venerdì 27 febbraio 2015

La riscoperta dei culti legati al paganesimo






Nel 313 d.C. i due Augusti dell’impero romano, Costantino e Licino, siglarono l’editto di MilanoCon questo documento si poneva termine alle persecuzioni nei confronti dei cristiani ai quali, finalmente, veniva garantita la libertà di culto. Il cristianesimo non conobbe più barriere, la sua diffusione subì una notevole spinta propulsiva. I grandi agglomerati cittadini furono terreno fertile per proselitismi e conversioni di massa, mentre nei villaggi agresti e nei centri isolati giungevano perlopiù riverberi lontani della nuova religione. Il termine “pagano” deriva, infatti, dalla locuzione latina pagus, termine con il quale venivano designati gli abitanti delle aree rurali. La conversione in questi luoghi, benché inesorabile, fu lenta e graduale. La causa è da addurre in parte proprio alla condizione di isolamento in cui si trovavano le zone in oggetto, in parte all’esistenza di uno zoccolo duro restio ad abbandonare l’antica religione dei padri in favore del cristianesimo. 

Con il trascorrere del tempo, inevitabilmente, i cristiani finirono per soverchiare e schiacciare ogni espressione spirituale che non fosse in linea con la loro, fino a giungere -già nel corso del IV secolo stesso- all’adozione di misure repressive per forzare l’abbandono del culto pagano.
Il cristianesimo perde la sua aura di tolleranza e da religione degli oppressi muta in veicolo di oppressione. 
Eppure l’editto di Milano recitava:


« Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto [..] fra le disposizioni che vedevamo utili a molte persone o da mettere in atto fra le prime, abbiamo posto queste relative al culto della divinità affinché sia consentito ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità. »




In sostanza, almeno sulla carta, le intenzioni erano decisamente di altro tipo. Quasi duemila anni dopo si assiste a una nuova primavera dei culti pagani, fenomeno catalogato con il termine “neopaganesimo”. Ma cosa si intende con neopaganesimo? In sostanza, tutto e nulla. Si tratta anzi, a mio parere, di un’etichetta che ha un retrogusto discriminatorio. Nell’alveo neopagano convivono tradizioni antiche e moderne molto variegate, raggrupparle sotto un grande “termine/ombrello” conferma il binomio a compartimenti stagni in cui siamo incasellati da millenni, quello che vede le grandi religioni monoteiste come le uniche meritevoli di dignità e tutto il resto gettato in un calderone e bollato come superstizione.

Inoltre, riflettendo etimologicamente sull’utilizzo del termine “pagano” per definire un adepto del neopaganesimo, questo risulta inappropriato: il vocabolo, in origine, identificava nello specifico un politeista non convertito al cristianesimo, i pagani moderni sono -in gran parte- ex cristiani convertiti al politeismo. Tuttavia, continueremo a usare questo termine per una questione di praticità, purché ne siano ben chiari i limiti semantici. All’interno del neopaganesimo incontriamo, di fatti, una varietà notevole di correnti diverse: forme animistiche alla magia, da seguaci della tradizione romana a praticanti della stregoneria, dai veneratori degli antichi dei egizi a coloro che seguono il druidismo, da forme religiose di derivazione celta fino alla Wicca. 

Vi sono, perciò, neopagani legati a echi di antiche religioni lontane che si vanno a innestare su un substrato di folklore e a un pizzico di stregoneria, così come neopagani che tentano di restituire dignità e vita alle tradizioni religiose proprie del passato della loro terra d’origine. Se mi è umilmente concesso tracciare uno spartiacque all’interno della grande famiglia neopagana, ritengo che un’importante discriminante sia quella che separa chi segue tradizioni alle radici del proprio passato storico e colo che si attengono a una spiritualità pagana universale, più elastica e onnicomprensiva, arricchita da elementi appartenenti a culture diverse.



Nel primo gruppo, fra i tanti esistenti, possiamo iscrivere coloro che aderiscono fedelmente al culto mitraico, chi venera le arcaiche divinità egizie o norrene, gli adoratori dell’antico pantheon greco o romano. A Roma, per esempio, troviamo il gruppo Traditio Romana, il quale si propone di rivivere in maniera fedele la Religio Romana organizzando eventi e rituali proprio sui luoghi anticamente adibiti alle funzione religiose dell’Impero. Un altro esempio è visibile presso il tempio di Diana Nemorense, a Nemi, in cui c’è un altare divenuto importante punto di aggregazione spontanea: è possibile trovarlo ricoperto di offerte e fiori in ogni periodo dell’anno, a commovente dimostrazione di un culto che prosegue nella sua sede storica da duemilaquattrocento anni. Nel secondo gruppo spicca indiscussa a livello mondiale laWicca, codificata da Gerald Gardner nella prima metà del Novecento. La Wicca è essenzialmente un percorso spirituale di stampo misterico, in essa si fondono, formando una teologia complessa e un ricco bagaglio di rituali e pratiche, stregoneria e culto della natura. Nel mondo si contano milioni di praticanti sparsi per tutto globo.


Il neopagano può decidere di aggregarsi a uno dei diversi gruppi esistenti e percorre il suo cammino spirituale in maniera comunitaria, oppure può dedicarsi alla pratica in maniera intimistica e privata. I cosiddetti praticanti solitari rappresentano una fetta consistente del popolo pagano moderno, ciò permette una declinazione del culto in base alle proprie inclinazioni, lontano dalla rigidità di dogmi sovraimposti. In questa sede è impossibile elencare e descrivere tutte le tradizioni esistenti sotto la bandiera del neopaganesimo in Italia, ma per farsi un’idea di quanto il fenomeno sia fervente e prolifico basta una rapida ricerca online. Interessante sapere che la nostra nazione ha dato i natali a una tradizione molto rinomata nel contesto della pratica magica, la stregheria italiana. A rendere famosa questa pratica è stata la rielaborazione effettuata da diversi cultori di esoterismo di origine italo-americana e dal celebre Charles Godfrey Leland, autore di “Aradia - Il Vangelo delle Streghe”. Se poi vi trovate a Roma e avete voglia di vivere in prima persona l’esperienza di una giornata all’insegna del neopaganesimo, potete partecipare all’annuale Pagan Pride che si tiene ogni anno nella capitale, presso Villa Pamphili, in occasione della festività del Mabon (21 settembre). Qui avrete modo di venire in contatto con praticanti provenienti dalle tradizioni più disparate.


Nel parlare di stregoneria, esoterismo e rituali antichi, puntualmente prima o poi salterà fuori l’argomento del satanismo. È bene fare chiarezza in poche parole: il satanismo è un prodotto del cristianesimo, il suo alter ego, perciò un pagano non può essere satanista. Prima che bene e male venissero scissi in una dicotomia a compartimenti stagni, non era concepibile il culto del maligno. La confusione spesso è data da dichiarazioni avventate da parte di esponenti della Santa Sede –ricordiamo tutti le schermaglie fra Padre Amorth e la magia di Harry Potter e dall’utilizzo da parte di wiccan e correnti affini di alcuni simboli, quali la stella a cinque punte. La Chiesa ha bollato come “satanico” tutto ciò che aveva a che fare con i culti pre-cristiani, perciò molta della simbologia sacra pagana ha finito per essere identificata come emblema di Satana. Il naopagano che venera un dio munito di corna e con le fattezza caprine non si appella al Diavolo ma a Cernunno, allo stesso modo la stella a cinque punte -in quell’ambito- ha valenza di simbolo di protezione.


Ciò che potrebbe sembrare un fenomeno molto circoscritto in realtà sta assumendo, anno dopo anno, proporzioni maggiori, le quali rendono sempre più difficile liquidare il neopaganesimo come un anacronismo isolato o una moda passeggera. Ma quali sono le cause di questa tendenza? In primis è lecito chiedersi se stiamo assistendo a un fenomeno mai estinto o a un trend nato in tempi recenti. Credo che la realtà stia nel mezzo anche se, non avendo dati alla mano, quella che segue è una mia personale speculazione. Il cristianesimo non poté cancellare in sol colpo dalla memoria collettiva l’eredità millenaria della Religio: la stessa Chiesa, in alcuni casi, è dovuta scendere a patti con le antiche religioni preesistenti modellando iconografia e ritualità su modelli dettati da quest’ultime. Prassi, rituali e credenze popolari intessute con l’adorazione degli antichi dei locali, sono sopravvissute in forma occulta nella comunità. Ciò che verrà definita “stregoneria” ha i suoi natali negli orpelli del paganesimo e si trasmette di generazione in generazione fino ai giorni nostri, in cui sta vivendo una rinascita.



Ritengo perciò corretto sostenere che la corrente “magica” del neopaganesimo in realtà sia antica quanto il cristianesimo stesso. Se invece prendiamo in causa quelle iniziative volte al ripristino delle antiche religioni autoctone, siamo –salvo, forse, rare occasioni- di fronte a un fenomeno eminentemente moderno e ciò è desumibile in maniera molto elementare dal fatto che la conversione al paganesimo di questo stampo scaturisce da un percorso individuale di ricerca, mai dalla trasmissione familiare o da un vincolo del tipo maestro-allievo. Oggi, paradossalmente, stiamo assistendo a un’inversione di tendenza: i bambini, a volte, nascono nell’ambito di un nucleo familiare che si definisce pagano, come avveniva duemila anni fa. Questa è la situazione che emerge da un’analisi a campione dei praticanti del paganesimo moderno con cui io sono entrata in contatto in Italia, nel resto d’Europa e nel mondo la condizione potrebbe essere diversa. Torniamo alle cause. 

Ritengo possano essere molteplici: allentamento dell’ingerenza cattolica nella vita quotidiana, innalzamento del livello di istruzione, potenziamento dei mezzi di informazione, necessità di una spiritualità più spontanea. È interessante notare come, forse proprio a causa delle pressioni a cui ci sottopone una società globalizzata come la nostra, ci siano persone che vengono spinte in controtendenza a riscoprire le radici dei propri antenati e a ripetere i loro gesti, le loro invocazioni. Una delle cause potrebbe anche ricercarsi proprio in una sorta di riflesso reazionario innescato dalla modernità che cerca di inserirci in un flusso asettico sempre più scollato dal nostro passato, dai nostri luoghi, dalla natura, dal gusto del coltivare le differenze in maniera costruttiva, a favore di uno standard anonimo e materialista.


Il cristianol’ebreo, il musulmano, interpretano il ritorno al pre-monoteismo come un’involuzione verso la primitività. Personalmente sono portata a pensare che a un certo punto della storia qualcosa sia andato storto. Nel momento in cui le religioni hanno fatto della Fede uno strumento di potere e sopraffazione, gli eventi hanno preso un corso innaturale. Mi piace credere che al momento si stia verificando un ritorno allo status quo allo scopo di rendere concreto ciò che auspicava Costantino nel suo editto: che tutte le religioni possano convivere pacificamente sullo stesso territorio. Alla luce degli ultimi fatti di cronaca appare evidente che il vero anacronismo è una “guerra santa”, più che la rinascita di un antico culto. 



N.B. TUTTE LE FOTO PRESENTI NELL'ARTICOLO SONO DI PROPRIETA' INTELLETTUALE DELL'AUTRICE STESSA


                                                                 ALESSANDRA MOSCONI

3 commenti:

federico lunardi ha detto...

auspico anche io che si arrivi ad una simile pacifica convivenza.
Tuttavia mi permetto di osservare che il politeismo antico traeva le sue radici da una coscienza e sensibilità pubbliche diffuse.
La responsabilità era per tutti e da tutti vista sia nei confronti della società sia nei confronti della res publica.
Vi era libero accesso alla cultura e tutti sapevano,perloppiù,leggere e scrivere(su questo punto hanno fatto anche statistiche illuminanti).
Il culto era inclusivo e parte attiva della crescita umana di tutti, e tutti vi partecipavano consapevoli che solo così si era una nazione e un popolo uniti.
Oggi invece? io sono di verona per cui parlo di verona: sul colle san pietro invece di riportare alla luce quanto si sta scoprendo e si potrebbe scoprire si vuole mettere un museo di storia naturale(che provoca sia problemi di traffico sia un deterioramento sicuro dei luoghi); sugli scavi del seminario vescovile non si sa più nulla, e nessuno pare che o sappia qualcosa o menchèmeno gli importi di sapere qualcosa(e si che gli hanno definiti " la POMPEI VERONESE"; sui libri come quello di Grancelli Umberto non si sa nulla a parte pochissimi...e potrei continuare ancora... per esempio dicendo che invece di finanziare eventi o seminari che abbiano finalità conoscitive della storia veronese e delle nostre VERE radici il sindaco Tosi ha finanziato un evento all'arena di Verona in cui ha partecipato L'elemosiniere di Sua santità..pochi mesi fà... purtroppo viviamo in un contesto in cui i soldi e quello che può procurarli importa più di tutto il resto che viene scartato come superfluo...la crescita umana la si delega alle scuole,il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti...Quello che voglio dire è che c'è poco coinvolgimento di persone che non sanno nulla o poco più...se io vado in giro a chiedere chi è Giano e chi fosse Gianoquirino nessuno mi sa rispondere...ma se io vado in giro a chiedere chi è Fabrizio Corona tutti lo sanno... rendo l'idea?? Ringrazio per la possibilità dataMi e per la Vostra attenzione.

federico lunardi ha detto...

ovviamente mi riferisco al politeismo dell'antica roma...alla via degli dei dell'antica roma.. la nostra vera Radice nazionale ed Europea

luigi pellini ha detto...

Gli dei ci aiutino!
Il sacro riprenda il suo posto predominante, ritornino gli heroi, la prosperità unita alla serenità si estenda alle genti. Grazie per il tuo intervento che condivido pienamente!