domenica 21 luglio 2024

Pieve di San Pietro a Groppina

 Il mio ricordo della interessantissima chiesa romanica di Gropina (Pieve di San Pietro,) foto del 1990 , cercata e trovata durante uno dei viaggi che dedicammo a particolari itinerari d'arte italiani suggeriti da Elémire Zolla! Qualche campanilista (oggi tanto di moda) mette in evidenza che è arte lombarda-longobarda e non romanica, ignorando o volendo ignorare che "romanico" non vuol dire romano ma romano-barbarico, linguaggio architettonico che comprende tra le più belle chiese del nostro Medio Evo. Questa è davvero molto primitiva ma ricca di simbologia strepitosa tra cui sirene bifide e pure una sorta di Braphometto, come potrete vedere tra le immagini. Allego anche una scheda di wikipedia.



sabato 20 luglio 2024

L'Artemision

 Il tempio di Artemide o Artemísion era un tempio ionico che sorgeva a Efeso in Asia Minore ed era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. L'edificio sacro sorse a partire dalla seconda metà dell'VIII o del secondo quarto del VII secolo a.C., quando venne eretto un periptero con cella in pietra. Questo primo tempio venne ricostruito verso la fine del VII secolo a.C. di dimensioni maggiori, ma in forma di una cella priva di tetto e non più circondata da un colonnato. Nel 580-560 a.C. venne costruita una grande struttura in asse con il tempio, interpretato in origine come un secondo tempio ("Hekatompedos") e più recentemente come un altare monumentale.


Il tempio venne distrutto il 21 luglio 356 da un certo Erostrato, che motivò il suo folle gesto con la volontà di essere ricordato nei secoli. Si racconta che l'Artemision bruciò la stessa notte in cui la regina Olimpiade di Macedonia partorì suo figlio Alessandro e che la dea Artemide fosse troppo occupata ad assistere alla nascita del futuro conquistatore per salvare il proprio tempio dal fuoco. Al di là delle leggende è certo che lo stesso Alessandro Magno quando nel 334 a.C. si trovò a passare da Efeso nel corso della sua campagna in Asia propose agli abitanti di finanziarne la ricostruzione. Tuttavia gli efesini rifiutarono.
La ricostruzione, finanziata dalle donazioni dei cittadini, fu completata nella prima metà del III secolo a.C. secondo gli Atti degli Apostoli nei primi decenni del I secolo d.C. San Paolo visitò la città di Efeso durante uno dei suoi numerosi viaggi missionari entrando in polemica con i mercanti che vendevano statuette di Artemide.
Con la progressiva diffusione della nuova fede cristiana il tempio cadde in rovina e i suoi marmi furono reimpiegati per la costruzione della chiesa di San Giovanni a Efeso e della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli.

venerdì 19 luglio 2024

Jappelli progettista di giardini romantico-esoterici progetto anche la parte egizia del caffè Pedrocchi a Padova

https://www.youtube.com/watch?v=lxS9ryy8wCk





Mosaico apotropaico del "gobbo priapico fortunato"

– dalla Casa del Malocchio, Antakya - II secolo d.C. - Hatay Arkeoloji Müzesi, Antakya, Turchia


Il mosaico del "Gobbo fortunato" della Casa del Malocchio è simile al mosaico del Malocchio; raffigura un nano itifallico e l'iscrizione greca KAI CY ("E tu"). La magia e le maledizioni erano una preoccupazione significativa nella società tardo romana. Il mosaico riflette la vulnerabilità avvertita dagli abitanti intorno a porte e passaggi, dove le disgrazie dell'occhio invidioso potrebbero essere portate da estranei.

PRIAPO


Statua in marmo di Priapo – 159x53x32 cm - Periodo imperiale romano, 170/240 d.C. - Museum of Fine Arts, Boston, Usa


Queste statue di Priapo itifallico, scudo contro il male, spesso furono collocate nei giardini romani per garantire la buona crescita e fertilità delle piante e proteggere le colture.

Terra magica non a caso scelta dal mago rosso: Aleister Crowley per fondare la sua abazzia, Cefalú

Situato ai piedi della Rocca, un promontorio roccioso a 270 metri sopra Cefalú, l'antica Kefaloidon greca nella sua aria di tranquillo villaggio costiero. 


Probabilmente già abitata nella preistoria, Cefalú appare alla fine del V secolo a.C., fondata dai Greci, la città fu successivamente occupata dai Romani , che la ribattezzarono Cephaloedium, dagli Arabi e dai Normanni . Nell'857 Cefalù cadde in mano ai musulmani prima di essere liberata nel 1063 dai Normanni guidati da Ruggero d'Altavilla, alleati del Papato . Nell'ambito del periodo normanno, la città costruì numerosi monumenti come la famosa cattedrale, costruita a partire dal 1131 per ordine del primo re normanno di Sicilia, Ruggero II, figlio minore di Ruggero d'Altavilla.À de de de 1194, fa parte dell'Impero Romano degli Hohenstaufen.

Festa romana misteriosa

I Lucaria, che si celebravano il 19 e il 21 luglio, in due giorni non consecutivi, sono una delle feste romane più misteriose ed antiche. Il nome sembra derivare da lucus, che significa “bosco”. Forse si trattava di una festa dedicata alle divinità boschive, ma poteva avere anche lo scopo di ingraziarsi gli spiriti dei boschi che venivano abbattuti per far posto a nuovi campi coltivabili o all’espansione della città arcaica. Infatti, i Romani percepivano ovunque la presenza delle divinità, chiamate genericamente numina. 


Tra i luoghi preferiti da queste divinità vi erano appunto i luci, i boschi fitti e impenetrabili. Queste divinità, di cui si ignorava spesso non solo il nome ma anche il sesso, andavano allontanate o placate quando, nei tempi più antichi, si doveva procedere al disboscamento della zona. Anche in questo senso, i Lucaria si possono considerare una festa legata ai boschi.....Successivamente, i Romani collegarono i Lucaria a un bosco in particolare, situato a nord di Roma, tra la via Salaria e il Tevere, dove i Romani sopravvissuti si rifugiarono dopo la sconfitta inflitta loro dai Galli di Brenno il 18 luglio del 390 a.C. presso il fiume Allia, che fu il preludio del disastroso saccheggio dei giorni successivi. Con i Lucaria si ricordava la protezione che il bosco aveva dato ai fuggitivi, consentendo loro di sopravvivere e di riorganizzarsi in attesa del ritorno in città.

l'artiglio veloce come un fulmine

Un Chac Mool in pietra sulla grande piattaforma del Templo Mayor (Tenochtitlan).
Questa figura sdraiata regge una ciotola di pietra, probabilmente per ricevere offerte di sangue umano e cuori da sacrifici rituali. Potrebbe aver ricevuto anche offerte di pulque ,una bevanda rituale, tamales, tabacco, tacchini, piume e incenso.
Il chacmool è una caratteristica architettonica che precede gli Aztechi, ed era associata al dio della pioggia della cultura, in questo caso Tlaloc. Questa metà del Templo Mayor era dedicata a lui, e l'altra metà a Huitzilopochtli.
Spiegazione del termine Chac Mool: "Il nome Chac Mool viene attribuito arbitrariamente dall'archeologo dilettante Augustus Le Plongeon, che portò alla luce una delle statue a Chichén Itzá nel 1875. Le Plongeon chiamò la statua Chaacmol, traducendolo dal Maya yucateco come l'artiglio veloce come un fulmine."

Il Dio Giano dei celti

là fuori...
L'acropoli di Roquepertuse è un antico centro religioso dei Celti. Si trova vicino alla città di Velaux, a nord di Marsiglia e ad ovest di Aix-en-Provence, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, una regione nel sud-est della Francia. A Roquepertuse non esisteva alcun edificio per ospitare i fedeli ed era adibito a santuario dove risiedevano stabilmente solo i sacerdoti e le loro famiglie. Fu distrutta dai Romani nel 124 a.C. e scoperto casualmente nel 1860. La maggior parte degli scavi furono effettuati nel 1923 da Henri de Gérin-Ricard...Ufficialmente i reperti sono stati datati al III secolo a.C. C. Questa età è stata stabilita in base all'espansione celtica nella zona, avvenuta in quel periodo. Tuttavia, l'abbigliamento e le forme delle statue rinvenute nel sito suggeriscono il VI o il V secolo a.C. Queste statue si distinguono per la loro posizione seduta unica, con le gambe incrociate allo stesso modo delle tradizionali statue di Buddha. Sia questi che lo stesso santuario in pietra denotano l'influenza dell'arte greca della vicina Masalia , colonia ellenica, poiché sia ​​le case che i templi celtici erano fatti di legno e non hanno lasciato quasi traccia.


Si compone di una piattaforma di 50 x 22 metri pavimentata con pietre piatte comprendente una coppia di lapidi riutilizzate, divisa al centro da una scala realizzata con grandi blocchi di pietra. I muri a sinistra e a destra della scalinata formano un terrazzo, probabilmente uno dei tanti che originariamente appartenevano al complesso.
Sulla piattaforma c'era un portale, cornice o portico con pilastri, in pietra calcarea. Questi pilastri hanno cavità con maschere di pietra e autentici teschi umani incastonati. L'architrave ha quattro teste di cavallo scolpite e ulteriori decorazioni dipinte. Nella parte superiore dell'architrave si trova una statua in pietra calcarea di un uccello un tempo ritenuto un'oca ma ora ritenuto probabilmente un uccello da preda, una scultura a doppia testa in pietra calcarea e due statue sedute con gambe incrociate in stile Buddha
Le prime interpretazioni archeologiche lo vedevano come un santuario isolato. Successivi ritrovamenti, provenienti da diversi studi multidisciplinari, suggeriscono che si trattasse in realtà di un agglomerato di circa 0,5 ettari con un santuario a nord, oltre ad un bastione di protezione.
Il sito è importante perché fornisce prove del culto celtico della "testa" descritto nei resoconti greci e romani.
Il sito è vicino a un altro santuario celto-romano a Entremont, che mostrava decorazioni simili di statue di teste umane ed equine, nonché nicchie per inserire teschi nei pilastri.

giovedì 18 luglio 2024

Uroboros e Farfalla

 Un esempio spettacolare, trovato per caso facendo un giro al cimitero austro-ungarico di Verona, del fascino della simbologia nell'arte cimiteriale. In questo caso, su questa tomba, l'unione armonica di due simboli: la farfalla/falena, col significato della metamorfosi dell'anima umana, che, da bruco strisciante sulla Terra, con la morte si trasforma ed ascende al Cielo, e un uroboro, serpente che si morde la coda, formando un cerchio perfetto, simbolo della ciclicità del tempo e dell'eternità.



Se vi incuriosiscono la simbologia e l'iconologia cimiteriale, trovate un articolo che ho scritto anni fa a questi link:
https://allombradeicrisantemidipietra.jimdo.com/.../mini.../
https://www.facebook.com/share/p/5B3ZjM4o6xGh81Wt/

Sembra abbia un tenerezza ed una sensibilità unica

Questi sono gli acquerelli che dipingeva Hitler quando tentava di entrare senza successo in accademia, poi si è incazzato e si è dato alla politica



mercoledì 17 luglio 2024

Il mezzo-giorno delle tentazioni

Nel Fedro di Platone, si avvia verso mezzogiorno, definito «l'ora […] che si dice immota»: in questo periodo di tempo il sole si arresterebbe a metà del suo corso e renderebbe infuocati il cielo e la terra; le cicale cantano e inducono torpore mentale, gli uomini abbandonano i luoghi aperti e si rifugiano al coperto, nelle grotte o nelle case per riposarsi. In quel momento escono Pan, le Ninfe ed altre divinità, che possono invasare e possedere gli incauti che escono.
Nel dialogo platonico Socrate così si esprime: «in questo luogo sento una presenza divina, così che non ti devi sorprendere se procedendo nel discorso io ne sarò posseduto» e descrive quindi uno stato allucinatorio: «Sento il petto tutto gonfio, non ti sembra [...] che io sia tutto preso da un'ispirazione divina ?»


Pitture di 6000 anni fa

 Pittura rupestre con rappresentazione degli Dei del Tempo. Datata circa 6000 a.C. Monte Latmos, Turchia odierna.



Fin dalla preistoria il Latmos era una delle montagne sacre dell'Anatolia. Sulla sua cima venivano adorati l'antico dio anatolico della pioggia e del tempo insieme a una divinità locale della montagna. Il dio del tempo preistorico fu poi sostituito dalla divinità ittita Tarhunt e poi dal dio Zeus della Grecia classica. La divinità locale della montagna sopravvisse nella mitologia greca come Endimione, il giovane pastore e cacciatore, amante della dea lunare Selene. Il Latmos rimase una montagna sacra fino alla fine del Medioevo. A quel tempo era chiamato "Latros". I monaci cacciati dal Sinai e dalla penisola arabica (oggi Yemen) cercarono rifugio qui nel VII secolo d.C.
L'affascinante paesaggio roccioso dei monti Latmos e i monumenti archeologici di questa regione sono minacciati di distruzione a causa della continua espansione delle cave di pietra in questa zona.

Caput-Oli

 Un misto di storia e leggenda è racchiuso nelle vicende legate alla rupe Tarpea e alle oche del Campidoglio.

Pur essendo il più basso e il meno esteso dei sette colli di Roma, il Campidoglio è forse quello più legato agli avvenimenti storici della città, in quanto fulcro fin dall’antichità delle attività politiche e religiose di Roma.


La leggenda narra che ai tempi della fondazione di Roma il colle fu conquistato dai Sabini grazie al tradimento della romana Tarpea, la quale avrebbe aperto le porte di accesso della città in cambio degli anelli e dei bracciali d’oro posseduti dai nemici. Tarpea non ebbe comunque fortuna, e fu a sua volta tradita dagli stessi Sabini che, una volta entrati, la sommersero con i loro scudi uccidendola. Questa la leggenda, ma molto probabilmente Tarpea altro non era che una divinità tutelare della collina più antica del Campidoglio, Mons Tarpeium, su cui sembra sorgesse la statua della divinità, posta come un trofeo sopra una catasta di armi. Per tutta l’antichità il Mons Tarpeium fu tristemente utilizzato come burrone da cui venivano precipitati tutti coloro che erano accusati di tradimento: da qui il nome di rupe Tarpea.
Ma l’episodio più celebre che riguarda il Campidoglio è senz’altro legato all’invasione del 18 luglio del 390 a.C., giorno in cui i Romani furono sconfitti dai Galli presso il fiume Allia. L’avanzata nemica proseguì nei tre giorni successivi, quando i Galli raggiunsero Roma e la saccheggiarono, ad eccezione del Campidoglio che si salvò dal sacco e resistette per qualche mese. La leggenda vuole che l’attacco notturno dei Galli fu sventato grazie allo starnazzare delle oche capitoline tenute nel recinto sacro del tempio di Giunone: il Campidoglio fu quindi salvato dalle sue oche! In ricordo dell’episodio venne eretto nel 353-344 a.C. il tempio di Giunone Moneta (moneta o “ammonitrice”). Presso il tempio di Giunone ebbe sede la prima zecca (officina moneta dal nome del tempio, da cui deriva il termine odierno di “moneta”).

martedì 16 luglio 2024

Erano tutti parenti..........

 Santa Maria Sàlome, moglie di Zebedeo, secondo la tradizione era cugina della Vergine Maria, e madre dei due apostoli di Gesù: Giacomo il Maggiore e Giovanni l’evangelista. Dopo la crocifissione ella cercò di raggiungere Roma in compagnia di san Pietro per poter rivedere il figlio Giovanni, ma morì, oramai stanca ed anziana, a Veroli, nel Lazio, dove venne sepolta nella nuda roccia. La tomba originale è ancora visibile nei sotterranei della basilica a lei dedicata, ma i suoi resti sono stati traslati sotto l’altare maggiore.



L'essenzialità e preghiera

 Le chiese medievali hanno strutture semplici e forme essenziali. Non sprecano materiali e fanno dello spazio un organismo puro. Era certamente la preghiera sentita lo stimolo giusto per la bellezza e il rigore che ne accompagnavano la creazione.

Stella nella stele funeraria

 SIMBOLISMO MEDIEVALE: L'ALBERO COSMICO IN UNA STELE FUNERARIA DEL II SEC. d. C.

Una stele del II Sec. d. C. conservata presso il museo Gaidí Astorga presenta, a mio avviso, una serie di interessanti sovrapposizioni sincretiche di elementi cosmogonici di varia deviazione, ma rappresenti in modo assai originale e con una eleganza unica
Riporto di seguito la mia personale lettura simbolica:


1) la cornice direi che assomiglia alle tipiche false-porte, che troviamo assai spesso in varie epoce e culture da nord a sud dell'occidente in periodo antico, ma anche alto medievale. Le false-porte, solitamente assai piccole, erano presenti in contesti funerari e rappresentavano l'ingresso nel mondo dei morti.
2) La spirale al centro richiama elementi simili presenti negli ossari ebraici del I secolo d. C. e qui potrebbe essere una sorta di reminiscenza che potrebbe darci indizi sulla provenienza del milite defunto
3) il numero di raggi della spirale, 12 in tutto, insieme ai 7 piccoli cerchi esterni, potrebbe ragionevolmente rappresentare una sintesi del cielo delle stelle mobili, ovvero i 7 pianeti, e quello delle stelle fisse, ovvero le 12 costellazioni
4) si nota, inoltre, che la spirale é incasellata in una forma tipica di un albero e potrebbe, a mio avviso, essere una rappresentazione dell'albero cosmico con al centro il punto corrispondente al Creatore, ovvero al vertice dell'axis mundi attorno al quale ruotano tutte le stelle.
Quel punto é, nel cielo, contornato dalla costellazione del Drago, o Serpente e per questo, in alcune gemme gnostiche, il Demiurgo, Creatore di questo mondo, prende la forma di un drago serpentino con testa leonina.
Il periodo della stele, II secolo d. C. , l'albero cosmico, i richiami alla iconografia ebraica del I secolo, il richiamo alla falsa-porta tipica della cultura egizia e la prospettiva cosmogonica mi lasciano pensare che questo é il tipo sincretismo che mi aspetterei in una stele di origine giudaico-cristiana gnostico alessandrina.
In questa prospettiva avremmo a che fare con soldati reclutati in Egitto o in Siria dove, per prima, attecchirono le idee gnostico cristiane.
Ad esempio in Germania molte delle truppe presenti intorno al II secolo provenivano dalla Siria che sfornava abilissimi arcieri, ma qui il contesto é Spagnolo ed in epoca imperiale, anche se si sa che alcune coorti furono trasferite tra Spagna e Germania.
Purtroppo senza una iscrizione, che probabilmente era posta al di sotto di questa stele, é assai difficile avere certezze.
Direi, comunque, che la mia lettura potrebbe essere assai vicina al senso simbolico originario di questo oggetto.

lunedì 15 luglio 2024

Teschio e tibie

 Il simbolo del teschio e le ossa (גולגולת ועצמות) erano una caratteristica comune nei cimiteri sefarditi (ebraico-iberici).

Questo simbolo in realtà simboleggia la convinzione e la speranza nella risurrezione dei morti (תחיית הַמֵּתִים), cioè La resurrezione dei morti “nell'ultimo giorno” - Olam Habà (הָעוֹלָם הַבָּא) - basato sulla profezia di Ezechiele sulla rinascita delle ossa secche (Ezechiele 37). - Ci sono numerose lapidi ebraiche con questo simbolo nei cimiteri ebraici delle città caraibiche.


Il dio supremo della luce nel cielo

 Dyḗus (lett. "dio-cielo-luce-diurna"), anche Dyḗus phatḗr (lett. "dio-cielo-luce-diurna") è il nome del dio-cielo-luce-diurna nella tradizione proto-indoeuropea. 



Dyēus è il cielo luminoso del giorno concepito come entità divina e come sede degli dei, i *deywṓs. Associato al vasto cielo diurno e alle piogge fertili, Dyēus è spesso abbinato a *Dhéăhōm, la Madre Terra, in un rapporto di unione e contrasto. Tradizioni identiche che si riferiscono a lui si possono trovare tra le successive lingue e miti indoeuropei delle tradizioni vedica, latina, greca, frigia, tracia, illirica, albanese e ittita. Dyēus è il Cielo o Giorno concepito come entità divina, e quindi la dimora degli dei, il Paradiso. In quanto porta d'accesso alle divinità e padre sia dei Gemelli Divini che della dea dell'Alba (Hausōs), Dyēus è una divinità importante nel pantheon proto-indoeuropeo.

Fa paura sopratutto al Vaticano che da sempre gestisce la politica dell'Italia

 https://youtu.be/1e2OYiBC2zw?t=9

È un mistero che Cristina Campo , una delle punte di diamante della letteratura italiana del Novecento, resti sconosciuta in Italia. L'opera di Cristina Campo non è stata nemmeno tradotta in spagnolo. Abbiamo ancora molto da scoprire: una passione eccessiva per la forma, da lei sempre intesa come una vocazione più alta, un'opera breve e maledetta, una manciata di poesie che sconfinano nel perfezione. Cristina Campo scriveva di fiabe e favole, di rito, di ribellione luciferina in un mondo consacrato alla bruttezza. La sua devozione all'angelo d'Oriente e all'icona - combatté il Novus Ordo Missae in favore della tradizionale liturgia latina, finendo per avvicinarsi al cristianesimo orientale la avvicinò al cristianesimo ribelle della sua maestra, Simone Weil .
Non deve sorprenderci che il silenzio che circonda l'opera di Cristina Campo sia vasto e invincibile: è all'apice del suo genio. Il giudizio stesso dell'autore sull'argomento è sorprendente. Disse una volta di sé, con sprezzatura , quella distanza olimpica che la caratterizza, e ricorrendo alla terza persona, che aveva “scritto poco, e avrebbe voluto scrivere ancora meno ” . In quel motto austero si esprime una vocazione che ci appare ogni giorno più strana: la ricerca della Perfezione.


I sacerdoti Cabiri

 "Cabiria" (1914 - versione restaurata), film di Gabriele D'Annunzio sulla guerra tra Roma e Cartagine. Verso la fine del film, la Vittoria appare sulla prora della nave romana


Esiste anche una altra interpretazione: i Cabiri che erano i sacerdoti fenici (vicini ai cartaginesi) che adoravano il Vecchio ed il Giovane, con tutta una implicazione teologico mediterranee

domenica 14 luglio 2024

Monolite Sayhuite

 Lungo circa due metri e largo quattro metri, il misterioso monolite Sayhuite è un'enorme roccia contenente più di 200 figure geometriche e zoomorfe, tra cui rettili, rane e felini. Trovata in cima ad una collina chiamata Concacha, la pietra è stata scolpita come modello idraulico topografico, completa di terrazze, stagni, fiumi, gallerie e canali di irrigazione. Le funzioni o gli scopi della pietra non sono note, ma i ricercatori ritengono che il monolite sia stato usato come modello in scala per progettare, sviluppare, testare e documentare il flusso d'acqua per progetti idrici pubblici, e per insegnare agli antichi ingegneri e tecnici i concetti e le pratiche richieste. La roccia è stata "editata" più volte, con materiale nuovo, alterando i sentieri dell'acqua o aggiungendo del tutto percorsi.



Mentre i creatori restano un mistero, il monolite fornisce agli archeologi una visione della cultura della popolazione precolombiana. Gli archeologi hanno stabilito che il sito era un centro religioso Inca, dove venivano condotti riti e cerimonie per il culto dell'acqua. Il monolite ne è un indizio importante, poiché raffigura un flusso simile all'acqua tra le incisioni. Gli ingegneri moderni ipotizzano anche che il monolite sia una raffigurazione dei sistemi di irrigazione presenti nella cultura Inca.

IL DIETRO DEL PANTHEON, QUELLO CHE NESSUNO HA MAI VISTO



Credo il Pantheon sia l’edificio più conosciuto nel mondo e il suo frontale è noto a tutti i turisti, nessuno però si è mai chiesto cosa ci sia dietro il Pantheon e non lo sapevo nemmeno io, l’ho scoperto per una serie fortuita di coincidenze nei miei notturni peregrinamenti quando ancora andavo all’Università.
Attaccato dietro al Pantheon ci sono i resti di un altro edificio, noto come la Basilica di Nettuno, sebbene (cosa tipicamente romana) non ci sia nessun cartello ad indicarcelo. Del resto se hai visto il Pantheon, della basilica di Nettuno cosa ti importa?
Non sappiamo molto in realtà, venne costruita da Marco Vipsanio Agrippa, generale e genero di Augusto, in onore del Dio del mare per celebrare le proprie battaglie navali tra il 33 e il 25 a.c..
La basilica venne poi distrutta nell’incendio di Roma del 79 d.c. sotto Tito. Sotto Adriano fu restaurata insieme al Pantheon nella versione che vediamo oggi. Nella gigantesca nicchia absidata che ancora oggi vediamo anche se spoglia del suo rivestimento, doveva esserci una statua.
Nel XIII secolo abbandonata a se stessa, crollo parte del soffitto e Papa Nicolò V, seguendo la moda dell’epoca, anziché restaurare tanta bellezza la depredò delle decorazioni e delle colonne per ornare il Vaticano. Nei tempi successivi fu usata come comoda cava di marmi. E’ interessante sporgersi oltre il parapetto perché diversi metri sotto vedrete il piano di calpestio originale, grosso modo cinque metri sotto, più o meno perché a Roma quando camminate per le strade, in realtà state camminando cinque metri sopra la Roma degli antichi romani.
Girando attorno al Pantheon, potete anche ammirare qui pochi resti del rivestimento marmoreo dell’edificio, perché ovviamente non era come si presenta oggi allo sguardo distratto dei turisti. Insomma, potrebbe valere la pena di giragli attorno.
Un'ultima precisazione, si tratta di una basilica romana, non era un luogo di culto, ma un luogo pubblico di incontri di vario genere.
Per la galleria immagini clicca sul link

Alchimia, gnosticismo e iniziazione

"Nel processo gnostico dell'emanazione tutto procede dal Padre, entità spirituale al centro dell'esistenza. L'energia spirituale da Lui emanata si diffonde tutt'intorno ma, a mano a mano che si allontana dal centro, essa comincia a decadere perdendo luminosità e trasformandosi in materia, che non è altro che energia "congelata". L'energia però, non cessa di vibrare all'interno della materia stessa, nucleo energetico che contiene la sua essenza più vera: liberarla e riportarla in superficie significa liberare il suo stato più elevato.


Lo stesso deve avvenire anche per l'individuo che si sottopone all'iniziazione: infatti, dopo essersi purificato, l'adepto, in condizione di penitente, è spogliato, bendato e introdotto in un ambiente oscuro, che potrebbe anche essere l'interno di una bara, per simularne la morte. Si rievoca così il mito antico di Osiride, divinità egizia che muore per poi risorgere in un'altra dimensione. È il percorso di qualsiasi rito iniziatico: occorre morire all' uomo antico per nascere come uomo nuovo.
Come riporta il Vangelo, il seme deve poter morire per portare molto frutto: così il processo alchemico della morte e della putrefazione è un passaggio obbligato per le successive fasi di trasformazione e crescita della sostanza. In effetti ciò che muore è solo la scorza superficiale, non la forza interna, spirituale, che viene invece portata in superficie dalla rimozione delle pastoie della materia che l'attanagliavano."

- Roberto Tresoldi, Riti Di Iniziazione  

Le origini dell'Alchimia

 DA "IL LIBRO DEI TRENTA CAPITOLI" IN JACK LINDASY, LE ORIGINI DELL'ALCHIMIA NELL'EGITTO GRECO-ROMANO, ROMA, 2001, pp.159-160

"STO PER ESPORVI L'ALLEGORIA DEL CORPO, DELLO SPIRITO VITALE

E DELL'ANIMA [CIOE' SOMA, PNEUMA, PSYCHE]. STUDIATELA CON LA VOSTRA RAGIONE E LA VOSTRA INTELLIGENZA E, SE VI PRESTATE TUTTA LA VOSTRA ATTENZIONE, AVRETE BENE IMBOCCATO LA STRADA VERSO IL COMPIMENTO DI OGNI OPERA E L'APPRENDIMENTO DI TUTTO CIO' CHE E' NASCOSTO. IL CORPO, L'ANIMA E LO SPIRITO SONO COME LA LAMPADA, L'OLIO E LO STOPPINO. COSI' COME UNO STOPPINO NON SERVE ALLA LAMPADA SENZA OLIO, COSI' LO SPIRITO NON E' UTILE AL CORPO SENZA L'ANIMA. LO SPIRITO VITALE DEL CORPO E' IL SANGUE; L'ANIMA IL SUO RESPIRO CHE SI DIFFONDE NEL CUORE E NEL SANGUE FINO ALLE ESTREMITA' DEL CORPO E QUEST'ULTIMO, COME BEN SAPETE, CONSISTE DI CARNE, SANGUE E VISCERE. SAPPIATE CHE SE ALLOGGIATE NEL CORPO IL SOLO SPIRITO SENZA INTRODURVI L'ANIMA, IL CORPO NON AVRA' UNA FONTE DI LUCE, SARA' COME AVVOLTO NELLE TENEBRE. QUANDO PERMETTETE ALL'ANIMA DI PENETRARVI, IL CORPO TROVA UNA AFFINITA' CON ESSA, VIENE PURIFICATO E ASSUME UN ASPETTO PIACEVOLE. COGLIETE BENE QUANTO STO PER DIRVI, POICHE' E' UN ARGOMENTO IMPORTANTE E' NESSUNO PUO' ESSERE CONDOTTO ALLA SCIENZA NASCOSTA DI CUI PARLO SE NON CONOSCE QUESTO CAPITOLO. SAPETE CHE IL FUOCO POSSIEDE UNA LUMINOSITA', DI RAGGI E DI SPLENDORE. SE LO SPRUZZATE CON ACQUA, LO SPLENDORE E LA LUMINOSITA' SPARISCONO ED ESSO DIVIENE OSCURO DOVE ERA STATO RISPLENDENTE. SE PRENDETE FUOCO E ACQUA E, OPERANDO COME ABBIAMO ESPOSTO NEL LIBRO PRESENTE, RIUSCITE A MESCOLARLI E A COMBINARLI, NESSUNO DEI DUE SARA' IN GRADO DI DANNEGGIARE L'ALTRO E LA LORO UNIONE SARA' DOPPIAMENTE BRILLANTE RISPETTO AL LORO STATO PRIMITIVO. ECCO COME DOVETE COMINCIARE POICHE' QUESTA E' LA STRADA IMBOCCATA DAI VOSTRI PREDECESSORI. ALL'INIZIO GLI ELEMENTI PRIMITIVI FURONO FUOCO E ACQUA. ACCOPPIANDO E COMBINANDO FUOCO E ACQUA SI FORMANO NUMEROSI CORPI, ALBERI E PIETRE. IL METODO GIUSTO CONSISTE QUINDI NEL PROCEDERE PER ANALOGIA, AGENDO PER LA SCIENZA FINALE IN CONFORMITA' CON IL METODO SEGUITO NELLA SCIENZA PRIMITIVA"

Iside

 Il culto di Iside non è mai morto e mai morirà. Apuleio, Metamorfosi, XI, 5: "Io sono la genitrice dell'universo, la sovrana di tutti gli elementi, l'origine prima dei secoli, la totalità dei poteri divini, la regina degli spiriti, la prima dei celesti, l'immagine unica di tutte le divinità maschili e femminili: sono io che governo col cenno del capo le vette luminose della volta celeste, i salutiferi venti del mare, i desolati silenzi degli inferi. Indivisibile è la mia essenza, ma nel mondo io sono venerata ovunque sotto molteplici forme, con riti diversi, sotto differenti nomi".

Sia Plutarco che Proclo riferiscono che a Sais, nell’antico Egitto, esisteva una statua della dea Iside ricoperta da un velo con alla base questa iscrizione : "Io sono tutto ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà e nessun mortale ha ancora osato sollevare il mio velo". La versione gnostica di Iside è Barbelo, la Protennoia Trimorfica, il primo pensiero dell'Assoluto inconoscibile. La versione cristiana è la Madonna.