Nel suo Viaggio in Italia (Voyage d'Italie, scritto tra il 1775 e il 1776), il Marchese de Sade dedica diverse pagine a Napoli e ai suoi costumi, descrivendola con forti venature critiche e provocatorie, ma documentando anche la realtà sociale del tempo.
Nelle edizioni integrali e nelle traduzioni dell'opera (come l'edizione critica curata da Maurice Lever e pubblicata in Italia da Bollati Boringhieri), il Marchese descrive una diffusa situazione di miseria e corruzione morale, parlando esplicitamente della prostituzione infantile a Napoli.
la denuncia della prostituzione minorile: Nel testo, Sade osserva e documenta la piaga sociale dei fanciulli venduti o indotti alla prostituzione a causa dell'estrema povertà che attanagliava la popolazione dei vicoli. Più che concentrarsi su una condanna puritana, l'autore inserisce questa annotazione di costume per scagliarsi contro l'ipocrisia del clero e la pessima legislazione civile, accusando le istituzioni religiose e i governanti di tollerare o favorire lo sfruttamento dei minori invece di debellarlo. Il contrasto sociale: Sade sottolinea la totale scissione tra la magnificenza e il lusso della corte borbonica e l'assoluto degrado in cui viveva il popolo, che definisce in toni sferzanti come «la specie più abbrutita dell'universo». Per il Marchese, i vizi e la decadenza sessuale dei napoletani erano l'esito diretto della sottomissione a credenze bigotte (come il miracolo di San Gennaro, da lui liquidato come una farsa) e a una pessima amministrazione pubblica. L'ispirazione per le opere successive: Queste dure annotazioni documentarie raccolte durante il soggiorno napoletano costituirono la base e lo scenario su cui Sade costruirà in seguito le sue esagerazioni letterarie e filosofiche più estreme, come quelle inserite nella seconda parte del suo celebre romanzo erotico Histoire de Juliette, dove i territori del napoletano e la zona del Vesuvio fanno da sfondo alle nefandezze perpetrate dai suoi personaggi libertini.


Nessun commento:
Posta un commento