sabato 9 gennaio 2021

Anche Pessoa era astrologo come Galilei che faceva oroscopi per tutti i grandi del suo tempo

Il linguaggio delle stelle e Pessoa
Una volta lessi in Hermann Hesse
Che siamo vissuti e non viviamo
Ma questo è un concetto antico
Coltivato in ermetiche confraternite
Di alchimisti dello spirito
Che non credevano alla libertà esteriore
Ma cercavano di illuminare il cuore
Di sapienza precisa non libresca
Mentre sulla carta solo il linguaggio
Dei simboli, incompreso dai più
Agisce
Anche Pessoa era astrologo
E viveva da incompreso
E quindi da uomo giusto
In mezzo al fiorire delle banalità
Credere all’essere che si realizza in se stesso
Magicamente sovrano
Non incatenato
Se non dal linguaggio silenzioso
Degli astri che si muovono in cielo
Roberto Minichini, Gorizia, 9 gennaio 2021
Roberto Minichini: Scrittore Poeta Germanista Esoterista di Gorizia: Le  Ombre ( Poesia di Roberto Minichini )

giovedì 7 gennaio 2021

Prostituzione nell'arena, Verona


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Machiavelli ha reso 'famosa' Verona per la sua avventura con una prostituta raccontata in una lettera dell'8 dicembre 1509 indirizzata a Luigi Guicciardini. Il fatto si ritiene avvenuto tra gli archi dell'Arena trasformati in postriboli ("... una casa che è più di meza sotterra"). Cosa ci faceva il fiorentino Niccolò Machiavelli, scrittore, storico, filosofo e statista italiano, a Verona?
Il 10 dicembre 1508 si era formata la Lega di Cambrai e il 14 maggio 1509 Venezia veniva sconfitta perdendo parte del suo territorio. Verona passava così sotto il dominio di Massimiliano I d'Asburgo a cui servivano però soldi per continuare l'occupazione. A metà ottobre Firenze invia allora Machiavelli a Mantova con un contributo di 10.000 fiorini per l'imperatore. Il 21 novembre 1509 Machiavelli è a Verona per consegnare il saldo ma Massimiliano si è già ritirato in Germania. Machiavelli lo aspetterà inutilmente fino al 2 gennaio 1510 per poi ritornare a Firenze.
È in questo breve periodo a Verona che Machiavelli finisce adescato da una donna a pagamento: al buio non si accorge di nulla, e pur trovandola floscia e ripugnante, «tanta era la disperata foia che io havevo, che la fotte' un colpo». Ma quando Niccolò la vede, scopre l'orrore: la donna è una vecchia piena di pidocchi, vizza, cisposa, senza denti, bavosa, senza capelli, con la barbetta, balbuziente. Non basta. Appena la vecchia parla le esce «un fiato sì puzzolente», che l'autore del Principe le dà di stomaco addosso.
Tutto colpa della "foia", un termine del XIII secolo, ancora in uso, per indicare quella eccitazione sessuale propria degli animali di cui soffriva Machiavelli dopo una lunga 'astinenza' dovuta alle sue missioni fuori Firenze.
È di quello stesso triste periodo per Verona la storia della prostituta Bernardina Ferrarese "... nella età sua giovanile nefandamente vissuta ... che nel 1515 fu dalla Giustizia inquisita e condannata ad esser condotta col naso tronco in ludibrio per la Città...". La poveretta fu seppellita nell'Arena. Ma questa è un'altra storia che racconteremo a breve.

martedì 5 gennaio 2021

Lottare da dentro

" L'Io deve riconoscere molti Dèi prima di raggiungere il punto di mezzo, in cui nessun Dio più gli è di aiuto contro gli altri ".

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Imago: "Ecate" di R. Ferri (Olio su tela)


Musica e danza: per acquietare l'anima umana

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"[...] quando infatti le madri vogliono mettere a dormire i loro bambini che non riescono ad addormentarsi, non li tengono fermi, ma al contrario li muovono, cullandoli di continuo fra le braccia, e non stanno in silenzio, ma cantano loro qualche melodia, ammaliandoli, così come vengono guariti coloro che sono fuori di sé per i furori bacchici, ricorrendo alla danza corale e alla musica[...] " ( Le Leggi di Platone, Settimo Libro ).

lunedì 4 gennaio 2021

Esseri dell'aldilà etrusco

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La tomba familiare dei Calisna Sepu, necropoli del Casone, campo della Malacena, Monteriggioni, fu il più consistente rinvenimento di questo periodo avvenuto in Etruria settentrionale. Di proprietà del N.H.G. Terrosi, rinvenuta 125 anni fa, conteneva al ritrovamento 450 reperti, di cui 105 deposizioni di incinerati. I materiali della grande tomba a camera, per una serie di vicissitudini, andarono in parte dispersi, in parte venduti all'antiquario Maccianti al museo di Berlino e la parte più consistente rimase in proprietà Terrosi. Quest'ultimi reperti sono visitabili al Museo Guarnucci di Volterra, al Museo Archeologico di Firenze e il nucleo più omogeneo appunto al museo di Colle. È stata ricostruita virtualmente una riproduzione in scala della grande tomba dei Calisna Sepu, ricca famiglia aristocratica, scavata nella roccia con banchine su tre lati e tramezzo centrale. A renderla nota sono state anche le vicissitudini legate alla dispersione sul mercato antiquario del prezioso corredo, costituito da 36 urne cinerarie, 4 delle quali in alabastro; vasi di ceramica con alcuni pregevoli crateri sovradipinti; vasellame e specchi in bronzo; strumenti in osso; armi; monete; oreficerie e altro. Da citare: i vasi cinerari in bronzo; quelli in vernice nera della Malacena (fra i più belli ); i quattro specchi in bronzo con incise scene dalla mitologia greca; le tre celebri kelebai volterrane dipinte a figure rosse (la prima è il vaso eponimo del cosiddetto Pittore del Pigmeo Trombettiere, la seconda attribuita al pittore della Colonna Tuscanica e la terza appartenente al gruppo " Volaterrae", unica di questo gruppo ad essere sovradipinta in bianco), tutte e tre databili tra la fine del VI e gli inzi del III sec. a.C. Le due urne cinerarie sono copie di originali che si trovano a Firenze e Volterra, nei rispettivi musei archeologici. Degna di nota è la copia della grande urna cineraria bisoma, con una tegola posta sulla testa del defunto, per proteggerla dallo stillicidio dell'acqua nella tomba; mirabilmente realizzata dal restauratore della Soprintendenza Archeologica, Giuseppe Venturini. Con queste caratteristiche, il sepolcro rappresenta la tomba familiare dei Calisni, ricca famiglia etrusca di Monteriggioni per circa trecento anni, dalla seconda metà del IV secolo a.C. fino al I secolo a.C.

Foto : Demone alato, decorazione a rilievo su un'urna, dalla tomba della nobile famiglia Calisna Sepu rinvenuta nella necropoli del Casone di Monteriggioni, Toscana, Italia.
Civiltà etrusca
IV-I secolo a.C.

sabato 2 gennaio 2021

Dalle Lettere, FRANCESCO PETRARCA

A Giovanni Colonna di S. Vito.
...Passeggiando insieme ci aggiravamo per quella città grande cotanto, che mentre in ragion dell'ampiezza vuota si pare, contiene pure una immensa popolazione: ne solo per la città, ma pel dintorni ancora aggirandoci, ad ogni piè sospinto obbietti che a meditare ed a parlar ci eccitavano ne si paravan dinanzi.
Qui la reggia di Evandro, la casa di Carmenta, la spelonca di Caco, la lupa nutrice, il fico ruminale che meglio è dir Romulare, e il varco di Remo. Qua i giuochi circensi, il ratto delle Sabine, la palude Caprea, e il luogo onde Remolo a un tratto disparve. Là i convegni di Numa e d'Egeria, e l'arena degli Orazi e dei Curiazi, e il terreno ove colpito dal fulmine cadde il ristoratore delle milizie e trionfator de nemici, Tulio Ostilio. Qui abitava il re architetto Anco Marzio: qui l'ordinatore della classe dei cittadini Tarquinio Prisco: qui la fiamma discese sulla testa di Servio, qui assisa sul carro passò Tullia feroce e fece per l'orrendo misfatto che scellerata si chiamasse la strada. Ecco la via Sacra, e i colli Celio, Quirinale, Viminale, Esquilino. Qui fu campo Marzio, e decollati per man del Superbo caddero i papaveri: qui la miseranda Lucrezia si trafisse col ferro; di qui fuggiva a morte l'adultero, qui alla offesa pudicizia Bruto apparecchiò la vendetta.
Vedi l'esercito Etrusco e Porsenna minaccioso, e Muzio della propria mano inesorabile punitore, e il figlio del tiranno alle prese con la libertà e il console che caccia e segue all'inferno il nemico respinto dalla città, e rotto alle spalle dell'eroe combattente il Ponte Subitelo, e Grazio che passa il fiume a nuoto e Clelia che animosa ritorna sul Tevere. Questa fu la casa di Publicola venuta a torto in sospetto; qui conduceva Quinto l'aratro quando dai solchi fu chiamato alla Dittatura, e di qui si mosse Serrano ad esser console. Ecco il Gianicolo, e l'Aventino e il Monte Sacro dove tre volte sdegnosa ai padri si ritrasse la plebe. Qui s'ergeva il lascivo tribunale di Appio, qui alle sozze di lui voglie dal paterno ferro fu sottratta Virginia, e la decemvirale lussuria s'ebbe degna la fine; vicino a vincer coll'armi e vinto dalla carità dei suoi di qui partì Coriolano.
Ecco il sasso che prima difese, e donde poi Manlio precipitò: ve' dove, accorrendo improvviso, gli avari Galli contenne Camillo, e ai disperati cittadini insegnò che col ferro e non coll'oro la perduta patria si deve ricuperare. Di qui chiuso nell'armi si gittò Curzio nella voragine: qui fu trovato sotterra il capo d'un uomo che fu di base irremovibile e di presagio al supremo ed inconcusso impero. E questo il luogo ove, presa ali' inganno, cadde oppressa sotto le armi la vergine Ingannatrice: questa la rupe Tarpea, e il censimento del popolo romano da tutto lì mondo raccolto: ecco l'oca di argento, ecco custode Giano dell'armi. Qui, sotto il nome di Statore, di Feretrio, di Capitolino, ebbe Giove sua stanza; questa è la mèta di tutti i trionfi: qua fu condotto Perseo, di qua respinto fu Annibale, qua fu menato Giugurta, sebbene altri dica ch'ei fosse in carcere ucciso: qui Cesare trionfò, e qui fu morto: qui vide Augusto nel tempio a sé prostrati i regi, a portare tributi il mondo. Vedi l'arco ed il portico di Pompeo, il Cimbro di Mario, la Colonna di Traiano sotto la quale, siccome nota Eusebio, egli solo fra tutti gl'imperatori dentro il recinto di Roma ottenne la sepoltura: e di lui medesimo vedi il ponte detto poi di S. Pietro, e la mole di Adriano, sotto la quale ei giace sepolto, che ora si chiama di Castel Sant'Angelo.
Guarda quel sasso di meravigliosa grandezza sacro alla memoria de' divi imperatori sorretto da leoni di bronzo sulla cui cima è fama riposin le ceneri di Giulio Cesare. Questo è il tempio della Dea Tellure, questo della Fortuna, questo della Pace alla venuta del Signore veramente pacifico rovesciato al suolo. Ecco l'edificio di Agrippa tolto alla madre dei falsi numi e dato alla Madre del vero Dio. Qui cadde neve dal cielo ai cinque di agosto, e di qui un ruscello di olio scorse nel Tevere. Qui, secondo che narra la fama. Augusto già vecchio, seguendo le indicazioni della Sibilla, vide Cristo fanciullo. Là sulla via Flaminia vedi la prova del temerario smodato lusso di Nerone nella mole della casa Augusta ove dicono alcuni ch'ei fosse sepolto. Vedi la Colonna di Antonio, e il suo palazzo presso l'Appia. Questo è quello che tu chiami sede del Sole, ed io, secondo che leggo nelle storie, chiamo il Settizonio di Severo Afro.
Il Mondo di Petrarca
Vedi su questi marmi dopo tanti secoli ancor manifesta la prova dell'ingegno e dell'arte di Fidia e di Prassitele. Qui Cristo al suo vicario che si ruggiva fecesi incontro, qui Pietro fu alzato in sulla croce, qui tronco il capo a Paolo, qui bruciate le carni a Lorenzo, il quale qui sepolto die' luogo a Stefano che venivagli appresso; qui dell'olio bollente si rise Giovanni, qui Agnese già morta per vietare ai suoi che la piangessero tornò a rivivere. Qua si nascose Silvestre, qua dalla lebbra si mondò Costantino, qui Callisto incontrò gloriosa morte. Ma dove m'inoltro? Posso io in questo piccolo foglio descriverti Roma intera? E se anche il potessi, non sarebbe inutile di farlo? Tutta già tu la conosci, non perché sei cittadino Romano, ma perché di siffatte cose fin dalla prima tua giovinezza fosti vaghissimo.
E chi a' di nostri delle cose di Roma più ignorante dei Romani? Mi duole il dirlo: in nessun luogo Roma è tanto poco conosciuta quanto in Roma. Ed io ne piango, non così per la ignoranza (vizio di cui pur altro non v'ha più deplorevole), come per la fuga e per lo esilio che ne deriva di molte virtù. Conciossiachè non sia da por dubbio, che se cominciasse a riconoscer se stessa dal basso stato in cui giace, Roma issofatto risorgerebbe. Ma di questo faremo lamenti una altra volta. Stanchi sovente dal lungo giro per quella immensa città ci solevam noi fermare alle Terme di Diocleziano, e talor eziandio salir sulla volta di quell'edificio tanto un dì grandioso, a godere più che in altro luogo qualunque, aere salubre, spazioso prospetto, silenzio ed amica solitudine. Ivi non punto di affari o delle domestiche nostre bisogne si ragionava, e non delle cose del pubblico stato, delle quali ci bastava il fattone lamento, e come cammin facendo per le mura della cadente città, così su quelle cime sedendoci, avevam sotto gli occhi lo spettacolo di quelle grandi rovine. Si parlava a lungo di storia della quale ciascun di noi pareva essersi presa la parte sua, per modo che se tu nella moderna ti mostrassi più dotto, io nell'antica, e dico antica quella che precede il culto in Roma e l'adorazione del santo nome di Cristo, moderna l'altra da Cristo insino a noi.
Molto pure fra noi si parlava di quella parte della filosofia che prende dai costumi nome e subbietto, e talora di arti belle, e delle norme e dei cultori delle medesime. E ben mi ricordo che un giorno caduto su quelle il discorso, tu mi chiedesti che con precisione io ti esponessi ciò che già incidentemente altra volta da me avevi udito intorno all'origine delle arti meccaniche e delle liberali. Ed io lo feci come bramavi, e agevolmente lo feci perché l'ora del giorno, la mente serena e la bellezza del luogo mi consentivano mandar per le lunghe quel discorso, e l'attenzione che tu mi prestavi mi dava certezza di riuscirti gradito.
ai 30 di novembre...
Dalle Lettere, FRANCESCO PETRARCA ed. Le Monnier, 1867.

Cosa voleva dire Sandro Filippepi attraverso questi tre volti fortemente mascolini

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che ballanoDai visi sembrano tutti trans, sapendo anche che Sandro Filippepi era pederasta come la gran parte della corte di Lorenzo il Magnifico e anche il figlio Papa Leone X non era da meno, per dire come è il potere, ma si pensa solo al Rinascimento come fatto prestigioso legato all'Italia, dimenticandosi di tutto il resto.........Forse aveva le sue ragioni Savonarola, ma purtroppo lo hanno arso vivo sotto Papa Borgia, probabilmente anche perché ha rifiutato la soluzione al Medici, dava fastidio al potere.........