giovedì 25 dicembre 2025

I trentatré nomi di Dio




1. Mare al mattino.
2. Rumore dalla sorgente nelle rocce sulle pareti di pietra.
3. Vento di mare a notte su un'isola.
4. Ape.
5. Volo triangolare dei cigni.
6. Agnello appena nato, bell'ariete, pecora.
7. Il tenero muso della vacca, il muso selvaggio del toro.
8. Il muso paziente del bue.
9. La fiamma rossa nel focolare.
10. Il cammello zoppo che attraversò la grande città affollata andando verso la morte.
11. L'erba (l'odore dell'erba).
12. (Disegno suo, come tanti asterischi, stelline).
13. La buona terra, la sabbia e la cenere.
14. L'airone che ha atteso tutta la notte, intirizzito, e che trova di che placare la sua fame all'aurora.
15. Il piccolo pesce che agonizza nella gola dell'airone.
16. La mano che entra in contatto con le cose.
17. La pelle – tutta la superficie del corpo.
18. Lo sguardo e quello che guarda.
19. Le nove porte della percezione.
20. Il torso umano.
21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno.
22. Un sorso di una bevanda fredda o calda.
23. Il pane.
24. I fiori che spuntano dalla terra a primavera.
25. Sonno in un letto.
26. Un cieco che canta e un bambino invalido.
27. Cavallo che corre libero.
28. La donna dei cani.
29. I cammelli che si abbeverano con i loro piccoli nel difficile wadi.
30. Sole nascente sopra un lago ancora mezzo ghiacciato.
31. Il lampo silenzioso, il tuono fragoroso.
32. Il silenzio fra due amici.
33. La voce che viene da est, entra dall'orecchio destro e insegna un canto.
(Marguerite Yourcenar)

venerdì 19 dicembre 2025

Santuario di Dodona

Le tavolette di piombo di Dodona rappresentano un unicum nel mondo greco antico, datate dal VI secolo a.C. alla metà del II secolo a.C., in base alle caratteristiche della scrittura. 

Si tratta di piccoli frammenti di strisce di piombo (di lunghezza non superiore a circa 13,20 cm e larghezza di 6,70 cm), su cui erano incise domande, rivolte solo a Zeus o a lui e a Dione, la sua compagna di culto presso l'Oracolo di Dodona. In totale, sono state scoperte più di 4.000 tavolette di piombo, sparse nel sito di Dodona. La maggior parte delle tavolette autentiche di Dodona sono conservate nel Museo Archeologico di Giannina.
I pellegrini dell'Oracolo scrivevano la loro domanda su un lato del foglio di piombo e poi lo piegavano o arrotolavano, racchiudendo la domanda all'interno. Per quanto riguarda l'argomento, le domande si dividono in pubbliche e private. Le domande pubbliche sono relativamente poche. Vengono poste dalle città o "koina" e di solito riguardano questioni politiche o religiose. La maggior parte delle domande private sono solitamente poste dagli uomini, meno spesso dalle donne o dalle coppie, e comprendono aspetti che occupano le persone in ogni momento e causano loro stress, come la famiglia, la salute, la carriera, i viaggi, le controversie sulla proprietà. Il 24 maggio 2023, le tavolette di piombo sono state incluse nella lista UNESCO "Memoria del Mondo".
A Dodona, la consultazione oracolare veniva data attraverso l'interpretazione del fruscio delle foglie di quercia, o del tubare delle colombe (peleiai), del volo degli uccelli che nidificavano sulle querce, come del mormorio delle acque della sorgente sacra o del tintinnio dei vasi di bronzo appesi ai rami delle querce, che ricordavano i moderni carillon a vento.
Le tavolette di piombo ci offrono un accesso diretto e imparziale alle preoccupazioni dei richiedenti. Non solo attestano l'esistenza di dialetti diversi, ma anche di diverse scritture, data la moltitudine di persone che hanno visitato l'oracolo nel corso dei secoli. Grazie alla varietà tipologica delle domande e alle origini molto diverse dei richiedenti, le tavolette costituiscono un insieme di reperti che non solo consente una visione unica della pratica cultuale dell'Oracolo, ma offre anche informazioni istruttive sui contesti e gli antefatti socio-storici e politici, nonché sull'epigrafia e la dialettologia.


Le prime tavolette oracolari furono rinvenute nel 1876-77 dall'archeologo Konstantinos Karapanos. Molte delle tavolette rinvenute furono da lui pubblicate a Parigi, nel 1878, nella sua opera "Dodone et ses ruines/Dodona e le sue rovine". La maggior parte delle tavolette, oggi sopravvissute, venne alla luce durante gli scavi sistematici di Dimitrios Evangelides nel 1929-1935 e nel 1952-1959 e furono proseguiti dopo la sua morte dal suo collaboratore Sotiris Dakaris.
Il santuario oracolare (christirion) di Dodona si trova nella parte nord-occidentale della Grecia, in Epiro, 22 km a sud-ovest della città di Giannina. Situato nella stretta valle a est delle pendici del Monte Tomaros, a 600 metri sul livello del mare, era un tempo facilmente raggiungibile dalla costa della Tesprozia. Era probabilmente l'oracolo più antico e importante del primo mondo greco antico, risalente al II millennio a.C., ma presto divenne secondo per importanza solo al santuario oracolare di Delfi. All'inizio del III secolo a.C., re Pirro fece di Dodona la capitale religiosa del suo dominio, aggiungendo numerosi edifici significativi attorno all'oracolo, come il tempio di Dione. Sebbene da allora in poi fosse stato notevolmente declassato, rimase attivo fino all'ascesa del Cristianesimo nel 390 d.C., quando l'imperatore Teodosio lo fece tacere, chiuse il tempio e abbatté l'unica quercia oracolare sopravvissuta.
Il santuario oracolare di Dodona era inizialmente dedicato alla madre terra (Gaia), che lì era conosciuta come Dione, e in seguito alla coppia di Zeus e Dione; in epoca antica il santuario era una quercia circondata da una foresta sacra di querce con una sorgente ai suoi piedi, sacra a Zeus. Aristotele (Meteorologica) considera il sito di Dodona la culla degli Elleni, noti come gli antenati dell'intera razza ellenica. I poemi omerici ci informano che l'Oracolo era dedicato a Zeus, il signore di Dodona, dio dei Pelasgi (cioè gli antichi abitanti della Grecia). Secondo Omero, i sacerdoti di Zeus erano scalzi e dormivano per terra sotto la quercia divina, e quindi possiamo supporre che in origine ci fosse probabilmente solo un altare all'aperto in prossimità delle querce, mentre il tempio e gli edifici circostanti furono costruiti in anni successivi (dal IV secolo a.C. in poi).
Le offerte alla coppia divina di Zeus e Dione risalgono addirittura all'VIII secolo a.C. Tra queste si annoverano gioielli, armi, statuette e numerosi tripodi e manufatti in bronzo.
Di seguito sono riportate alcune tavolette oracolari (lamelle) provenienti da Dodona, esposte in una precedente mostra al Museo dell'Acropoli, che gettano luce sulle domande delle persone e sulle preoccupazioni umane senza tempo.

La quercia


Il cavallo alato in bronzo


Risorgere nella carne, che inevitabilmente marcisce, ma la carne degrada e solo l'anima è veicolo di salvazione

Il giorno in cui il corpo di Papa Pio XII esplose nel suo feretro
Nell’ottobre del 1958, Roma ardeva sotto un caldo anomalo.
La Città Eterna, abituata alla solennità dei funerali papali, fu testimone di uno degli episodi più inquietanti della storia moderna del Vaticano.
Papa Pio XII, morto dopo un lungo pontificato segnato dalla Seconda Guerra Mondiale e da silenzi che ancora oggi fanno discutere, non trovò nella sua ultima cerimonia la pace e il decoro che ci si sarebbe aspettati.
Il suo corpo, vittima di un fallito tentativo di imbalsamazione e di scelte mediche azzardate, finì per esplodere all’interno del feretro, sotto gli occhi di migliaia di fedeli e dignitari.
Il responsabile fu il suo medico personale, Riccardo Galeazzi-Lisi, un oculista senza esperienza in medicina forense, che propose un metodo sperimentale chiamato “osmosi aromatica”.
Prometteva di conservare il corpo senza incisioni, avvolgendolo nel cellophane impregnato di oli profumati.



La realtà fu ben diversa.
Lontano dal conservarlo, il metodo accelerò la decomposizione.
Nel giro di poche ore, il corpo iniziò a gonfiarsi, un odore insopportabile invase la stanza, le Guardie Svizzere si svenivano, la pelle si raggrinziva, dai fori del corpo fuoriuscivano fluidi scuri, e il volto divenne irriconoscibile.
Il momento più drammatico avvenne durante la processione funebre:
la combinazione di gas interni, calore e pressione provocò una vera e propria esplosione nella cavità toracica del pontefice.
Un boato che scioccò tutti i presenti. I sigilli del feretro si ruppero. Lo scandalo fu inevitabile.
La stampa internazionale riportò l’evento.
Il New York Times parlò della commozione e dell’orrore dei fedeli.
Il nuovo papa, Giovanni XXIII, espulse il medico.
E il Consiglio Medico Italiano lo radiò per negligenza.
Da quel giorno, il Vaticano non improvvisò mai più.
Furono istituiti nuovi protocolli rigidi per il trattamento dei corpi papali, segnando un punto di svolta nella storia dei funerali della Chiesa.
Il lascito di Pio XII resta controverso:
per alcuni, un papa devoto che salvò vite durante la guerra;
per altri, un uomo che scelse il silenzio di fronte all’orrore dell’Olocausto.
Ma al di là dei giudizi storici, la sua fine rimane scolpita con crudezza nella memoria collettiva:
un funerale trasformato in incubo,
un monito sui limiti della scienza mal applicata,
e un ricordo indelebile nei meandri più oscuri del Vaticano.

mercoledì 17 dicembre 2025

Amman, la città romana

Amman l'attuale capitale della Giordania, Rabat Ammon era il primo nome che poi i greci ed i romani ribattezzarono in Filadelfia, per questo è spesso chiamata "Filadelfia" (del MedioOriente) e si sviluppa su sette colli, proprio come Roma, con la sua antica cittadella che domina il colle più alto, una acropoli classica con il suo teatro alle pendici e al vertice il empio (Jabal Al Qala'a) e offre una vista spettacolare sulla città e sul suo ricco patrimonio storico, tra cui resti romani, bizantini e islamici. 



mercoledì 10 dicembre 2025

I cristiani dei primi secoli abbatterono le quercie sacre e violarono i santuari arborei come i Nemeton

Fin dai primi secoli del Cristianesimo, ci fu un deliberato e spesso conflittuale sforzo per sostituire o integrare le pratiche religiose pagane, inclusi i culti arborei e i santuari naturali come i nemeton celtici, con simboli e luoghi di culto cristianiSostituzione dei simboli: Gli alberi sacri, venerati come dimore di spiriti o divinità, venivano spesso abbattuti. L'esempio più noto è l'abbattimento della Quercia di Thor da parte del missionario cristiano San Bonifacio nell'VIII secolo, un atto simbolico volto a dimostrare la superiorità del Dio cristiano sulle divinità germaniche 


venerdì 5 dicembre 2025

Cloro al clero

Era un grido di protesta contro i cappellani militari e l'istituzione religiosa, accusati di non comprendere la guerra, di predicare un amore astratto mentre i soldati morivano, e di rappresentare un potere tradizionale che non si schierava con i più umili, i "diseredati".



I cappellani militari furono in forte contrasto con la visione di Don Milani, sarà sotto loro istigazione che sarà denunciato il prete di Barbiana. Milani pur criticando l'autorità, difendeva la coscienza e la dignità degli ultimi,vicino agli ideali pauperisti, vedendo nella patria un principio di solidarietà e non di guerra, e promuovendo un motto famoso "I care", mi importa.

Fanno un gan parlare di San Francesco, anche per lui un certo tipo di "obbedienza non è una virtù" 

lunedì 24 novembre 2025

Quale è il cardo e il decumano a Verona

Prendo spunto da un importante monumento romano, oggi rimangono solo pochi resti, per sottolineare che esiste ancora oggi una certa insicurezza nel affermare che Corso Portoni Borsari sia il decumano destrato romano, eventualmente sarebbe non massimo ma destrato, ma Grancelli pone molti dubbi affermando che potrebbe anche coincidere con il cardo secondario o destrato perché il Cardo Massimo: l'attuale via Arche Scaligere, via Pellicciai, nessuno vuole fare chiarezza.



Nell'immagine riporto la ricostruzione dell'arco di Giove che la didascalia abituale afferma: lungo il decumano massimo, tra la Porta Iovia e il Foro, fu innalzato, l’Arco di Giove Ammone......

domenica 23 novembre 2025

San Giovanni in fonte

La vasca marmorea per battesimi per immersione di S.Giovanni in Fonte con i suoi magnifici altorilievi, la vasca ottagonale è posta sopra una precedente, il battistero di.San Giovanni in Fonte legato al complesso ecclesiastico del duomo di Verona, sorto sul vasto monumento delle terme pubbliche della Verona romana


sabato 22 novembre 2025

Un raro politico onesto e integerrimo e per questo eliminato per la sua dedizione.......

"Robespierre l'incorruttibile" si riferisce a Maximilien de Robespierre, politico e rivoluzionario francese, noto per la sua rigidità morale e la sua partecipazione alla fase del Terrore durante la Rivoluzione Francese. È stato una figura di spicco, leader dei Giacobini, ma il suo ruolo si concluse tragicamente con la sua esecuzione alla ghigliottina il 28 luglio 1794.





venerdì 21 novembre 2025

Pittura dell'Ottocento"Rovine al tempio di Baalbek", del pittore tedesco Gustav Bauernfeind (Neckar 1848 – Gerusalemme 1904)


 

Il tempio di Baal-Shamin, in Palmyra (Siria)






Nel deserto siriano, tra colonne corinzie dorate dal sole, si alzava il tempio di Baal-Shamin, il “Signore dei Cieli”: dio della pioggia, della fecondità, delle nuvole che portano vita. Il vestibolo a sei colonne introduceva a una cella quasi barocca, con pareti scandite da lesene e finestre laterali che lasciavano filtrare la luce verso la dimora del dio. Qui l’architettura romana dialogava con le tradizioni siriache, in un equilibrio di proporzioni classiche e dettagli orientali che facevano del tempio uno dei gioielli più riconoscibili di Palmyra.
𝗙𝗼𝗰𝘂𝘀 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼
Palmyra, grande oasi sulla via delle carovane tra Mediterraneo e Mesopotamia, fu uno dei più importanti centri culturali del mondo antico, dove si incontravano influssi greco-romani, siriaci e persiani. 
Il santuario di Baal-Shamin esisteva già nel 17 d.C.; l’altare fu eretto nel 115 e il tempio venne consacrato e sostanzialmente ricostruito attorno al 130–131 d.C., per poi essere trasformato in chiesa in età cristiana. 
Riscoperto e restaurato da archeologi svizzeri negli anni 1954-56, era una delle strutture meglio conservate della città quando Palmyra fu iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 1980. 
Nell’agosto 2015 il tempio è stato fatto esplodere dai miliziani dello Stato Islamico, che lo hanno raso al suolo con cariche di esplosivo: un atto definito dall’UNESCO un vero crimine di guerra. 
Oggi restano solo macerie e pochi elementi riutilizzabili, mentre archeologi e istituzioni internazionali discutono se e come ricostruirlo, come gesto di memoria e di resistenza culturale. 
📸 Madia Renzo Giuseppe