mercoledì 26 febbraio 2020

Religiosità Pagana-

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" partita da una religione del rito, per certi aspetti cavillosa, ma tesa ad una sua perfezione, anche se del tutto formale, per approdare alla perfezione dell'anima predicata da Porfirio, la storia del paganesimo romano
ha in se l'impronta di un'avventura spirituale. Tedosio proibiva persino di ornare un'albero con le sacre bende, di formare un'ara con qualche zolla erbosa strappata dal terreno.

le forme più popolari e più toccanti della devozione pagana sono quelle che hanno resistito più tenacemente nelle campagne, forme tanto spesso cristianizzate e ribattezzate con il nome di un santo, queste le ultime metamorfosi del paganesimo, di un paganesimo non soltanto romano, ma persino pre-romano di culti venuti dal profondo del neolitico

Jacqueline Champeaux dottoressa in letteratura latina alla Sorbona

da : la religione dei Romani. il mulino editore

Le vecchie religioni - ovvero quelle presenti prima delle monoteistiche dell'area mediterranea orientale: ebraismo, cristianesimo e islam

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Le nostre vecchie religioni, che non impongono all'uomo il gioco di alcun dogma, si prestano a interpretazioni tanto varie quanto la natura stessa, e lasciano che i cuori austeri si foggino, se lo vogliono, una morale più alta, senza costringere le masse a precetti troppo rigidi per evitare che ne scaturiscano subito costriuzione e ipocrisia.
Marguerite Yourcenar

martedì 25 febbraio 2020

Catabasi

Scendere agli Inferi è facile: la porta di Dite è aperta notte e giorno; ma risalire i gradini e tornare a vedere il cielo, qui l'opera, qui la vera fatica.
Dite era un antica divinità latina, corrispondente al greco Ade.
Nell’ambito delle genealogie della mitologia greca, #Dite fu detto figlio di #Saturno e di #Ops e fatto signore, insieme con Proserpina, del mondo sotterraneo e dei tesori che la Terra cela. In suo onore si celebravano in #Roma i giochi secolari.
Immagine: Pietra votiva a Dis Pater e a #Proserpina.
Museo archeologico romanico-germanico, Colonia.

Luoghi incantati

Il Castello dell'Abbadia di Vulci montaldo di castro
Nel territorio di Montalto di Castro , a non troppa distanza dal Parco Archeologico Naturalistico di Vulci, dove si trova un intrigante mitreo, si incontra un suggestivo castello fortificato, ben visibile anche in lontananza per via della snella torre che svetta alta nel cielo. L'edificio sorge in prossimità dell'antico ponte sul fiume Fiora, che metteva tra loro in comunicazione i territori di Canino e di Montalto di Castro. L'origine del ponte divide tuttora le ipotesi degli studiosi, in quanto la sua base è tipica dell'architettura etrusca mentre il resto presenta elementi simili ad altri ponti di sicura origine romana. È dunque possibile che i Romani avessero ricostruito il ponte precedente realizzato dagli Etruschi, perché situato in un importante punto strategico?
In origine, secondo le poche notizie a riguardo giunte attraverso i documenti, sul luogo era stata edificata dai monaci Benedettini un'abbazia fortificata, dedicata a San Mamiliano. È noto da un documento dell'809 d.C. che la stessa venne donata da due nobili longobardi, chiamati Faulo e Autari, all'abbazia di Farfa, anch'essa benedettina. Le frequenti incursioni dei Saraceni nella zona misero a dura prova l'abbazia che alla fine, con l'invasione del 964, venne definitivamente rasa al suolo. Nell'XI sec. il complesso venne ricostruito e restò alle dipendenze della Santa Sede finché, sotto il papato di Alessandro III, passò alle dipendenze del convento di San Giusto, presso Tuscania, gestito dai monaci Cistercensi.
Tuttavia, nei secoli successivi, il complesso tornò alla Santa sede e subì diversi e frequenti cambiamenti di proprietà. È anche possibile che nel XIII sec. l'abbazia, che ormai aveva assunto l'aspetto di un castello fortificato, ed era diventato importante luogo di assistenza ed accoglienza dei pellegrini, fosse stato gestito dai Cavalieri Templari, come sembrerebbero dimostrare i nomi di alcuni castellani, legati all'Ordine del Tempio.

lunedì 24 febbraio 2020

La peste psichica

UOMO, ABBIAMO UN PROBLEMA: LA MORTE

La data precisa quando si spense defintivamente Roma

Giorno infausto che segnerà la fine di Roma...

Le vie templari

La Chiesa di Santa Maria della Mucciatella, Puianello di Quattro Castella (RE)
Spostandoci ancora verso sud ovest seguendo le antiche strade che i pellegrini percorrevano per superare gli Appennini e ricongiungersi con la Via Francigena troviamo La Corte di Mucciatella, considerato l'insediamento più antico dei Templari in territorio reggiano e uno dei più antichi d'Italia poiché già nel 1144, da un documento antico, risulta che vi fosse precettore fra' Guglielmo della Milizia del Tempio. Da questa posizione oltre a dominare il corso del Crostolo, torrente che affluisce nel fiume Po, si potevano dominare le vie dei pellegrini che andavano in Toscana e i territori fino alle Tempie. Sotto la Mucciatella si trova un luogo chiamato "Cà Matta", che potrebbe stare per "casa matta" un acquartieramento fortificato fatto dai Templari. Inoltre nella chiesa plebana della Corte vi era una teca reliquiaria a titolo S. Maria Maddalena. Si narra che nella chiesa reggiana di S. Pietro e Prospero fosse custodito un piede della Maddalena rubato da un certo Martino o Marino, monaco di S. Massimino.
E proprio dalla Mucciatella proviene il prezioso manoscritto "Missale Vetus ad usum Templariorum", l'unico Evangelario Templare arrivato ai giorni nostri e custodito oggi presso il Duomo di Modena. Fra le altre cose che possiamo trovare in esso, vi è una cosa curiosa ma sicuramente non casuale: nella miniatura in cui è riprodotto Cristo crocifisso sulla croce non vi è la scritta INRI!
Anche i Templari reggiani subirono la fine dei loro confratelli nel resto d'Europa e vennero catturati, messi sotto processo e torturati. Il 24 agosto 1309, a seguito dello scioglimento dell'Ordine Templare, tutti i beni di questi passeranno ai Cavalieri Gerosolomitani i quali arriveranno così ad avere il controllo completo della Via Emilia nel tratto reggiano.
L'insediamento templare in territorio reggiano era diventato nei secoli molto rilevante. I Cavalieri arrivarono a possedere vaste estensioni di terra nei dintorni della città e in provincia oltre a controllare le vie di passaggio dei pellegrini e la Via Emilia.
Interessante il culto che avevano in particolare per S. Maria Maddalena, a cui avevano dedicato chiese e oratori e di cui custodivano una preziosa reliquia, molto probabilmente un piede della santa.
Oggi, nonostante la "damnatio memoriae" che ha colpito l'Ordine, rimangono ancora alcune tracce della loro importante presenza in territorio reggiano, in particolare esiste ancora una via a loro dedicata, Via dei Templari, nel luogo dove possedevano alcuni terreni a ridosso della città, oltre alla Chiesa di S. Stefano dove l'occhio attento riesce a vedere ancora alcuni segni lasciati dai monaci-cavalieri.