mercoledì 30 marzo 2022

Brasilia, un uccello in volo verso il Sole

La città come non l'avete mai vistaL'architettura avvenieristica della giovane capitale costruita nel 1960: palazzi, chiese ed edifici formano un uccello in volo verso il sole

La decisione di costruire una nuova capitale del paese nasce da un idea di Juscelino Kubitschek nel momento in cui fu eletto Presidente della Repubblica nel 1956. 

Il piano urbanistico di Brasilia fu ideato da Lucio Costa, e rappresenta simbolicamente la figura di un uccello dalle ali spiegate rivolto verso il Sole.

Il Progetto, che si ispira alla pianta di Nazca in Perù, è visibile all'occhio umano solamente se osservato dal cielo, proprio come nella vecchia città degli Inca.

Eretta nel bel mezzo della guerra fredda, la nuova capitale doveva essere il simbolo di una città di pace ed armonia, in cui anche i comportamenti e le decisioni degli uomini avrebbero dovuto ispirarsi ai criteri di equilibrio espressi architettonicamente dagli edifici.

Brasilia però non ha risposto alle ambiziose attese suscitate e anzi, sotto molti aspetti, la nuova capitale si è rivelata un fallimento.

Ma pur accogliendo le critiche giustificate, bisogna riconoscere ai suoi ideatori la libertà e l'audacia espressiva delle forme, la leggerezza degli archi e delle chiese, la perfetta padronanza nell'utilizzo del cemento. 

In ogni angolo della città, le sculture, le vetrate, i bassorilievi nobilitano il paesaggio urbano. 

Il giorno 7 settembre del 1986 è stato inaugurato al pubblico, nella piazza dei Tre Poteri, il 'Pantheon Tancredo Neves', edificio che è stato dedicato da Oscar Niemeyer a tutti coloro che hanno lottato per la democrazia.

Niemeyer, però, non è solamente colui che ha costruito Brasilia. 

A lui si devono infatti numerose opere disseminate in tutto il Brasile, tra cui il celebre e apprezzato Sambodromo di Rio de Janeiro.

Il noto architetto ha lavorato molto anche all'estero: in Algeria, in Israele, in Ghana, in Libano, in Francia, dove si rifugiò durante la dittatura miilitare, e anche in italia.

Per arrivare all'Uno devi conoscere te stesso

LA PERICOLOSITÀ DELL’ESPRESSIONE «TUTTO È UNO»
L’espressione «Tutto è Uno» è, secondo me, la più essenziale delle verità. E penso anche che, come ci insegnano i mistici di tutte le tradizioni sapienziali, dobbiamo annichilire l’io egoico nell’Uno, o, come dicono i buddhisti, estinguere il soffio nel Nirvana.
Questa cosa però, se mal compresa, è molto fuorviante e pericolosa. Si potrebbe infatti pensare (come fanno i seguaci della new age): «Non c’è nulla che devo fare, nessun percorso spirituale da percorrere; se tutto è Uno, allora anche io sono già l’Uno. Sono già realizzato!».
In sé, questo discorso non è sbagliato. Però, senza un determinato percorso di conoscenza, noi siamo solo un aggregato di elementi fisici e psichici inconsapevoli, i quali, alla morte fisica, torneranno in ciclo nella natura. È ovvio che anche essi - come tutto - partecipano dell’Uno, ma lo fanno senza esserne coscienti.
Prima è necessario affermare e realizzare l’io. Non in senso egoico o appropriativo (tutt’altro: senza empatia, compassione e amore è impossibile ogni evoluzione spirituale), ma come presa di coscienza di che cosa siamo, della nostra unicità, della vera essenza del reale. «Conosci te stesso e conoscerai l’universo», dicevano gli antichi. Dobbiamo puntare ad essere massimamente consapevoli, per portare alla luce della coscienza quanta più realtà possibile.
E solo dopo esserci realizzati spiritualmente, estinguere il soffio, annichilirci, liberarci da tutti i condizionamenti, da tutti i contenuti determinati, e portare così tutto nell’Uno, che è il «nulla-di-determinato», l’assoluto. Solo così usciamo dal Samsara, ossia dall’esistenza condizionata. Lo sostiene addirittura un grande filosofo ateo (pur influenzato dal buddhismo), Schopenhauer, citando Gesù, Eckhart e Silesius:
«Merita anzi di essere citato come estremamente singolare il fatto che questo pensiero è stato espresso anche dall’ammirevole ed infinitamente profondo Angelo Silesio, nel versetto dal titolo: L’uomo porta tutto a Dio, e che dice: «O uomo! Ogni cosa ti ama; attorno a te vi è molta ressa: ogni cosa corre verso di te, al fine di arrivare a Dio». Ma un mistico ancora più grande, Meister Eckhart, […] dice […]: «Io dimostro questo con Cristo, poiché egli dice: quando io sarò sollevato da terra, solleverò con me tutte le cose (Vangelo secondo Giovanni, 12, 32). Così l’uomo buono deve portare tutte le cose a Dio, loro prima origine» (Arthur Schopenhauer; Il mondo come volontà e rappresentazione, IV, 68).
Anche Carl Sagan dice che «L’uomo non è altro che uno strumento del cosmo per conoscere se stesso».
Termino con due citazioni, rispettivamente di Gurdjieff e di Osho. Il primo sostiene che nasciamo senza l’anima, e che dobbiamo svilupparla con le nostre esperienze; il secondo gli risponde, secondo me giustamente, che tutti nasciamo con l’anima, ma che essa è un potenziale da realizzare:
«Pochi esseri umani hanno un’anima. Nessuno ha un’anima alla nascita. L’anima va acquisita. Coloro che non ci riescono muoiono: alcuni si danno un’anima parziale e infine un piccolo numero riesce ad avere un’anima immortale» (Georges I. Gurdjieff).
Vedi dal minuto 22:34 al minuto 23:55
«George Gurdjieff era solito dire che non tutti nascono con un’anima. Ha ragione, ma ha anche torto: sbaglia, perché tutti nascono con un’anima; e ha ragione, perché l’anima di solito resta solo un potenziale, non è qualcosa di realizzato. Se non cogli quella sfida, l’anima resta solo un seme. Un seme non è un albero: può esserlo, può non diventarlo mai. Il seme deve accettare la sfida e cadere nel terreno, deve scomparire e morire nel suolo, sperando, attendendo, avendo fiducia che dalla sua morte nascerà qualcosa. Quella sfida piano piano uccide il tuo ego. E quando l’ego è svanito, compare una nuova entità: l’anima, l’essere» (Osho; Ventidue chiavi per riscoprire te stesso).

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto

Nell'immagine: i resti del tempio di Apollo a Delfi, sul frontone del quale era incisa la frase «Gnothi Sauton» (Conosci te stesso)

venerdì 25 marzo 2022

Giannozzo Pucci suggerisce un’economia fondata sulla simbiosi tra umanità e natura.

Nel “TEMPO DEL CREATO”( 1 settembre-4 ottobre) ogni anno gli uomini di tutto il mondo sono chiamati a riflettere e pregare per la cura della Terra, la nostra “casa comune”, come la chiama Papa Francesco.

E’ l’invito ad ascoltare il grido del Creato, sempre più sofferente per il cambiamento climatico e la crisi ecologica, e a diventarne custodi, trasformando i nostri stili di vita e la relazione con le risorse della Terra.

Il “Circolo Laudato si’” di Barga, alla presenza di un nutrito ed attento pubblico, la sera di venerdì 17 settembre, ha vissuto un incontro molto significativo con Giannozzo Pucci, intellettuale, ecologista a livello internazionale ed editore della storica casa editrice LEF (Libreria Editrice Fiorentina), che ha dialogato coi presenti sul suo ultimo libro La rigenerazione del bene comune-Una visione ecologica di governo,  LEF,Fi,2021.

Ciò che può sembrare un’utopia, cambiando direzione nella visione del problema, conduce alla consapevolezza che tutto è interconnesso e, quindi, diventa necessario lavorare insieme concordi.

E’ importante “sapere dove andare, il come viene dopo”, suggerisce Giannozzo prospettando una politica che custodisca e serva i beni comuni per un’economia fondata sulla simbiosi tra umanità e natura.

L’agricoltura è l’attività principe, è l’arte che ci mette in contatto con tutto il cosmo dandoci prodotti sani per farci vivere in salute, ma solo se siamo capaci di rigenerarla, liberandola dall’industrializzazione.

Oggi, dopo anni d’inquinamenti devastanti, è tempo di passare alla rigenerazione della casa comune riguardante i vari campi corrispondenti alle materie delle opere di misericordia corporale: ”la terra col cibo e l’aria, l’acqua, il vestire, la casa, la salute, le carceri e i rifiuti.”

Con acutezza il relatore ha indotto i presenti a riflettere, tramite un capovolgimento di visione, sul concetto di economia a misura d’uomo, cioè la capacità di gestire al meglio i beni comuni per rispondere con il giusto uso e lavoro ai bisogni di tutti, senza far prevalere egoismi individuali ed esclusivi interessi monetari.

Economia ed ecologia di fatto appaiono aspetti di un’unica realtà. Quindi, l’invito ad unire le forze e lavorare insieme per ripulire la nostra terra, acqua, cibo, aria, indispensabili a ciascuno per vivere.

Un incontro davvero interessante, partecipe, forte nei contenuti e pacato nei modi, un punto fermo per progredire verso una concreta visione ecologica del

bene comune.

 

Maria Lammari


La Rivoluzione Integrale — Libro di Giannozzo Pucci


Conosci te stesso, conoscerai il mondo e gli dei

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "La propria sorgente è in se se stessi. Datevi ad essa, non illudetevi pensando che questa sorgente sia un Dio al di fuori di voi. Ciò significa che dovete cercare la sorgente dentro voi stessi e trasfondervi in essa. Ramana Maharshi"

Il mito elabora una via di apprendimento e di conoscienza

Mito, archetipi, simboli
Mito non è - come alcuni erroneamente pensano - una mala parola per nessuno.
Non è una specie di favoletta per adulti poco cresciuti intellettualmente ma, al contrario, rappresenta la radice di ogni religione e di ogni vera filosofia.
Nella falsa ottica della pedagogia gentiliana, in cui si lascia la religione ai bambini (e agli ignoranti) e si riserva la filosofia agli adulti, facilmente il Mito potrebbe essere assegnato, per un tragico errore, ai ritardati mentali perchè Mito è "pensare per immagini" mentre nella nostra epoca si pensa solitamente "per astrazioni". Non a caso le iniziazioni misteriche (che potremmo definire "Mito pratico") procedevano, a quanto si sa, per esperienze dirette e non per concetti astratti, cioè intellettualistici.
In realtà il Mito è più forte della storia perchè nasce dell'inconscio collettivo e si radica nell'uomo - in una "magica" corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo e con un rapporto fatto da un insieme di simboli che rimandano allo Spirito - attraverso gli Archetipi.
E gli Archetipi - al di là dei vari politeismi, triteismi e monoteismi - sono gli Dèi.
Per quanto riguarda la verità (o le verità?), essa, non a caso, si esprime in forma simbolica, cioè attraverso il Mito.

Le ragioni della tragedia (a teatro) - PIEGO DI LIBRI BLOG

mercoledì 23 marzo 2022

Prima del monumento a Giordano Bruno a Campo dei Fiori

Curiosità della Roma nascosta – il coperchio della fontana della Terrina
In Piazza della Chiesa Nuova si trova la fontana della Terrina (dalla forma di una zuppiera con tanto di coperchio). Originariamente come sappiamo si trovava al centro della Piazza di Campo dei Fiori, progettata e realizzata da Giacomo della Porta tra il 1590 e il 1595. Inizialmente non era dotata di coperchio, che fu invece aggiunto ad opera di Gregorio XIII, Boncompagni. Nel 1889 fu rimossa per l’erezione del monumento a Giordano Bruno e nel 1925, grazie al precedente restauro voluto da Gregorio XV del 1622, fu collocata in piazza della Chiesa Nuova. Una particolarità che sicuramente sfugge a molti, ma non agli appassionati di fotografia e di storia è la scritta che appare sotto il pomello del coperchio, ad oggi abbastanza usurata e quasi illeggibile. Nella realtà partendo dalla data MDCXXII e andando in senso anti orario si legge “AMA DIO E NON FALLIRE, FA DEL BENE E LASSA DIRE”
Passeggiando per Roma

Fontana della Terrina - Wikipedia

domenica 20 marzo 2022

Elémire Zolla interviene sul saggio de il "Tempio dell'uomo"Schwaller de Lubicz

La sapienza dei faraoni - Dalla misurazione dei monumenti di Luxor, Schwaller de Lubicz la struttura simbolica e cosmica dell'edificio
di Elémire Zolla René Adolphe Schwaller de Lubicz, "Il tempio dell'uomo", introduzione e note di Paolo Lucarelli (2 volumi), Edizioni Mediterranee, Roma 2000, pagg. 1.022 (complessive), s.i.p.

Immagine 1 - Libri Schwaller de Lubicz Rene A. - Il Tempio Dell'uomo
La conoscenza pitagorica mai non si estinse, troppi vantaggi infatti prodiga a chi ci si impegni. Basta calcolare le proporzioni e commentarle come hanno insegnato i tanti maestri. In Italia poi era la sapienza italica, che dettò al Vico il giovanile Antiquissima Italorum sapientia, prezioso esame etimologico della parola chiave per intendere la realtà alla maniera tradizionale. Meno ci seduce nel romanzetto del Cuoco dove sfilano i maestri della Magna Grecia. In Germania spicca il trattato di von Thimus, ammirevole, dove erano riunite al sistema pitagorico le filosofie dei geroglifici egizi; ma in Italia non poteva fiorire qualcosa del genere, dopo che un avo del Croce aveva raccomandato di cacciare dall'attenzione il ricordo del pitagorismo, raccomandando di sostituirlo con Hegel. Ci sarebbero voluti alcuni decenni perché rinascesse l'impegno pitagorico, col Reghini, che negava Euclide, ricostruendo con perizia mirabile tutto l'antico sistema, calcolando e disegnando con perizia sovrana. Ebbe una sua parte notevole nel fornire simboli antichi a Mussolini, finché costui cominciò a lavorare per stabilire un'intesa col Vaticano: sdegnato, tradito, Reghini si ritirò a fare il professore di matematica in una scuola media emiliana. Morì dimenticato attorno alla fine della Seconda guerra mondiale. C'era stato in precedenza soltanto un fedele del pitagorismo antico, il Rossetti, emigrato dal Regno delle sue Sicilie a Londra, autore dello stupendo e lunghissimo Il mistero dell'amor platonico nel Medioevo. Suo figlio, Dante Gabriele, doveva imporre le sue idee, con un'opera poetica e pittorica che sconvolse l'Inghilterra; ma ormai apparteneva alla letteratura inglese! C'era stata altresì, una letteratura pitagorica francese, che arricchì un giovane alsaziano nato nel 1880, René Adolphe, adottato quindi dal nobile lituano Schwaller de Lubicz. Sposò una donna devotissima e fertile scrittrice di romanzi d'ambiente egizio, Isha. Ebbero una bambina Lucie Lamy, e vissero a spese del governo egiziano a Luxor, misurando accuratamente il tempio sulle rive del Nilo, a partire dal 1936 fino al 1952, quando la rivoluzione dei colonnelli repubblicani e socialisti fece crollare l'ambiente politico, loro ospite generoso. Di ritorno in Francia, morì nel 1961. La sua opera principale, l'esame pitagorico del tempio di Luxor, è stata ora tradotta da Paolo Lucarelli presso le Edizioni Mediterranee.
Schwaller de Lubicz tentò di riesumare la sapienza faraonica, alla quale avevano attinto Pitagora e Platone. Commenta Lucarelli: mancano informazioni precise su conoscenze scientifiche egizie "anche se piramidi, tempi, gestione del territorio, oggetti d'uso, calendari e altro ancora stanno a testimoniare l'esistenza certa di tale valore da stupire i contemporanei e ancora le civiltà più tarde".
Esistette un'egittologia anteriore a Champollion, che interpretava i geroglifici filosoficamente e aveva avuto un maestro nella Roma secentesca col gesuita Athanasius Kircher; purtroppo dopo le dimostrazioni ineccepibili di Champollion, ci si illude di saper leggere documenti che non presentano un senso chiaro. Ci si ostina a tradurre neter con "divinità", mentre denota il "fuoco segreto", che agevola la corporificazione particolare dello spirito. Così ba si traduce per lo più con "anima" mentre è il secondo elemento accanto al ka, di natura più mobile. Schwaller de Lubicz rifiuta quasi tutto il ciarpame vario intorno all'antico Egitto. Capitò anche a me negli anni settanta di andare a Luxor e di accanirmi sulle rovine del tempio, ma la conclusione fu che al suo interno c'era una cappellina islamica, sede di un gruppo sufico. Ebbi preziosi contatti con il capo del gruppetto, che allora già stava la massima parte del tempo in Svezia. Ma all'anniversario della morte del capo della setta, si ripresentava in città e, avvolto in un velo candido, a cavallo guidava la processione festosa. Bastava ascoltare la confessione sua delle idee che l'ispiravano per disporre di una traduzione fedele delle strutture ideali che avevano dettato l'erezione dell'antico tempio.
Se debbo giudicare questa opera immensa di Schwaller de Lubicz, debbo partire da una censura preliminare: è uno schema gnostico arbitrario che egli tira in campo. E' un abuso partire dall'idea d'una trinità incorporata all'Uno, idea cristiana che Israele o l'Islam respingono. Ancor di più accettare di esaminare come modello fondamentale il corpo dell'uomo immaginato, come detta l'evoluzione darwiniana, come suprema meta dei corpi di tutti gli animali, di mare, cielo e terra. Le civiltà sciamaniche credono che l'uomo debba imparare dagli animali, le scienze più recenti ritengono che molti pesci e uccelli siano dominati da una sensibilità minuziosa, che percepisce le correnti magnetiche di terra e mare. Per il resto l'occhio di Schwaller de Lubicz è pronto e raffinato: sa che tra passato e futuro c'è un momento presente che evidenzia l'essenza del tempo sia pure sul piano esoterico o subconscio. E' anche veridico che l'annullamento di più e meno, lo zero, designa un carattere esoterico positivo: esiste. Il fondamento che Schwaller accetta è l'antropocosmo, definendolo con la dichiarazione che non abbiamo nulla da conoscere che si situi fuori di noi. Ma indagare sulle operazioni matematiche complesse di Schwaller sarebbe esasperante e superfluo, molto più prezioso è attenersi all'idea che il sonno è il modo di affondare nella realtà ignorandone i sistemi percettibili di ordinamento generale, restaurando così l'energia per aver eliminato la conoscenza cerebrale sì da conoscere i misteri della vita, sapendo orinai guardare a ciò che "a forza di vedere non si constata più". Ogni istante di ogni giorno si applicano conoscenze segrete che, se le riconoscessimo, mostrerebbero senza velo tutte le potenze che racchiude l'uomo dell'antropocosmo. Le fronde degli alberi ne spiegano le radici.
L'assenza di mobilità e creatività simboleggia la preghiera come vittoria della personalità mortale, Nicodemo è colui che si dipartì dal Sinedrio per interrogare Gesù sulla rinascita e perciò secondo Schwaller è raffigurato nelle cattedrali con nelle mani la calotta cranica, come nell'arte bizantina i santi sono effigiati, rimossa la calotta, a testa piatta. Questa amputazione indica la pura intuizione che fa parlare la conoscenza innata del neter ossia della funzione cosmica. Fuor del Tempio l'uomo è simboleggiato da quello specchio d'inganni che inverte alto e basso, sinistra e destra: San Paolo, in partenza per combattere la cristianità. fu gettato faccia a terra e si sollevò nella visione della verità. Nell'Egitto faraonico la calotta cranica è sempre denotata da una corona o benda o fessura, essendo la chiave del pensiero faraonico. In genere presso i popoli antichi il sempliciotto, al quale fa difetto la calotta cranica, era venerato sempre. Il sempliciotto è privo della cima cranica, somigliante allo scarabeo stercorario.
Ciò che consente di discernere è in primo luogo l'odorato: polarizza il fuoco che separa (Seth), contiene il fuoco che unifica (Horo): come Satana e Lucifero. L'essere umano è l'atlante sul quale si leggono le zone del cosmo e le loro influenze dettate dal cielo astronomico, laboratorio di tutti i miracoli del mondo.
(fonte: Sole 24 Ore)
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