sabato 8 maggio 2010

Il battesimo di Scaiola


La tomba di Alcide de Gasperi nella Basilica di San Lorenzo, la chiesa di Roma ama i suoi benefattori e tenta di gratificarli per l'eternita o meglio crede di gestirli nella vita e in morte, comunque sempre in maniera truffaldina.

A Scaiola che la sua benemarita madrina era la figlia di de Gasperi.
de Gasperi un traditore: era deputato al parlamento di Vienna quando hanno ucciso Cesare Battisti e non spese una parola, poi tranquillamente entro nel parlamento di Roma e alla fine della II Guerra mondiale fu il primo ministro della nuova Italia vaticano democristiana . Il suo segretario particolare era Giulio Andreotti che ha passato tutta la Seconda Gierra mondiale in Vaticano occupato come bibliotecario ed in seguito ha ricoperto in più occasioni il ministero della difesa e ha oltretutto firmato quell'immondo trattato di Osimo con la Yugoslavia di Tito. Il de Gasperi è sepolto, come da copione nella Basilica di San Lorenzo Fuori le mura: il primo ministro della repubblica Italiana costruita sulle macerie della II Guerra Mondiale messo dal Vaticano.............

venerdì 7 maggio 2010

Il cervo






Il cervo è il simbolo della rigenerazione vitale, per il rinnovarsi periodico delle sue corna, che sono paragonate anche ai rami degli alberi per il loro valore allegorico di sviluppo e di unione tra le forze superiori e quelle inferiori. Quindi le corna sono il simbolo della longevità e del ciclo delle rinascite successive. Nella leggenda greca di Ciparisso, la morte del cervo è all’origine del cipresso, simbolo dell’immortalità e dell’eternità. Da tempi antichissimi nell’area circumpolare il cervo è associato al simbolismo del sole e della luce, incarnandone gli aspetti di creazione e civilizzazione. Il cervo è contrapposto nel simbolismo al toro, elemento della forza cieca generatrice e tipico delle precedenti civiltà matriarcali. Il cervo in questa contrapposizione assume l’emblema di animale tipico della civiltà indoeuropea. È il principio paterno che si scontra con la “civiltà della madre”; la virilità olimpica contro il mito taurino e materno della fecondità. In Grecia era consacrato a dei della purezza e della luce, come Apollo e Atena. Nella tradizione germano-scandinava, il cervo riveste un carattere negativo, visto come principio malefico poiché tenta di distruggere l’albero originario. Secondo una leggenda quattro cervi brucano incessantemente i nuovi germogli del frassino Yggdrasil, per indebolirlo e impedirgli di crescere rigoglioso.

domenica 2 maggio 2010





Non ho mai capito la festa del Primo Maggio, festa del lavoro.
di Massimo Fini - 01/05/2010

Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]



Non ho mai capito la festa del Primo Maggio, festa del lavoro. Che
cosa, in realtà, festeggiano in questo giorno i lavoratori? La loro
schiavitù. Non è una festa, gli "han fatto la festa". Il
lavoro
diventa un valore con la Rivoluzione industriale e i pensatori che
cercano di razionalizzarla. Per Marx è "l’essenza del
valore", per i
liberal-liberisti è quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il
famoso "plusvalore". Prima il lavoro non era affatto un
valore. Tanto
è vero che è nobile chi non lavora e artigiani e contadini lavorano
solo per quanto gli basta. Il resto è vita. Non che artigiani e
contadini amassero il loro mestiere – che peraltro è un concetto
diverso dal lavoro come spiega R. Kurz in "La fine della politica e
l’apoteosi del denaro" – meno di un operaio di fabbrica o di un
impiegato o di un ragazzo dei call-center, certamente lo amavano molto
di più perché gli permetteva di esprimere le proprie capacità e la
propria creatività, ma non erano disposti a sacrificargli più di tanto
del loro tempo che è "il tessuto della vita" come dice
Benjamin
Franklin che peraltro lo usava malissimo: a fare denaro (anche
scopare, per questo perfetto prototipo della borghesia protestante e
autopunitiva, è una perdita di tempo, lo si fa "solo per la
salute").

E quando nel Duecento e nel Trecento compaiono a Firenze, nel
piacentino e poi nelle Fiandre i mercanti come forte classe sociale
(prima il mercante, presso tutte le culture, sedeva all’ultimo gradino
della scala sociale, perché si riteneva indegno di un uomo scambiare
per denaro, e il kafelos greco, piccolo commerciante al dettaglio, è
una macchietta abituale del teatro di Aristofane) la gente del tempo
li guarda come fossero dei matti perché non capisce che senso abbia
accumulare denaro su denaro, ricchezze su ricchezze per portarsele
nella tomba. C’è la storia, patetica quanto esemplificativa, di
Francesco di Marco Datini, il famoso mercante di Prato, il quale dopo
aver fatto per trent’anni l’imprenditore ad Avignone ritorna nella sua
città natia deciso a godersi la vita. Ma non ce la fa proprio, è
continuamente angosciato dalla sorte delle sue navi e quando, alla
fine, muore senza figli lascia tutto a Santa Madre Chiesa. Il concetto
che il tempo fosse più importante del denaro era così radicato negli
uomini di quel tempo che quando i primi imprenditori industriali
introdussero il cottimo si accorsero, con loro grande sorpresa, che la
produttività diminuiva invece di aumentare, perché i lavoratori
preferivano rinunciare al cottimo e andare a spasso, in taverna, a
giocare a birilli, a corteggiare la futura sposa.

Ma è stata la mentalità paranoica del mercante a prevalere, a fare
della maggioranza di noi, per dirla con Nietzsche, degli "schiavi
salariati", a frantumare i nuclei costitutivi dell’essere umano. I
suicidi in Europa dal 1650 – epoca industriale – ad oggi sono
decuplicati, nevrosi e depressione sono malattie della Modernità,
l’alcolismo di massa nasce con la Rivoluzione industriale, il montante
fenomeno della droga è sotto gli occhi di tutti. E la globalizzazione,
che inizia anch’essa con la Rivoluzione industriale e arriva a piena
maturazione negli ultimi decenni con l’acquisizione del modello di
sviluppo occidentale di quasi tutti i Paesi del mondo (quelli che non
ci stanno li bombardiamo), esaspera tutti questi processi. La
globalizzazione è, in estrema sintesi, una spietata competizione fra
Stati che passa per il massacro delle popolazioni del Primo e del
Terzo mondo. Per restare a galla saremo costretti tutti a lavorare di
più, a velocità sempre maggiore, accumulando così altro stress,
disagio, angoscia, depressione, nevrosi, anomia. Infine, di passata,
"una società" come scrive Nietzsche "che proclama
l’uguaglianza avendo
bisogno di schiavi salariati ha perso la testa". E noi
l'abbiamo
persa. Tant’è che oggi celebriamo allegramente la festa della nostra
schiavitù.

domenica 25 aprile 2010

La preghiera degli antichi veneti

Risultati immagini per L'orante di caldevigo
Statuina erroneamente chiamata la dea di Caldevigo in realtà raffigura una donna orante con le braccia aperte che invoca la divinità la possiamo definire anche: "la devota di Caldevigo". Il bronzetto e bellissimo colmo di patos e di grande religiosità: raffigura una sacerdotessa, vestita con grande accuratezza con una acconciatura speciale ed elaborata a forma conica che ricorda indubbiamente il famoso e raffinatissimo "Elmo di Oppeano". Questa sacerdotessa, traboccante di dolcezza, incarna il mondo venetico del IV secolo ante era volgare. Un mondo magico irrepetibile distrutto anche dal cristianesimo. Non conosciamo ormai più la trascendenza, e il vero potere della preghiera.

Reitia e la Dea Del Bon Zogo anime di una stessa divinità




Questa immagine non rappresenta una divinità ma una devota alla Dea che nel rituale del culto finisce la toccante liturgia con un bacio inviato a superare il tempo e lo spazio. La Dea del Bon Zogo è da assimilare a Reitia attorniata dagli animali immolati dove le carni appena consumate nella cena del sacrificio vengono ricomposte le ossa affinchè questi esseri possano rinascere e vivere in eterno.
Storie arcaiche di sofferenza e di rinascita, legate ad arcaiche concezioni religiose, divinita che superano la morte attraverso il rito e il sacrificio.

mercoledì 21 aprile 2010

Compleanno di ROMA sacramentato in un tempio





Oggi Natale di ROMA abbiamo celebrato dentro al tempio di Ercole Olivario un rito verso le divinità e in particolre verso la dea Phale che ha segnato la nascita sul Palatino dell'urbe unica al mondo intero.
SEI UNICA AL MONDO O ROMA

sabato 10 aprile 2010

L'archeologo mistico


Giacomo Boni (1859-1925)


Architetto e archeologo, fu il primo ad applicare i principi dello scavo stratigrafico nelle indagini condotte nella Roma antica.

La formazione
Giacomo Boni nacque a Venezia il 25 aprile del 1859, figlio di un capitano marittimo, Luigi Boni, che, per non prestare giuramento all’Austria, aveva accettato un impiego in un’azienda di legnami a Venezia. In questa città compì i suoi studi tecnici e commerciali e nel 1877-78 conseguì il diploma di stenografia. Avendo buone capacità nel disegno, divenne assistente disegnatore presso un ingegnere e nel 1879 partecipò ai lavori di restauro del palazzo ducale, con A. Forcellini. In quegli anni condusse campagne in difesa dei monumenti veneziani e strinse amicizia con J. Ruskin, critico d’arte ed esponente della corrente del neogotico, autore di The Seven Lamps of Architecture (1849) e The Stone of Venice (1851-1853).
Negli anni tra il 1880 e il 1884 frequentò i corsi di architettura all’Accademia di Belle Arti, approfondendo lo studio della lingua inglese e delle lingue classiche.
Nel 1885 condusse scavi intorno alle fondazioni del campanile di S. Marco a Venezia. Tali scavi, portati avanti con metodo stratigrafico, contribuirono a convertire la sua attività di architetto e disegnatore in quella di archeologo.
Nel 1888 venne chiamato a Roma in un primo momento come segretario della Regia Calcografia, poi come ispettore dei monumenti presso la Direzione generale delle Antichità e Belle Arti, che aveva allora a capo l’archeologo Giuseppe Fiorelli, autore di fondamentali scavi a Pompei. In questa veste svolse un’intensa attività di difesa dei monumenti italiani (in particolare delle basiliche palatine di Puglia).

Gli scavi a Roma
Nel 1898 Boni ottenne la direzione degli scavi nel Foro Romano a Roma.
Qui gli scavi erano stati condotti per anni secondo la pratica dello sterro, senza alcun riguardo per i problemi stratigrafici e senza alcuna attenzione per le strutture di età medievale. Boni applicò per la prima volta il metodo stratigrafico nelle sue indagini presso il comizio antico e presso il sepolcreto arcaico.
Boni si avvalse anche della fotografia aerea. Eseguì una serie di riprese da un pallone frenato sull’area oggetto di indagine, ottenendo risultati estremamente significativi.
Il suo metodo di scavo consisteva nell’esecuzione di sondaggi indirizzati al riconoscimento delle stratificazioni e nella successiva asportazione dei singoli strati “secondo il loro giacimento naturale”. Lo strato di terra non era più sentito come un corpo ostile al monumento che ne era ricoperto, ma era considerato come il primo oggetto di indagine. Esso diventava così meritevole di una cura meticolosa, che si estendeva anche alle tracce degli elementi immateriali della stratificazione (fosse, tagli, erosioni, ecc.). Anche l’esigenza dell’associazione ai singoli strati dei materiali archeologici, “vili detriti” carichi di informazioni, è chiaramente avvertita.
Il suo metodo di intervento venne da lui stesso descritto nel 1901 in un articolo, che fu poi tradotto in inglese e ripubblicato con aggiunte nel 1913. Tale saggio segnò una importante svolta nella storia della metodologia di scavo in Italia, costituendo il punto d’arrivo di un’esperienza la cui carica innovativa negli anni successivi sarebbe andata progressivamente esaurendosi.
Nel 1899 Boni iniziò le esplorazioni al tempio di Cesare, al tempio di Vesta e all’arco di Settimio Severo, che portarono alla scoperta del Lapis Niger. Nel 1900 condusse saggi nell’area dell’antico Comizio, scavò inoltre la Regia, S. Maria Antiqua, il tempio di Vesta e l’annessa Casa delle Vestali. Nel 1902 indagò il sepolcreto arcaico, da lui pubblicato nelle Notizie degli scavi (1902-11). Scavò inoltre nel Foro di Traiano (1906), intorno alle mura serviane e sul Palatino.