sabato 3 dicembre 2016

Il grande massacro degli eretici a Verona:<< Dio lo vuole>>

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La chiesa di San Fermo a Verona sede dell'inquisizione



Fra il 1181 e il 1185 il papa Lucio III (Il papa che  “ribattezza e ricicla” l’area del Ninfeo di Santa Maria in stelle benedendo e girando l’ara riciclata come altare) , al secolo Ubaldo degli Allucingoli, pose a Verona la sua sede, dopo la fuga dalla turbolenta e pericolosa Roma e nel 1184 vi aprì un Concilio, dove parteciparono anche il Gran Maestro dei Templari e l’Imperatore del S.R.I. Federico Barbarossa

Il problema stava nel trovare i limiti tra potere spirituale e temporale. 
A Verona, nell’autunno del 1184, nella basilica di San Zeno sedeva accanto, al Papa  il Barbarossa, all’apertura del Concilio, sotto lo sguardo soddisfatto dell’allora vescovo di Verona Ognibene. La vicinanza tra papa e imperatore era segno, almeno in quell’occasione di una ritrovata (e alquanto precaria) concordia.
In  sostanza quel concilio (che qualcuno chiama anche sinodo) era la risposta contro le numerose comunità eretiche costituite in prevalenza da patarini e catari.
Nel decretale “Ad abolendam diversarum haeresium pravitatem”, si stabilirono le premesse dell’inquisizione: si decretò la condanna di eresia e quindi la scomunica per chi nei gesti e nelle parole manifestasse un costume religioso non conforme alla dottrina cattolica. I vescovi ricevevano inoltre l’ordine di ricercare gli eretici. 
A Verona si attesta non solo la presenza di Catari e Patarini, ma è probabile che fossero presenti anche dei Valdesi. Per gli inquisitori gli eretici erano «rustici et illetterati, idiotae e sine litteris», parole, sciocche scaturite, dalla presunzione di superiorità da parte dei teologi cristiani romani.
Fra gli inquisitori di rilevo legati agli eretici, ricordo in particolare . il domenicano Pietro da Verona,  celebre predicatore e inquisitore, massacrato nel 1252 a colpi di falcastro da sicari eretici in agguato nella boscaglia di Seveso, è in realtà figlio di catari.
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Tolto ai genitori sarà indotto a convertirsi a Bologna durante gli anni di studio. Per il suo martirio sarà santificato a tempo record da Innocenzo IV quale simbolo della lotta contro l’eretica pravità. Un santo mai amato dai veronesi: la chiesa a lui dedicata, San Pietro Martire davanti a Santa Anastasia, da sempre il popolo la chiama San Giorgieto sintomo preciso che nessuno a mai voluto accettare il santo inquisitore. Napoleone adibirà la casa di Pietro l’inquisitore, posta fra Santo Stefano e San Giorgio in Braida a postribolo.                 
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C’è da stupirsi, a questo punto, che l’inquisizione il suo atto di fondazione l’abbia avuto proprio a Verona durante l’incontro, nell’ottobre del 1184, tra Lucio III e Federico Barbarossa? Il primo atto ufficiale di criminalizzazione del dissenso: la chiesa cambia marcia e regole d’ingaggio, restringe i confini dell’ortodossia e abbozza, affidandola (per ora) ai vescovi, una prima versione dell’inquisizione ecclesiastica. Basterà poi solo qualche altro decennio per calibrare definitivamente un apparato e una procedura di micidiale efficacia Che macinerà morte e paura.
Verona era anche un luogo “strategico” data la sua posizione geografica posta fra  due vie d’acqua fondamentali: il Po e posta sull’Adige. Inoltre punto di incontro di due assi stradali che si intersecano: la strada che unisce il nord Europa a Roma, usata degli Imperatori del S.R.I. per essere sopratutto incoronati dal potere spirituale e l’antica Postumia che andava da Genova ad Aquileia (Venezia) mettendo in comunicazione le due Grandi Repubbliche Marinare collegando le città e tutto il grande entroterra del nord Italia!
Eppure, specie negli anni di Ezzelino da Romano (l’amico prediletto del demonio, lo definirà Salimbene de Adam) e Oberto Pallavicino, la pianura padana era zona franca per il catarismo occidentale, e il territorio veronese una sorta di Eden. Fovea haereticorum, la tana di tutti i ‘dissidenti’ religiosi. Luogo di passaggio e d’arrivo dei fuoriusciti occitani dopo i massacri della crociata albigese bandita da Innocenzo III e l’implacabile durezza dell’inquisizione. Le fonti parlano di una domus di Spata nei pressi di piazza Erbe e di una chiesa catara attiva in contrada san Nicolò; ma è soprattutto sulle sponde del Garda che gli eretici si compattano.
 Sarà proprio a Sirmione che il 12 novembre 1276, si scatenerà la repressione antiereticale. Una vera spedizione armata, con largo impiego di cavalieri e fanti. Guidata dal vescovo di Verona Timideo, dall’inquisitore francescano Filippo Bonacolsi affiancato dal padre Pinamonte (capitano generale di Mantova), e da Alberto della Scala, fratello di Mastino signore di Verona. Sarà una caccia aperta all’eretico, come registra Ubertino de Romano, testimone più che attendibile in quanto vicinissimo al potere scaligero, che finirà con 166 arresti. Due anni dopo, il 13 febbraio 1278, circa duecento patarini, segno che l’operazione di cattura è nel frattempo proseguita, saranno legati su una catasta di legna al centro dell’Arena e bruciati vivi. Come a Montségur una trentina d’anni prima.
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Ovviamente c’è anche molta politica dietro l’annientamento della devianza religiosa. I della Scala, che parteciperanno attivamente alla cattura e al massacro degli eretici sono ghibellini, però Verona è sotto scomunica e interdetto per l’ospitalità e l’aiuto accordati nel 1267 a Corradino di Svevia e agli imperiali, l’azione contro i catari serve a pacificarsi con il papa. E tra l’altro, a conferma di quanto stretti siano al tempo i legami tra politica e religione (e di come dunque spesso prevalga un uso politico dell’accusa di eresia), vale un precedente. A Verona, infatti, c’era già stata un’esecuzione pubblica esemplare. Nel 1233, nell’anno del movimento dell’Alleluia guidato dal ‘paciere’ fra’ Giovanni da Vicenza, il 21 luglio per tre giorni furono arsi sessanta dei ‘migliori’ cittadini. Donne e uomini. Giustiziati, come scrive il cronista Parisio da Cerea, in foro et glara, non in Arena (come pure qualcuno sostiene) ma in piazza Erbe e forse in piazza Bra o in un campo vicino. Dettagli, resta il fatto che l’eresia trova fertile terreno nelle famiglie ghibelline. E si diffonde al punto che il domenicano Pietro da Verona, il celebre predicatore e inquisitore ricordiamo ancora, massacrato nel 1252 a colpi di falcastro da sicari eretici in agguato nella boscaglia di Seveso, è in realtà figlio di catari.


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