domenica 24 maggio 2020

Il paganesimo è a fondamento del cristianesimo e costantemente, sottotraccia o spudoratamente, è presente

Nascita del Battista" Cappella Tornabuoni: di Domenico Ghirlandaio
Nascita di Giovanni il Battista in Santa Maria Novella a Firenze opera del Ghirlandaio.


Notate sulla sinistra una fanciulla vestita di bianco, eterea e svolazzante, una figura fantastica sospesa,
che porta un cesto di frutta ed è una Ninfa.......

giovedì 21 maggio 2020

Riti di fertilità e fonti dell'abbondanza

Le Fonti dell'Abbondanza a Massa Marittima con Albero della Fertilità del 1265 ..
I riti di fertilità sono collegati a Bal, Bellona, Dea Bona, Cibele , Balena, Belena, Belluna ; Magnae Idaeae, Dindimea, Inanna, Fortvnae , Maja, Majala .... ecco un'iscrizione a Cibele trovata a perugia..
Cibele Madre degli Die turriti, assisa sopra un Lione
percuotendo con le mani i cembali, e di facciata un
gran pino, da cui pendono i crotali, e la zampogna
V'è il berretto frigio, e due corni musicali .
MATRI.DE
VM M. IDAE
AE . ET . At
TI. MINO
TVURANI
D.D.
L'evirazione, offerte alla Grande Dea, secondo la credenza degli antichi, garantiva la fertilità. I Sacerdoti ed i militari subivano l'evirazione dopo l'adolescenza, i servitori , i cantori e i musicisti, prima dell'adolescenza. Il culto del Maggio, o del Calendimaggio, o di piantare il Maggio, sono feste dell'evirazione e parimenti della sessualità. Una festa che si tiene a Gubbio , La Festa dei Ceri, ricorda le feste alla Dea mesopotamica Inanna ( Bellona, Baleno, Cibele). Al posto dei "ceri" venivano trasportati i cipressi, come simbolo fallico.

mercoledì 20 maggio 2020

Villa Donà delle Rose

Villa Donà delle Rose | votaUN'ALTRA PERLA DELLE VILLE VENETE DELL'ADIGE
Villa Donà Delle Rose.
Una barchessa tra le meglio recuperate, un brolo di 10 ettari perimetrati con mura del '700, l'Oratorio.
S. Stefano di Zimella. VR.

E DIVINITA’ POSSONO COMUNICARE CON L’UOMO SOLO PER MEZZO DI SIMBOLI, SIGILLI


Le divinità ci parlano per via di visioni o sogni, che certo da noi sono chiamati enigmi, per la mancanza d'abitudine, l'ignoranza e la ottusità della nostra capacità, ma che tuttavia sono le stessissime voci e gli stessissimi termini delle cose rappresentabili. E così come queste voci si sottraggono alla nostra percezione, così anche le nostre voci latine, greche, italiane sfuggono all'ascolto e all'intelligenza delle divinità superiori ed eterne, che differiscono da noi nella specie, sicché non ci può essere facilmente uno scambio fra noi ed esse, come non c'è fra le aquile e gli uomini. E come, in assenza di comune idioma, gli uomini di una stirpe non hanno conversazione e rapporto con uomini d'altra stirpe, se non per gesti, così anche non vi può essere partecipe contatto tra noi e una determinata categoria di esseri divini, se non per definiti segni, sigilli, figure, caratteri, gesti e altre cerimonie. E senza voci e scritture di questa specie difficilmente un mago potrebbe ottenere qualche risultato»
Giordano Bruno, De magia naturali, in Opere magiche
Immagine: Arabesco Azahara Medina'(Córdoba,Spain)

domenica 17 maggio 2020

E le chiese coprirono gli antichi culti

LE PIRAMIDI GEMELLE 

 

Sotto le chiese gemelle di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto che si trovano all’imbocco di Via del Corso nel I secolo a.C. sorgevano due piramidi gemelle. Le costruzione delle due chiese quasi gemelle fu decisa nel 1657 e come fondazioni furono utilizzate la basi delle due piramidi troncate della parte cuspidale. La conferma della loro esistenza è stata data da rilievi in occasione di recenti lavori di restaurazione delle due chiese; questi due sepolcri dovevano risalire all'età augustea ed erano posti a mo' di ingresso monumentale al Campo Marzio, proprio la funzione che hanno oggi le due chiese.
Tra la fine del I secolo a.C ed il II secolo d.C. in conseguenza della diffusione dei culti egizi e dell'annessione dell'Egitto come provincia imperiale, ebbe una certa diffusione a Roma l'usanza egizia di tumulare i defunti in edifici funerari che ricordavano nella forma quella delle grandi piramidi dei faraoni.
A Roma si sa con certezza che ne furono costruite almeno tredici di cui la sola ancora esistente è la Piramide di Caio Cestio posta lungo la Via Ostiense appena fuori le mura; un altra piramide, conosciuta come Meta Romuli, si trovava in prossimità del Colle Vaticano che era una zona di sepolture così come le due Piramidi Gemelle della Via Lata dove potevano essere eretti monumenti funerari perché, come gli altri, era un sito posto fuori dal Pomerio e quindi come disposto dalla Legge delle XII Tavole vi si potevano seppellire i defunti.
Le due piramidi furono realizzate nel I secolo d.C., quindi in età contemporanea alla piramide di Caio Cestio, un periodo in cui Roma erano molto diffusi i culti egizi. La diffusione di questi culti era stata favorita dalla presenza di colonie di etnia egizia soprattutto nelle città marittime; a Neapolis già dal II secolo a.C. Era presente una colonia alessandrina nella regio Nilensis ed al tempo di Silla (80 a.C.) Apuleio nelle Metamorfosi racconta di una confraternita di Pastofori a Roma. I Pastofori erano un collegio di sacerdoti mendicanti che giravano per le strade tentando di fare proseliti, avevano con sé un piccolo altere con l'immagine del dio ed ogni tanto si fermavano per pregare e chiedere l'elemosina.
Le religioni egizie erano seguite soprattutto dagli schiavi e dai liberti perché erano le religioni delle terre di origine, tuttavia per il loro messaggio salvifico riuscirono ben presto a diffondersi tra i ceti più poveri del popolo di Roma e per la spiritualità coinvolgente ebbero anche molti seguaci nell'aristocrazia.
La costruzione dei monumenti funerari come le piramidi era possibile solo per persone agiate e con una posizione di rilievo nella società politica perché per costruire un monumento funerario si doveva anzitutto avere la proprietà dell'ager come facevano le grandi famiglie dell'aristocrazia che costruivano i monumenti funerari sui propri possedimenti, oppure si doveva richiedere un permesso per occupare l'ager publicus. Per poter erigere un monumento funerario occorreva avere la datio loci, ovvero ottenere un decreto del Senato che permetteva l'uso dell'ager a fine di sepoltura ed è chiaro che esistendo degli spazi già destinati alle sepolture per ottenerene una che fosse al di fuori di quello, si doveva in qualche modo meritare un simile onore ...

Il culto italico di Giano fra Umbria e Marche

 
Monte di Giano..
Il San Vicino è un monte dell'Appennino umbro-marchigiano situato lungo la linea di confine tra le province di Ancona e Macerata. Questa montagna ha una particolarità: vista da sud ha una forma a gobba di cammello, da nord assume un forma tricuspidale, e da est o ovest assomiglia a un vulcano spento...
'è un Monte dedicato a Giano . Si chiama Monte San Vicino , dal latino vicilinus, vigilante. Vigilante era un appellativo di Giano-Janua. In vetta al Monte sono stati ritrovati reperti archeologichi che lo fanno ritenere un luogo di culto. Un residuo delle feste celtiche, stava nell'abitudine delle genti di Matelica, di andare nella notte di San Giovanni in vetta al monte in una specie di processione per vedere sorgere dal mare il sole nel giorno più lungo dell'anno . Ma che Giano- Janua, fossero importanti per i celti delle Marche e dell'Umbria, si evince dai diversi toponimi di queste regioni. Si sa che la divinità Janua o Jano rivestiva, nella società antica, straordinaria importanza nella vita pubblica e nella religione: Giano , era il più antico degli dei maggiori italici pur senza avere alcun corrispondente nella mitologia greca….

venerdì 15 maggio 2020

Il simbolo di Costantino spacciato per cristiano

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Mi sono spesso interrogato se davvero e cosa Costantino avesse fatto dipingere sugli scudi dei suoi legionari alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio.
Che egli possa aver fatto dipingere un simbolo cristiano, mi è sembrato sempre una gran forzatura, considerando che le province sotto il suo controllo, e dalle quali provenivano i suoi soldati, erano tutt'altro che fortemente cristianizzate. Per non parlare poi degli ampi contingenti di barbari arruolati fra le popolazioni del Reno da lui sottomesse, che poco o nulla sapevano al tempo di questo culto proveniente dall'oriente.
Gli storici non ideologizzati ormai quasi unanimemente concordano sul fatto che il sogno, la visione ("in hoc signo vinces") e persino la profezia ricevuta presso il tempio Apollo a Grand, che gli annunciava 30 anni di regno, e che viene descritta nel Panegirico di "anonimo" del 310 d.C., siano in realtà tutte invenzioni letterarie successive per costruire il mito del Vincitore.
Inoltre utilizzare un simbolo cristiano proprio contro Massenzio, che dei cristiani era stato un benefattore, ponendo fine alle persecuzioni già nel 306 con largo anticipo rispetto all'Editto di Galerio del 311, che aveva restituito i beni sequestrati, che aveva concesso persino la costruzione di luoghi di culto fuori della cinta di mura della città, che aveva posto fine alla guerra fratricida in seno alla comunità cristiana di Roma fra i lapsi che avevano commesso apostasia per salvarsi la vita e coloro che invece avevano resistito ma erano stati perseguitati, poteva rivelarsi un grosso boomerang.
Eppure l'utilizzo di un simbolo, di un richiamo mistico-religioso, per sollecitare le truppe alla battaglia, per invogliarle alla lotta ed esaltare il loro spirito guerresco, sembra un'esigenza reale se si guarda ai due tentativi di invasione di Roma da parte di Severo e Galerio, le cui truppe si rifiutarono di attaccare l'Urbe passando in buona parte a rinfoltire i ranghi di Massenzio.
Per la religiosità dell'epoca, attaccare la Città degli Dei, la Città Sacra del Paganesimo, poteva non essere esattamente una cosa scontata.
Attraverso la sua monetazione imperiale, sappiamo che almeno fino al 326 Costantino si dichiarerà un seguace del culto solare. Il simbolo del culto solare, è il cosiddetto Chi-Iota, non molto dissimile dal famosissimo Chi-Rho simbolo cristiano. Questo Chi-Iota, o stella a sei punte (una simbologia associabile al fiore della vita o fiore a sei petali, altro simbolo benaugurante presente nella cultura romana da secoli), era un simbolo solare e mitraico, presente anche nelle monetazioni massenziane, poiché il culto del Sol Invictus era diventato, dal 275 d.C. con Aureliano, la religione ufficiale dello Stato romano e perfettamente integrato con la religione tradizionale degli antichi del Cultus Deorum.
Io ritengo che sia appunto questo il simbolo che Costantino avrebbe fatto dipingere sugli scudi dei suoi soldati, rivendicando il fatto che se Roma era protetta dagli Antichi Dei, egli era protetto dal Sole in persona, da cui tutti gli dei discendevano quali emanazioni dirette, in linea con la filosofia neoplatonica in voga in quel tempo.
Più che di monoteismo solare, si parla infatti di monolatria solare, che accetta cioè la presenza e l'esistenza di molti dei, ma che li riconduce ad un unico culto e un unica divinità superiore dalla quale tutti essi derivano.
Fra l'altro questo simbolo risulterebbe anche molto molto simile a quello della ruota a cinque raggi di Iuppiter Taranis, una delle divinità di origine celtica più rispettate e venerate, pertanto ben nota alle legioni galliche di Costantino, e probabilmente molto più strumentale che non il simbolo cristiano a rinsaldare i loro animi per la battaglia.
Successivamente, in epoca teodosiana, il simbolo solare dello Chi-Iota campeggia accanto alla Croce quale simbolo della nuova religione ufficiale dell'Impero, che ormai ha completamente sovrascritto e inglobato il culto solare, assumendone diverse caratteristiche e attributi.
Se vi siete sempre domandati per quale motivo la nostra Domenica, ovvero il Giorno del Signore (Dominus), venga chiamata il Giorno del Sole nelle culture anglosassoni, questo è il motivo.