giovedì 12 maggio 2022

LA CHIESA MARIA SS. ANNUNZIATA DEI CATALANI E LA GEOMETRIA SACRA (Messina)

“Tutto qui ricorda la sua antica origine pagana e le corse vicende [...]”, si legge nella Guida del Municipio “Messina e dintorni” stampata nel 1902, sei anni prima dell’immane disastro.
La chiesa dei Catalani è infatti un luogo metafisico della storia, un’apparizione evocativa di antiche suggestioni – il turrito “Castello a mare”, la darsena, il nitore abbagliante del tempio classico dedicato al dio del mare, il “respiro” marino nell’ansa del porto e la brezza odorosa di salsedine – più che la presenza fisica di una splendida architettura di pietra dove tuniche, sai, cappe e mantelli di uomini pii e timorati di Dio, la Confraternita dei Catalani venuti dalla Spagna al seguito degli aragonesi, si avvicendarono sotto le superbe volte e arcate.
Venne edificata nel periodo che va dal 1150 al 1200 sugli avanzi del tempio di epoca classica dedicato a Nettuno. Denominata anche “Annunziata di Castello a mare” o di “Castellammare” per la sua vicinanza all’omonima fortezza ubicata a guardia dell’insenatura del porto e della darsena, il 4 febbraio 1169 un terremoto ne causò l’arretramento della facciata e il dimezzamento delle sue dimensioni (da 7 a 3 colonne per lato).
Se oggi desideriamo entrare in maniera diversa nella chiesa e cercare quella regola d’oro che presiede alla sua costruzione, dove si fondono bellezza, spirito e armonia, allontaniamo da noi i falsi valori che sono alla base del presunto progresso e della ricerca senza freni dell’edonismo, barriere insormontabili che chiudono la strada della Conoscenza e con gli occhi per vedere e le orecchie per sentire, interroghiamo il Maestro d’Opera senza nome. La prima cosa che ci dirà è che l’Opera non è individuale, non è collettiva, è comunitaria e ad essa concorre tutta la comunità che si edifica come un corpo vivente. Ci dirà che lui dirige questa comunità sia spiritualmente che materialmente, una comunità dove operano tagliatori di pietra, scalpellini, scultori, trasportatori, muratori, carpentieri, fabbri e vetrai, tutti abili nel loro mestiere che, concorrendo all’opera comune, partecipano della manifestazione del Verbo.
Il Maestro ci racconterà che il tempio è a pianta basilicale con tre navate, tre absidi e cupola innestata sul transetto con pennacchi sferici e che è stato da lui progettato col sistema costruttivo più antico, quello “ad quadratum” perché formato sul quadrato e sulle sue derivazioni geometriche. Il quadrato, che secondo il simbolismo alchemico della trasmutazione rappresenta l’Intelligenza (il cerchio è l’Intuizione e il rettangolo è la Mistica), è esistenza terrena, onestà, moralità, integrità, chiarezza. È anche perfezione statica, immutabilità, e, in quanto tale, la totalità di Dio manifesto nella Creazione.
Nella chiesa dei Catalani la pianta forma il “doppio quadrato” e allora il Maestro d’Opera ci spiegherà che tale particolare impianto trae la sua origine nell’esoterismo ebraico dove si ritrova la valenza magica del “doppio quadrato”, quando nel Libro dell’Esodo (39, 8-9), a proposito delle vesti del sommo sacerdote del santuario mobile nel deserto, si legge: “Fecero il pettorale in lavoro artistico, come il lavoro dell’efod: oro, porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. Era quadrato e lo fecero doppio, lungo una spanna e largo una spanna”. E, ancora, nel santuario mobile nel deserto per custodire l’Arca dell’Alleanza, la tavola della presentazione dei pani era a forma di doppio quadrato; e l’Arca, patto di amicizia di Dio con il popolo di Israele, era una piccola cassa rettangolare con le dimensioni del doppio quadrato; e che nel Tempio di Salomone costruito a partire dal 1027 a.C., il “Santo dei Santi” contenente l’Arca aveva pianta quadrata perché il quadrato significava il primo gradino nel cammino ascensionale di avvicinamento a Dio.
Quando ci fermeremo ad ammirare il portale principale, guarderemo i due capitelli sui quali imposta l’arco a tutto sesto e così scopriremo che quello a sinistra è decorato da foglie d’acanto mentre quello a destra da tre teste umane, e allora, con l’aiuto del Maestro, capiremo che rappresentano i due dei tre regni della Natura, quelli viventi vegetale e animale. Perché il portale costituisce il punto di partenza di un viaggio che proietta in una dimensione atemporale e aspaziale, rappresenta, al tempo stesso, tutto l’edificio e l’universo, la promessa di salvezza (“Io sono la porta, e chi entra attraverso di me sarà salvo”, dice Cristo). È lo stesso Cristo nella sua duplice natura di Uomo e Dio, e, quindi, mediatore fra l’uomo (l’esterno) e il divino (‘interno).
Dentro archi sorretti da esili colonnine nel settore absidale all’esterno, tante stelle ad otto punte in conci bicromi, pomice lavica nera e gialla pietra calcarea, ci parlano del sacro numero otto come somma di tre numeri: 4 (il corpo-Materia), 3 (l’anima-Trinità), 1 (il divino-Unità). Triangoli equilateri simbolo della Trinità stanno alla base della decorazione a losanghe seghettate delle finestre a conci nelle pareti esterne.
E quando saremo dentro e il Maestro d’Opera ci inviterà a guardare verso l’alto allora vedremo, e vedremo la fantastica cupola a sottilissimi mattoni. La cupola che nell’architettura sacra simboleggia la conoscenza trascendentale, perché vi è realizzata la “quadratura del cerchio”, l’inserimento del quadrato in un cerchio che trasforma la volta celeste (il cerchio, la spiritualità) nel quadrato della terra e viceversa, unendone misticamente i quattro elementi dei pennacchi triangolari (fuoco, terra, aria, acqua).
La “quadratura del cerchio” testimonia, quindi, della lenta maturazione del neofita che nel suo cammino iniziatico passava, dall’interesse per le cose terrene, a quello per le cose divine.
Quadrato, cerchio, triangolo, la geometria sacra che nelle mani del Maestro d’Opera è diventata materia vivente, materia che anela allo Spirito e, quindi, a Dio.
Nino Principato

ROSONE: TERZO OCCHIO DEL TEMPIO

Come l'occhio dell'intuizione è stato cristallizzato nel rosone della chiesa romanica.
Il tempio è da considerarsi il racconto dell'Uomo, la casa dell'Idea che si incarna, materializzandosi nelle misure, nei materiali e nei volumi dell'edificio stesso.
Ora, quando osserviamo i templi antichi, veniamo colpiti dalla loro architettura. Infatti fare dell'architettura significa cogliere l'idea dei Neter, degli Dei che informano la materia in modo che essa divenga il contenente del Tutto.
La tecnica, invece, è ciò che balza evidente nelle costruzioni moderne. Essa è una pura cerebralizzazione fine a sé stessa, e senza nessun aggancio alla grande Legge dei Numeri, la sola che può delimitare i vuoti, lasciando trasparire lo Spirito che si cristallizza nella materia prendendo forma e limiti.
Costruire la dimora per un Dio significa conoscerne l'orienta-mento, ossia comprendere l'Idea che prenderà forma. In tal senso il Dio che scende dal cielo e viene ad abitare in terra, si formalizza secondo i precetti celesti, e l'Idea indistruttibile si cristallizza nella materia transeunte.
L'uomo, il microcosmo, in quanto riflesso del Dio Creatore, è sempre stato il miglior modello, preso a prestito dagli architetti antichi, per edificare il tempio.
Ogni sua parte perciò parla dell'uomo visto nella dualità della sua natura caduta e nell'Unità della sua origine, ne illustra il cammino in terra, la sua vera funzione, la sua vera meta: Ogni parte, poi, viene riferita al suo stato completo mediante una funzione generale: la pianta del tempio stesso.
In altre parole, il tempio è una realtà sacra che deve ubbidire a rigidi canoni, a cui nessuno può mettere mano, escluso il saggio che lo edifica e che possiede la Conoscenza segreta dei Tempi della scrittura celeste.
Nel tempio romanico l'atrio era la rappresentazione dell'Opera al Nero, del primo passo che l'uomo deve compiere per ritornare alla sua Idea Archetipa. Nell'architettura gotica, questo simbolo assume un'altra forma e si cristallizza nel rosone che orna la facciata delle cattedrali.
Il mutamento di simbolo descrive, evidentemente, un cambiamento psico-biologico dell'uomo che percorre la sua lenta catabasi nell'indiamento della materia. Se pochi secoli prima era sufficiente rappresentare la semenza incarnata dello Spirito secondo i canoni di una Geometria Sacra che con la Scienza dei Numeri descriveva la base dei piani, nell'epoca in cui nasce il gotico questa «geometria» non è più sentita,
poiché viene irrimediabilmente perso il segreto del numero, che in sé e per sé è un possente generatore, poiché è semenza, uguale a quella di un frutto che porta la sua specie.
In tal modo, la costruzione si interiorizza, si ritira sempre più in se stessa, e la geometria umana si risolve nella costruzione aerea delle volte che inscrivono il Pentagramma, simbolo dell'essenza archetipa umana; fa sempre più uso delle colonne, che svettano ardite ed agili verso la volta del tempio, e dei policromi rosoni posti sulle facciate, che colorano l'ingresso della chiesa con simboli cromatici archetipali. Viene così offerto un ultimo aiuto all'uomo, che non sa più comprendere nemmeno il profondo significato «geometrico» di quel prodigioso utensile creativo, la mano composta da quattro dita, evocatrici del Quaternario, e il quinto, l'Essenza che comanda alle altre; che non sa più osservare le dodici falangi come i simboli dei dodici luoghi del cielo, costruite secondo le proporzioni del Numero Sacro.
Il tempio non verrà più edificato secondo uno schema che parli dell'Architettura del mondo, divenuta afona, coscienza interna, profonda, poiché il numero sta abbandonando l'intelligenza cerebrale. Il gotico sarà ultimo linguaggio che sintetizzerà, nelle sue forme, la geometria che è alla base della numerologia. Dopo, le forme diverranno mute, saranno come morte, che non potranno più parlare al cuore dell'uomo, poiché l'idea avrà definitivamente abbandonato la materia e sorgeranno costruzioni vuote di ogni contenuto vitale, in quanto frutto di una pura cerebralizzazione.
Prenderà piede l'estetica, idea quanto mai vuota di contenuti sostanziali, perché non definibile entro canoni universali, per lasciar posto nei nostri tempi ad un astratto quanto falso efficientismo che, nella maggioranza dei casi, non avendo alcun riscontro
con le leggi genetiche della Natura, non solo non risulta di alcuna utilità per l'uomo, ma talora è addirittura dannosa.
Con lo stile gotico dunque cade la base dei piani, la geometria si interiorizza e si nasconde tra le forme architettoniche del tempio. L'atrio lascia il posto alla facciata della chiesa su cui compare il rosone, che diviene il simbolo della Stella che sorge nel capo dell'iniziato e che, come tale, vuole rappresentare l'apertura del terzo occhio, il risveglio dell'epifisi; la presa di coscienza del seme della Materia, che pone l'uomo nelle condizioni di arrivare alla Radice della Manifestazione.
In tal senso, oltre alla proiezione di determinati colori nell'interno del tempio, tramite le vetrate colorate (a cui sì aggiunge la polarizzazione della luce stessa, ottenuta con appropriati trattamenti dei cristalli colorati, tecnica oggi completamente sconosciuta), il rosone, simile ad un gigantesco occhio, si arricchisce di altri simboli.
Su di esso, variamente lavorato dalla sapiente arte degli scalpellini, veri maestri muratori, viene incastonata la suddivisione per 8, per 12 o per 16.
È chiaro come questi tre numeri siano la rappresentazione del percorso del Sole in cielo, e come essi siano multipli delle quattro stazioni stagionali che l'astro tocca nel suo ciclo annuale. Evidentemente essi, pur rappresentando numerologicamente il simbolismo di una stessa realtà, intrinsecamente posseggono caratteri esoterici diversi tra di loro. Otto sono i lati costituenti il perimetro di ogni battistero. Nella costruzione di quello di S. Tecla in Milano, S. Ambrogio invocò, affinché la vasca dell'acqua lustrale crescesse sulla base del sacro otto. 'È il numero della palingenesi, del passaggio dalla materia (la manifestazione, quadrata) allo Spirito, circolo senza inizio e senza fine. Dal quadrato infatti, si passa al cerchio attraverso l'ottagono, che rimane come figura intermedia. La stessa cosa avviene volumetricamente: dal cubo, centro del tempio, ove è posto l'altare o i transetti, si passa alla sfera o semisfera della volta o cupola, proiezione aerea del tempio, attraverso il solido ottogonale.
Sul percorso solare annuale, se la croce, o il quattro, rappresenta il quadruplice stazionamento del Sole ai quattro punti principali del suo percorso (i due equinoziali e i due solstiziali), una seconda croce intermedia, che interseca la prima di 45°, suddividerà il suo percorso in Otto. Questa ottuplice divisione fu sempre ricordata dall'antichità, per cui, posti sulla Croce principale le festività solenni, ovvero quelle riguardanti i solstizi e gli equinozi, le feste minori (intermedia, poste sulla seconda croce) furono ricordate come le feste dei campi.
.L'otto inoltre è il simbolo del processo genetico, tanto in campo materiale che spirituale, ove l'accrescimento avviene per duplicazione progressiva, ossia secondo i rapporti, 1, 2, 4, 8, come dice Thot nel Papiro di Petamon:
Io sono Uno che diviene Due io sono Due che diviene Quattro io sono Quattro che diviene Otto io sono sempre Uno dopo questo
Il numero Sedici,per i Greci è il quadrato del Quattro, la Tetràktis elevata alla sua potenza e quindi nel suo aspetto dinamico, mentre per gli ebrei il 16 rappresenta il nome divino dei nomi propri di Dio: Je-Ab (o JodVau) è 10 + 6 e anche Jeova Padre . Ma secondo la tradizione ebraica sarebbe sacrilego, scrivendo, accostare lettere dell'alfabeto in modo tale da formulare il nome di Dio. Per questo il numero 16 non viene scritto 10 + 6 ma 9 + 7, Tet-Zain
Sedici sono gli Dei Azonici di Giamblico, gli Spiriti che dimorano nella Sfera Solare, come sono gli Enti Zodiacàli che l'Abate Tritemio insegna ad evocare nella sua Steganografia, e sedici è la suddivisione più logica della fascia zodiacale, vista da un punto di vista ermetico operativo, o magico.
Dodici è invece il numero Zodiacale per eccellenza che illustra il percorso circolare del Sole (nell'interpretazione che non va oltre i 12 Segni) datore di vita e reggitore delle cose di quaggiù, strumento dell'Astrologia usuale, delimitatore dei confini del presente universo, confini entro cui tutto ciò che esiste, vive e segue le leggi di questo cosmo. Secondo gli spicchi in cui viene suddiviso l'emblema dell'occhio della intuizione, cristallizzato nel rosone della chiesa, noi possiamo risalire allo spirito che ha animato i costruttori di quel tempio, e l'uso specifico del culto che deve essere effettuato in quella chiesa.
I templi iniziatici nel vero senso del termine, nei quali prevale lo spirito magico-operativo e l'Opera al Nero viene raggiunta facendo ricorso a quegli Enti di cui hanno parlato Pietro d'Abano, o l'Abate Tritemio e ove l'Astrologia è considerata come mezzo indispensabile con cui si possono mettere in atto le pratiche del Magistero, avranno generalmente il rosone centrale a 16 spicchi. La facciata, inoltre, sarà corredata da altre simbologie, come persone con libri aperti o chiusi, ad indicare, il carattere pratico-magico che dovrebbe avere il tempio.
Un esempio è S. Marco a Milano, ove il rosone è diviso in 16 spicchi ed il mozzo è rappresentato dalla Stella di David, segno iniziatico per eccellenza che rappresenta l'intersezione del triangolo attivo con quello passivo. Sotto il rosone compaiono tre figure, di cui una ha un filatterio in mano, indice che il Magistero deve seguire un suo iter particolare.
(di: Mara Mitzchar - n.4 Kemi Hathor 1983)
Potrebbe essere un'immagine raffigurante monumento e attività all'aperto

Sotto la basilica di Santa Maria alla Sanità

Cripta e catacombe di San Gaudioso (IV-XVII secc.), Basilica di Santa Maria della Sanità, Rione Sanità, Napoli.
La cripta, già ambiente ipogeo, e le catacombe di San Gaudioso, furono scavate nelle lave della Sanità. È costituita da dodici altari affrescati a cavallo del 1700, che raffigurano gli atti eroici dei santi, su un lato gli uomini e sull’altro le donne, ad opera di Bernardino Fera allievo più promettente di Francesco Solimena.La struttura catacombale, formatasi probabilmente sulla sede di una preesistente necropoli greco-romana, andò comunque sviluppandosi nell'allora disabitato vallone della Sanità (attuale Rione Sanità) dove, secondo la tradizione, aveva trovato sepoltura san Gaudioso, un vescovo dell'Africa settentrionale...
Potrebbe essere un'immagine raffigurante spazio al chiuso e corridoio

mercoledì 11 maggio 2022

Un testo inedito di Apuleio di Mandaura scoperto alla biblioteca Capitolare di Verona

https://www.larena.it//argomenti/cultura/il-nuovo-tesoro-della-capitolare-la-piu-antica-traccia-del-commento-di-apuleio-alla-repubblica-di-platone-br-1.9402069

Il nuovo tesoro della Capitolare: la più antica traccia del commento di Apuleio alla «Repubblica» di Platone 

La Kaaba


Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e persone in piedi

La Kaaba était le temple des polythéistes plusieurs siècles avant la naissance de Muhammad
Les polythéistes venaient de toutes l'Arabie adorer leurs idoles : des pierres , et , la pierre noire était l'une d'elles La Déesse de la fécondité ,les femmes stériles faisaient le " Hak " ( friction ) elle frottait la pierre noire avec un linge imbibé du sang de leurs dernières règles , elles tournaient 7 fois autour en implorant la Déesse Allat
La pierre noire était déjà à cette époque , placée dans une cavité qui représentait , le sexe de la femme
Au 7 ème siècle , Muhammad a eu besoin d'un lieu de culte , a chassé les polythéistes , a détruit toutes les idoles sauf la pierre noire , et , il l’embrassait
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e testo

martedì 10 maggio 2022

Parola di oracolo

" Admetos e Alkestis ricevono l'oracolo". Affresco romano trovato a Ercolano, Italia.
Admeto e sua moglie Alkestis ricevono l'oracolo dicendo che uno di loro morirà a meno che un parente non si offra di andare nell'Ade; I genitori di Admetos ascoltano.
Museo Archeologico Nazionale, Napoli.

Potrebbe essere un contenuto artistico

lunedì 2 maggio 2022

Radici Lontane

alessandro giuli (@a_g_giuli) / Twitter

Adesso che stanno passando le due festività stagionali (25 aprile e 1 maggio), potrebbe essere interessante sottolineare che ambedue queste date hanno avuto nel passato un significato celebrativo ben diverso da quello attuale (Festa della Liberazione e Festa dei Lavoratori).
25 aprile
Il 25 aprile era la data quando si celebravano le Rogazioni maggiori, una serie di riti cattolici, che consistevano in preghiere, atti di penitenza e processioni propiziatorie per la buona riuscita delle semine.
Ma, come spesso succede, questo rito cattolico era derivato da una precedente festività romana, quella dei Robigalia, celebrata in onore del dio Robigus, una divinità ctonia e maligna legata alla “ruggine”, una particolare malattia del grano causata dal fungo Puccinia graminis.
Per acquietare la furia della divinità, le celebrazioni comprendevano dei giochi (ludi), ma soprattutto il sacrificio di un cucciolo di cane (catulus), che doveva avere il manto rosso. Il richiamo al colore rosso era tematico: la malattia del grano era caratterizzato da un colore rosso, lo stesso colore del pelo e del sangue dell’animale sacrificato, il cui colore richiama anche quello del dio della guerra e, sorprendentemente, dell’agricoltura, Marte. Infatti, secondo uno dei massimi esperti di religioni romane, William Warde Fowler, il nome Robigus non era altro che un’indigitazione del dio Marte, vale a dire un nome usato in una preghiera per invocare uno specifico intervento del dio.
1 maggio
Il 1 maggio, invece, veniva celebrato da molti popoli del passato.
I Romani lo facevano coincidere con Floralia, una cerimonia di cinque giorni per onorare Flora, la dea romana dei fiori, che era considerata una delle più antiche dee della religione romana ed era una delle 15 divinità ad avere uno specifico sommo sacerdote, il Flamen Florialis.
Beltane
Per i Celti, la festa coincideva con Beltane (anche se il giorno non sempre coincideva esattamente con il 1 maggio), "il ritorno del sole". Storicamente, si festeggiava in Irlanda, in Scozia e nell'Isola di Man e iniziava la notte prima del 1 maggio. Gli antichi Celti credevano che il sole fosse tenuto prigioniero durante i mesi invernali, per essere rilasciato ogni primavera e celebravano quindi questo momento con falò e feste, oltre a rituali per proteggere il bestiame, i raccolti e le persone e per incoraggiare la crescita. Si riteneva che le fiamme, il fumo e le ceneri dei falò avessero poteri protettivi. Le persone e il bestiame venivano fatti camminare intorno al falò e qualche volta saltavano attraverso le fiamme o le braci.
I pozzi sacri
Anche i pozzi sacri venivano visitati a Beltane: i visitatori pregavano per la salute mentre camminavano in senso solare (spostandosi da est a ovest) intorno al pozzo. In seguito lasciavano delle offerte, o monete o un clootie (un tipico budino). La prima acqua prelevata da un pozzo a Beltane veniva considerata particolarmente potente, così come la rugiada mattutina di Beltane. All'alba di Beltane, le fanciulle si rotolavano nella rugiada o si lavavano il viso con essa. La rugiada veniva anche raccolta in un barattolo, lasciata alla luce del sole e quindi filtrata. Si pensava che essa aumentasse l'attrazione sessuale, mantenesse la giovinezza e aiutasse a guarire i disturbi della pelle.
La Notte di Walpurga
Più articolata è l’interpretazione della Notte di Walpurga (Walpurgisnacht), la notte dal 30 aprile al 1 maggio. La notte è così chiamata perché è la vigilia della festa di Santa Walpurga, una badessa anglosassone dell'VIII secolo nata in Inghilterra e morta in Germania. Il 1° maggio 870 (circa) fu il giorno in cui le spoglie di Santa Walpurga furono traslate alla Chiesa della Santa Croce a Eichstätt.
Ma pare che la festa sia molto più antica: secondo alcune tradizioni teutoniche del IV-V secolo, le streghe in questa notte uscivano dai loro rifugi per danzare e cantare, in particolare, nella zona del monte Brocken (Harz), situato in Germania settentrionale, dove questi canti e balli erano dedicati alla luna e all'arrivo della primavera. Insomma una specie di Halloween primaverile, che fu trasformata dalla Chiesa cattolica in una festa, nella quale i cristiani invocavano l’intercessione di Santa Walpurga per proteggersi proprio contro la stregoneria e il sabba delle streghe. In vaste parti dell’Europa settentrionale (Germania, Paesi Bassi, Repubblica ceca, Svezia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia, dove è noto come Vappu ed è una festa molto importante) le persone accendono falò, e fanno forti rumori per cercare di tenere lontane le streghe e i cattivi spiriti. Altri metodi usati per scongiurare le forze del male in quella notte erano di appendere rametti benedetti nelle case o nei granai, o di lasciare offerte di pane con burro e miele (noto come "ankenschnitt").
L'albero di Maggio
In Inghilterra (nelle zone di influenza anglosassone o vichinga), ma anche in Austria, Ungheria, paesi scandinavi, ecc., il 1° maggio era dedicato al ballo attorno al Maypole (albero di Maggio) un albero o palo ornato di fiori attorno al quale i giovani di entrambi i sessi ballavano. Secondo alcune fonti, la cerimonia è stata ispirata dall'albero del mondo, il Yggdrasil, delle saghe nordiche, ma altri affermano che i Maypole siano simboli fallici di fertilità. Comunque, questa danza divenne particolarmente popolare nelle isole britanniche intorno al 1350-1400 d.C., e veniva ripetuta anche a Pentecoste o nella festa di mezza estate.

sabato 23 aprile 2022

Un fenomeno inspiegabile che si verifica nel trapasso umano

Quante vite viviamo? Quante volte si muore? Si dice che nel preciso istante della
morte tutti perdiamo ventuno grammi di peso, nessuno escluso. Ma quanto c’è in
ventuno grammi? Quanto va perduto? Quando li perdiamo quei ventuno grammi?
Quanto se ne va con loro? Quanto si guadagna? Ventuno grammi: il peso di cinque
nichelini l’uno sull’altro, il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato. Quanto 
valgono ventuno grammi?
Quadro L'isola della morte (terza versione) - Arnold Böcklin - stampa su  tela canvas con o senza telaio

Gengis Khan a Ulanbator,

Colui che ha costituito il più esteso impero nella storia dell'Uomo, personaggio raffinatissimo che conosceva varie lingue e vari dialetti e riusci a mettere assieme tribu e anche popoli diversi, Alla sua corte convivevano varie religioni come lo sciamanesimo mongolo ed il cristianesimo nestoriano.


Potrebbe essere un'immagine raffigurante 3 persone, attività all'aperto e monumento

venerdì 22 aprile 2022

Dalla Russia pagana sciamanica a quella ortodossa

La Russia ha un deposito spirituale, esoterico e tradizionale molto interessante.
Sappiamo che la sua anima principale è quella cristiana ortodossa (ed il Cristianesimo Ortodosso, secondo molti, ha una serietà tradizionale più profonda del Cattolicesimo medio); molto diffuso l'Islam; ma, cosa che sanno in pochi, è molto presente anche il Tantra buddhista, filtrato tramite il Buddhismo Tibetano, che dalle regione siberiana si espande in tutta la Russia con un numero sempre maggiore di convertiti. Non dimentichiamo il Tengrismo, in pratica lo Sciamanesimo, con il suo pantheon politeista, e anche questo desta sempre maggiore interesse tra i russi moderni che non si accontentano del Cristianesimo.
Anche la Russia ha avuto i suoi "mistici" controversi e fuori dagli schemi, come Rasputin.
A parte ciò, è da rilevare la forte diffusione di pratiche e conoscenze di tipo vibrazionale, energetico, radionico e radiestesico, e anche (come è tipico soprattutto di queste ultime due discipline) particolari commistioni tra queste conoscenze e la scienza moderna. Non a caso infatti molti software e strumentazioni che operano in questo ambito sono fatti in Russia, da russi. Ipotizzo che i loro Servizi Segreti facciano abbondante uso di questo genere di conoscenze.
Energeticamente, di quel popolo rileverei una forte resilienza dovuta al fatto di vivere a quelle temperature; trovandosi così a Nord viene facilitato un più forte sviluppo dei chakra alti, e quindi un significativo sviluppo delle loro capacità mentali analitiche (si pensi al fatto che i migliori scacchisti del mondo sono russi). Credo anche che ci sia un legame tra ciò e la loro ricerca cosmonautica.
E' sicuramente un mondo interessante per questo versante.
Nella foto il tempio buddhista di Datsan Gunzechoinei, che si trova non in Siberia ma a San Pietroburgo.
Nikolai Roerich e i costumi per “La Sagra della Primavera” di Stravinskij -  Lo Sbuffo

La melograna


Fin dall’antichità è stato simbolo di fertilità e fecondità. È proprio per questo che lo troviamo al centro di molti miti e usanze.
Leggenda vuole, ad esempio, che sia stata la dea Afrodite a piantare la prima pianta di melograno sull’isola di Cipro; in seguito il frutto diventò sacro agli abitanti.
Secondo un’altra tradizione a noi pervenuta, sembra invece che il melograno sia nato dal sangue di Dioniso: il dio, ancora bambino, fu rapito dai Titani per volere di Era, esasperata dalla continua infedeltà di Zeus; Dioniso venne messo a bollire in un calderone e quando il suo sangue toccò terra, si pensa che sia spuntato il primo albero di melagrane.
La melagrana fu inoltre il frutto che costrinse Persefone, figura importante della mitologia greca, a passare ogni anno sei mesi con Ade come sua sposa, dopo averlo mangiato e inconsapevole delle conseguenze.
Per quanto riguarda la vita quotidiana dell’Ellade, le spose intrecciavano i capelli con i rami del melograno, questo era considerato anche un regalo prezioso, oltre che un frutto afrodisiaco....Ancora oggi, se andiamo in Grecia, possiamo trovare residui di queste tradizioni. Pare, infatti, che in alcune zone, durante il matrimonio, si debba rompere una melagrana e che a Capodanno ci si regali reciprocamente questo frutto, come simbolo di prosperità e fortuna. Infine è usanza piantare, nel giardino dove i due neosposi andranno ad abitare, un albero di melograno, come augurio per un matrimonio duraturo e sereno.

Come spicchio di melagrana" di Normanna Albertini: Matilde di Canossa, la  prima donna autogestita della storia - OUBLIETTE MAGAZINE

giovedì 21 aprile 2022

Mila non comprende nula di esoterismo

LETTURA ESOTERICA DEL FLAUTO MAGICO DI MOZART

Nessuna descrizione della foto disponibile.
Massimo Mila ne "Il Flauto magico di Mozart" (Editore Giappichelli -Torino 1974, pp. 35-60) parla, a proposito del rapporto tra la Regina della Notte e Sarastro, di un capovolgimento dei ruoli.
In realtà Mila dimostra di non capire nulla di "esoterismo" perché la chiave di lettura è ben diversa: non vi è, infatti, alcun "capovolgimento dei ruoli" ma una esplicitazione di due posizioni "iniziatiche" contrapposte che si svelano progressivamente nel corso dell'Opera.
Innanzitutto il Flauto è frutto della collaborazione di Wolfgang Amadeus Mozart con Emanuel Schikaneder (librettista) che, a sua volta, ebbe il contributo di Karl Ludwig Giesecke e riflette, con grande precisione, la contrapposizione fra due correnti della Massoneria dell'epoca.
Le due posizioni sono la Schwärmerei e l'Aufklärung.
Schwärmerei, termine difficilmente traducibile, significa fantasticheria, passione, esaltazione, mentre Aufklärung vuol dire rischiaramento.
La prima corrisponde alla corrente "esoterica" (illuminata) della Massoneria, la seconda a quella "illuministica".
Schwärmerei = Regina della Notte; Aufklärung = Sarastro.
Sarastro (Zoroastro?), Sacerdote iniziato ai Misteri di Osiride della luce (fuoco-luce-"lumi"-illuminismo), "guida" il Principe Tamino in un viaggio esoterico, ne segue i progressi e, infine, gli affida il "potere".
La Regina della Notte, figura Isaiaca (mi viene in mente, anche se con una valenza estremamente più "negativa", Isais la Nera - incarnata nella principessa Assja Chotokalungin, "dai gialli occhi di pantera" - dell' "Angelo della finestra d'Occidente" di Gustav Meyrink) piange - a guisa di Demetra alla rovescia - la figlia sottratta dal Regno dell'oscurità (notte-oscurità intese in una valenza non necessariamente negativa: si pensi agli "Inni alla Notte" che Novalis scriverà nel 1800, solo nove anni più tardi della prima esecuzione del Flauto) per quello della Luce attraverso l'amore per Tamino.
La Regina governa su un mondo "lunare", amazzonico, che domina un caos "ctonio" a cui appartiene il serpente che le tre "Damen" uccidono.
Il collegamento con il mondo terreno della Regina avviene attraverso Papageno, figura "semplice" che attraverso il sentimento per Papagena, predettogli da Pamina, si riscatterà, alla fine dell'Opera, da tale situazione per acquisire uno stato "naturale" (ma, attenzione, solo "naturale") completo.
Pamina è il simbolo della "vera" Massoneria, contesa tra Schwärmerei e Aufklärung e viene insidiata da forze "ctonie" simboleggiate, oltre che dal serpente prima citato, da Monostratos, servo di Sarastro-Zoroastro che non si fa scrupolo, quindi, di utilizzare una forza infera, dimostrando così che, pur amando e trasmettendo la Sapienza-Iniziazione, non disdegna l'uso della forza-potenza per raggiungere i suoi scopi (Massoneria intesa come "potere" occulto?).
Vedo una tripartizione tra Sarastro, la Regina della Notte e Monostratos: Osiride, Iside, forze "infere".
Tamino, all'inizio Principe ingenuo e pauroso - non "iniziato" - è trasformato dall'innamoramento per Pamina (la vera Massoneria dimentica di se stessa) in una figura eroica su cui vegliano i "tre fanciulli".
Il suo viaggio iniziatico lo sottrarrà ai tentativi di dominio da parte della Regina della Notte e lo condurrà all'iniziazione "osiridea" di Sarastro-Zoroastro che gli aprirà le porte dei "Misteri".
Per Mozart, dunque, la Massoneria è trionfo dell'Aufklärung, dell'Illuminismo, e condanna, al suo interno, della Schwärmerei, dell' "illuminatismo" (illuministi ed illuminati sono antitetici) laddove la prima vuole disvelare "solo" la Ragione, mentre la seconda spazia in un milieu magico-esoterico-iniziatico antiilluministico, teso a recuperare orizzonti "spirituali" che la Ragione-razionalismo soffoca fatalmente.
Devo dire che io, da antirazionalista quale sono, la penso in maniera antitetica dal duo Mozart-Schiklander e ritengo che i migliori prodotti della Massoneria settecentesca siano nettamente "Schwärmerei": il Neotemplarismo di Ramsay, la Massoneria Giacobita, legata alla casa di Scozia degli Stuart, la "Stretta Osservanza" cattolicheggiante e, ovviamente, gli "Illuminati " di Lione (sulla linea Martinès de Pasqually - Louis Claude de Saint-Martin) così come ritengo che la spinta "anticristiana" (almeno ad una parte di essa), venne fornita da due "frettolose" condanne papali, una nel 1738 ed una nel 1751 rispettivamente ad opera di Clemente XII e di Benedetto XIV, un Papa a dire il vero, un po' troppo "Illuminista" ed un po' poco "Illuminato".
Ma, per tornare a Mozart, Goethe scrisse una "parte seconda" del Flauto Magico laddove Sarastro lascia il Tempio per percorre le strade del mondo (si secolarizza?) trasformandosi da "Superiore Sconosciuto" in "Wanderer", in viandante, quasi a segnare il passaggio dal "classicismo" settecentesco allo spirito "romantico" (che Mozart percorrerà splendidamente nelle sue tre ultime sinfonie) del Viandante che scopre il Mondo, coniugando armoniosamente il "suono dell'Anima" con il "Suono della Natura", sintesi, secondo me, alla base del Pensiero "romantico".
Tamino, invece, nella versione goethiana unifica, in se stesso, il Sacerdozio e l'Impero assurgendo al ruolo di realizzatore di un Regno dello Spirito sicuramente agognato da Goethe.
Et de hoc satis!

Luoghi e costruzioni legati alle esperienza scismatiche

11.7.2009 J. Turrell in visita allla Gurfa. Simmetria Roden Crater.
La spettacolarità dell'impianto ipogeico della Gurfa e delle ierofanie che vi si manifestano con la ritualità del Tempo Cosmico è tale da aver suscitato l’interesse di ricercatori ed artisti internazionali, fra tutti il Conte Giuseppe Panza di Biumo e James Turrell per tramite dell'amico fotografo Alessandro Belgiojoso e di Lucia Gotti Venturato, presidente del festival internazionale "SoleLuna". Per la sua 4° edizione, tenutasi alla GAM S. Anna di Palermo dal 6/12 luglio 2009, ha dedicato proprio ai nostri ipogei la mostra "Terra e Luce, dalla Gurfa al Roden Crater di James Turrell e Alessandro Belgiojoso". Sono stato fra i testimoni dell'evento l'11 luglio 2009 per la visita memorabile del Maestro Turrell alla Gurfa ed alla conferenza al Chiostro Sant'Anna "Lecture di James Turrell: Plato's cave and the light inside". Ne è rimasto un libro importante, dove c'è anche il mio testo "Architettura e mito alla Gurfa", "Terra e luce dalla Gurfa al Roden Crater di James Turrell", ed. Skira 2009, con scritti di Giuseppe Panza di Biumo, Agostino De Rosa, Giorgio Cucut e Amos Zampati, Giovanni Giuliani, Alessandro Belgiojoso , Massimo Cultraro, Carmelo Montagna, Paolo Nepoti . E' stata importante allora la collaborazione e l'impegno dell'amico, padrone di casa, Sindaco di Alia Francesco Todaro. Lucia Gotti Venturato, Presidente SoleLuna, questo ne ha scritto:"... visita alla Gurfa, accompagnata da Alessandro Belgiojoso, dal Sindaco di Alia e dal Prof. Montagna ... mentre il Sindaco raccontava le difficoltà nel rivalutare quel luogo, unico per dimensione e fattura, e il Professore raccontava il mito di Minosse e di Dedalo,... spiegava il progetto del Roden Crater di James Turrell e le similitudini tra i due siti. ... dimostrare la contemporaneità della preistoria. La Gurfa di Alia infatti non è altro se non una primordiale costruzione ipogeica, cui si sono ispirati nei secoli i grandi artisti del mondo. Quando si entra e si volge lo sguardo al cielo non si può non pensare alla Domus Aurea o al Pantheon e il collegamento allo site specific di James Turrell è assolutamente naturale. ...". J. Turrell, fra i massimi artisti contemporanei di Land Art, lavora alla sua monumentale opera ipogeica dal 1977, dentro un cono di origine vulcanica, situato in una riserva indiana nel Painted Desert del Northern Arizona. Per "consulente scientifico" mi disse di avere uno sciamano pellerossa; poi parlò del "foro" di sommità paragonandolo alla "fossa craniale" che abbiamo avuto tutti aperta sulla testa da bambini, da cui "entrò l'illuminazione ...". Sta costruendo "un osservatorio celeste e stellare a occhio a nudo". Il Roden Crater rappresenta il culmine della ricerca portata avanti dall’artista nel campo della percezione umana, in prospettiva millenaria. Come l'"Oculus" della Gurfa, "è una porta verso la contemplazione della luce, del tempo e del paesaggio" ci spiegò Turrell, le cui opere, allestite nei musei più importanti al mondo, sono cariche di una suggestione unica. Fig.1-C.Montagna con J.Turrell dentro la luce della tholos; Figure successive-Immagini del Roden Crater. (fonte J. Turrell). Come diceva Sciascia, di quella visita "ce ne ricorderemo".
Nessuna descrizione della foto disponibile.

mercoledì 20 aprile 2022

Non fu mai iscritto alla massoneria

...a Londra fu amico della famiglia Rossetti, coltivò interessi esoterici e venne definito da Karl Marx, che non lo poteva soffrire, "Teopompo"..Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 1 persona

Scrisse anche delle sue esperienze orticole

"Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita."
Hermann Hesse (1877-1962), Il cantico degli alberi, 1919Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 1 persona

Fino all'anno mille non si rappresentava cristo sulla croce, la storia che non convince

Pensando al cristianesimo credo che la prima immagine a venire in mente ad ognuno di voi sia quella della croce e quindi della crocefissione.
Ma la cosa davvero incredibile è che l'unica rappresentazione della crocefissione fino almeno all'anno Mille... sempre ammesso che sia vera... è quella incisa sul portale ligneo della chiesa di santa Sabina all'Aventino..
Che poi a dirla tutta sarebbe una crocefissione molto particolare in quanto rappresenta un ambiente che nulla ha a che spartire col Calvario e soprattutto sarebbe una crocefissione senza croce nè tantomeno corona di spine... elemento quest'ultimo che farà la sua comparsa solo nel XIII sec... al tempo di Luigi IX di Francia.
Ed allora mi chiedo... come è possibile che quello che oggi è riconosciuto unanimemente quale massimo simbolo del cristianesimo abbia impiegato così tanti secoli a Triduo Pasquale: brevissima introduzione

domenica 17 aprile 2022

La Pasqua e il mistero della Passione e della Resurrezione dell'Orfeo Bacchico

https://agenziastampaitalia.it/speciali-asi/speciale/45062-la-pasqua-e-il-mistero-della-passione-e-della-resurrezione-dell-orfeo-bacchico?fbclid=IwAR3JkdaxMmVY0XkEmEboH32Vk0oi2aTMY0jf5tZLLXcxbFbZg9XX4fijVMk

Scritto da Cristiano Vignali

orfeomito(ASI) Roma – Sul finire del IV secolo d.C., viene segnata per sempre la sorte dell'Impero Romano, dell'Europa e del Mediterraneo a causa di  scelte che saranno prese nella parte orientale dell'impero che da sempre aveva a livello religioso e militare una importanza strategica fondamentale per Roma, sia per la presenza di quelli che erano considerati i nemici più temibili, ossia i Persiani, sia per il forte fermento religioso legato ai culti misterici e orfeici provenienti dall'Oriente che hanno reso il Medioriente un costante problema di ordine pubblico per le autorità romane.

 

Il 9 agosto 378 d.C. la sconfitta dell'esercito di campo romano orientale ad Adrianopoli, ad opera di tribù di Goti, con la cattura e l'uccisione dello stesso imperatore Valente, segnano l'inizio della fase terminale della crisi militare dell'Impero Romano fondato da Augusto nel 27 a.C che unificava il Mediterraneo, fulcro del potere romano ribattezzato “Mare Nostrum”, toccando tre continenti l'Europa, l'Asia e l'Africa.

L'Impero Romano, oltre che sul “mito” dell'invicinbilità delle sue legioni, fondava la sua solidità sulla cosiddetta “Pax Deorum”, ossia sulla concordia fra la comunità civile, e le divinità del Pantheon della religione classica romana che ogni volta che c'era una nuova conquista delle legioni, si allargava con nuove divinità o con l'assimilazione sincretica di funzioni, riti, immagini culti delle divinità tradizionali romane con quelle della divinità del nuovo popolo entrato nell' “Ecumene” romano, poiché in una società arcaica come quella degli antichi, era fondamentale per un giusto equilibro sociale la concordia e spesso l'identificazione del potere politico con quello divino in un progetto di costruzione universalistica imperiale, al fine di controllare l'eterogenea massa di territori e popolazioni, in un'epoca in cui il progresso tecnico era di certo lontano da quello di oggi.

Questo sistema fondato sulla forza delle legioni e sul sincretismo religioso che includeva nella religione politeistica romana nuovi culti di nuove divinità, entra in crisi con la cosiddetta anarchia militare del III secolo d.C., dopo la fine della dinastia dei Severi che attraverso la “Constitutio Antoniniana” di Caracalla  aveva concesso nel 2012 la cittadinanza romana a tutti gli abitanti delle città dell'Impero, facendo venir meno la distinzione fra provinciali e cittadini romani, divisione su cui si era fondato fino a quel momento il potere dell'oligarchia senatoria repubblicana tradizionale.

I Severi, soprattutto con Eliogabalo ( Marco Aurelio Antonino Augusto, nato come Sesto Vario Avito Bassiano, imperatore dal 16 maggio 218 d.C. All'11 marzo 222 d.C.), avevano introdotto nuovi culti orientali misterici che avevano creato dei gravi dissidi religiosi in seno all'impero, così   alla loro caduta, alla instabilità politico – militare si aggiunse una altretattanto grave di tipo mistico – religiosa che aveva portato alla fine del Principato nel 284 e l'inaugurazione del Dominato con Diocleziano.

Diocleziano (imperatore dal 20 novembre 284 al 1 maggio 305 col nome esteso di Gaio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto Iovio, nelle epigrafi Gaius Aurelius Valerius Diocletianus Augustus) è stato il primo che cerca concretamente  di arginare senza definitivi risultati positivi la crisi della società romana tradizionale e delle istituzioni, sia con  la riscoperta dei culti tradizionali romani e la conseguente persecuzione di quelli orfeici misterici e profetici provenienti dall'Oriente, sia con la forma di governo della Tetrarchia che stabiliva in modo chiaro la successione al trono imperiale. Nella concezione pagana di Diocleziano, era fortissimo il culto di Roma e della figura dell'Imperatore che si dichiarava figlio di Giove, cosa atipica nella religione tradizionale romana, e ciò era già un primo passo verso l'instaurazione di un nuovo ordine religioso in seno all'impero che dal politeismo puro della Res Publica, si era trasformato pressoché in una vera e propria teocrazia ellenistica, più funzionale all'ideologia di dominio ecumenico del nuovo impero sorto dopo la concessione della cittadinanza a tutti i cittadini dell'impero fatta da Caracalla.

Ma, il ritiro a vita privata di Diocleziano nel palazzo imperiale di Spalato costruito appositamente per lui, riporta la situazione nell'anarchia prescedente alla sua salita al potere, così  Costantino I il Grande, il primo imperatore che riesce a instaurare un potere solido e duraturo dopo Diocleziano, decide di intraprendere una strada in controtendenza rispetto al suo predecessore.

Costantino, col suo “Editto di Milano” del 313 d.C, fondato  invece sulla tolleranza religiosa di tutti, cerca di dare impulso a quei culti misterici e orfeici che erano diffusi soprattutto fra i militari, dove il culto della divinità dell'Asia Minore Mitra era molto diffuso che fu poi nel corso dei secoli sincretisticamente associata alla figura e al culto del Cristo. Costantino, non è probabilmente consapevole di fondare uan nouva religione, infatti non abbandonerà mai la carica di Pontefice Massimo, ma da bravo romano, fedele ai segni e agli auspici che gli antichi sapevano leggere perfettamente, è devoto al Dio che gli aveva mostrato la cometa che nell'ottobre del 312 d.C passa sui cieli dell'Italia centrale e che i legionari interpretano come un presagio divino, probabilmente di Mitra e non di Cristo come poi ci hanno riportato i chierici che hanno trascritto le opere latine e greche nel Medioevo. Infatti, negli ultimi decenni è sempre più diffuso il forte dubbio se Costantino si riferisse a Cristo effettivamente o a Mitra, due culti che all'epoca erano molto simili e che la Chiesa Cattolica, assimilò sincretisticamente. Quello di Mitra era un culto arrivato dall'Oriente probabilmente verso la fine del I sec. a.C che si diffuse a Roma con riti che saranno poi assorbiti dal Cristianesimo, a partire dal battesimo, passando per la comunione, fino alla stretta di mano. Era molto amato in ambiente militare poiché prometteva la vita eterna a chi si fosse battuto con valore in battaglia dalla sua parte e qui si spiega la foga nella lotta per la vittoria dei soldati di Costantino contro quelli di Massenzio quando il primo decide di mettere le insegne del Dio sugli scudi. Ma, con l'avvento del Cristianesimo come religione di Stato romana, i suoi fedeli vennero perseguitati e i loro templi inglobati nelle chiese. Mitra muore e risorge anch'egli, guarda caso a 33 anni, la stessa età in cui la leggenda dice che muore e viene portato in cielo Alessandro Magno il Macedone da due grifoni alati.

Spiega molto bene come il culto di Mitra si sia adattato alla cultura romana e di come sia poi stato facilmente associato al culto di Cristo il libro di Maarten Josef Vermaseren, “Mithra, il dio dei misteri”, tradotto in Italiano da Barbara de Munari con prefazione di Giancarlo Mantovani, “Edizioni Ester”, “Collana Altra Conoscenza”, Bussoleno, Torino 2017  opera dedicata a Mitra dio indo – iranico, diffusosi con le conquiste di Alessandro Magno nel mondo ellenico e nel Mediterraneo orientale, dopo la disgregazione dell'impero dgli Achemenidi. Il culto di Mitra, religione misterica per eccellenza che prometteva una vita migliore dopo la morte, trovò ampia diffusione nella società romana del III secolo sia in Oriente che in Occidente (anche grazie ai culti e alle dotrine misteriche che ne favorirono l'ascesa come l'Orfismo, l'Ermetismo, lo Gnosticismo e la Teurgia), pervasa da crisi politica ed economica, assumendo sempre più caratteristiche tipiche dell'Ellenismo. Per comprendere come in modo sincretico la divinità si sia trasformata basti vedere come la tradizionale festa romana del Sol Invictus del 25 dicembre, nel IV secolo venne impersonificato nella figura di Mitra e successivamente con la festa del Santo Natale di Cristo.

 Sull'argomento vedi anche: C. Vignali “Le origini pagane della festività del Natale: dal Sol Invictus, a Mitra, passando per Dioniso, fino a Gesù Cristo”, 25 dicembre 2017, Agenzia Stampa Italia; “Anno Zero – Mitraismo romano e Cristianesimo” su altrogiornale.org del 28 giugno 2016;  Luigi Cascioli, “La Favola di Cristo”, 2002: Carlo Pavia “Oro, Incenso e Mitra”, Gangemi Editore.

Inoltre, Costantino cerca di risolvere il problema dell'instabilità politico – militare al confine orientale con i Persiani, tramite la fondazione di una capitale,  “Nuova Roma” nel 330 d.C. (che poi prese il nome di Costantinopoli in suo onore), lì dove sorgeva Bisanzio sullo Stretto dei Dardanelli fra la penisola balcanica e quella anatolica dell'Asia Minore).

Roma forse sarebbe riuscita ad includere nalla sua religione tradizionale le nuove divinità provenienti dall'Oriente senza stravolgere il suo Phateon degli Dei, senza mutare la visione escatologica della sua religione di Stato che tradizionalmente puntava alla gloria di Roma cara agli Dei e che con l'avvento del Cristianesimo  punterà  più alla gloria e alla grazia dei cieli che a quella sulla terra.

Ma, con la sconfitta di Adrianopoli delle armi romane, dopo la crisi della pace religiosa del Mediterraneo, tenuto unito non senza gravi problemi di ordine pubblico da parte delle autorità, anche il mito dell'invincibilità dell'esercito viene meno, perché per la prima volta i Romani vengono non solo sconfitti, ma anche sbaragliati in campo aperto sul loro territorio in una battaglia campale da parte di un esercito formato dalla popolazione barbarica dei Goti, con tutte le ripercussioni di immagine per l'autorità imperiale e il definitivo stanziamento di popolazioni di stirpe germanica all'interno del “limes” orientale senza che i Romani potessero impedirlo.

A questo punto, insieme ad un tentativo di integrazione in seno alle strutture militari e politiche romane dei nuovi “federati” barbari, diventa ancora più radicale la politica religiosa di stampo teocratico che prediligeva il monoteismo al politeismo, poiché di fronte a una tale “spada di damocle” rappresentata dai Barbari che ogni volta che cambiava regime potevano  ribellarsi o meno alle autorità imperiali, Teodosio I “Il Grande (Flavio Teodosio), decide prima con l'Editto di Tessalonica nel 380, di rendere il Cristianesimo la religione ufficiale dell'impero e poi nel 392  d.C. addirittura di proibire i sacrifici e il culto pagano, diventato unico Augusto delle due parti dell'Impero Romano, facendo venir meno definitivamente la classica tolleranza religiosa che aveva caratterizzato Roma fin dai tempi delle conquiste repubblicane, minando l'unità stessa dell'Impero che dalla sua morte, sopraggiunta il 17 gennaio 395 non sarà mai più unificato sotto un unico augusto, rompendo per sempre l'unità del Mediterraneo anche in campo religioso, dividendo l'impero fra i due figli Arcadio per l'Oriente e Onorio per l'Occidente. Quella che sembrava una mera divisione amministrativa e che forse nell'idea di Teodosio lo era, segnò in realtà lo smembramento dell'Impero romano, la cui parte occidentale addirittura cadde meno di un secolo dopo nel 476 d.C, e l'inizio dello sgretolamento dell'unità del Mediterraneo anche in campo religioso.

I Romani erano abituati a non distinguere la religione della politica di potenza imperiale, perciò con l'instabilità politica a partire dal III e ancora di più dal IV e V secolo, da prima con Costantino I, poi infine con Teodosio I e con i suoi successori, soprattutto con la figlia Galla Placidia madre del nipote Valentiniano III e con l'altro nipote Teodosio II, decisedo di orientarsi sempre più verso un monoteismo di stampo orfeico, misterico, profetico e salvifico con caratteristiche sia escatologiche sia soteriologiche che metteva ordine nel panorama religioso dell'impero, ricco di un numero eterogeneo di divinità e di culti, i cui fedeli erano in contrasto l'uno con l'altro, perché soprattutto quelli provenienti dall'Oriente erano confacenti più a regimi di tipo teocratico satrapico che alle istituzioni della religione classica italica, romana e greca. Da qui si spiega anche perché il “Cesaropapismo”, idealmente inaugurato dalla dinastia di Teodosio, ebbe vita breve in Occidente e lunga in Oriente, dove questi culti, grazie alla cultura greca e all'Ellenismo erano maggiormente confacenti alle forme di governo tipiche dell'epoca. A tal proposito, ci furono fra il IV e il V secolo diversi concili dogmatici per mettere “ordine” in quello che sarebbe stato il culto del Cristianesimo, nuova religione ufficiale dell'Impero, tra cui: il Concilio di Nicea del 325, il Concilio di Costantinopoli nel 381 e infine il Concilio di Efeso del 431 d.C.

Esistevano nell'impero fin dal I secolo d.C. molteplici culti monoteistici di tali caratteristiche, senza parlare ovviamente del più antico e famoso, da cui derivava anche il Cristianesimo, cioè l'Ebraismo, come ad esempio quello di Dioniso e quello di Mitra ad esempio, o quello di Orfeo che era considerato il profeta dell'Orfeismo con notevoli caratteristiche simili a quelle di Gesù (egli era una sorta di sciamano capace di incantare animali e di compiere il viaggio dell'anima lungo gli oscuri sentieri della morte, vedi ad esempio  Giulio Guidorizzi, “Il mito greco vol 1, Milano, Mondadori, 2009, p.77 ISBN 978880458347-9).

Il culto di Dioniso che prenderà sincretisticamente il posto del sannitico Libero e del latino Bacco, aveva delle caratteristiche molto analoghe a quelle della figura del Cristo, in particolare relative al mistero della morte e della resurrezione intesa come sacrificio del Dio per l'espiazione dei peccati degli uomini. Nella sua versione orfica, salvifica, Dioniso, chiamato col nome di Zagreo (Zαγρεύς) che appare per la prima volta nel poema del VI secolo “Alcmenoide” (“Potnia veneranda e Zagreo”, cioè “tu che sei sopra tutti gli dei Zagreo”), figlio di Zeus che, sotto forma di serpente, feconda la figlia Persefone,  rappresenta il mito della “resurrezione del Dio ucciso. Secondo il mito, Zeus aveva deciso di rendere Zagreo il suo successore nel governo del mondo, provocando così l'ira della sua moglie legittima Era che rivolgendosi ai Titani lo fece rapire ed uccidere, divorando le sue carni, ma Zagreo sarebbe resuscitato poiché Zeus avrebbe mangiato il suo cuore raccolto da Atena, oppure lo avrebbe fatto mangiare a Semele che lo avrebbe fatto resuscitare sotto forma di Dioniso. Zeus punì i Titani fulminandoli e incenerendoli e dal fumo uscito dalle fiamme del corpo di Zagreo (Dioniso) carbonizzato e da quello fuoriuscito dal corpo dei Titani,  sarebbero nati gli uomini con uan parte materiale cattiva (derivante dai Titani) che deve essere purificata, cioè salvata, e una spirituale divina ( derivante da Dioniso). Quante similitudini con quelle dei misteri della fede cristiana e col mistero della Resurrezione del Cristo ( vedi a tal proposito, F. S. Villarosa, “Dizionario mitologico – poetico”, vol. I, Napoli, Tipografia Nicola Vanspandoch e C.).

Probabilmente, alla fine del IV secolo la scelta finì sul  Cristo sia perché il “Nazzareno” era di origine ebraica e gli imperatori romani, avevano sempre avuto nel monoteismo ebraico un problema per la gestione del potere in Palestina a tal punto che dovettero distruggere il tempio di Gerusalemme con Tito nel 70 d.C e dar vita alla diaspora del popolo ebraico nei territori dell'impero che poneva un'ulteriore problema, quello dell'integrazione definitiva degli Ebrei nelle istituzioni romane, sia perché il Cristianesimo era una religione profetica, salvifica ed ecumenica che tramite il proselitismo cecava di convertire al suo culto tutte le genti del mondo, perciò era la fede che maggiormente si adattava al disegno di dominio universale romano.

Da quel momento, il Cristianesimo, divenuto ideologia del nuovo Impero Romano (anche grazie alla crisi delle istituzioni a seguito delle invasioni barbariche, in cui entrarono nel V secolo sempre più i ministri della fede cristiana che fungevano da ambasciatori e da difensori della popolazione  in assenza del potere militare romano), iniziò ad assimilare sincretisticamente gli elementi della tradizione pagana.

A tal proposito,  nel 1896 fu pubblicato un pendente in ematite (la pietra tipica degli amuleti) dei musei di Berlino, inciso e iscritto su un lato, proveniente dalla collezione di E. Gterhard che raffigurava un personaggio crocefisso sormontato da una luna e da sette stelle e sulla parte bassa ai due lati del crocifisso la scritta che definiva il Cristo in croce “Orfeo Bacchico”, realizzato nella tarda antichità, su cui negli anni Venti e Trenta del secolo scorso ci sono state una serie di indagini da parte di studiosi che si sono interessati della religione orfica (Vedi anche    A.Furtwängler, Beschreibung der geschnittenen Steine im Antiquarium, Berlin 1896, nr.8830; O.Wulff, Königliche Museen zu Berlin. Altchristliche und mittelalterliche, byzantinische und italienische Bildwerke, I, Berlin 1905, p.234, nr.1146, tav.56; cf. A.Boulanger, Orphée. Rapports de l'Orphisme et du Christianisme, Paris 1925, p.7; H.Leclercq, s.v. Orphée, in Dict.d'archéol.chrétienne et de liturgie, XII, c. 2754, fig.9249; cf. Id., ibid., VI, s.v. Gemmes, c.840, nr. 177. L'oggetto è disperso dal tempo della seconda guerra mondiale; W.K.C. Guthrie, Orpheus and the Greek Religion, Lond 19522=Orphée et la religion grecque, Paris 1956, p.295; Il Leclercq, l.c., riporta una datazione al secondo terzo del II secolo d.C., ciò che è poco credibile e, come avverte lo stesso autore, "troppo preciso". Anche F.J.Dölger, Ichthys, I, Roma 1910, p.324, parla del II secolo. H.Neumann, Untersuchngen zur Ikonographie der Kreuzigung Christi, Habil.-Schrift. Halle 1968, pp.22-35 (cit. da P.Maser, Die Kreuzigungsdarstellung auf einem Siegelstein der Staatlichen Museen zu Berlin, in "Riv.Arch.Crist." 52, 1976, p.257) e P.Hinz, Deus Homo, Berlin 1973, p.91, avanzano una datazione alla seconda metà del III secolo. R.Zahn -(J.Reil), Orpheos Bakkikos, in "ÖAggelow" 1926, p.63, circa la paleografia del III secolo).

Tutto ciò è spiegabile col fatto che durante la tarda antichità Gesù Cristo era chiamato spesso con il nome di Orfeo perché proprio da questo profeta divino pagano aveva ripreso alcune delle sue caratteristiche tipiche come quella di incantare gli animali e le persone e di compiere prodigi. Il Cristo sulla croce viene chiamato “Orfeo Bachico”, dove Bacco è il nome romano del greco Dioniso, perché con il mistero della Passione e della Resurrezione del Cristo per salvare gli uomini, rivive per certi versi il mito stesso dello Zagreo – Dioniso – Bacco - Libero (Vedi anche Cf. H.Rahner, Griechische Mythen in christlicher Deutung, Zürich 19573, tr.ingl. Greek Myths and Christian Mystery, New York-Evanston 1963, p.58, a proposito dell'intaglio berlinese e di un inno medievale (A.Mai, Nova Patrum Bibliotheca, I.2, Roma 1852, p.208). Sui temi del mito di Orfeo applicati alla figura di Cristo nei Padri della Chiesa cf. Gruppe, o.c., c.1207; poi Leclercq, c.2754, nr.23, fig.9250 (al British Museum). Al nr.20, fig.9248 è pubblicata una gemma in corniola, di provenienza incerta e conservata ai musei di Berlino, raffigurante Orfeo che suona la cetra in mezzo agli animali. Il Leclercq suppone che provenga da una catacomba romana ).

Il Cristo in Croce, chiamato “Orfeo Bachico”, sull'intaglio del ciondolo di Berlino, presenta anche sette stelle e la luna che secondo una iconografia classica delle gemme astrologiche, magiche, del mitrismo e dello zoroastrismo, rappresenta  i sette pianeti insieme alla luna, ulteriore elemento dell'inglobazione sincretistica di culti pagani da parte del Cristianesimo (Cf.R.Merkelbach, Mitra, tr.it., Genova 1988, p.477, fig.165).

In merito si legge sul saggio di Attilio Mastrocinque “Orpheos Bakchikos”, aus: Zeitschrift fur Papyrologie und Epigraphik 97 (1993) alla pag. 23 -24: “Orfeo, come prefigurazione di Gesù come figura Christi, è ben noto sia dalle fonti letterarie che da quelle iconografiche. In particolare, aveva colpito il pensiero dei cristiani il mito di Orfeo che affascina gli animali con il suo canto e che da loro sa farsi capire, e qui i fedeli riconoscevano un parallelo con il Cristo, il cui Verbo convinceva tutte le genti. L'iconografia del cantore tracio tra le bestie, che si ritrova negli affreschi delle catacombe cristiane, era pertanto resa simile all'iconografia del Buon Pastore. Come Orfeo, anche altri famosi personaggi della mitologia pagana furono reinterpretati dal pensiero cristiano, che ne fece altrettante prefigurazioni del Cristo, e in particolare Ercole e Prometeo, a causa delle loro sofferenze in favore dell'umanità. Anche la tradizione dei culti misterici pagani fu assimilata e reinterpretata dai cristiani”.

Dunque, in definitiva si può ben dire che gran parte delle festività, dei culti, dei riti, dei simboli, della religione cristiana sono ripresi dagli antichi culti pagani a cui si sono spesso sostituiti cambiando solo il nome del nuovo Dio a quello del vecchio culto, come è pressoché avvenuto con la Santa Pasqua, dove il mistero della morte e resurrezione del Cristo è strettamente legato ad esempio al analogo mito di Dioniso (Bacco in Latino).

Su come la religione si sia modificata nel corso dei millenni sostituendo solo il nome alla divinità, senza modificare sostanzialmente i riti tradizionali e ulteriormente sul mistero della vita e della morte del Cristo poi risorto, torneremo in altri approfondimenti.     

 Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

venerdì 15 aprile 2022

Piramidion

La piramide magnetica nera, così detto pyramidion,o ben ben,la collina sacra della creazione...questo è del Faraone Amenemhat lll dalla piramide nera di Dashur,Gli scienziati non sono riusciti a scoprire i componenti della pietra da cui è stata ricavata, e alcuni dicono che i componenti della pietra di questa piramide siano granito, ma questo non è vero., è fatta di pietra di ferro che si trova solo nello spazio, il tipo di pietra è difficile da formare, la pietra produce energia elettromagnetica che toglie l'energia negativa e ti fa sentire a tuo agio non sappiamo ancora decifrare il suo mistero,
il testo scritto dice: tua anima sale nel cielo per rivivere con le divinita' nel cielo
Il pyramidion di Amenemhat III – Museo del Cairo
Flash sul mondo ... di tutto, di più: Pyramidion; La pietra di Benben –  L'apice della piramide: La Fenice

mercoledì 6 aprile 2022

La Dea Madre Sarda, coniglio e uovo pasquale

Nessuna descrizione della foto disponibile.


Perché è lei, la dea Madre Sarda, colei che davvero rappresenta la Pasqua.
L'Easter, colei che sta ad est, alla destra del braccio di Orione, colui che indica la via della rinascita, della resurrezione astrale, lungo la via Lattea.
Sirio/cintura di Orione/Aldebaran, "s'ogu de fogu", l'occhio di fuoco della trasformazione alchemica in esseri divinizzati.
Le tre Dee Madri Sarde, tutte alla destra di quell'Orione/Osiride, che sovrapposto alla cartina della Sardegna, le corrisponde perfettamente, con cintura di Orione su Oristano e braccio destro sull'Asinara.
Tre Dee Madri che sorgono ad est, come l'Easter, la Pasqua.che celebra la nascita del Femminino, l'unico elemento, in integrazione con il Maschile, che può consentire la rinascita, la resurrezione.
Come Iside, che è contenuta, nelle due vocali "SD", nella parola Osiride, che contiene le consonanti SRD, come Sardegna.
Poiché Iside, il Sacro Femminino, fu in grado di ricompattare il corpo smembrato di Osiride, poiché in ogni frammento essa si riconosceva in esso, e il sacrificio del suo fallo, ingoiato dall'Ossirico, valse la fertilità del Nilo.
Come il sacrificio necessario del Cristo, a cui la sua controparte Femminile, la Miriam, la Maddalena, fu affidato il tenerne viva la memoria, sacralizzando questo legame d'amore puro e custodendone la discendenza, il Sangue Reale, il Sacro Graal.
WoMan.
La parola "donna", in inglese, ha la "W" e la "M" iniziali di Woman(donna) e Man(uomo).
Due consonanti speculari.
Come la M del Sacro Archetipo Ebraico Mem, il tredicesimo, che simboleggia l'acqua, e il ventunesimo, la Shin, rappresentato da una W, che simboleggia il fuoco, una triplice fiamma.
Una donna, quindi, che è completa, è sigizia del maschile e del femminile contemporaneamente.
Per questo motivo, può creare la vita.
Dee Madri Sarde, che nascono geograficamente, in direzione dell'aurora ad est di Osiride, l'uomo divinizzato.
Particella "Ur", contenuta nella parola Aurora, e che significa "luce, fuoco, casa, focolaio".
Dee Madri Sarde, che rappresentano i simboli della Pasqua, il coniglio e l'uovo.
La Dea Madre di Macomer, risalente al IV-V millennio a.C., datazione attestata da prof. Lilliu, e poi confermata da chi dopo di lui.
"Neolitico superiore", precisamente, quindi in una datazione compresa tra il 6000 e il 4000 a.C.
Si tratta di un manufatto "non finito", come è stato definito, in quanto diversa dall'accuratezza formale di quel periodo, ma ben definita almeno nella simbologia.
Ha una testolina che sembra zoomorfa, simile a quella del Prolagus Sardus, un piccolo mammifero simile alla lepre, estinto forse, dal 1400 in poi.
Un chiaro riferimento, nella scelta di rappresentarla con questa testa zoomorfa a forma di coniglio, al concetto di fertilità e riproduttivita'.
"Coniglio" in sardo, di dice "conillu", troppo simile, nella radice, a quel "con-cun-" di "cono/cunno" che indica l'apparato riproduttivo femminile.
Quindi, questa Dea Madre, sembra un coniglio, nonostante la forma stetopigia del corpo(cosce e glutei importanti, come quelle delle statuine ritrovate in Anatolia e nel nord Europa nello stesso periodo).
L'altra, successiva, sembra un uovo, un uovo pasquale, cosmico, quello della Dea Madre di Cuccuru s'Arriu, di Cabras, appartenente al Neolitico Medio, 4900/4400 a. C. circa, cultura di Bonu Ighinu.
E anche qui, nel nome della zona del ritrovamento, Cuccuru, troviamo la particella "ur', che indica la luce, il fuoco, il calore della Casa, dell'Origine, dell'est, dell'aurora, nella parola Cuccuru s'Arriu, che significa Sommità del Fiume, forse in riferimento all'origine del fiume stellare, la via Lattea.
Una bella Dea Madre a forma di uovo, di Uovo Cosmico.
E ritroviamo questa stessa particella "Ur", anche nel nome della Dea Madre di Turriga, ritrovata nei pressi di Senorbi, parola, che, come Oristano, contiene la particella "or', zone alchemiche della trasformazione in" oro".
Il Turriga è associato ad uno dei più famosi e apprezzati vini rossi di Italia. Rosso come il sangue, come il sacrificio simbolico necessario per la resurrezione.
La tradizione del coniglio e dell'uovo, simboli pasquali, qui in Sardegna, nascono in seno a quella Dea Madre, che come una Venere mattutina, sorge ad est, come Venere, l'Iside del Mattino, l'aurora.
Come sempre, gli Antichi Sardi, anticipano di millenni, le tradizioni che poi saranno, di prerogativa cattolica, religiosa.
Non si sono inventati niente.
Tra l'altro, la costellazione della lepre risulta subito sotto Orione, leggermente alla sua destra, rispetto all'asse del suo braccio sinistro teso sull"arco.
È la lepre che egli sta cacciando, essendo un cacciatore.
La prima lunazione dell'anno, considerando che l'anno lunare cade convenzionalmente in primavera, tra marzo e aprile, vicina all'equinozio, viene chiamata proprio "luna della lepre", un'Esbat del calendario lunare di alcune tradizioni neopagane.
La Lepre è sempre stata associata alla dea Afrodite, o Venere, e alla Eostre('Est', letteralmente, dea dell'alba, la Dea sintesi del Divino che si manifesta nell'alba), ricordando che il pianeta Venere è visibile soprattutto nell'equinozio di Primavera.
Eostre come Ishtar/Istar.
La" str"del Tirso, la nostra via Lattea della Sardegna, il nostro fiume sardo più importante, dove il nucleo "str" indica il Femminino.
Tirso, che è il bastone del potere e della conoscenza, che sulla Sommità ha la ghiandola pineale, a forma di uovo, come l'Omphalos che abbiamo all'altare sacro del Monte d'Accoddi, altro luogo sacro di unioni Sacre tra Maschile e Femminile.
Avanti, di secoli, e di millenni, i nostri antichi Sardi. Come sempre.
Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Mi trovate anche su questo blog inglese