domenica 24 luglio 2016

RITI FUNERARI DEGLI ANTICHI GRECI

RITI FUNERARI DEGLI ANTICHI GRECI

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Cratere di Eufronio decorato con la scena di Sarpedonte morente
(V secolo a.C.)


Innanzitutto si spegneva il fuoco. Il nuovo focolare domestico, perenne punto di riferimento di ogni abitazione, veniva riacceso dai vicini. Questo il primo gesto che, nell'antica Grecia, si compiva quando una persona moriva. Per la grande civiltà mediterranea, di cui si hanno notizie già dal secondo millennio a.C. e che ebbe nelle città di Atene e Sparta le due maggiori protagoniste, la morte era vissuta come un evento inevitabile, fatale, a cui erano sottratti solo gli dei. L'immortalità era il loro grande privilegio: per il resto, avevano una esistenza del tutto simile a quella degli uomini, e non sempre esemplare, fatta di passioni, virtù, bisogni e difetti. Tuttavia era una esistenza felice, perché non oscurata dal pensiero della morte inesorabile. Per questo, i riti funebri avevano nella civiltà greca, che visse i suoi massimi splendori tra il 500 e il 400 a.C., la funzione di trasformare lo stato di morte in un nuovo stato, stabile e positivo.


LA SCRUPOLOSA PREPARAZIONE DEL CORPO
Il defunto, prima di essere esposto per l'estremo saluto dei parenti e degli amici, veniva lavato, profumato e poi vestito dalle parenti più strette. Il compito di prendersi cura delle spoglie competeva però solo a determinate categorie di donne: o quelle che avevano superato i sessant'anni o quelle strettamente imparentate con il defunto. Durante la preparazione del corpo aveva grande importanza l'uso dell'acqua, a cui venivano attribuite proprietà purificatorie, anche per i vivi. Infatti si riteneva che questi fossero contaminati dal contatto con il morto: per questo, durante il periodo di lutto, presso l'abitazione del defunto era sistemato un grande vaso che conteneva acqua, che serviva per la purificazione di coloro che uscivano di casa. Se sul corpo della persona deceduta c'erano delle piaghe, venivano coperte e fatte sparire con un unguento profumato: così la pelle, strofinata con quest'olio, assumeva maggior splendore. Il defunto veniva poi vestito e ornato di ghirlande, nastri e gioielli. Alle volte si avvolgeva in un mantello, che gli copriva anche la nuca. Una struttura di legno sostenuta da alte assi, su cui si disponevano una coperta pesante, simile a un tappeto, e alcuni drappi di stoffe preziose costituivano il suo letto funebre. Il suo capo era sollevato su cuscini; talvolta testa e mandibole erano strette da una benda. 


L'ESPOSIZIONE DEL DEFUNTO
Solo dopo essere stato accuratamente preparato, il defunto poteva essere esposto all'interno della sua abitazione per le tradizionali visite di congiunti e amici. Comunque, tale esposizione avveniva non prima del giorno successivo al decesso e normalmente durava un solo giorno, che era il tempo necessario, secondo i greci, per accertare la morte. In parecchie raffigurazioni, rinvenute soprattutto su coppe e vasi, si vede spesso il morto che giace con i piedi rivolti a sinistra, presumibilmente verso la porta: da quella parte giungono gli uomini in processione, sollevando la mano destra con la palma in fuori. Si tratta di un gesto di preghiera che gli uomini compiono a piedi o a cavallo presso il catafalco. Un gesto ripetuto talvolta anche presso la tomba. Particolarmente intensa era la lamentazione funebre, effettuata dalle donne, che sfogavano il dolore con gesti molto plateali: si battevano il petto, si strappavano i capelli e li deponevano sul cadavere, si laceravano le vesti, tentavano di ferirsi le gambe e il petto, si gettavano nella polvere e si spargevano cenere sul capo. Il lutto era segnato anche da alcuni particolari comportamenti dei congiunti: i parenti più prossimi rifiutavano il cibo prima del funerale e, ancora, le donne si radevano i capelli, mentre gli uomini se li lasciavano crescere. 



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IL CORTEO FUNEBRE TRA DANZATORI E SUONATORI
La mattina del terzo giorno dalla morte si svolgeva il funerale: il rito era previsto sempre prima dell'alba. Al corteo funebre prendevano parte i parenti, accompagnati da suonatori e danzatori. In numerose ceramiche dipinte si è ritrovata spesso l'immagine della bara trasportata da un carro, tirato da muli. Il cadavere veniva poi cremato su una pira. Le ossa erano separate dalle ceneri, raccolte e poste a parte nella tomba. Testimonianze di molti autori classici, soprattutto dell'oratore e letterato romano Cicerone, hanno riferito che, attorno al luogo di sepoltura, si spargevano frutti sul terreno. Un'usanza che, per i Greci, aveva due finalità: propiziare un tranquillo riposo al defunto e purificare la terra, restituendola in questo modo alle attività dei vivi. Vicino ad alcune tombe, sono state individuate delle "fosse per offerte", posti in cui si posavano, per il defunto, dei doni: questi, disposti su tavole di legno durante la sepoltura, venivano bruciati e poi sigillati in piccole urne con uno strato di terra o di calce. Come dimostrano i resti di ossa di animali trovati in qualche caso, si facevano anche offerte di cibo. Molto probabilmente accompagnavano il defunto vasi contenenti unguenti per la pulizia della salma e bevande: infatti sono state scoperte, sempre nelle zone di sepoltura, coppe e brocche. 


BANCHETTI E SACRIFICI
Per limitare gli eccessi del lusso funerario, lo statista Solone, all'inizio del VI secolo, prescrisse limitazioni del lutto alla parentela del defunto: nonostante queste regole, i periodi di cordoglio si chiudevano con sacrifici e banchetti che ad Atene si svolgevano il terzo, il nono e il trentesimo giorno dalla morte. Questi convivi, preceduti da un rito di purificazione dei luttuati, si effettuavano nelle ore serali ed erano una occasione per riunire i parenti: questi, avvolti in ghirlande di fiori, pensavano di parlare con il defunto e, in continuazione, elogiavano le sue virtù. Alle volte il banchetto veniva organizzato intorno alla tomba: si riteneva che il defunto vi partecipasse e ricevesse come ospiti i suoi parenti. Anche in questo caso, i partecipanti lodavano la persona morta. In alcune zone dell'antica Grecia, però, temendo le reazioni negative dei morti, si consumava il pasto in silenzio. E non si raccoglievano i resti che cadevano a terra dalla tavola, poiché questi appartenevano al loro spirito. Il banchetto era considerato un rito di passaggio, che permetteva alla famiglia colpita dalla perdita di riprendere la normale vita comunitaria. Ogni anno si effettuavano dei riti di commemorazione, in cui spesso si adottava un figlio. 


MONETA E FOCACCIA
I Greci credevano in una vita oltremondana. Per questo, ai morti veniva lasciata in bocca una moneta, che rappresentava l'obolo che erano tenuti a pagare a Caronte, per essere traghettati al di là dell'Acheronte, il fiume che recingeva il sotterraneo mondo dei defunti. Comunque, si pensava che le anime non venissero trasportate prima dell'incinerazione o inumazione dei corpi. Tra le mani dei defunti, invece, veniva posta una focaccia, che doveva essere lanciata al cane Cerbero, custode dell'Ade, dimora dei morti. In questo regno si distinguevano l'Eliso e il Tartaro: il primo era il luogo di beatitudine dei giusti, il secondo era il posto di tormenti e di espiazione per chi si era macchiato di delitti e si era comportato ingiustamente. 




Gianna Boetti per www.oltremagazine.com

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