sabato 25 gennaio 2014

Il Baphomet secondo Fulcanelli (che passò per Torino)

Riporto uno stralcio dal volume Misteri di Torino (M. Poltronieri - E. Fazioli).



Si riteneva che i Templari adorassero un idolo demoniaco, il Baphomet, raccontato come una testa barbuta d'uomo che era in grado di conferire a chi l'adorava poteri occulti enormi, tra cui il modo per ottenere la ricchezza, fare fiorire e germogliare le piante, dare fertilità. Tutti questi attributi erano legati al Graal, sulla cui letteratura si innestarono molti temi derivati dai Templari. Su questa idolatria, si sono fornite molte versioni, anche per via delle troppe confessioni che ne parlano, per cui è presumibile che questa immagine non fosse solo un'invenzione dell'Inquisizione per accusarli. 

Secondo alcune fonti, il Baphomet sarebbe associato a una scultura simbolica demoniaca, che si trovava nelle loro sedi. Altri parlano di un'associazione o deformazione della parola araba Mohamet in lingua provenzale, Baphomet-Bafometto-Maometto, che ribadirebbe i contatti con la fede islamica, o ancora, una derivazione della parola araba abufihamet, nella Spagna moresca bufihimat, in altre parole, Padre della Conoscenza o della Sapienza, indicando forse un principio divino. 

Eliphas Lévi utilizzò la sua sapienza cabalistica per leggere il nome dell'idolo in senso inverso, ottenendo Tem Oph Ab, abbreviazione di TEMpli Omnium Pacis Hominum ABbas, col significato di Padre del Tempio della pace universale. 
Nel processo alchemico, vi è un'operazione che è chiamata Caput Mortum, in altre parole, testa di morto, essa è la Nigredo o Putrefatio; in questo caso, l'estrema bruttezza della testa richiamerebbe il momento della distacco della parte materiale da quella spirituale, ravvisata in un'immagine di mostruosità volgare e nauseante. 

Si può continuare con il lungo elenco di attribuzioni che vedono nel Baphomet la venerazione per la testa di Hugues de Payen, fondatore dei Templari; il collegamento con la sacra Sindone di Torino, che sembra essere stata realmente in possesso dell'Ordine fra il 1204 e 1307, e poteva essere custodita ripiegata su se stessa, per cui mettere in evidenza solo la testa; la connessione con Giovanni il Battista, affermando, in questa direzione, il legame tra i Templari e l'eresia giovannita o mandea, cosa che spiegherebbe il rinnegamento di Cristo. 

Per il celebre alchimista Fulcanelli, la figura rappresenta la fusione mistica degli elementi dell'Opera, simboleggiati dalle corna, che evocano la falce lunare poste sulla testa solare. Probabilmente, all'inizio della sua rappresentazione era costituito da un triangolo isoscele dal vertice orientato verso il basso, geroglifico dell'acqua che, secondo Talete di Mileto, fu il primo elemento ad essere creato. Un secondo triangolo simile, ma contrario rispetto al primo e più piccolo, si inscriveva al centro e occupava lo spazio in relazione al naso nella faccia umana. Questo triangolo rappresentava il Fuoco e più precisamente il fuoco contenuto nell'acqua, la scintilla divina che penetra nella materia. Sulla base capovolta del grande triangolo era posta la lettera latina H, però più larga, con la barra centrale tagliata da un cerchio mediano. Questo segno ermetico rappresenta lo Spirito universale e cioè Dio stesso. Sempre all'interno del triangolo grande era segnato a sinistra il cerchio lunare a spicchio e a destra il cerchio solare con al centro il punto apparente. Questi due ultimi segni erano posti come se fossero gli occhi del volto umano. Infine, alla base del piccolo triangolo interno, la croce messa sul globo rappresentava il duplice segno dello zolfo, principio attivo associato al Mercurio, principio passivo e solvente di tutti i metalli. Spesso, un segmento più o meno lungo, posto al vertice del triangolo si divideva in linee verticali, che simulavano una sorta di barbetta. Ciò spiegherebbe le diversità delle descrizioni che sono state fatte del Baphomet, che lo vedono come testa di morto con l'aureola, come bucranio, talvolta con la testa dell'egizio Api, o di un capro o addirittura come Satana e da ciò si collegarono anche le innumerevoli accuse di stregoneria che dovettero subire gli adoratori di questa strana creatura. 




Nella pura espressione ermetica, la parola Baphomet deriva dalle radici greche tintore e luna. La parola luna è in relazione con il termine greco che significa genitivo, madre o matrice. Da ciò si evince che la Luna è la vera madre e matrice mercuriale che riceve la tintura o sperma dello zolfo, che rappresenta il maschio, il tintore, nella generazione metallica. Ciò si collega al battesimo simbolico di Meti in quanto la parola latina Bapheus significa tintore, e il verbo meto raccogliere e mietere. Nel loro insieme, indicherebbero, quindi, la capacità del Mercurio o Luna dei Saggi di cogliere e captare la tintura prodotta durante il processo alchemico: una sorta di Graal.

L'accademico tedesco Nicolai dà un'interpretazione leggermente diversa: "Baphomet che potrebbe essere tradotto in Battesimo di Meti è in relazione a un rito realmente esistito tra gli Ofiti. Infatti Meti era una divinità androgina che rappresentava la Natura naturante. Proclus dice testualmente che Metis, chiamata anche Natura germinans, era il dio ermafrodita degli adoratori del Serpente. Sappiamo che anche gli Elleni indicavano col nome Metis, la Prudenza, venerata come sposa di Giove. Questa discussione filologica dimostra in modo incontestabile che il Baphomet era l'espressione pagana del dio Pan. Ora, come i Templari, gli Ofiti avevano due battesimi: uno, quello dell'acqua, o essoterico; l'altro esoterico, quello dello spirito e del fuoco. Quest'ultimo si chiamava Battesimo di Meti, che divenne poi il battesimo della luce dei Frammassoni..."


Da Misteri di Torino, Morena Poltronieri - Ernesto Fazioli (Hermatena edizioni - pagine 23 e 24)

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