sabato 24 febbraio 2018


giovedì 22 febbraio 2018

Un'opera che strega


 Di Hippolyte Delaroche (1797/ 1856), artista appartenente al Romanticismo francese, erede di Gericault e di Delacroix,  "La Giovane Martire", una opera che si trova al Louvre che strega e inquieta.....
Mi piaceVedi altre reazioni

La bufala del ritrovamento del sarcofago Arnau de Torroja

La grande bufala! La tomba di un gran maestro templlare? Un controsenso dato che il sarcofago è stato trovato nella sede storica dell'inquisizione: il complesso di San Fermo a Verona. Aspetto le prove, i poveri resti sono inutilizzabili, ci vogliono le prove e le aspettiamo........ma credo non arriveranno mai!
Dovrebbe trattarsi di Arnoldo di Torroja, catalano, a capo dei Templari dal 1181 al 1184. La sua tomba potrebbe essere stata trovata nell'area della chiesa di San…
veronasera.it

L'occhio di Horus

Occhio di Horus
È un simbolo dal profondo significato esoterico.
L’occhio è sempre stato uno dei simboli protettivi più potenti dell’antico Egitto.

Gli occhi della divinità dei falchi Horus sono il sole e la luna. L’occhio destro è rappresentato dal sole, e simboleggia il futuro e l’attività, l’occhio sinistro è rappresentato dalla luna e simboleggia il passato e la passività.
Entrambi gli occhi conducono all’onniscienza e sono associati all’invulnerabilità e alla fertilità eterna. Per tale motivo spesso venivano collocati sul lato sinistro dei sarcofagi: in tal modo il defunto poteva vedere il cammino da percorrere.

lunedì 12 febbraio 2018

La visita alle "vestigia" del comune di Veronella

Ieri visita a Veronella, luogo magico e carico di storia con una serie infinita di testimonianze architettonico paesaggistiche. A tal riguardo informo che la prossima "promenade" sara a Pressana paese posto sempre sulla Via Porcilana, antica via protetta anche dai templari e percorsa dai pellegrini che si recavano a Gerusalemme.
A tal riguardo posto un articoletto che accenna al grande studio svolto da un professore che insegna a Ca Foscari dove riporta nei dettagli le grandi vicende storiche legate a Veronella e ai suoi signori: i Sarego dalla Cucca.
 Bonaldo Destination Guide (Veneto, Italy) - Trip-Suggest

Dalla Cucca a Veronella invisibile

I componenti e i visitatori della famiglia Serego, che hanno fatto grande la Cucca e poi scomparire la Veronella…
Un nuovo libro del ricercatore di Cà Foscari, Giulio Zavatta, ha riportato l’attenzione sull’antico abitato di Cucca e gli illustri personaggi che vi sono transitati nei secoli, strettamente legati alle vicissitudini della famiglia Serego, nobili feudatari del luogo.
Perché “Veronella invisibile”? perché fino a inizio XX secolo quel Comune si chiamava Cucca: fu il sindaco Alberto di Serego, insieme alla Giunta e al Consiglio Comunale a chiedere il cambiamento del nome. Che venne autorizzato con Regio decreto il 23 gennaio 1902.
In teoria, da allora dovrebbe essere diventata invisibile la Cucca… e invece no.
Perché alla Cucca vi avevano vissuto o soggiornato nei secoli illustri o bizzarri personaggi, di cui l’autore Zavatta presenta una nuove informazioni.................https://www.agoravox.it/Dalla-Cucca-a-Veronella-invisibile.html

domenica 11 febbraio 2018

Era anche la visione di Rudolf Steiner

“L’uomo è una pianta celeste, il che significa che è come un albero rovesciato: le sue radici tendono verso il cielo e i suoi rami in basso, verso la terra.”
(Platone)

Le radici arcaiche del carnevale fra rito, liturgia e religiosità delle origini umane

CARNEVALE, dall'accadico "qarnu(m)", «potenza, potere» degli umani + "(w)âru(m)", «andare contro, scontrarsi con», col significato complessivo di «andare contro il Potere».
In sardo abbiamo:
CARRASEGÀRE/CARRASECÀRE, sempre dall'accadico "qarnu(m)", «potenza, potere» degli umani + "seḫu", «rivoltarsi, distruggere, dissacrare», col significato complessivo di «dissacrare il Potere, i potenti».
C'è qualcosa che le nostre origini, da tempo, cercano di comunicarci, ma nessuno pare sappia coglierne il significato.
(Di Antonio Pitzalis)
=================
Carnevale: stelle filanti, mascherine, carri allegorici e divertimento spensierato??
Non in Sardegna!
Su Carrasegare (in sardo "carne viva da smembrare") rende bene l’idea di base del carnevale isolano, popolato di streghe e pazzi, figure spaventose, uomini vestiti da donne, cavalieri senza paura.
Qui il Carnevale, Su Carresecare, è qualcosa di antico, radicato in tradizioni ancestrali
Un rito suggestivo, diverso da zona a zona, ricco di rimandi al mito e alla tradizione del culto di Dionisio.
Eccone alcuni esempi:
Foto 1) LULA,
qui c’è '' Su Battileddu'', lo scemo del villaggio che si trascina per le vie del paese : viso sporco di sangue e annerito dalla fuliggine e il corpo ricoperto di pelli di pecora e montone.
Sul capo porta due corna fra le quali viene fissato uno stomaco di capra, mentre sulla pancia, sotto i campanacci, uno stomaco di bue riempito di sangue, che viene bucato di tanto in tanto. Su Battileddu è la vittima sacrificale del carnevale. Intorno a lui si muovono maschere dal volto nero che lo aggrediscono più volte fino a ucciderlo. Su Battileddu viene quindi fatto sfilare su un carro, ma alla fine risorgerà, caratteristica che, come la maggior parte delle maschere sarde, trae origine dai riti dionisiaci.
Foto 2) OVODDA
La festa, che si tiene su Me’uris de lessia (Mercoledì delle Ceneri), dura solo mezza giornata e non è organizzata: tutti sono attori e spettatori. Le maschere, in groppa ad asini o tenendo al guinzaglio animali di ogni specie, ballano e cantano dileggiando Don Conte, il fantoccio su un carretto trainato da un asino, accompagnandolo verso la sua tragica fine. La festa giunge al culmine quando, al calar del sole, Don Conte è bruciato.
A volte subisce un processo, ma è inevitabilmente condannato come il capro espiatorio dei mali della comunità. Il fantoccio in fiamme è condotto al ponte più alto del paese e gettato giù, fra urla di disperazione e canti osceni.
Fino agli anni ’70 del secolo scorso le donne erano escluse dai bagordi. Ma svolgendosi in giorno proibito dalla chiesa, è tuttora un carnevale dissacratorio nei confronti del potere politico e religioso.
Foto 3) BOSA
Qui il carnevale torna a essere una tragedia. Il culmine è martedì grasso con il lamento funebre di S’Attittidu.
Le maschere indossano il costume tradizionale per il lutto: gonna lunga, corsetto e ampio scialle nero; ogni maschera porta in braccio una bambola di stracci e gira per il paese emettendo, con voce in falsetto, un continuo lamento funebre, S’Attittidu appunto.
Foto 4) SAMUGHEO
Anche questo rito conserva elementi che conducono alle celebrazioni dionisiache.
Dioniso è rappresentato da s’Urtzu, che ne inscena la passione e la morte. Sos Mamutzones, che circondano s’Utzu (Dioniso) danzandogli intorno, sarebbero i folli e invasati seguaci del dio che cercano l’estasi per divenire simili a lui.
Testimonianza del fatto che s’Urtzu aveva un tempo un carattere sacro si può rintracciare nel fatto che i bambini del paese erano soliti inseguirlo urlando:“S’Ocrumannupiludu notimet a nisciùnu, solu su Deus Mannu,s’Ocrumannucorrudu” (Il grande occhio peloso non teme nessuno, solo il grande Dio il grande occhio cornuto).
In alcuni gòcius (canti sacri tradizionali), s’Urtzu era chiamato “Santu Minchilleu”, nome che indica la sua sacralità ma soprattutto la sua inguaribile stupidità.