, secondo altri alto "come" la mole di Adriano, di forma circolare con più tamburi sovrapposti di diametro decrescente interamente ricoperto di travertini. Venne distrutto da papa Dono o Domno nel 675 e con i suoi travertini venne realizzato il pavimento del "paradiso" di San Pietro (o quadriportico di S. Pietro).

Una danza all'origine del mondo.

Tra i vari miti della Creazione uno, assai affascinante, risale agli antichi Pelasgi. Esso parla di Eurinome, la Creatrice, che nacque nuda dal Caos e, dal momento che non vi era alcunché di solido per poggiarvi i piedi, divise il mare dal cielo ed utilizzò le onde come base per la sua danza. Il suo cammino danzante la portò a sud e, sentendo il vento alle sue spalle, comprese che vi era qualcosa di nuovo e di distinto. Qualcosa da utilizzare per la Creazione: si voltò all’improvviso ed afferrato il Vento del Nord (Borea) lo sfregò tra le mani, facendo apparire un grande serpente, Ofione. La danza di Eurinome, che ella utilizzava per scaldarsi, acquistò un ritmo sempre più intenso e selvaggio, tanto da eccitare il serpente che, avvolgendo la dea tra le sue spire, si unì a lei. La dea, rimasta incinta, volò sul mare, prese l’aspetto di una colomba e depose un uovo, l’Uovo Universale. Attorno ad esso Ofione, per ordine di Eurinome, si avvolse sette volte e restò avvinto finché esso non si dischiuse, facendo uscire tute le cose esistenti.
Dunque una danza alle origini della Creazione, una danza di Donna e di Dea. Danza che ancora continua, assumendo sempre nuove figure. E gli orrori cui noi spesso assistiamo sono dovuto all’inserimento di distorte armonie, così come, per rifarci ad altri miti, inventati, creati o ritrovati, di più recente e grande successo, nel Grande Tema di Ilúvatar si introdusse la variazione di Melkor.

Il giorno della casta Dea!

13 dicembre: giorno dedicato alla dea LUCINA (casta Lucina in Virgilio), portatrice di Luce e doni nella vetusta tradizione dei Lares familiares che ancor oggi recano doni notturni ai bambini nel Centro-Sud d'Italia. Dicembre splende della tradizioni religiose dei grandi Padri. (s.Lucia è una delle infinite sovrapposizioni cattoliche sulle nostre feste e cerimonie)

La festa di Santa Lucia in Verona

Secondo la tradizione popolare veronese, intorno al XIII secolo, in città, in era scoppiata tra i bimbi una terribile epidemia di “male agli occhi”. Si decise allora di chiedere la grazia a santa Lucia, con un pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese, dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c’è il Municipio (accompagnati dal "gastaldo". Il freddo non invogliava i bambini a partecipare al pellegrinaggio, allora i genitori promisero loro che, se avessero ubbidito, la santa avrebbe fatto trovare dei doni al ritorno. I bambini accettarono, si fece il pellegrinaggio e poco tempo dopo l’epidemia si esaurì.

Io sono il padre la madre e anche il figlio, un Giano trifronte. Il passato, il presente e il futuro, il momento magico è il presente che non si rappresenta mai! Li risiete la magia!

«...vidi nella luce starmi di fronte un fanciullo; tuttavia, allorché lo guardavo aveva l'aspetto di un vecchio; ma cambiò di nuovo forma divenendo come una donna. Davanti a me, nella luce, c'era come un'unità dalle molte forme; e le forme si manifestavano in modo alternato. Dato che era uno, come poteva aver tre forme? Egli mi disse: "Giovanni, Giovanni, perché tu dubiti? Perché hai paura? Eppure non sei alieno dall'apparizione. Non essere timoroso! Io sono colui che è con voi in ogni tempo. Io sono il padre, io sono la madre, io sono il figlio. Io sono l'incomprensibile e l'immacolato. Sono venuto per annunziarti ciò che è, ciò che era, ciò che sarà, affinché tu conosca le cose che non sono manifeste e quelle manifeste, e per ammaestrarti sull'uomo perfetto"»
Apocrifo di Giovanni

La magia dell'antico saluto!

I romani salutano levando il braccio destro in alto, a mano aperta, profferendo "Ave" (seconda persona singolare dell'imperativo avére) nell'auspicio del suo contenuto (augurio di buona vita e salute) veicolato dall'efficacia "mantrica" delle vibrazioni vocali. Nel saluto, derivato da remote tradizioni religiose, la mano in alto attira e volge sul salutato le sacre energie universali. Talvolta è seguito da un fraterno bacio e abbraccio. "AVE"

Piccoli enigmi della storia!

Il Cavaliere di Bamberga, Cattedrale di Bamberga. Raffigura Santo Stefano d'Ungheria o forse Federico II