Don Lorenzo Milani fu denunciato dai cappellani militari toscani
in seguito alla pubblicazione della sua "Lettera ai cappellani militari"(febbraio 1965), nella quale difendeva l'obiezione di coscienza. La denuncia per apologia di reato arrivò dopo che i cappellani avevano definito l'obiezione "viltà", innescando il processo per "L'obbedienza non è più una virtù". Il contesto: Don Milani difese il diritto alla disobbedienza contro ordini ritenuti moralmente sbagliati, scontrandosi con i cappellani militari.

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