lunedì 16 aprile 2012

La Via Michelita, antecedente alla Via Lattea






SULLA VIA DI SAN MICHELE ARCANGELO


Un'antica via di pellegrinaggio, santuari disposti lungo una direttrice misteriosa e la figura di un arcangelo protettore e guerriero sono gli elementi fondanti che caratterizzano il mistero della Via Michelita, un'antichissima rotta di pellegrinaggio che toccò i principali paesi dell'Europa antica. Questa curiosa via di pellegrinaggio si è rivelata nel corso delle ricerche qualcosa di estremamente più vasto e profondo. Oggi quasi del tutto dimenticata se non per i tre importanti e monumentali monasteri che ancora raccontano le antiche gesta e peregrinazioni di migliaia di fedeli. La Via Michelita è un enigma storico unico nel suo genere per la precisione, non tanto geometrica quanto spaziale, con cui i tre eremi sono stati costruiti. Sorvolando la nostra Europa, il principe delle schiere celesti, con la sua armatura scintillante e le sue ali possenti, pare abbia scelto i luoghi più suggestivi, e in certi casi inaccessibili, ove apparire e far erigere in suo nome santuari destinati al culto. Suggestione e mistero sembrano pervadere le chiese e le abbazie che portano il suo nome, non solo per il fascino e la bellezza che sembrano promanare, ma anche perché collegate da una linea ideale che prese il nome di Via Sancti Michaelis, una via di pellegrinaggio tra le più antiche e battute nel passato assieme alle consorelle Santiago de Compostela, Roma, la Terra santa e non ultima la Via Francigena. A fianco dei tre santuari noti dedicati all'arcangelo e costituenti i tre centri fondanti della Via Michelita, sono stati identificati altri punti posti in asse con la stessa immaginaria diagonale tracciata "dalla spada" di san Michele. Con la sua arma scacciò, secondo la leggenda, Lucifero dal Paradiso lasciando impressi sulla Terra i segni del suo gesto purificatore. Proprio in concomitanza di tali luoghi, nei secoli, san Michele sarebbe apparso a devoti e fedeli chiedendo che venissero eretti santuari in suo nome.

Lo spunto per questa ricerca nacque diversi anni fa quando, casualmente, ci si accorse della strana correlazione dei tre principali santuari europei in cui viene venerata la figura dell'arcangelo. Non eravamo stati certo i primi a notare questa curiosa linea che sembrava tagliare in due l'Europa, ma la possibilità di aver visitato i tre luoghi aveva fatto nascere la volontà di ripercorrere i precedenti viaggi, nonché di poter comprendere meglio il significato recondito della loro natura. Solo successivamente ci saremmo accorti di altre locazioni che ampliavano tale diagonale celeste comprendendo l'importanza che questo cammino di pellegrinaggio rivestì nei secoli. Come le prime cattedrali gotiche rispecchiarono specularmente la trasposizione della costellazione della Vergine in Terra, così la Via Michelita, l'arcana via di pellegrinaggio fu non solo un cammino di speranza, ma anche un percorso di iniziazione, una via di illuminazione attraverso cui giungere ad un contatto con il divino.


Enrico Baccarini







Il culto michelita, assieme alla sacra via che oggi porta il suo nome, si diffonde in Europa lungo un'ipotetica asse diagonale che unisce la francese Mont Saint Michel alla Sacra di San Michele in Piemonte fino a giungere a Monte Sant'Angelo in Puglia. Nel suo dipanarsi osserviamo anche come nel tratto italiano buona parte dello sviluppo della Via Michelita sembri associarsi con quello della ben più nota Via Francigena, costituendo quasi una cerniera ideale tra le due proprio nell'abbazia della Chiusa, meglio nota come Sacra di San Michele in Val di Susa. La prima nozione storica pervenutaci di un cammino che porti questo nome può essere verosimilmente fatta risalire all'870 d.C., a cui risale la data della prima testimonianza certa di un pellegrinaggio al santuario di Mont-Saint-Michel e alla tomba di Sant'Oberto effettuata dal monaco Bernardo, autore del testo Itinerarium. Nella forza della fede dei pellegrini nacque così la Via Sancti Michaelis, uno tra gli itinerari di pellegrinaggio più importanti per la devozione nell'antichità. Della sua memoria e delle sue tracce ci rimangono però oggi solo flebili barlumi ondeggianti nella brezza del tempo. La Via Michelita costituiva l'ossatura e il fulcro stesso di questi cammini, si poneva come la matrice fondante della stessa idea di "viaggio" inteso come percorso di crescita, di evoluzione spirituale, di ricerca interiore. Tale cerca, come veniva definita nel periodo rinascimentale, originava spesso da un bisogno interiore, da una domanda o dubbio, come anche da una percezione che l'individuo si poneva davanti alla necessità di iniziare un cammino, di scoprire un percorso. Assistiamo così alla proliferazione di santuari e pievi dedicate all'Arcangelo Michele, piccole chiese, come quella di Montesiepi nei pressi della più nota abbazia di San Galgano (SI) dove ancora oggi si conserva quella "spada nella roccia" infissa dal Santo senese, oppure anche di edifici più elaborati come la chiesa di San Michele in Foro a Lucca, fino a veri e propri complessi abbaziali come la chiesa di Sant'Angelo in Formis presso Capua (LT).

Abbiamo osservato l'importanza che la figura di san Michele riveste all'interno del mondo cristiano, la sua storia e i significati che gli furono attribuiti fin dalle sue prime manifestazioni. Il tempo non ha cancellato la sua memoria, né eroso le tracce che la sua spada, all'alba dei tempi, avrebbe lasciato sulla Terra nell'atto di scacciare Satana, l'angelo ribelle, dal paradiso. San Michele si pone come il baluardo, dopo Dio, nella lotta alle tenebre e al maligno. Nel corso della ricerca rileviamo come i santuari a lui dedicati, incomprensibilmente disposti lungo una direttrice diagonale, non comprendano solamente le abbazie di Mont Saint- Michel e le due italiane, ma anche un numero estremamente più vasto di santuari a lui dedicati. Ricerche inglesi mostrano come questi stessi santuari si affianchino, e siano speculari, a precedenti culti solari in cui la figura/divinità predominante sembra essere il dio Apollo. Nasce così, a fianco della Via Michelita, la Linea Michelita con ben 15 locazioni: Skellig Michael (Irlanda), St Michael's Mount (Cornovaglia, UK), in Francia Mont Saint-Michel, Bourges; in Italia la Sacra di San Michele, Castiglione Garfagnana (LU) e il Monte Gargano (FG); in Grecia Kerkyra, Corfù, Delfi, Atene, Delos, Lindo; il Monte Carmelo in Palestina. Non è inverosimile pensare che il tutto possa connaturarsi all'interno di una geometria sacra di cui si sono perse le origini ed in cui la sovrapposizione di templi e figure non ha fatto altro che preservarne la memoria ai posteri. A tutto ciò si deve aggiungere che esiste un'altra linea michelita, tutta inglese che ripercorre non meno di una decina di luoghi sacri. Come può essere spiegata razionalmente la presenza di queste strutture dedicate all'Arcangelo Michele su uno stesso allineamento per migliaia di chilometri? Perché questa ipotetica linea giunge fino al Monte Carmelo? Gli studi non sono ancora conclusi, ma l'ipotesi che una antica sapienza si sia preservata nel tempo e nello spazio sembra oggi più che mai una certezza.




La "linea di San Michele" in Inghilterra

Stralcio da un articolo di Enrico Baccarini, Il Giornale dei Misteri n° 464 (ottobre 2010)

4 commenti:

Enrico Baccarini ha detto...

http://www.enricobaccarini.com/?p=6226

Stefano Cavanna ha detto...

Anche la Badia di Tiglieto, prima abbazia cistercense in Italia, è in prossimità della linea...

luigi pellini ha detto...

Volevo ringraziare Enrico Bacarini, dato che ho scelto il suo articolo dato che l'ho ritenuto il più esaustivo e anche innovativo. Ho riportato il suo nome, ma non mi è stato possibile, al tempo, rintracciare la rivista che credo (avendo visitato il sito dell'autore) sia il Giornale dei Misteri.

Claudia De Simone ha detto...

Vorrei aggiungere il tempio di S Michele arcangelo a Perugia;)