Francesco Petrarca, pur essendo un uomo profondamente religioso e cristiano, ha espresso una visione complessa e talvolta critica verso la svolta costantiniana, vedendo nell'avvento del cristianesimo come religione di stato e nello spostamento della capitale a Bisanzio (Costantinopoli) un momento di cesura che ha contribuito al declino della "bellezza" e della grandezza della Roma pagana.
Una delle sue affermazioni più celebri e precise su questo "danno" storico si trova nel libro I del Rerum memorandum libri, dove denuncia la perdita di innumerevoli opere letterarie:
"Della qual cosa non so se più debba accusarsi l'incuria degli uomini o la malignità dei tempi o, ciò che è più grave, il falso zelo di certi religiosi, i quali, mentre credevano di innalzare la fede cristiana, hanno abbattuto i monumenti dell'antichità.".

Nessun commento:
Posta un commento