mercoledì 8 luglio 2020

Le stranezze del "Giudizio Universale"

Conto alla rovescia fino al giorno del giudizio - L'Altra Genesi

Nella Cappella Sistina, Michelangelo non rappresenta il Cristo nel "Giudizio Universale".
Qui sopra si nota che quello che solitamente viene scambiato per Cristo è in realtà Marduc (Il Vitello del Sole)

sabato 4 luglio 2020

le defixiones

questa è una tavoletta in piombo con una maledizione a sfondo sessuale ed e' stata scoperta dagli archeologi nel sito del Regno di Amathus, sulla costa meridionale di Cipro.
Il testo è scritto in greco e parla di una donna, Kyrilla, che invoca il nome di sei dèi per lanciare una maledizione contro un uomo chiamato Iennys, apparentemente per un caso giudiziario.”Colpisco e taglio e inchiodo la lingua, gli occhi, la collera, l’ira, la rabbia, la procrastinazione, l’opposizione di Iennys”, recita la maledizione. Kyrilla chiede agli dèi di assicurarsi che “lui non possa opporsi, così che non possa dire o fare niente contro Kyrilla… ma piuttosto che Iennys … sia soggetto a lei…”
Per raggiungere il suo obiettivo, Kyrilla aveva combinato elementi di quattro religioni, dice Robert Walter Daniel, archeologo presso l’Università di Colonia. Dei sei dèi invocati, quattro erano greci (Ermes, Persefone, Plutone, Ecate), uno di Babilonia (Ereshkigal) e uno, Abraxas, è gnostico. Inoltre, il testo contiene parole magiche come “Iaoth” che sono di origine ebrea/giudaica.
Sarebbe stato un mago professionista a creare la maledizione per Kyrilla, e avrebbe potuto davvero usare martello e chiodi per eseguire il rito magico, dice Daniel. “Il martellamento e l’inchiodamento sono forme per prendere il controllo su una o più persone obiettivo dei testi magici”.
Kyrilla e il destinatario, probabilmente entrambi membri della classe romana media o alta, erano probabilmente in qualche disputa giudiziaria, dato che la tavoletta è simile a quelle trovate a Cipro note appunto per essere state usate in casi giudiziari. Inoltre, la parola “opposizione” nei testi indica una materia legale.
Secondo il capo della Scuola archeologica di Atene, il francese Pierre Aubert, il reperto, risalente al settimo secolo dopo Cristo, dimostra che quando l'isola era gia' stata convertita al cristianesimo sopravvivevano pratiche di stregoneria e sciamaneria dell'era pagana.
Anche se L'impero Romano ebbe a promuovere delle leggi severissime contro queste pratiche che potevano arrivare anche alla pena capitale.

Riti atavici che ancora sopravvivono

IL CULTO DI VACUNA... TRA VACUNEUM (BACUGNO) E VACONE
 

 
Vacunea... la Grande Madre dei Sabini assimilata poi dai Romani con la Dea Vittoria sopravvive ovunque nella Terra dei fondatori di Roma... i Sabini appunto che diedero vita nell'Urbe...
E se a Vacuneum, oggi Bacugno, ogni 5 di Agosto è ricordata nel rito atavico della Biffa (albero cosmico) e nell'inginocchiamento del Toro Ossequiiso a Vacone, luogo di esilio di Orazio, la memoria della Dea è conservata oltre che evidentemente nel nome nel Bosco Sacro ove permangono evidenti le tracce del suo Culto...
Tutti i santuari cristiani sono stati eretti presso grotte o sorgenti sacri alla Dea Sabina della Terra.. Farfa... Greccio...Poggio Bustone.. ecc ecc solo per citarne alcuni...

Scherno che rasenta la pornografia medioevale

23/02/2019 – La fucina dell'Anima


Secondo la leggenda (una delle tante), la signorina che vedete raffigurata in questo bassorilievo del museo del Castello Sforzesco sarebbe la moglie di Federico Barbarossa, Beatrice di Borgogna; quello che non potete non notare è il fatto che si stia dando un ritocchino di lama all'imperiale pube, che se lo stia tosando insomma, e anche con un certo orgoglio. Non è quindi un caso che in origine quest'opera facesse parte della medievale Porta TOSA di Milano, che da questa simpatica immagine prendeva il nome. Il motivo è molto semplice e tutt'altro che simpatico: visto che Barbarossa nel 1162 venne apposta dalla Germania per radere al suolo la nostra bella cittadina (Milano alzava troppo la cresta e lui ce la fece abbassare a suon di spada e mazza), i nostri raffinati antenati milanesi, consapevoli che "pube rasato" e "prostituzione" erano sinonimi, pensarono bene di rappresentare l'imperatrice come una che faceva il mestiere più vecchio del mondo, ma soprattutto di ricordarlo a tutti quelli che passavamo ogni giorno.
Cosa non si scopre nei musei eh?
(Fonte FB Taccuino Meneghino)

venerdì 3 luglio 2020

Dove parlano ancora gli Dei

Crotone - l'ultima delle colonne del tempio di Hera Lacinia a Capo ...
Il Capo delle Colonne traboccava di luce, la base percossa dal fragoroso assalto delle onde… un volo di gru, disegnando nell’azzurro il suo triangolo cabalistico, attraversò il cielo sopra la mia testa… ma era soprattutto la possibilità eccezionale di vederlo sopraggiungere al momento opportuno per animare il paesaggio crotronese e richiamarvi le gru di Pitagora. Del resto io ho sempre avuto una singolare fortuna in questi incontri di animali che costituiscono un vivente commento delle tradizioni classiche. Non parlo tanto delle piccole civette dell’Acropoli di Atene: nessun viaggiatore vi è salito senza notarle. Ho visto i grandi avvoltoi fulvi sacri alla dea Maut appollaiati a stormi sulle rovine del suo tempio a Karnak in Egitto, la tortorella del Libano sui cedri dell’Eden, e l’aquila di Zeus planare sopra le tre colonne ancora in piedi del tempio di Nemea. Ho udito il cuculo cantare in primavera nella macchia accanto all’Heraion di Argo, dove Zeus prese le sembianze di quest’uccello per sedurre la sorella Hera e farne la sua sposa. A Epidauro ho fatto fuggire nei cespugli la famosa biscia di Asclepio; ho assistito ad un passaggio di tonni sulla costa dove fu Cizico. Ho incontrato una grande tartaruga marina proprio accanto ad Egina…
(Francois Lenormant da ” Melfi e Venosa “ 1883)

I Samaritani: gli ebrei delle origini

Il Monte Sacro dei Samaritani | Incontro Mediterraneo
"...è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre." (Gv4,21)
5 giorni fa, i Samaritani si sono riuniti x pregare sul monte Gerizim celebrando Shavuot all'alba. Questa festa segna il dono della Torah sul Monte Sinai 7settimane dopo l'esodo.
I samaritani erano e sono ancora i membri di una comunità ebraica in Terrasanta, attualmente ridotta a qualche migliaio di individui. L'omonima città e regione (Samaria, oggi Nablus in Cisgiordania) prende il nome da loro.
Da un punto di vista strettamente storico, i samaritani sono i discendenti di quanti, fra le popolazioni ebraiche delle tribù del regno settentrionale di Israele, rimasero sul posto al momento della deportazione delle élites urbane esiliate dagli Assiri ..
Questa popolazione di “rimasti”, si fuse nel corso dei secoli con una parte delle popolazioni pagane a loro volta deportate in Israele.
Tuttavia, secondo quanto afferma la Bibbia, per la quale solo i discendenti delle tribù del Regno di Giuda erano i “veri” e “puri” ebrei dopo l'esilio babilonese, i samaritani erano i discendenti unicamente degli stranieri pagani deportati in Israele nel 721 a.C. per sostituire le popolazioni ebraiche totalmente deportate.
La visione biblica contrasta, però con la persistenza nei territori dell'ex regno di Israele, anche durante il periodo dell’esilio, sia della cultura materiale esistente prima della conquista degli Assiri . sia soprattutto del culto del Dio ebraico, peraltro considerato “illegittimo” dai compilatori dei libri biblici post-esilio.
Nella realtà storica, gli ebrei di Samaria non si convertirono al paganesimo né si abbandonarono ad una mescolanza di dottrine religiose, secondo l'accusa rivolta loro da alcuni ebrei. Essi si preoccuparono di preservare il culto di Dio, fino ad arrivare a costruire un loro tempio, separato da quello di Gerusalemme, sul Monte Garizim, officiato da sacerdoti di diretta discendenza da Aronne.
Tuttavia la Bibbia stessa ammette che le “genti del paese”, cioè i discendenti di coloro che non erano stati mandati in esilio e che si erano mescolati con i popoli deportati in Israele, offrirono la loro collaborazione per costruire assieme il tempio ed officiarlo assieme. Solo quando i “ritornati” resero chiaro che non intendevano mescolarsi con le “genti del paese” ,costoro assunsero un atteggiamento ostile, appellandosi ai persiani perché fermassero la costruzione del tempio ed anche la fortificazione militare di Gerusalemme, correttamente letta come un'intenzione di dominio sulla regione circostante.
Se dunque i libri della Bibbia, scritti dopo l'esilio, presentano la decisione di separare la comunità giudaica dei “ritornati” da quella delle “genti del paese” come una decisione chiara, netta, presa senza tentennamenti, la documentazione storica mostra che essa fu la conclusione finale di un lungo scontro politico che per un lungo periodo iniziale sembrò far prevalere il partito della fusione fra i “rimasti” e i “ritornati”.
Oggi una piccola comunità di un migliaio di samaritani, di lingua araba, ancora guidata da una gerarchia sacerdotale, sacrifica l'agnello pasquale sul monte Garizim, luogo santo samaritano da oltre due millenni, vicino Nablus. I samaritani possiedono una loro versione del Pentateuco, che interpretano letteralmente e anche se non considerano i profeti e gli agiografi come testi sacri, credono nel messia e nella resurrezione. Buona parte delle discordanze fra la versione samaritana del Pentateuco e quella giudaica mira peraltro a stabilire sul monte Garizim, anziché sul monte del tempio di Gerusalemme, il vero luogo del culto di Dio. Come altri settari posteriori, quali i sadducei, anche i samaritani possiedono un loro calendario....

La peste psichica

FUNERALI E SEPOLTURE ROMANE - 2/2 | romanoimpero.com"In tanto agitarsi di vicende umane, niente è certo, tranne la morte. Tuttavia, tutti si lagnano di questa, che è la sola a non ingannare nessuno".
Seneca (Lettere a Lucilio, XVI, 99, 9)

giovedì 2 luglio 2020

1936 L’ARA DI SCIPIONE A LITERNUM



Dopo la campagna di scavi degli anni trenta del secolo scorso, condotta da Amedeo Maiuri e Giacomo Chianese , la tomba di Publio Cornelio Scipione l’Africano ancora una volta non venne individuata. 
LiternumIn conclusione dei lavori in memoria del grande condottiero venne però realizzata un’ altare o ara commemorativa completata nel 1935, ed inaugurata il 15/11/1936 , il monumento reca inciso il distico di Ennio il grande poeta latino ; in proposito la Soprintendente Archeologa competente per Liternum Patrizia Gargiulo sul mensile National Geographic del 01/06/2009 scriveva : “Quelli che tutti indicano come tomba di Scipione sono i resti del foro di Liternum mentre la vicina ara di Scipione che reca inciso il distico composto dal poeta Ennio per il sepolcro dell'Africano " HIC EST ILLE CUI NEMO CIVIS NEVE HOSTIS / QUIVIT PRO FACTIS REDDERE OPIS PRETIUM" (qui è deposto colui al quale ne cittadino ne nemico seppe rendere compenso adeguato) in realtà è di epoca fascista quando iniziarono gli scavi .

Uno dei politici più seri della storia: Robespierre

Robespierre Salvò la Francia dopo la rivoluzione animato da una grande capacità politica chiamato: L'INCORRUTIBILE

Maximilien Robespierre (@Maximil27062535) | Twitter
Robespierre Maximilien François-Isidore, probabilmente il più noto protagonista della Rivoluzione Francese, studiò legge a Parigi per poi esercitare l’avvocatura. Eletto deputato agli Stati Generali e quindi all’Assemblea Costituente, s’impose per i sentimenti democratici e la serietà dei programmi, comprendenti la richiesta del suffragio universale e dell’assoluta eguaglianza dei diritti di ogni cittadino.
Esponente di primo piano del club dei Giacobini e deputato alla Convenzione , collaborò ad instaurare un regime di terrore e dittatura che aveva come strumento le condanne a morte emesse a migliaia dal tribunale rivoluzionario.
Con la sua energia e incorruttibilità salvò la Francia dalla rivolta interna e dall’invasione straniera, ma quando l’opinione pubblica manifestò il desiderio di vivere in maggior tranquillità, venne arrestato e ghigliottinato (28 luglio 1794).
Robespierre non fu solo un rivoluzionario, ma anche ispiratore di usi e costumi che gli sopravvissero.
-Camicia alla Robespierre: fatta con un colletto largo e aperto;
-guida a destra: da lui ordinata in segno di sfida alla Chiesa, al fine di condurre carri e animali in opposizione all’uso cristiano di mantenere la sinistra della strada, indicato la prima volta nel 1300 da Bonifacio VIII per il Giubileo;
-tagliata o filetto detto alla Robespierre: ricetta fatta con un pezzo di carne tagliato alto e cotto in modo che arrostisca all'esterno ma si mantenga al sangue all'interno. Fra gli aromi della preparazione anche aglio, rosmarino e pepe verde, che si dice vennero messi nella cesta contenente la sua testa ghigliottinata per identificarla come quella di un maiale...

domenica 28 giugno 2020

La dove ora sorge il Vaticano



Il circo monumentale di Nerone, era un impianto per spettacoli dell'antica Roma lungo 540 metri e largo circa 100, che sorgeva nel luogo dove oggi si trova la basilica di San Pietro in Vaticano, in una valle che correva da dove si trova la parte sinistra della basilica fino quasi ad arrivare al Tevere.L'opera fu iniziata da Caligola e completata da Nerone, era stata costruita all'interno della villa di Agrippina Maggiore, villa che alla morte della madre di Caligola passò in eredità a Nerone.

sabato 27 giugno 2020

L'oracolo di Zeus

Dodona - Montagnando.it
Veduta delle rovine del tempio di Dodona, in Epiro dove si trovava un oracolo di Zeus che si manifestava attraverso il fruscio delle foglie di quercia “alta chioma del dio” .... La sacralità del luogo risale probabilmente al III millennio a.C. conferendogli la qualità di uno dei più antichi centri di culto della Grecia. Qui Zeus, potrebbe aver sostituito un oracolo più antico dedicato a una divinità della terra. A Dodona infatti egli era associato non con Era, la sua sposa, ma con Dione, un’antica divinità femminile il cui nome deriva dalla stessa radice di quello di Zeus. Nel santuario operavano sia sacerdotesse che sacerdoti; questi ultimi sono chiamati “Selli” da Omero, il quale riferisce che essi “mai lavano i piedi e dormono in terra” a far segno del loro legame con la divinità della Terra….

venerdì 26 giugno 2020

Luoghi della trascendenza

 L'Eremo di Poggio Conte: misteri scavati nella roccia
 
L’Eremo di Poggio Conte è uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi della Tuscia. Si trova in un luogo solitario e selvaggio, raggiungibile attraverso un sentiero che costeggia il fiume Fiora. La Chiesa è scavata nel tufo ed affascina gli studiosi per la presenza contemporanea di simboli religiosi e pagani.
A Poggio Conte, e nel territorio circostante della Tuscia viterbese, sono stati rinvenuti resti del popolo etrusco; le antiche tombe a camera intagliate nelle pareti tufacee furono recuperate in epoca medievale ed adibite ad alloggio per i monaci.
’eremo di Poggio Conte si trovava in prossimità della dogana tra i territori pontifici e la Toscana. Le prime tracce scritte del sito si riscontrano in una antica carta del 1027 ma, con molta probabilità, è nel corso dei secoli XII-XIII che il romitorio fu abbellito architettonicamente e pittoricamente.
In contrasto aperto con l’opulenza della Chiesa romana, a partire dell’anno Mille si fece strada l’esigenza di abbracciare una vita spirituale pura ed ascetica, lontana dai fasti e dagli intrighi della Curia.
L’adozione di questi nuovi modelli di vita diede il via a forme di fede radicali e a scelte consapevoli di allontanamento dalla società. Le enormi ricchezze della gerarchia pontificia venivano dimenticate in questi luoghi di venerazione del Divino e della Natura.L’interno dell’edificio sacro, a cui si accede da un portale sovrastato da un foro, è costituito da pareti affrescate con motivi floreali e geometrici. Decorazioni insolite per una chiesa cristiana.È proprio per questo motivo che gli studiosi ritengono che il sito dell’eremo, almeno all’inizio della sua storia, nel XII secolo, sia appartenuto all’Ordine dei Templari e che, successivamente, con la loro soppressione nel 1312, sia stato modificato attraverso una ristrutturazione della volta….

Le radici etrusche di Roma

The hard truth - /int/ - International - 4archive.org


La tomba François nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, è uno dei più importanti monumenti etruschi, soprattutto per la sua ricchissima decorazione ad affresco che ne fa una delle più straordinarie manifestazioni della pittura etrusca..con le straordinarie copie del Ruspi..e la storia che narra..dei fratelli Vipsania (Vibenna) e Mastarna, con Vel Saties l'auspice e il piccolo Arnza..

giovedì 25 giugno 2020

La notte di San Giovanni

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La magia della notte di San Giovanni
Nella notte di San Giovanni, la più magica di tutte le notti dell'anno, la rugiada che inumidisce i prati acquista miracolose facoltà rigenerative e rotolarsi nell’erba bagnata renderà il fisico scattante, vigoroso ed attraente. Questo rituale dicono che sia miracoloso per guarire quanti soffrono di reumatismi. Durante questa notte si raccolgono le noci acerbe per metterle sotto spirito e farne il famoso liquore nocino.
In questa notte tra il 23 ed il 24 giugno alcune erbe raccolte bagnate di rugiada in questa speciale oscurità diventano prodigiose, come: la ruta, celebre per le sue proprietà contro lo stress e l’ansia, tonificante per le arterie e vasi capillari riduce l’infiammazione dell’artrite. L’artemisia, ritenuta erba con poteri anticancro, la salvia usata contro il mal di pancia, la menta, rimedio contro l’influenza, l’iperico – noto anche come “erba di San Giovanni”-, un tempo usato per cicatrizzare le ferite, il rosmarino per contrastare le calvizie, e per ultimo ma non ultimo, il proverbiale aglio: “Chi non prende aglio a San Giovanni, è povero tutto l’anno”.
Le leggende dicono che solo a mezzanotte in punto, una pianta di felce che nasce accanto lungo i ruscelli fiorisca: chi riuscirà a cogliere questo fiore acquisterà la fama di saggio e capacità di leggere il passato e prevedere il futuro.
La notte di San Giovanni è soprattutto una notte che colorata d’Amore: perché il 24 giugno è considerata la data più propizia ai matrimoni, numerosissimi sono i “rituali” di previsione sentimentale che le ragazze prive di fidanzato possono provare a eseguire esattamente a mezzanotte.
Altra usanza è raccogliere un cardo e bruciacchiarlo, nasconderlo in una fenditura del muro e la mattina aspettare di vederlo verde e fresco come appena colto, se così sarà vorrà dire che ci si innamorerà felicemente corrisposte entro l’anno.
Oppure, prendere un uovo separalo dal rosso prendere l’albume e lasciarlo in un bicchiere sul davanzale della finestra; se, il mattino, si troverà l’albume ricoperta di bollicine, entro poco troveranno un uomo bello, buono e ricco.
A mezzanotte, prendere tre fave: alla prima togliere completamente la buccia, alla seconda togliere la metà della buccia, e alla terza lasciarla intatta. Incartare le tre fave come caramelle con tre carte identiche, metterle sotto il cuscino e dormirci sopra. Il mattino pescandone una a caso, se la buccia è intera vuol dire che s’incontrerà un marito ricco, con mezza buccia benestante e senza buccia povero. In certe zone le ragazze usano, prima di addormentarsi, pregare San Giovanni di far mostrare loro in sogno il volto del futuro compagno; altri dicono che se una ragazza a mezzanotte si guarderà allo specchio, vedrà riflesso accanto al suo volto quello di lui.
La notte di San Giovanni in Veneto le ragazze che avevano più di un pretendente scrivevano su dei bigliettini i nomi dei loro spasimanti, uno per uno: piegavano i biglietti in quattro e li gettavano in un catino d’acqua. Il bigliettino che a contatto l’acqua si apriva per primo, conteneva il nome dell’uomo “giusto”. I maschi, invece in questa notte dovranno cogliere delle foglie di maggiorana verbena e valeriana, farle seccare al sole giugno, ridurle in polvere e, al momento che giudicheranno propizio, gettarle addosso alla donna desiderata, sembra che il successo sia certo.
Le ragazze abruzzesi da un’antica usanza si svegliavano all’alba del 24 giugno per guardare il sorgere del sole poiché la prima che avesse visto nel disco luminoso e sanguigno il volto di San Giovanni decapitato dopo la danza dei sette veli di Salomè, entro l’anno si sarebbe felicemente maritata.
La notte di San Giovanni è anche celebre e resa ancor più magica dai suoi mille fuochi, che si accendono in tutta Europa, tradizione antichissima tramandata dai Fenici che adoravano il dio Moloch, citato nell’Antico Testamento venerato di Cananei, nominato nel Levitico e nel libro dei Re. Concludendo con le feste del solstizio si assisteva alla glorificazione dell’acqua, simbolo della fecondità e della purificazione e vede San Giovanni protettore dalle influenze malefiche, assicurando la rinascita della luce…...

mercoledì 24 giugno 2020

Stonehengei, altre scoperte

STONEHENGE: storia e leggenda si uniscono in questo enigmatico ...
Stonehengei, il sito delle meraviglie. Ha svelato un anello di 20 megaliti, risalenti almeno a 4.500 anni fa, scoperto da un team di archeologici britannici vicino al famoso sito del Neolitico, nel sud dell'Inghilterra. L'annuncio è stato dato dalla Bbc. Gli archeologi hanno scavato un cerchio lungo circa 2 chilometri nell'antico insediamento di Durrington Walls, a circa 3 chilometri da Stonenhenge. L'anello preistorico è formato da megaliti di 10 metri di diametro e 5 metri di larghezza. Il sito appena scoperto aveva un carattere sacro, incentrato sulla stagione dei raccolti agricoli: è stato datato all'età neolitica e secondo gli archeologi era in stretto collegamento con la stessa area sacra di Stonehenge. 

Il professore Richard Bates dell'Università di St. Andrews ha spiegato che la scoperta sta dando "una visione del passato che mostra una società ancora più complessa di quanto potessimo immaginare" per quanto riguarda, ad esempio, la pratica dell'agricoltura durante il Neolitico. Il dottor Tim Kinnaird dello stesso Ateneo ha detto che lo studio dello scavo "offre un ricco e affascinante archivio di informazioni ambientali precedentemente sconosciute. Presto saremo in grado di scrivere una storia dettagliate del paesaggio di Stonehenge 4000 anni fa".


La chiesa di San Giovanni - Lago di Bolsena | Meteo Marta.itOGGI 24 GIUGNO FESTA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (GIANO-VERTUMNO-VOLTUMNA)
UNA VOLTA NEL PERIODO ETRUSCO, ERA LA FESTA DI VERTUMNO (IL SOLE) E SI CELEBRAVA UNA GRANDE RITUALITA', PROPRIO SULLE RIVE DEL LAGO DI BOLSENA.
A Bolsena avveniva il rito del clavus infxio presso il tempio di Norzia (Voltumna) e si stilava il calendario agrario "lunisolare". Proprio in quel giorno si dava inizio alla mietitura. Invece oggi in San Lorenzo Nuovo dove è ubicata la chiesa di San Giovanni in Val di Lago (vedi foto 1 e 2) si celebrava la conclusione della festa del Solstizio Estivo (21-24 giugno)e di San Giovanni Battista. Festa nel periodo pre-cristiano si svolgeva proprio intorno al tempio di Vertumno con una grande manifestazione oggi equivalente alle famose fiere, (raduno di venditori e 
compratori di bestiame e di altri prodotti, coincidente in genere con una ricorrenza religiosa).
A San Lorenzo Nuovo, oggi 24 giugno ricorre da molti secoli l'antica festa in onore a San Giovanni Battista. Festa chiamata "FIERA DI SAN GIOVANNI DI MERCI E BESTIAME" che una volta veniva celebrata sulle rive del lago di Bolsena( fino ai primi anni dell'800), intorno al piazzale della chiesa (vedi foto 1), poi fu trasferita a San Lorenzo Nuovo, essendo la chiesa in stato di abbandono e pericolosa per un suo crollo. Festa che trasferita nel nuovo paese si svolgeva proprio in un luogo chiamato "campo della fiera". . Oggi la chiesa di San Giovanni in Val di Lago è in completo abbandono, si sta aspettando l'inizio dei lavori per un suo restauro. La chiesa fu ricostruita nello stesso luogo dopo un violento terremoto, del 30 maggio 1563, che la distrusse completamente, fu riedificata e realizzata su progetto dell'architetto Pietro Tartarino. Interessante è l'affresco (vedi foto 2) nella parete interna della chiesa dove c'è rappresentato un "sole" simbolo di San Giovanni Battista, parete che all'esterno dal 21-24 di giugno di ogni anno viene baciata dai primi aggi di sole all'alba del solstizio estivo. Interessante sapere anche che si sta parlando di una importante celebrazione, di un rituale, che in pieno periodo etrusco a Roma nel VI secolo a.C, sotto Servio Tullio( che regnò tra il 578 e il 534 a.C.) si celebravano proprio sotto il periodo, dell'avvicinarsi del solstizio estivo, ritualità dedicata alla Dea della Fortuna romana. Vorrei riprendere un passaggio di uno scritto di Vaccai Giulio "Le feste di Roma Antica", pagina 124 : "....Dall'aprile a tutto giugno vediamo rinnovarsi quattro feste dedicata alla Fortuna, di cui le prime due 5 aprile e 25 maggio, sotto il nome di "Fortuna Pubblica e Primigenia", la terza nel medesimo giorno delle Matrali sotto il nome di Fortuna Virile (11 giugno) e la quarta dal 21 al 24 di giugno sotto il nome di "FORS FORTUNA", e questa era la più universalmente celebrata perchè costitutiva la festa del Solstizio Estivo". Invece in Etruria nel luogo più sacro del popolo Etrusco al Fanum Voltumnae, sulla riva del lago di Bolsena, c'era una festa dedicata alle due divinità le più importanti Vertumno(il sole) e Voltumna (la luna) proprio nel giorno del solstizio estivo venivano "unite in matrimonio" con una serie di celebrazioni che venivano svolte in piena armonia con tutto il popolo etrusco proprio nel suo spazio sacro più importante. Oggi ritroviamo diverse manifestazioni in chiave cristiana celebrazioni come, la festa della Madonna del Monte a Marta (festa dedicata la ringraziamento dei prodotti della terra 14 di maggio), la fiera di San Giovanni a San Lorenzo Nuovo, la Festa a Bolsena di Santa Cristina 23-24 luglio,santa che viene assimilata alla dea Norzia), la festa del Solco dritto a Valentano antico rito apotropaico dedicato all'esito di un futuro buon raccolto agricolo, infine non da meno la festa dell'8 di settembre, a San Lorenzo Nuovo, dedicata alla Madonna di Torano, ricalca un antico rito dedicato alla fertilità della donna e alla dea etrusca Turan. Ne ho indicate alcune quelle proprio nel e su lago di Bolsena, feste che richiamano antiche "ritualità" le quali si svolgevano nel periodo Etrusco proprio in "illo tempore".

lunedì 8 giugno 2020

La via dell'eterno ritorno


NIETZSCHE E L'ETERNO RITORNO
 Nietzsche e Kundera ci spiegano l'eterno ritorno – Il Superuovo
L’eterno ritorno si presenta come un esercizio mentale che consiste nell’immaginare che tutti gli istanti costituenti tutta la nostra vita ritornino eternamente e in forma identica a come si sono già prodotti. Tutto, assolutamente tutto ciò che viviamo e che abbiamo vissuto («ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni cosa indicibilmente piccola e grande») si ripeterà infinite volte ed esattamente nello stesso ordine […]. La dottrina dell’eterno ritorno è stata tradizionalmente interpretata come una «teoria» cosmologica, cioè come una spiegazione fisica dell’universo. Questa teoria si basa su un paio di assunti. Primo, Nietzsche concepisce l’universo come una forza o energia finita. Ogni cosa esistente, compresi gli esseri umani, è centro o punto di forza, concrezione della forza universale. Poiché questa forza è finita, vi sarà anche un numero finito di punti di forza e di combinazioni di tali punti, cioè un numero dato di esseri e avvenimenti possibili nell’universo. Tutto ciò che può esistere e accadere […] è per definizione limitato. In secondo luogo, Nietzsche considera che il tempo, il canale dentro il quale si sviluppa la forza dell’universo, sia infinito […]. Questo assunto contraddice evidentemente la concezione biblica del tempo e anche quella della scienza contemporanea […]. La fisica contemporanea sostiene inoltre che il tempo non debba essere pensato separatamente dallo spazio: da Einstein in poi il tempo non è più considerato una grandezza omogenea e indipendente, come pensava Nietzsche seguendo Newton. Mettendo da parte la questione della sua validità scientifica, rimane che dai due assiomi citati - forza finita, tempo infinito - è possibile dedurre l’ipotesi cosmologica dell’eterno ritorno: se il tempo è illimitato e se al suo interno si manifesta un numero limitato di combinazioni di forza, tali combinazioni devono ripetersi indefinitamente. Una delle virtù di questa nuova cosmologia è quella di dissolvere l’opposizione metafisica tra Essere e divenire. Zarathustra strappa l’Essere al regni mummificato del sovrasensibile e lo inserisce nel mondo vivo del divenire. L’unica essenza che possiamo attribuire all’esistente riposa precisamente sulla sua assoluta mancanza di riposo. L’essere intimo delle cose consiste in un divenire radicale, nel loro infinito ritorno […]. Le cose non sono eterne perché immortali, bensì precisamente perché nascono e muoiono infinite volte […]. Zarathustra riesce a catturare l’eternità dentro il tempo, nel cuore stesso della sua fugacità […]. La teoria dell’eterno ritorno concepisce l’universo come un sistema ermetico in cui tutti gli esseri e gli avvenimenti girano senza sosta. Siamo tutti minime parti di un ingranaggio circolare, semplici granelli che salgono e scendono dentro l’«eterna clessidra dell’esistenza». Indipendentemente da quello che facciamo, tutto tornerà infinite volte. Anche le sofferenze e gli orrori, le cose più meschine e disprezzabili […]. In quanto spiegazione della dimensione temporale dell’universo, l’eterno ritorno è una legge deterministica che risulta inumana, difficilmente assimilabile (Toni Llácer; Nietzsche. Il superuomo e la volontà di potenza).
Un’ipotesi come quella dell’eterno ritorno deve intendersi come un «simulacro» esplicativo che non ha la pretesa di verità come quella cui ambisce per esempio la legge di gravitazione universale. Il suo intento è invece quello di polverizzare le nostre certezze per dare impulso a uno specifico stile esistenziale […]. Più che come una confusa teoria cosmologica, quella dell’eterno ritorno va interpretata come una teoria etica che indica con chiarezza un approccio alla vita. In questa prospettiva, l’eterno ritorno è una versione nietzschiana dell’imperativo categorico di Kant. In concreto il nuovo imperativo potrebbe essere espresso in questi termini: qualunque cosa desideri, desiderala in modo da essere in grado di desiderarne anche il suo eterno ritorno. Addio a tutte quelle piccole pigrizie e vigliaccherie che costellano il nostro quotidiano. L’eterno ritorno ci impone un volere assoluto, una volontà che non si rifugia in nessuna scusante […]. Non si tratta solo di sopportare il peso dell’eterna ripetizione di ogni istante, bensì di volerla o desiderarla. La sfida consiste proprio nell’amare un tale peso. Questa è la concezione nietzschiana dell’amor fati o amore del destino. Volere che tutto sia come è: «Non volere che nulla sia diverso né nel passato né nel futuro né per tutta l’eternità» […]. Nulla è superfluo. Tutte le cose sono ugualmente preziose […]. Amare il proprio destino è inseparabile da uno stato di beatitudine, è il godimento supremo riservato a coloro che non hanno bisogno di Dio per celebrare il mondo (Toni Llácer; Nietzsche. Il superuomo e la volontà di potenza).
La teoria nietzschiana dell’eterno ritorno non significa altro che l’amor fati degli stoici, dai quali è probabilmente ripresa, ovvero l’amore per tutto ciò che è, visto nella sua bontà e bellezza (Marco Vannini; Storia della mistica occidentale. Dall’Iliade a Simone Weil).

domenica 7 giugno 2020

Lucus Feroniae




La colonia di Giulio Cesare
È l’antichissima città sabina consacrata alla ninfa Feronia e divenuta in seguito municipio romano con il suo centro monumentale. Il bosco sacro alla dea, il foro con i templi, le ville private ed il piccolo anfiteatro ne fanno un’area archeologica tra le più interessanti nei dintorni di Roma.
Lucus Feroniae è un sito archeologico situato nel comune di Capena, sull’antica via Tiberina, un luogo dove confluivano tre differenti gruppi etnici antichi: Latini, Sabini ed Etruschi. Divenne colonia romana al tempo di Caio Giulio Cesare. Era un antico lucus dedicato alla dea sabina Feronia e il suo santuario era frequentato sia dai Latini sia dai Sabini anche al tempo di Tullo Ostilio. Esso fu saccheggiato da Annibale nel 211 a.C. In età imperiale divenne una comunità indipendente con lo status di colonia in cui si insediarono veterani di Ottaviano . Nel museo annesso, si possono ammirare delle statue provenienti dallo scavo della sala del culto imperiale annessa alla Basilica del Foro. Alcune statue erano dotate di mani e teste intercambiabili, in funzione dell’imperatore regnante. Gli scavi comprendono il Foro romano rettangolare sul quale si affacciano una Basilica, un tempio di epoca repubblicana, un altro tempio di un dio non ben identificato e un viale pergolato pedonale sul quale si affacciano delle tabernae, negozi o botteghe in alcune delle quali, sul pavimento, sono visibili dei mosaici mentre all’ingresso di altre, una sorta d’ideogramma che faceva capire l’attività del commerciante svolta all’interno; una sorta d’insegna pubblicitaria moderna. Al centro del Foro pare che ci fosse una statua dell’imperatore.
Negli scavi vi sono anche un anfiteatro con capienza di circa 5000 persone[delle terme con annessi frigidarium, tepidarium, calidarium, un’area sacra, una schola e la Villa dei Volusii, un complesso residenziale con cisterna a quattro navate e ritratto marmoreo di Menandro.