Nel 1757, a Roma, due porte di bronzo cominciarono a “stringersi” come se si stessero chiudendo da sole.
E nessuno immaginava che, provando ad aggiustarle, avrebbero spezzato un meccanismo perfetto da quasi diciassette secoli.
Quelle porte sono quelle del Pantheon.
Da 1.642 anni, si aprivano e si richiudevano come se il loro peso non contasse. Erano state installate attorno al 115 d.C., durante la grande ricostruzione voluta dall’imperatore Adriano. Due ante di bronzo massiccio: ognuna alta 7,53 metri e larga 2,3. Ognuna con un peso di circa 8,5 tonnellate. Insieme, diciassette tonnellate.
Eppure, per quasi mille e settecento anni, si muovevano con una facilità che sembra una bugia.
Non c’erano cerniere nel senso moderno. Le porte ruotavano su perni di bronzo: uno infisso nella soglia, in basso, e uno incastrato nell’architrave, in alto. Il segreto non era la forza, ma l’equilibrio. Una distribuzione dei pesi così precisa che, nonostante la massa, l’anta scivolava con un movimento morbido.
Era ingegneria romana allo stato puro: niente trucchi vistosi, solo calcoli e fine regolazione.
Si diceva che persino un bambino potesse aprirle. E che un anziano potesse richiuderle senza sforzo.
Poi arrivò il 1757.
Qualcosa cominciò a non tornare. Le porte sembravano “incastrarsi”. Non si muovevano più con la stessa fluidità. Le autorità cittadine decisero che era tempo di intervenire: si doveva riparare il sistema di rotazione, sostituire i perni e le piastre di regolazione.
Chiamarono artigiani esperti. I migliori disponibili, almeno così si credeva. Dovevano rimettere in ordine ciò che i Romani avevano costruito e mantenuto quasi senza manutenzione per secoli.
Ma c’era un problema, invisibile e letale: i Romani conoscevano quel bilanciamento come si conosce un respiro. Sapevano che bastava un millimetro spostato male per cambiare tutto.
Gli artigiani del Settecento no.
Il giorno dei lavori, iniziarono a smontare i perni.
La porta, privata del suo supporto rotante progettato con una precisione quasi incredibile, fece quello che fa sempre una massa quando perde il suo punto d’equilibrio: si mosse.
Non un po’. Non “lentamente”.
Si spostò di colpo.
La distribuzione del peso cambiò, l’anta cedette e cadde.
Nel caos, tra grida e metallo che colpisce il suolo, qualcuno finì sotto.
E in quell’istante Roma capì che non stava riparando un pezzo di bronzo.
Stava giocando con un miracolo tecnico.
—
— la porta fu rimessa in piedi, ma non tornò mai più “come prima”: e per 241 anni il Pantheon restò con un’anta bloccata.
Dopo l’incidente, gli artigiani riuscirono a reinstallare le porte con una fatica enorme. Ma quando il lavoro finì, la magia era sparita. L’anta sinistra si apriva solo in parte. Quella destra rimase praticamente immobile. Il meccanismo antico, che per diciassette secoli aveva funzionato senza sforzo, era stato compromesso.
Le autorità provarono, riprovarono, chiamarono altri. Nessuno riusciva a capire come restituire alle porte la loro leggerezza. Alla fine si arresero. Dal 1757 al 1998, i visitatori entrarono attraverso un varco ridotto: una porta appena socchiusa, l’altra ferma come pietra.
la soluzione che sbloccò il meccanismo fu sorprendentemente semplice: l'uso del sapone
Ricordo che il papa Bonifacio IV consacrò il Pantheon come chiesa cristiana (Basilica di Santa Maria ad Martyres) il 13 maggio del 609 o 610 d.C., per santificare la casa degli Dei e trasformarla in chiesa cristiana furono portati, dalle catacombe al Pantheon,
28 carri colmi di ossa di martiri.
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