giovedì 8 dicembre 2016

Per approfondire il cristianesimo: religione misterica poggiata sugli antichi culti pagani

Risultati immagini per croce ansata egizia

 RELIGIONE E CRISTIANESIMO ENTRO ED OLTRE LE APPARENZE

Per identificare una religione basta considerare quale sia il senso 
del sacro, nozione questa antropologica ma anche del 
solo umanesimo (la scienza non può intender tutto, talvolta 
neppure individuare) e comunque anche le semplici 
intuizioni bastano se autentiche.

Nel considerare la religione altrui non si tratta di 
ascoltare dichiarazioni, ma di comprendere il manifestarsi del 
sacro negli atti personali oppure collettivi. A dispetto di 
tante dichiarazioni fallaci o mendaci o false o falsificanti, il sacro del cristianesimo non è costituito da un onore da tributare ad una umanità particolare, neppure a quella del tal Gesù di Nazareth, fosse reale figura storica o solo personaggio inventato e di successo. Quale monoteismo, il cristianesimo non consiste in un confronto coi misteri ultimi nella natura, bensì nel confronto col mistero ultimo della vita, quale evento con un significato. Verissimo che tale mistero, ed anche quegli altri misteri, esistono anche senza l'esistenza della religione e possono esser pensati sia irreligiosamente che religiosamente, sia con l'ateismo che col teismo.

In particolare il cristianesimo considera il mistero della vita in dati aspetti differenti, che appunto ne fanno una religione distinta tra altre distinte: mentre l'ebraismo si fonda sull'idea della Creazione e l'islamismo sull'idea della Imperscrutabilità, il cristianesimo si basa sulle idee di Preservazione ed Enigma. Ognuno poi potrebbe trovare modi diversi di esprimere queste differenze. Ovviamente non faccio proselitismo nell'affermare che la fede cristiana si avvale di un simbolo, detto il Cristo ma anche Logos o Verbo o Parola, il quale è una idea di divinità ed umanità, umanità da realizzare contemplando la divinità, il che è diverso che dire: contemplandoNe la divinità, perché non si tratta di meditare su eroi divini.
L'eroismo tipico annoverato dai cristiani è ancora quello contenuto nelle saghe medioevali dei cosiddetti cicli carolingio e brèttone: Carlo Magno ed i suoi Paladini, Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda ne sono l'umanità, storicamente esistita ma simbolicamente riferita nei versi dei poemi che celebrano quelle saghe.
Per ciò che riguarda le figure di culto, il cristianesimo, appunto il monoteismo cristiano, non si avvale di veri ritratti storici, fatto questo precisato dalle stesse dottrine cristiane e non solo dall'ortodossia cristiana, bensì di icone che possono essere opere di artigianato (comunemente nel cattolicesimo) o di arte (comunemente nell'ortodossia) o di spontanea inventiva (comunemente nell'evangelismo), e che rappresentano antropomorficamente la Rivelazione, dunque la Trinità illustrata dai teologi è suggerita dalle figure della cosiddetta Sacra Famiglia, che non sono dei veri riferimenti storici sebbene abbiano una propria storia, di circa duemila anni, alla quale contribuirono vari religiosi, tra i quali a quanto pare tali Gesù, Giuseppe e Maria, non però quali modelli per ritratti, ma quali predicatori, illustratori, mimi... ma ovviamente questi sono particolari storici in realtà del tutto secondari o irrilevanti.
Infine i contenuti della fede cristiana, ovvero ciò che è creduto, il Dio come è pensato, il Mistero avvertito emotivamente, sono descrizioni contenute nei cosiddetti dogmi, i quali non descrivono il mondo o l'universo, ma ciò che del Mistero comunica il senso del sacro e dunque vanno interpretati secondo analogie, non omologamente. Tali dogmi sono espressi differentemente secondo i vari tipi di cristianesimo ma non sono mai spiegazioni intorno alla iconografia, bensì intorno al Dio creduto, che il cristianesimo definisce essenzialmente e linguisticamente ricorrendo al concetto di eternità ed alla metafora di paternità: Padre Eterno, Padreterno, Padre di tutte le cose, Padre di ciascun vivente... Oltre il linguaggio il Dio cristiano reca quale significato fondamentale quello inerente alla Salvezza e secondariamente alla Redenzione.

Per notare tutto ciò della religione cristiana, alla antropologia o, meglio, all'umanesimo, andrebbe aggiunta la psicologia o, meglio, la considerazione sull'anima, infatti le scienze e gli studi ad esse correlati non sono a volte sufficienti neppure per una individuazione. La antropologia esiste quale scienza empirica basata sullo spostamento oltre che sulla osservazione, ovvero sulla osservazione condotta sull'umanità stessa considerata nei suoi aspetti diversi... Spostare pensieri, spostarsi... non sperimentando, ma conducendo una esperienza di mutamento delle prospettive intellettuali empiricamente verificabile e verificata. La psicologia scientifica si fonda su interazioni intellettuali, colloqui, o impressioni necessarie, o scambi di messaggi, empiricamente verificati e verificabili ma senza esperimento. Questi studi hanno i loro limiti nell'individuare, tuttavia individuando mostrano che le religioni sono atti ed azioni utili per la vita e positivi per il suo vigore. La psicologia empirica studia il cosiddetto potere del numinoso, ovvero ciò che l'istintualità percepisce e ciò che ne è azione quando tutto è estremamente indefinibile ed arcano. L'antropologia studia il cosiddetto senso del sacro, ovvero ciò che una umanità o l'umanità stabilisce quale limite entro cui agire o divieto contro cui non agire, il che non consiste in regole, norme, leggi, non è etica o morale, ma consuetudine spontanea o abitudine ricercata, cui il rito fa da illustrazione-iniziazione ma che non consiste neppure nel rito ma in un modo di stare al mondo, in una maniera di affrontare la vita, insomma in ritrovati utili per vivere.
Le superstizioni religiose, ovvero le sciocchezze dei religiosi pensate sulla religione, sono inganni, illusioni, o errori, ma non sono malattie né malesseri né malanni. La psicologia empirica lo attesta, nonostante il tentativo di alcuni applicatori del metodo psicologico detto psicoanalisi abbiano tentato di dimostrare il contrario senza successo. Per esempio il noto libro di Sigmund Freud "Sull'avvenire di una illusione", dove l'autore tratta la religione come se fosse una follia più piccola, non è un trattato di scienza, è una formulazione inconsapevole e distorta del noto principio osservato e studiato dagli psicologi empirici e quindi precisato in veri trattati scientifici psicoanalitici, sia freudiani (Jones analizzando la figura psicologica di Amleto...) che postfreudiani (Fromm descrivendo la storia di credenze e superstizioni...) che junghiani o postjunghiani (Jacobi, Neumann, Hillman, Bernhard...): la religione è un sistema positivo che viene attuato per la vita in assenza di possibilità di ulteriori strategie vitali e che ha reali vantaggi per la vita, assumendo anche valore terapeutico.
L'antropologia ha studiato quindi il potere limitante del cristianesimo sulla violenza estrema del crimine di falsificazione di meriti e capacità e uccisione e morte di chi ne possiede senza paragoni. Gli studi principali a riguardo furono condotti da R. Girard che purtroppo li corredò di personali inconcludenti o velleitarie meditazioni filosofiche e filosofico-religiose rendendone più ardua la comprensione delle reali conclusioni scientifiche. Alcuni studi, purtroppo pressoché ignorati attualmente, furono condotti da E. De Martino sulla religione e illustrano le modalità della resa ultima e fatale della violenza alla propria medesima distruttività e il potere del cristianesimo di renderne la sconfitta totale nella considerazione dei mutamenti che accompagnano quella violenza senza cagionarla e senza esserne coinvolti; ciò che il cristianesimo biblico definisce col termine greco "Apocalisse".

Vengo però ad altri esempi.
Nonostante tutto per la psicologia e per la antropologia non sarebbe possibile alcuno studio esauriente del cristianesimo arabo, che si basa sul medesimo concetto di vita e quindi per lo studioso passa inosservato come se fosse ateismo o indistinzione religiosa. La psicologia riesce a comprendere quali siano i simboli autentici dei culti cristiani, per esempio la croce distinta dal crocifisso, cioè priva di riferimenti umani ma non priva di allusioni estetiche ma non figurative alle ristrettezze e difficoltà dell'esistenza; riesce a trovarne il corrispettivo nella meno definibile immaginazione umana, tuttavia non ha a disposizione strumenti adeguati per svelare compiutamente i sensi delle allegorie poetiche religiose pur riuscendo a valutarne le funzioni, siano allegorie cristiane o di altri monoteismi. Infine l'antropologia inquadrando le abitudini non può inquadrare parimenti le semplici consuetudini che gli restano incomprensibili anche se note, per cui resta limitata agli aspetti meno intimi della interiorità religiosa (interiorità, non mentalità dicevo).

MAURO PASTORE


7 commenti:

federico lunardi ha detto...

Mi sorge un dubbio leggendo questo articolo molto interessante e,siccome siamo in tema,in quanto il dubbio è nemico della fede ne rendo partecipi tutti Voi... dunque: il ciclo carolingio e bretone(per non parlare delle fonti a cui entrambi si rifanno e che affondano le loro radici ai tempi pre-cristiani)sono esempi di eroismo regale o di fedeltà al re e a ció che rappresenta(ovviamente rappresenta la concezione teocratica del potere che aveva il cristianesimo da costantino in poi almeno, e stando solo sul concetto che la chiesa di occidente aveva,poichè in oriente era tutto diverso(( il cesaropapismo, anche se il termine è nato limitato dalla prospettiva spregiativa occidentale la quale,con gli scismi dei tre capitoli e l'iconoclastia,fondó la separazione fra oriente e occidente cristiani)...comunque,dicevo, quei cicli sono esempi di eroismo prima di tutto finalizzati alla legittimazione del potere... ma i cristiani avevano i santi e i martiri di fede(testimoni della carità e della tenacia della fede in dio,prima di tutto( visto che gesù traeva la sua regalità dall'unico vero imperatore, dio suo padre)... quindi, concludendo, i cicli carolingio e bretone sono di ambito diverso da quello che ispira prettamente il cristianesimo o sbaglio??
ps: da qualche parte ho letto che gli eroi del cristianesimo sono i santi( per la santità e carità del loro vivere) e i martiri( veri testimoni della fede fino alle estreme conseguenze)... salve

federico lunardi ha detto...

e colgo l'occasione,dott. pellini,di scusarmi di non averle più fatto avere mie notizie... e lo faccio pubblicamente visto che le scusa per essere serie devono essere fatte apertamante... mi scusi veramente... sappia che a mia discolpa le dico che è un periodo molto impegnativo,almeno per me...

luigi pellini ha detto...

Credo che il suo sia un commento molto pertinente e preciso, sarò noioso nel ricordare che Carlomagno fu investito del titolo di Sacro Romano Imperatore per necessità e per non dilungarmi ulteriormente devo sottolineare che Carlomagno era un usurpatore come dinastia e come individuo dato che i pipinidi erano dei re Franchi usurpatori dei Merovingi , inoltre Carlomagno uccise il fratello primogenito Carlomanno minaciando la moglie (che era sua cognata della moglie ripudiata con l'aiuto del papa), che dovette fuggire con i figli legittimi continuatori della dinastia Pipinide. Per concludere Carlomagno non aveva nulla di romano era un re barbaro investito della carica di un Impero che alla sua morte si sfalderà, per la sacralità era un titolo senza senso per un guarrafondaio, per non parlare di tutte quelle storie eroiche inventate sull'agguato di Rocisvalle che in realtà furono i contadini baschi che si erano organizzati in esercito e aveva sconfitto quell'esercito di barbari

federico lunardi ha detto...

dunque andró subito al succo... carlo magno non fu un usurpatore... divenne re quando suo padre pipino il breve morì...e regnó assieme al fratello carlomanno.. il rispetto e la fedeltà a queste che furono le ultime volontà del padre pipino fu più tenuto da carlo magno piuttosto che dal fratello(si veda la splendida biografia di alessandro barbero)...poi ci fu la rivolta di alcune popolazioni della francia ovest(quelli che poi divennero francesi)e il dovere di reciproco sostegno e collaborazione imponeva a entrambi i re di cooperare ma carlomanno si tiró indietro e lasció che fosse il solo carlo magno ad affrontarli(780 dc circa)... e carlo magno,sebbene in inferiorità numerica, vinse contro ogni aspettativa(soprattutto di suo fratello carlomanno che sperava perdesse così da annettersi le sue terre...quando carlomanno morì le cronache dell'epoca raccontano di un carlo magno affranto dal dolore(certo bisogna prenderle con le
pinze)... comunque non ci sono prove del coinvolgimento di carlo magno... e sicuramente non poteva essere stato architattato da lui visto che la madre di carlo magno regnava sempre assieme al figlio e nulla le era tenuto nascosto( per inciso era anche la madre di carlomanno)...inoltre ció lo avrebbe potuto indebolire... certo siamo in un epoca dove la violenza la fa da padrone ma i vincoli di sangue presso questi "barbari"erano molto rispettati e tenuti in gran considerazione... perció se veramente fosse stata accertata la responsabilità di carlo magno non sarebbe durato un secondo come re e sarebbe stato delegittimato.. ma anche se ammettessimo un simile crimine perchè governare assieme alla madre di entrambi i 2 re?? perchè addirittura permettere che la stessa madre si inteommettesse nella politica estera e interna del regno di calo magno??? se ammazzi il fratello a maggior ragione ammazza anche la madre che costituisce una seria minaccia al tuo potere!!!probabilmente,se di assassinio si tratta visto che tra gli storici c'è discussione anche su questo,è stato fatto da sicari o persone che speravano essere ricompensate da carlomagno(ma di ricompense a personaggi misteriosi che carlomagno avrebbe elargito non vi è prova alcuna,si badi bene)...e non bisogna escudere comunque anche cause di morte naturale(strano a dirsi ma potrebbe anche darsi)...quanto ai barbari franchi rcordo che servirono sotto roma per molto tempo, e che godevano dell'appoggio dell'imperatore di costantinopoli... ma si ricordi anche un altra cosa: quando nel 406 ci vu l'attraversamento del reno da parte del resto delle truppe che erano originariamente assieme a quelle
di radagaiso(comandante originario di questa schiera)e che poi si divisero in due gruppi:radagaiso e una parte in italia(annientati da stilicone(( magister militum goto)) e un'altra parte sul reno in gallia al comando di godigiselo... quando attraversarono il reno non vi era nessun esercito romano a contrastarli(stilicone era a corto di uomini e aveva dovuto sguarnire le frontiere visto che di romani che volevano combattere in quei tempi non se ne trovava e vi erano solo barbari imperiali... bene si veda quel che riporta edward gibbon nel suo bellissimo libro sulla decadenza dell'impero romano.... non viera alcun esercito romano a contrastare questo attraversamento nel 406 ma solo un gruppo di incursori FRANCHI, i quali combatterno contro quest'orda fino all'ultimo uomo e combatterono in qualità di foederati... uccisero oltre 20.000 invasori( vandali,alamanni,gepidi e sciri) e uccisero persino il loro capo godigiselo... ma poi sopraggiunsero gli alani a cavallo e furono annientati fino all'ultimo... quindi piano nel giudicare questi barbari che, come ho già scritto, in buona parte volevano solo servire nell e per l'impero romano(un sogno per molti di loro poveri in canna e senza terre)...peri baschi e l'uccisione di orlando non ho nulla da aggiungere

federico lunardi ha detto...

comunque mi riservo di tornare sull'argomento... se il tempo mi lascia del tempo... scusate il pessimo acherzo di parole

luigi pellini ha detto...

Carlomanno quando muore la vedova che era cognata e sorella della moglie di Carlomagno (e non sappiamo nemmeno come si chiamava dato che nelle cronache fu operata la dannazio memorie, inoltre il Papa per opportunismo politico annullo il matrimonio di Carlomagno che si risposò) dovette fuggire per il semplice motivo che era in pericolo lei ma sopratutto la sua prole (che rivendicava giustamente secondo la legge salica la successione alla reggenza). La regina ando a Pavia dal padre che era re dei longobardi. Questo fu uno dei motivi che indusse Carlomagno, spinto dal Papa, a scendere in Italia per eliminare la reggenza nel nord Italia dei longobardi.Anche se il papato tollerera quella di spoleto e Benevento dato che quelli erano longobardi addomesticati, mentre quelli che avevano la capitale a Pavia erano in parte ancora ariani.....

federico lunardi ha detto...

innanzitutto buona parte dei longobardi nella langobardia major che ha capitale pavia, per la maggior parte,sono convertiti al cristianesimo della chiesa cattolica... a spoleto ma soprattutto a benevento vigono ancora a quell'epoca riti e usanze addirittura pagane(si veda cosa dice paolo diacono)...comunque sicuramente per carlo magno hanno giocato anche fattori di opportunità politica nella sua attività ma non dimentichiamoci una cosa: carlo magno venne in italia a difendere il papato contro i longobardi che non restituivano le terre che avevano precedentemente preso ai domini papali e,inoltre,avevano intrapreso operazioni belliche miranti a destituire il papa adriano e a eleggere un fantoccio a loro favorito in quanto volevano allontanare il papato da carlo magno... d'altro canto desiderio,re dei longobardi, non vedeva di buon occhio i franchi poichè carlo magno aveva ripudiato la moglie che era figlia di desiderio... carlomanno invece da tempo aveva concordato con sua moglie il fatto che se gli fosse successo qualcosa dovesse andare a rifuggiarsi dai longobardi e da lì muovere instabilità al regno di carlo magno... e desiderio non vedeva l'ora di poter avere in mano una carta così fenomenale, che peró gli si ritorse contro a giochi fatti...il desiderio più grande di desiderio era di sconfiggere i franchi e divenire lui la potenza dominante...comunque nulla ci autorizza a pensare che carlo magno volesse la morte della vedova di suo fratello e suo figlio visto che al medesimo carlo magno gli era nato un primogenito maschio erede legittimo al trono... semmai era carlomanno a voler insidiare il fratello che,nonostante lo avesse tradito come ho già scritto,aveva visto e si era legittimato sul campo quale cesare( non si stupisca se uso tale termine in quanto carlo magno era letteralmente innamorato degli usi e costumi romani a partire dal concubinato) e aveva messo già in cattiva luce carlomanno, e i franchi all'onore tenevano più della loro stessa vita almeno fino alla dinastia carolingia....se la vedova fuggì presso i longobardi era per perpetuare la lotta intestina di carlomanno con altri mezzi e strumenti non certo per paura della propria vita visto che accanto a carlo magno c'era sua madre che regnava spesso in sua vece...e quando carlo magno scese in italia colse 2 piccioni con una fava:legittimarsi agli occhi del pontefice quale defensor fidei ac christianitatis e abbattere il suo mortale nemico annettendosi le terre e la forza dei longobardi ma anche, certo, per regolare i conti con la vedova di carlo magno( poteva benissimo ucciderla e invece la mandó salva e col suo figliuolo in monastero... non male per un sanguinario e usurpatore uomo non sembra??