Pale, una divinità arcaica, il cui culto era diffuso in tutta Italia,
lungo gli Appennini. Per i Romani era Pales, presso i popoli sanniti e
osco-umbri, era conosciuta con il nome di Perna, Penna, Pelina . Presso i
Liguri, secondo alcuni storici romani come Catone, si tratterebbe di
una misteriosa divinità femminile, la Dea Pennina, associata al Dio
Penn. Con la romanizzazione Pelino e Pennino finirono per diventare
appellativi di Giove. Il culto della Dea Pelina e di Giove Pelino,
viene, nell'era cristiana, trasformato nel culto di San Pelino che è
presente nella Marsica Abruzzese, ma conserva anche delle affinità con
il culto di Sant’Antonio. .. A Nola in località pozzo Ceravolo si dice
ci fosse un Tempio a Pale. Letteralmente "penn" significa "cima",
"sommità". Pale, potrebbe essere una variante meridionalizzata di Bale,
quindi di Baleno/Beleno, o nella sua versione femminile, Belena, antica
divinità celtica, di cui assume parecchie caratteristiche. La Dea Pale,
venne più volte identificata con Minerva, Bona Dea e Dea Dia, fu
chiamata anche Pale montana, Pale pastoria, Berenice Cibale Dea e Magna
Pale, come manifestazione della Dea Opi. Era la Dea dei confini, di
tutto ciò che era manifesto, protettrice della pastorizia, dei pastori,
dei pascoli ed in genere di tutta la Natura, colei che tutela
l’equilibrio tra il selvatico e il coltivato. Dea legata profondamente
alla terra e al fuoco. Molti l’associano anche alla morte, come
rinnovamento e alla guerra. Veniva invocata per la purificazione, la
protezione, il parto e la guarigione di greggi e esseri umani,
probabilmente aveva anche una funzione di protezione dal pericolo degli
incendi montani e degli animali selvatici.
Pale è identificata con
le BALdorie pastorali. Deriva dall'illirico paliti (bruciare). PALia, o
meglio paglia, è ciò che brucia. Nelle Feste a Pale si usava infatti
bruciare la paglia e stoppie. Palilia sono le feste in onore di Pale. A
Pale è legato anche il termine PAllido, che potrebbe associarla alla
Luna, come Dea Bianca, al candore delle rocce e alla morte, come
rinascita. Ma soprattutto Pale è il BALzo , la roccia che affiora dalla
montagna e che da lontano sembra un “palazzo”. La parola PALazzo deriva
appunto da Pale e anche il colle Palatino, era così chiamato in onore
della Dea Pale. Per gli antichi la roccia affiorante era la
manifestazione della divinità. Anche il termine Palo, Paletto deriva da
Pele, non a caso era anche una divinità dei confini, delimitati appunto
da pali di legno. Palese, deriva da Pale (manifesto). PALilicium è anche
il nome antico della stella più brillante della costellazione del Toro
(Aldebaran)che sorge il 21 aprile, festa natale di Roma e di Pale.
Pale era celebrata il 21 aprile, durante una festa di purificazione
delle greggi, i Palilia, durante le quali si accendevano mucchi di
paglia disposti in file e vi si conducevano attraverso i capi di
bestiame, seguiti dai pastori stessi, che procedevano saltando. e Feste
a Pale erano l’occasione per ripulire le stalle e le pecore . Il
pastore spruzzava d'acqua il gregge, scopava l'ovile e lo ornava di
fronde. Poi si andava al tempio di Vesta e ci si procurava il suffimen,
il composto organico, quindi lo si bruciava su un fuoco acceso
appositamente per quel rito; si saltava tre volte questo fuoco e ci si
aspergeva d'acqua mediante un ramoscello d'alloro. Il salto sul fuoco e
l'aspersione d'acqua costituivano un rito chiamato suffitio che si
compiva anche per purificarsi dopo esser stati ad un funerale, come ci
informa Festo. Sempre con acqua e fuoco si purificava a sera il gregge e
l'ovile. Si lavava e si spazzava nuovamente il pavimento. Si ornavano
le pareti con fronde e la porta con festone di fiori. Si bruciava zolfo
su un fuoco di legna resinosa, rami di ginepro e foglie d'alloro. Si
offrivano a Pales focacce di miglio in un paniere di miglio, latte e
cibi esclusivamente vegetali.
Le offerte alla Dea venivano
distribuite tra i presenti che le consumavano ritualmente. Si pregava
Pale, assimilata o associata a Silvano, con una preghiera che veniva
ripetuta quattro volte, guardando verso l'oriente.
"Benedici la
mandria e perdona se a volte siamo entrati nei boschetti a te consacrati
e, ignorando il tuo nome, abbiamo tolto foglie al ramo per una pecora
malata; perdona se le bestie intorbidarono involontariamente l'acqua
chiara della tua fonte ".
Nella preghiera si chiedeva perdono a Pale
per un'infrazione del pastore o del suo gregge e se ne chiedeva
l'intervento per placare le divinità. L'officiante infine beveva da una
ciotola latte mescolato a mosto cotto e faceva un salto sul fuoco.
Quindi si offrivano latte, miglio e pizze di miglio a Pale
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