giovedì 18 aprile 2024

la Via Secca e la Via Umida


Gli alchimisti proponevano sostanzialmente due diverse vie per l’ottenimento della Pietra Filosofale: la Via Secca e la Via Umida.
Stranamente, pur sottolineando che la prima via era quella più rapida e che non richiedeva, infondo, alcun tipo di strumentazione complessa, finivano per descrivere ed esaltare unicamente la seconda, disprezzando o, nel migliore dei casi, ignorando la prima delle due vie.
Questo costume si è esteso fino a noi penetrando nei gruppi iniziatici (in particolare muratori) che, ancora oggi, guardano con sospetto, se non con aperto disprezzo alla prima delle due vie: ma perché?


Il Fulcanelli nella sua poco opera "Finis Glorae Mundi", proponeva, tra le soluzioni del dilemma, una che mi pare assai vicina al vero: in realtà il disprezzo di questa via era dovuto alla disconoscenza totale di essa.
A mio avviso esiste un ulteriore motivo che ha portato gli alchimisti ad un quasi unanime silenzio su questa “Via Breve”: essa è una via che non richiede la intermediazione dk maestri e che porta ad una iniziazione Assia piú veloce, anche per questo essa era denominata la “Via degli Umili”.
In maniera assai contraddittoria, però, molti degli alchimista, che sembrano essersi più avvicinati alla realtà di questa via, hanno sottolineato che essa, lungi dall’essere aperta a tutti e dall’essere semplice, è una via riservata a persone di altissimo lignaggio (in termini di qualità alchemiche) e che richiede un particolare stato di grazia detto Donum Dei.
Eppure, a ben guardare, gli stessi alchimisti, che poco o nulla dicono su questa via, sottolineano il fatto che essa sia una “Via Eroica”, del tutto solitaria (mostrando con questa affermazione di non conoscerla, come vedremo più avanti) e, aggiungono, pericolosissima.
Difficile è discutere di qualcosa che non si conosce o commentare qualcosa che non si è provato, specie per chi sa (e questa è una mia personale idea), che tutti quelli che avevano seguito la Via Umida erano arrivati alla fine della loro vita senza raggiungere mai la vera “Pietra Filosofale”.
La diatriba sulle due vie sembra scimmiottare quella odierna tra i due tipi di Fusione nucleare: quella Fredda e quella Calda, richiamando l’imbarazzo di chi, dopo anni di ricerche inutili che hanno dissipato miliardi di euro, vede sottrarsi la “palma d’oro” da un gruppetto di chimici che con un paio di alambicchi ed un po’ di corrente elettrica, ottengono quello che loro non hanno mai ottenuto....ma torniamo a noi.
Il primo elemento di ambiguità lo si trova in una sorta di confusione tra due tipi di via secca: quella secca a vaso unico e quella a due vasi, detta spesso "ultrasecca".
In tutti i casi si parla di un “fuoco interno” e di uso diretto della forza Mercuriale nella fusione diretta Sol et Luna saltando tutte le fasi per giungere direttamente alla rubedo.
E’ assai difficile comprendere come la rubedo possa essere ottenuta saltando l’Opera al Nero (“integrazione” dell’ombra nella visione junghiana oveero il lavoro di autoconoscenza del Magus o Alchimista su se stesso) se non per “ispirazione e grazia divina”.
Ecco, quindi, perché si arriva alla contraddizione: questa Via può essere percorsa solo per diretta intercessione “divina” e quindi per grazia, pur essendo aperta a tutti.
In questo caso, se da un alto si afferma che è semplice ed aperta a tutti, dall’altro se ne fa, non solo una operazione di elittè, ma una operazione possibile solo in casi eccezionali non soggetti alla volontà umana.
Una via disprezzata diviene, ancor più contraddittoriamente, una via cui si perviene per elezione divina.
Se questo è vero, dunque, perché occorrerebbero due vasi e non uno o addirittura nessuno? L'elezione divina può tranquillamente riguardare un solo "individuo" e non "due" (vasi).
Saltando dalla metafora alchemica ai fatti, questa via sembrerebbe fare riferimento al processo di santificazione per ispirazione divina escludendo, quindi, che sia materia di pertinenza della alchimia e quindi dell’insegnamento, ma non è sempre così.
In altri casi (vedi Evola) la Via Secca viene proposta con chiaro riferimento al principio di generazione della energia che in oriente è denominata Kundalini, ovvero della energia vitale di natura sessuale che corrisponderebbe all’Acqua Mercuriale.
L’accesso a questa energia, però, è frutto di lavoro umano e non è legata ad uno stato di grazia, ma ad una preparazione lunga.
Ricorrendo, in questo caso, alla scienza orientale più che a quella occidentale, va notato che la Kundalini può essere adoperata in due distinti modi:
- singolarmente per autogenerazione ed autonomo uso
- in coppia attraverso pratiche tantriche.
Le affinità rispetto alla Via Secca ed Ultrasecca, identificando con i due termini rispettivamente l’Opera ad uno e due vasi, sono evidenti, con interessanti elementi ulteriori:
a) La via tantrica richiede come prerequisito la corretta e consapevole gesitone della Kundalini. In pratica la via Secca, secondo questo schema, sarebbe precondizione per quella Ultrasecca.
b) La via tantrica è una iniziazione duplice e quindi non autonoma e solitaria; essa richiede la collaborazione di un uomo ed una donna e, quindi, è bel lungi da una operazione che coinvolge solo l’adepto, ma richiede un Lavoro "sicrono ed amorevole" in due individui.
c) La via tantrica è frutto di una lunga preparazione preliminare che viene operata nel corso della attivazione individuale della Kundalini. In pratica la Via Secca, che precede la Ultra Secca ha, come pre- condizione, una lunga preparazione.
L’ultimo elemento, portato in forma di equivalente alchemica, non può che essere connesso ad un controllo ed integrazione del proprio Se Inconscio (Ombra) e quindi essere connesso alla completa e totale effettuazione della Nigredo.
Inoltre la Via Secca, secondo questo parallelo tra la competenza Orientale rispetto alla carenza (relativamente a questo specifico tema) Occidentale, pare essere la forma “applicata” al Se della alchimia spirituale.
Per dirlo in altri termini, se l’alchimia spirituale (Nigredo. Albedo, Rubedo) applicata alla integrazione del Se (vedi lettura junghiana dell'alchimia) corrispondente alla Via Umida, essa è anche il primo passo che precede il successivo, ovvero la Via Secca, e quindi l’attivazione della propria Kundalini con l’acquisizione del relativo controllo.
In pratica non vi è differenza tra “alchimia spirituale” ed l’“alchimia pratica”, anzi, come discipline separate e distinte, la seconda riesce in tutte le sue potenzialità, solo di fronte ad un alchimista con un Se perfettamente integrato, ovvero ad un alchimista che ha completato le tre fasi (Nigredo, Rubedo ed Albedo) spirituali.
Ma c’è di più: la Via Secca non è l’Ultima Via ma essa è necessaria premessa alla Via Ultrasecca ovvero alla operazione “a due vasi” e quindi alla applicazione tantrica, ovvero sessuale, del lavoro del singolo alla coppia di adepti.
Ecco, quindi, che si spiega perché si parla di “via perigliosa” . Se non si sono effettuale le seguenti tre fasi:
a) Alchimia spirituale (Nigredo, Albedo, Rubedo)
b) Alchimia pratica o Via Secca (attivazione individuale della Kundalini)
c) Alchimia Regia ovvero Via Ultrasecca
Si può, e vero, giungere alla processo della Via Ultrasecca anche senza preparazione (la Kundalini può essere attivata anche da un rapporto sessuale con un iniziato), ma si rischia di “bruciarsi” perché anzicchè incontrare nella Opus per Via Ultrasecca, le visioni dell’Inconscio collettivo, si perviene alle visioni del proprio Ego non depurato (i mostri dell'Ombra).
Faccio, comunque, notare che tutti i processi ora descritti non hanno, e con questo concordo con gli antichi alchimisti, alcun bisogno di “iniziazione” per via ereditaria, ovvero di un Maestro o di una “Muratoria“ di insegnati, perché l’unico modo di ottenerle e attraverso lungo e duro Lavoro personale non “deviato”.
Questo Lavoro non finisce con l’ottenimento della realizzazione della Via Ultrasecca, ma inizia con essa e con la richiesta di ulteriore Lavoro al termine del quale (e non prima) si ottiene la Pietra.
L’iniziazione che si limita alla sola via alchemica spirituale, fatta obbligando all’assorbimento di determinati tipi di simbologia usurata ed obsoleta (si pensi alle varie muratorie occidentali e alle diverse varinze) è, non solo inutile, ma deleteria perché “vincola” la conoscenza della valenza simbolica a schemi di chi non è pervenuto alla Pietra Filosofale semplicemente perché gli alchimisti occidentali (e le muratorie che ad essi si ispirano), ignorando la Via Ultrasecca e limitandosi alla alchimia spirituale, dichiarano (implicitamente) di non essere mai pervenuti alla Pietra che si raggiunge solo alla fine di questa.
PS. Per completezza informativa aggiungo che questo post ha determinato, alcuni anni fa, la mia messa al bando sul gruppo "Esoterismo ed Insegnamenti Segreti" non essendo, uno dei due amministratori, stato in grado di controbattere alle argomentazioni basate, per lo piú, sui testi Kremmerziana ed evoliani della fine del 900 oltre che suo testi gnostici Cristiani sebbene non citati direttamente.

Un tempio egizio in Spagna

Tempio egizio del II secolo a.C., situato nel parco del Cuartel de la Montaña, poco lontano da Plaza de España. Il tempio è stato donato alla Spagna dal governo egiziano, per evitare che venisse sommerso in seguito alla costruzione della diga di Assuan.






 https://www.esmadrid.com/it/informazioni-turistiche/templo-de-debod?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAAR0yMRrkQV5mWuEJ-rRhsxlmjfz4Ul-k_tNv0ezVkW9ag3x9pEv79JyfG5s_aem_AdOva04jZoqT7bcdJK_qz7vtMNojdHBHBRwgghEfDyvtEUGyzwAAvY73j7abLoTnUHfDoh9jcbQ6akDoqwZyYaN2

martedì 16 aprile 2024

Museo Mevlana, la tomba di Rumi, a Konya, Turchia.

 


Il poeta più venduto in America oggi è un musulmano. Non Whitman o Dickinson o Frost, ma Rumi, un poeta e teologo persiano del XIII secolo, che visse gran parte della sua vita a Konya, l'attuale Turchia centrale. Un altro dei primi fan di Rumi fu Goethe , che ammirava la letteratura persiana e la spiritualità dell'Islam e che contribuì a presentarli ai poeti romantici europei.
Oggi, molti persiani si affidano ancora a questo poeta come indovino: leggendo una poesia e collegandola alla vita, i significati variano sempre....

Lucrezia



 Lucretia Borgia Reigns in the Vatican in the Absence of Pope Alexander VI

Frank Cadogan Cowper, 1908 - 14

lunedì 15 aprile 2024

Segesta



Segesta fu una delle principali città degli Elimi, un popolo di cultura e tradizione peninsulare, una popolazione di origine italica, giunta in Sicilia dopo aver combattuto una guerra con gli Enotri. Segesta presto raggiunse un ruolo di primo piano nel bacino del Mediterraneo.
Rilevante fu la sua secolare ostilità con Selinunte, la cui battaglia coinvolse anche Atene e Cartagine.
Il Tempio di Segesta, uno dei pochi monumenti che si conservano perfettamente integri dall'antichità, si innalza in maestosa solitudine sul pianoro che si erge a strapiombo sul Vallone della Fusa, dove scorre il fiume che le fonti antiche denominavano Scamandro ....

"La barca mistica", di Odilon Redon

 Salite a bordo!



domenica 14 aprile 2024

La Grotta della Vipera,




Detta anche Grutta e sa Pibera in sardo, è uno dei luoghi storici più affascinanti della città di Cagliari. Situata al numero civico 87 di Viale Sant’Avendrace, è un antico sepolcro gentilizio scavato nella pietra forte tra il I e il II secolo d.C. che ospita la salma di Atilia Pomptilla, nobildonna romana.



I protagonisti sono una matrona romana ed il suo sposo, tra il I ed il II secolo d.C. nell’antica città di Karalis.
Si racconta che, dopo essere stato esiliato dall’imperatore Nerone, Gaio Cassio Longino si trasferì in Sardegna con tutta la sua famiglia, compresi suo figlio Lucio Cassio Filippo con la moglie Atilia Pomptilla. Durante il soggiorno nella città isolana, Filippo si ammalò all’improvviso, indebolendosi velocemente. La leggenda vuole che sua moglie, pregò così ardentemente gli dei da offrire la sua vita per avere salva quella dell’amato marito. Filippo guarì miracolosamente, ma solo per vedere sua moglie Pomptilla ammalarsi gravemente e morire poco tempo dopo. Filippo, disperato ma deciso a rendere onore alla moglie, decise di far erigere un tempio per celebrare la sua sposa ed il loro amore. Questo tempio, noto già nel 1600 come Crypta Serpentum, è oggi conosciuto come Grotta della Vipera.

La menzogna e il menzognero, ieri come oggi


La pittura spesso “parla” meglio delle parole.
“La Menzogna” di Giovanni Bellini mostra un uomo che esce da una conchiglia e armato di serpente, simbolo di calunnia con la sua lingua biforcuta, si avventa su un uomo sapiente. Ma il serpente sfugge al controllo del mendace e gli si rivolta contro.
Questo dipinto raffigura la lotta perenne tra la Verità e la menzogna, con quest’ultima che cerca di colpire a morte la prima, avvelenandola.
Chi vincerà questa guerra?
È il tempo il regolatore ultimo delle sorti della disputa e la storia insegna che la Verità trionfa sempre e travolge menzogna e menzognero, ci vogliono solo tempo, fiducia, coraggio e determinazione, qualità che abbondano negli uomini autenticamente forti, liberi e di buoni costumi.

Le fonti del Clitumno

 Quanti conoscono le origini pre-romane di questo luogo Due incontri interessanti per approfondire


: 27 Aprile a Grosseto presso il Museo di Storia Naturale e 12 Maggio al castello di Arcidosso. Perché essenziale è contestualizzare ma importante è incontrarsi tra simboli che uniscono parti distinte in unico archetipo.

sabato 13 aprile 2024

Tomba etrusca del Faggeto


 

Nei pressi di Perugia, in località San Giovanni del Pantano: scoperta per caso nel 1919 da un taglialegna che vide il sepolcro emergere da un pendio franato. La tomba ha una caratteristica unica: infatti la pietra che chiude l'interno (con volta a botte e conci perfettamente allineati) è un unico blocco che si muove facendo semplicemente leva con la mano. Ancora perfettamente in movimento dopo 2200 anni. L'ambiente, estremamente suggestivo, è immerso in un bosco di faggi e l'unico sepolto con pochi oggetti si chiamava Arnth Cairnina..

Tempietto di Seppannibale



Conosciuto originariamente come chiesa di San Pietro lo Petraro si trova a Fasano, sulla strada per Monopoli, ed è una costruzione a pianta quadrangolare a tre navate interne, con due cupolette disposte in asse. All'interno vi sono resti di affreschi di scuola beneventana.

lla ricerca dell'atma, soffio vitale



« Si è alzato il volto luminoso degli Dei, l'occhio di Mitra, di Varuṇa, di Agni, ha colmato il cielo la terra e l'aria: il Sole (Sūrya) è il soffio vitale di ciò che è animato e di ciò che non è animato »

La sala temporanea di Elgin al British Museum 1819


Questo dipinto fu esposto alla British Institution nel 1819. Mostra la stanza in cui i marmi di Elgin, comprese le più importanti sculture frontonali e metope del Partenone, furono esposti al pubblico tra il 1817 e il 1831. I bassorilievi e le statue furono rimossi dall'Acropoli e spediti in Inghilterra tra il 1801 e il 1811, e formavano parte della collezione di antichità assemblata da Thomas Bruce, 7° conte di Elgin, durante la sua missione diplomatica a Costantinopoli tra il 1801 e il 1803. Erano stati ospitati prima presso l' casa della duchessa di Portland a Westminster, e successivamente in un capannone in Park Lane, dove nel giugno 1808 un noto pugile di nome Gregson fu "messo in molti atteggiamenti" per confrontarli con le figure di Elgin del 1811 offrì i marmi alla nazione per £ 62.440. Dopo una prolungata inchiesta parlamentare, furono acquistati da lui nel 1816 per £ 35.000 e consegnati al British Museum. Il pittore di quest'opera, Archibald Archer, è mostrato seduto a destra primo piano. A sinistra è seduto il presidente della Royal Academy, Benjamin West, mentre alla sua destra c'è Joseph Planta, bibliotecario principale del British Museum. Benjamin Robert Haydon, il più fervente sostenitore dei Marmi, è in piedi, di profilo, all'estrema sinistra.

lunedì 8 aprile 2024

La Tomba del Leone (o del Pozzo) a Chiusi (SI)


Nel 1892 lo scavino Oreste Mignoni scrisse all’allora Soprintendente alle Antichità d’Etruria Adriano Milani segnalando il ritrovamento di una “grande tomba” sulle pendici occidentali di Poggio Renzo (a Chiusi) sormontata da un tumulo. L’ipogeo risultava già esplorato in passato (forse da Alessandro François nel 1846) e dietro la camera sepolcrale di fondo ed in comunicazione con la stessa vi era stato scavato un profondo pozzo cilindrico (l’ipogeo infatti è noto anche come la tomba del Pozzo) di circa 20 m, probabilmente realizzato da scavatori clandestini. L’archeologo Francesco Gamurrini che vide la tomba, sempre nel 1892, riferì che era decorata da pitture che si erano conservate solo in parte e che il loro stato era comunque “miserevole”. Terminati i rilievi la tomba fu richiusa per evitare ulteriori violazioni.
Nel 1911 la tomba venne riaperta per riprodurne le pitture oggi non più visibili: l’intervento fu coordinato da Edoardo Galli e gli acquarelli furono realizzati da Augusto Guido Gatti.
L’ipogeo, posto nelle adiacenze della tomba della Scimmia, presenta lungo dromos, lungo le cui pareti si trovano tre nicchie e due piccole celle e un ampio vestibolo che si apre su tre camere disposte a croce. Il vestibolo misura m 3,20 di lunghezza e m 4,35 di larghezza; delle tre camere la più grande è quella di fondo (lungh. 3,50 m; largh. 4,45 m).
Le pitture per quanto possibile sono ricostruibili sulla base delle descrizioni e dei disegni pervenutici. Nell’atrio sul timpano sopra l’ingresso della camera di destra vi erano due felini (leonesse o pantere?) affrontati, che hanno dato il nome alla tomba. Tra le altre rappresentazioni dell’ipogeo vi erano una scena di banchetto, forse figure di atleti, uno sgabello ed accanto ad esso un giovane nudo nell’atto di indossare un mantello (un premio per la vittoria di una gara ?), due personaggi maschili ammantati muniti di lunghe trombe /litui.
Relativamente ai materiali nella tomba sono stati trovati frammenti di vasi attici a figure rosse, ceramiche sovraddipinte attribuibili al Gruppo Sokra, vasellame a vernice nera, ceramica a decorazione ornamentale e vasetti miniaturisti.


Dei corredi facevano parte anche uno scarabeo in sardonica con la raffigurazione di una dea alata che trasporta il corpo di un eroe accompagnata da un’iscrizione che potrebbe essere letta turan e ainias e che raffigurerebbe l’apoteosi di Enea trasportato dalla propria madre ed una lastrina in oro con personaggio femminile che sostiene con le braccia due cavalli.
All’interno della tomba sono anche stati rinvenuti frammenti lapidei, coperchi displuviati e frammenti di urne e di sarcofagi attestanti il rito incineratorio e quello dell’inumazione.
Dalla documentazione risultano anche frammenti di bronzo relativi a vasi ed oggetti vari che non è stato possibile rintracciare.
Dai materiali si desume che la tomba fu utilizzata dal V al III secolo a.C.
Alcune iscrizioni sui monumenti funebri farebbero pensare che la tomba sia appartenuta alla famiglia Rapalni o Rapni. Su una camera risulta anche un’iscrizione sull’intonaco che sembrerebbe riferita al dio Aita / Ade.
La tomba del Leone di regola è visitabile.
Sulla tomba del Leone cfr., tra gli altri, La Tomba del Colle nella Passeggiata Archeologica a Chiusi a cura di Monica Salvini, Giulio Paolucci, Pasquino Pallecchi, Edizioni Quasar, 2015, pagg. 53 e 138 e ss.; notizie sulla tomba tratte dal sito Facebook del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi, in particolare cfr. post del 18 luglio 2019.
Di seguito le immagini della tomba del Leone.

Nella Pieve di Lamula la festa della pina (tirso dionisiaco) e del corollo (ciambella)





A Maia era dedicata la festa della Pina dai simboli dionisiaci, che poi fu anticipata alla prima domenica dopo la Pasqua. Maia, in quanto sposa di Vulcano , era probabilmente celebrata sul monte Amiata tra Montelaterone (a Latona) e Montegiovi ( a Giove). Prima che venisse edificata Pieve di Lamula, prima dell' Abbazia di San Salvatore, prima di tutto questo, sul Monte si celebrava lei: uno dei tanti volti della madre primigenia. Il primo maggio ,riti dionisiaci a volte un po' cruenti, animavano i villaggi e così si celebravano i primi legami d' amore e fertilità in accordo con gli astri e la fertilità della terra. Comprovano tutto questo, toponimi, simboli e soprattutto le ritualità del folclore mai assopite...



La festa della pina (tirso) e corollo che si celebra nella domenica in Albis nella Pieve di Lamula nel comune di Arcidosso in provincia di Grosseto


𝗟𝗔 𝗖𝗥𝗜𝗣𝗧𝗔 𝗡𝗔𝗦𝗖𝗢𝗦𝗧𝗔 𝗦𝗢𝗧𝗧𝗢 𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗧𝗧𝗘𝗗𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗠𝗔𝗡𝗙𝗥𝗘𝗗𝗢𝗡𝗜𝗔



(di Maria Teresa Valente ✍️)
Un'enorme cripta sconosciuta sotto la Cattedrale di Manfredonia. Potrebbe essere questa la nuova incredibile ed affascinante scoperta per la nostra città. La rivelazione sarebbe avvenuta per caso durante dei lavori di ristrutturazione nei pressi della cattedrale sipontina dedicata a San Lorenzo Majorano, quando gli operai, impegnati in scavi per delle fondamenta, avrebbero notato un passaggio che portava ad una vasta cripta, completamente ignorata fino ad oggi.
Ma cosa c'è in questa cripta nascosta e perché è rimasta segreta per così tanto tempo?
Secondo alcuni studiosi locali, potrebbe trattarsi dei resti della vecchia cattedrale di Manfredonia, distrutta dai Turchi nel 1620. Ciò che rende questa scoperta affascinante è che la nuova cattedrale che vediamo oggi potrebbe essere stata costruita direttamente sopra le rovine della precedente, dove sarebbero rimaste intatte le enormi stanze con le numerose colonne e i lunghissimi corridoi, ma senza i soffitti con le imponenti cupole. Poi, col tempo, la vecchia cattedrale non sarebbe più stata utilizzata ed addirittura dimenticata. E questo spiegherebbe perché nessuno ha mai sospettato l'esistenza di una struttura sotterranea così vasta e significativa, ma soprattutto così importante.
Questa straordinaria scoperta getta una nuova luce sulla storia di Manfredonia e potrebbe portare ad una riscrittura dei libri di testo. In attesa delle autorizzazioni necessarie per esplorare la cripta e scoprire i suoi segreti nascosti, la città rimane dunque sospesa tra il passato e il presente, con una storia sempre più affascinante e ricca di sorprese.

sabato 6 aprile 2024

I responsabili o anche i replicanti

 Gli shabti , ushabti o ushabti in egiziano "quelli che rispondono" (i responsabili; i replicanti!) sono bambole, figure umane ridotte in cera, legno o pietra che venivano sepolte nelle tombe di re o nobili affinché nell'Aldilà, dopo aver recitato l'apposito incantesimo ,capitolo sei del Libro dei Morti, prendessero vita e svolgessero compiti quotidiani o gravosi a beneficio del defunto.





Gli antichi egizi prestavano particolare attenzione a tutto ciò che riguardava la vita dopo la morte. Gli abitanti del Paese del Nilo credevano che i defunti dovessero affrontare un pericoloso viaggio verso il regno di Osiride. Per questo motivo era soliti lasciare istruzioni per farsi seppellire con amuleti e testi sacri come il Libro dei morti, indispensabili per affrontare le insidie che avrebbero incontrato lungo il cammino verso l'aldilà. Ma se c'era una cosa che preoccupava gli antichi egizi almeno tanto quanto il viaggio, era la destinazione: nessun egizio infatti desiderava trascorrere l'eternità a lavorare....Gli ushabti erano delle piccole statue a forma di mummia normalmente realizzate in legno o terracotta. Venivano depositate nel sepolcro insieme al defunto, nella speranza che agissero in suo nome nel regno dei morti e che, così facendo, questi non dovesse lavorare durante tutta l'eternità. Gli ushabti portavano inciso il nome del proprietario e spesso venivano rappresentati dotati di piccole zappe o di altri strumenti per lavorare la terra.

Impiccagione di Giuda

 Autun, Cathédrale de Saint Lazare, Impiccagione di Giuda, Gislebertus, 1120..



Sorprese dell'eterno. Credevamo che Borges avesse esaurito le possibilità di un'ipotetica riabilitazione di Giuda. Propp ci diceva , che Giuda era un Edipo sfortunato . Ora emerge il vangelo gnostico, “Vangelo apocrifo di Giuda”che fa di Giuda un prototipo di Severus Piton, condannato ad uccidere il suo padrone come ultimo sacrificio che gli richiede.
Nello svolazzare delle mezze verità , sentiamo che la Chiesa cattolica di oggi non ha nulla da temere o da nascondere. È vero: non esiste edizione spagnola degli Apocrifi più galante di quella bilingue della Biblioteca degli Autori Cristiani, né studio meno tendenzioso della Cristologia gnostica del cattolico padre Orbe.
La semplice esistenza di quattro vangeli, non importa quanto canonici possano essere, è già alquanto offensiva, come testimoniano le ore investite nel costringerli a una laboriosa armonia. I contributi degli apocrifi non gnostici sono entrati nella tradizione dalla porta di servizio, cercando di cancellarne l'origine. Digerire seriamente la cristologia gnostica è ancora il lavoro d'avanguardia di Orbe e di alcuni altri specialisti. In termini di divulgazione, continueremo a leggere che secondo gli gnostici, Dio vuole il male nel mondo : una traduzione dal copto al cattolico degna del Babelfish ....

Nel 1903, a Samarcanda (Uzbekistan) fu scoperta una misteriosa “porta stellare”

 


mercoledì 3 aprile 2024

Da rivedere storicamente la persecuzione dei cristiani

La persecuzione dei cristiani? Un mito secondo la studiosa anglo-americana Candida Moss
Ecco un estratto del pensiero chiaro di Candida Moss:

“La storia tradizionale del martirio cristiano è errata. I cristiani non erano perseguitati, diffamati o presi di mira dai romani. Davvero pochi cristiani morirono, e quando morivano, venivano spesso condannati per quelle che nel mondo moderno chiameremo ragioni politiche. C'è una differenza tra persecuzione e processo. Un persecutore prende di mira rappresentanti di un gruppo specifico per una punizione immeritata meramente a causa della loro partecipazione in quel gruppo. Un individuo è processato perché quella persona ha infranto la legge"
Per la professoressa Moss, ordinaria di Nuovo Testamento nell'Università americana di Notre Dame la persecuzione dei cristiani nell'impero romano è in gran parte un mito inventato "“I cristiani non sono mai stati le vittime della sostenuta persecuzione mirata". Per la studiosa risulta "narrativa da scuola domenicale una Chiesa di martiri, di cristiani accalcati nelle catacombe per paura, che si incontravano in segreto per evitare di essere arrestati e spietatamente gettati ai leoni solo per le loro credenze religiose”.
La Moss parte da una attenta analisi delle fonti rilevandone incongruenze, contraddizioni ed anacronismi incompatibili con la società dell'antica Roma. Per la studiosa L’idea della chiesa perseguitata è quasi interamente invenzione del IV secolo e successiva”. Fu il vescovo Eusebio di Cesarea ad "inventare la schiacciante maggioranza di storie di martiri in nostro possesso" per propagandare il "mito" di una chiesa perseguitata. In seguito questo mito ha attecchito e si è sviluppato perché le reliquie dei martiri , afferma la Moss" potevano attirare una folla immensa. Il possesso dei resti di un martire. . . assicurava ad un villaggio non solo protezione e fama, ma anche visitatori. I pellegrini al santuario di un martire hanno bisogno di luoghi di soggiorno, di cose da mangiare e di una lampada o di oggetti commemorativi da portare a casa con loro. Ogni villaggio ha voluto avere i resti di un famoso martire"
Candida Moss, The Myth of Persecution: How Early Christians Invented a Story of Martyrdom, 2013

giovedì 14 marzo 2024

Il burattino framassone




«Il burattino framassone»
Zolla: la storia di un´iniziazione ispirata a Apuleio


di Silvia Ronchey


«IL Pinocchio di Collodi è un miracolo letterario dalla profondità esoterica quasi intollerabile». Elémire Zolla, l'intellettuale italiano più introdotto nei segreti di Pinocchio (si veda il suo Uscite dal mondo pubblicato da Adelphi), risponde da iniziato, scegliendo le parole con cautela quasi sacrale e lasciando al fondo un che di enigmatico, un'eco di mistero. «Un bambino che legga con tutto il cuore questo libro ne esce trasformato. Diventa un'altra persona di cui non è lecito parlare».


Che genere di altra persona?

«Una persona con una mentalità da martire. In quale altro libro si insegna al bambino a diffidare di tutte le autorità terrene? E chi altro può vivere disdegnando quasi completamente la giustizia umana?».


Forse lei dice «bambino» nell'accezione sacra per cui è «puer» il non iniziato.

«Ovviamente Pinocchio è la storia di un'iniziazione. Come le Metamorfosi di Apuleio. Ha presente le pagine finali? Il latino del grande retore diventa una lingua infantile quando narra l'epifania di Iside, la madre universale, colei che compare nei sogni se si sogna rettamente... Che poi in Collodi è la fata dai capelli turchini».

Un momento. Chi è la fata dai capelli turchini?

«È la prefigurazione della capra sullo scoglio nel mare in tempesta, che compare nel libro molto più tardi, e che pure ha il pelo azzurro».


Perché Collodi rappresenterebbe Iside come capra, oltre che come fata?

«Iside, nel mondo pagano, è la grande mediatrice, rappresentante di tutto il mondo animale, o meglio dell'indistinzione tra animale e umano».


In effetti in Apuleio il protagonista è trasformato in asino. Non vorrà dire che anche le orecchie d'asino di Pinocchio vengono di lì?

«Certo. Il che significa semplicemente che provengono dalla cultura di base della cerchia massonica cui Collodi apparteneva. Vede, una loggia di Firenze, al tempo di Collodi, non era luogo di modesta cultura. Certe letture erano comuni, elementari addirittura. La massoneria ferveva di una rinascita del pitagorismo antico, culminata poi in Arturo Reghini, grande scrittore e matematico in lite con Mussolini e con Evola».


Vuol dire che la letteratura antica era un codice?

«Era linguaggio elettivo per comunicare all'interno dell'ambiente massonico. E lì le cose su cui si posavano gli occhi si trasmutavano. C'è un passo di Marco Aurelio: "Ricordati che colui che tira i fili è questo Essere celato in noi, è Lui che suscita la nostra parola, la vita nostra, è Lui l'Uomo... Cosa ben più divina delle passioni che ci rendono simili a marionette e nient'altro". Si attaglia alla storia del burattino, ne è la chiave».


Ma allora «Pinocchio» è un libro per bambini o una parabola massonica?

«Entrambe le cose, è questo il miracolo. La semplicità della lingua toscana in Pinocchio nasce dal fatto che Collodi sta trasmettendo una verità esoterica è non può che esprimerla così, come la narrerebbe a un bambino. È il ritegno di chi sta parlando di cose indicibili che produce questo particolare linguaggio, in Collodi come in Apuleio».


In questa chiave esoterica, che significa il nome Pinocchio? e Lucignolo? e il Gatto e la Volpe?

«In latino pinocolus significa pezzetto di pino. Per un pagano è l'albero sempreverde che sfida la morte invernale. Lucignolo è un Lucifero miserello, a misura di puer, cioè di pre-iniziato, e il Gatto e la Volpe sono Legbà e Shù, grandi personaggi della mitologia africana che si ritrovano anche nel Vudù. Allora si leggeva, e di libri sul Vudù l'America di fine Ottocento era piena. Qualche massone d'oltreoceano poteva avere informato Collodi. La vita di loggia è molto strana, è segreta e piena di incontri».


Vuol dire che «Pinocchio» non può comprendersi del tutto senza conoscere la massoneria?

«No, voglio dire che Pinocchio continua un'antichissima tradizione sotterranea della letteratura italiana. In rapporto ai rituali massonici si chiarisce il significato della poesia medievale - Federico II, Dante e Cavalcanti - così come l'esoterismo della Rinascenza in tutti quei grandi che vissero l'integrazione di Bisanzio nella cultura occidentale ai tempi del concilio di Ferrara e Firenze e intorno a Enea Silvio Piccolomini, un grande gnostico: pensi alla lettera veramente esoterica che scrisse al sultano ottomano, al neopaganesimo di Pienza... Tutti, anche gli alti prelati sanno che dal culto di Iside deriva la Madonna, che la leggenda dei magi testimonia come l'atto fondante della cristianità sia l'innesto dello zoroastrismo, come può vedersi, proprio vicino a Pienza, nei rilievi della pieve di Corsignano!».


La prego, torni a «Pinocchio».

«Pinocchio, come dicevo, continua la lignée esoterica, gnostica, isiaca e neopagana, nel senso più spirituale, che è al centro della nostra letteratura».


Il che varrebbe a dire che la grande letteratura italiana è essenzialmente massonica?

«Varrebbe a dire che spesso noi italiani ci lamentiamo di non avere una letteratura all'altezza, ad esempio, di quella inglese o tedesca. Ma il fatto è che la nostra migliore letteratura, quella laica, è sotterranea e segreta, perché a differenza degli inglesi e dei tedeschi ha dovuto sottrarsi alla censura dell'ala meno illuminata e elitaria della cultura cattolica».

Il burattino framassone - Intervista a Silvia Ronchey (La Stampa)