domenica 29 ottobre 2023

La pietra di basalto del dio Ptah

Questa grande pietra di basalto, conosciuta come pietra Shabaka, o pietra Shabaka del defunto faraone, proviene da un tempio, anch'esso tardo, dedicato al dio Ptah - dio creatore e fondatore, dio dell'architettura - a Menfi, e conterrebbe un inno alla il dio che riprodurrebbe un testo da un papiro. La pietra, molto danneggiata, con il testo in parte cancellato intenzionalmente, sarebbe un concio recuperato da un tempio precedente, o della I Dinastia o del Nuovo Regno.
Questa pietra, una delle opere fondamentali dell'arte egiziana -nonostante la sua mancanza di appeal formale-, proprio perché contiene questo inno, questo mito della creazione, uno dei pilastri della cultura mondiale, al livello di altri miti fondatori, fa parte della collezione permanente del British Museum di Londra....
...Ha generato gli dei [delle città],
..."Fondò le città, stabilì i nomos, pose gli dei nei loro santuari, stabilì le loro offerte, diede origine alle loro cappelle , creò i loro corpi come i loro cuori li desideravano.
E fu così che gli dei entrarono nei loro corpi,
(nella forma) di tutto il legno, di tutte le pietre, di tutta l'argilla e di tutte le cose che crescono su di esso
e in cui risiedono le sue manifestazioni. Così tutti gli dei e i loro ka furono riuniti in esso, soddisfatti e uniti al Signore delle Due Terre" ...


sabato 28 ottobre 2023

Angelo per fermare il fuoco nei roseti


 

Riaprono gli Orti Farnesiani sul Palatino

Riapre il Ninfeo della Pioggia che si trova negli Horti Farnesiani del Palatino, tra i giardini aristocratici più celebri in Europa. Voluto nei primi anni del Seicento dal cardinale Odoardo Farnese come “triclinio estivo” e progettato nell’aspetto attuale da Girolamo Rainaldi, era utilizzato dai Farnese come spazio per le feste e i momenti di svago, soprattutto nei periodi caldi. L’architetto si era ispirato a esempi dell’antica Roma e del Rinascimento per realizzare una sala seminterrata decorata da affreschi e sculture in marmo.
Dopo la morte del cardinale, l’omonimo nipote ed erede decise di trasformare il giardino per sostenere le sue aspirazioni politiche. Sopra il triclinio fu costruito il Teatro del Fontanone, una sequenza di terrazze e scale monumentali che si sviluppano intorno a una fontana rustica



La Merelle de Compostelle, cosí chiamata in Francia detta anche Campana o Carampana in Italia, diffusa con nomi diversi in tutto il mondo

«La Rayuela (Il gioco del mondo) si gioca con un sassolino che bisogna spingere con la punta della scarpa. Ingredienti: un marciapiedi, un sassolino e un bel disegno fatto col gessetto, preferibilmente a colori. In alto sta il cielo, sotto sta la terra, è molto difficile arrivare con il sassolino al cielo, quasi sempre si fanno male i calcoli e il sassolino esce dal disegno. Poco a poco, nonostante tutto, si comincia ad acquisire la necessaria abilità per salvare le diverse caselle, e un giorno si impara a uscire dalla terra e a far risalire il sassolino fino al cielo, fino ad entrare nel cielo …, il brutto è che proprio a quel punto, quando quasi nessuno ha ancora imparato a far risalire il sassolino fino al cielo, finisce di colpo l’infanzia e si casca nei romanzi, nell’angoscia da due soldi, nella speculazione di un altro cielo al quale bisogna comunque imparare ad arrivare. E siccome si è usciti dall’infanzia… ci si dimentica che per arrivare al cielo si ha bisogno di questi ingredienti, un sassolino e la punta di una scarpa».
Julio Cortázar


domenica 22 ottobre 2023

Il Golgota a ROMA il cranio di Celio Vibenna sulla rupe Tarpea

I Romani e il Caput Oli.
Prodigio sul monte Tarpeo.


I romani rinvennero un capo umano. È noto il prodigio del caput rinvenuto sul monte Tarpeio nell'atto dello scavo delle fondazioni del tempio di Giove Capitolino. I romani vennero ricevuti da Oleno Caleno il più famoso Vates d'etruria (Plinio). Grazie all'intercessione del figlio di costui, i romani non indicando un posto fisso mantengono per se stessi il prodigio.
Ora perchè tecnicamente il prodigio poteva transitare agli etruschi se i romani indicavano il corretto sito del ritrovamento?



Come fa questo vates a spostare nel proprio paese il prodigio e ciò che ne consegue?
I romani in terra tusca ( probabilmente Veio) vengono avvisati dal figlio del vate Caleno, di stare attenti alla domanda che rivolgerà loro suo padre. La domanda è lecita e il vate darà corretta interpretazione del prodigio, senza mentire perchè ciò non è concesso. Tuttavia devono fare attenzione a come rispondere. Egli chiederà "Questo HOC intendete romani?" Oppure, " qui sorgerà il tempio ( HIC).... HIC qui avete trovato la testa?".. ora Dionigi di Alicarnasso completa Plinio, nel senso viene detto il Vate etrusco su suolo etrusco traccia a terra con suo Skepon, uno spazio sacro; il vate farebbe una sorta di mini auguratio determinando l'orientamento di porzioni secondo i punti cardinali.. allora costui insisterà con il bastone cercando di spingere i romani ad identificare un punto delle 4 porzioni che lui ha determinato a terra. I romani, però continuando ad asserire il capo fu rinvenuto a Roma sul monte Tarpeo, non permisero al vate di appropriarsi del segno; ma come potrebbe mai?
Il Vate estrusco gioca con la sottigliezza linguistica della domanda... Oleno Caleno, gioca sui deittici HOC e HIC, che acquisiscono un senso solo se la frase viene riempita con il riferimento ad un oggetto specifico. Ora HOC e HIC possono riferirsi tanto ai luoghi reali descritti a terra dal vate e dunque etruschi; quanto potrebbero riferirsi a quelli figurati che i romani enunciano. Il vate non può mentire, " il destino vuole che il sito dove è stata rinvenuta la testa, diventi caput dell'italia intera".Ora con una sottigliezza però i romani potrebbero lasciarsi ingannare indicando nello spazio determinato dal vate un punto su suolo etrusco, cui gli ambasciatori potrebbero pensare inconsciamente. Così questo destino potrebbe transitare da Roma a Veio, in un momento cui ancora il vates può agire, orientandone in qualche modo il corso.
Plinio dice che mediante verba è possibile mutare fata e ostenta relativi a grandi accadimenti. Il vates non falsifica nulla ma attraverso la liceità della domanda, con i deittici e l' area determinata in suolo etrusco, nella indeterminatezza di Hoc e Hic tra suolo reale tusco e figurato romano, cerca di orientare il prodigio a suo vantaggio . I romani non indicando nessun punto, ma rimarcando verbalmente, che è stato rinvenuto a Roma sul monte Tarpeo salvano il fatum che appare come un qualcosa di ancora non ben definito e su cui il vates può agire.
Spunti da Bettini, "Roma, città della parola" 2022.
Fonti
Plinio nat.hist
Dion.Hal.


sabato 21 ottobre 2023

Feronia caprina o Giunone Sospita

Feronia, una tra le Dee più popolari dell'Italia centrale "prima di Roma".
Il suo regno erano i luci, le radure all'interno delle foreste intricate dove i lupi ululano alla luna che appare tra i rami, il mondo selvatico dei boschi, le acque delle fonti che sgorgano dalle latebre del sottosuolo, e tutti gli abitanti piccoli e grandi di questi luoghi distanti dalla quotidianità del vivere umano.
Con la sua imponente maestà connessa alla dimensione primordiale dell'esistenza, Feronia può essere considerata una Potnia Theron, una Signora delle Bestie Selvatiche e del resto il suo nome condivide la stessa etimologia del latino fera, fiera da cui anche ferale e ferox, feroce.
Sarebbe interessante imbastire un raffronto filologico con lo stesso greco therion, belva, che dà il nome all'isola vulcanica di Thera, oggi Santorini, e ad una Divinità preellenica il cui teonimo viene espresso in differenti varianti locali: Theresia, da cui Teresa, Kere o in minoico Qerasia. Non è escluso che il nome dell'indovino Tiresia derivi dallo stesso tema e così da un lato Cerere, attraverso la variante minoica, dall'altro Kore, attraverso la variante ellenica.
Di certo c'è un filo d'oro che unisce diverse sponde del Mediterraneo seguendo le orme di una Dea molto amata e celebrata dai suoi devoti. Una Dea non ancora incasellata nella distinzione delle funzioni olimpiche, una Dea che dimora nelle viscere dell'essere e ne costituisce l'essenza luminosa e numinosa, insieme solare e lunare, stellare e boschiva, benevola e liminale come lo è la Natura, quella cosmica esterna e quella umana intima, quando è ancora una, priva di connotazioni etiche e intellettuali, prefasica, "non parlata".

Fotografia: antefissa con volto di Dea munito di corna caprine, attribuito a Feronia o Giunone Sospita, Lazio, 500-480 a.C.




giovedì 19 ottobre 2023

Napoli e il suo mago

"Quando in Italia nessuno aveva ancora sentito nominare Ermete Trismegisto, i vicoli di Napoli risuonavano già delle leggende di maghi. Il poeta dell'antica Roma Virgilio fu il mago preferito dai napoletani. Il poeta aveva vissuto gran parte della sua vita a Napoli, dove aveva composto il suo capolavoro, l'Eneide"
(W. Eamon, Il Professore di Segreti, Carocci Editore, Roma 2014, p. 99 ).