domenica 22 dicembre 2019

Arcidosso una città alchemica

Una città costruita su simboli alchemici
Arcidosso è un paesino del comprensorio amiatino che sorge su una collinetta circondato di boschi. Le origini del paese sono molto antiche, anteriori all’anno mille, e fu possedimento di una delle famiglie medievali più potenti e ricche, gli Aldobrandeschi.
Intorno al 1200 fu anche possedimento della repubblica di Siena alla quale la popolazione rimase fedele molto a lungo e successivamente anche dei Medici sotto i quali la cittadina assunse il rango di prefettura
La storia “esoterica” della città è molto ben occultata ma i simboli sono visibili in tutto il paese, comprese le mura del castello, evidenziano la presenza in paese di una Domus templare.
Tutto questo è molto evidente, sia osservando accuratamente le mura esterne dello splendido castello aldobrandesco sia al suo interno dove scritte incomprensibili ed alta simbologia rivelano un grado di sapere elevato appartenuto solo alla cerchia più interna dei cavalieri templari.Persino le case del paese, che a spirale sale sino al castello, sono zeppe di simboli templari come croci e bafometti che sono a guardia di questo sapere che non può essere infranto se non dai cuori più puri e da scritte risalenti a tempi anteriori il medioevo dove lo spazio ed il tempo coincidono….
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Forme di religiosità antica

a) Antropomorfo in postura dinamica, forse di danza, pietra dipinta (pietra n.5) (rinvenimento di Alberto Broglio), Epigravettiano recente, Riparo di Villabruna, Belluno, Italia; b) rinvenimento scheletrico detto "Cacciatore della Val Rosna" (14 160 - 13 820 BP) inumato all'interno del riparo con il suo corredo funerario di oggetti d'uso e di oggetti ornamentali. Alcune pietre dipinte erano collocate a copertura della sepoltura.
L'immagine può contenere: cibo

L'infinito


Sono 48 foto sovvrapposte del Sole. Scattate durante un anno,una volta alla settimana, nello stesso luogo e alla stessa ora. Il punto più in alto è il Solstizio d'estate e il punto più basso è il Solstizio d'inverno. Il risultato è il simbolo dell'Infinito. Con questa incredibile foto auguro a tutti Buon Solstizio d'inverno. Giorno di rinascita!

sabato 21 dicembre 2019

Fresco di stampa

Il cavallo, simbolo del cosmo, ha origini così misteriose ed arcaiche che, nei grafiti preistorici delle grotte sacre pare condividere con tori e bisonti la simbologia dei puntini-stelle.
Perché, però, Kronos, come tante divinità del Tempo, fu un equide e Poseidone, prima che toro, fu uno stallone stupratore? Perché, sopratutto, Arianna, Signora del Labirinto e sorella del Minotauro, risulta inizialmente "Hippia", equina come i suoi doppi celtici Rihannon, Arianrhod, Rigantona...., peculiarità rimaste nelle code di stalloni dei Satiri dionisiaci per sfociare in certe manifestazioni dei sabba?
L'indagine si snoda lungo la variegata trama che rapporta, dai primordi, i numerosissimi sacrifici equini, gia presenti nello sciamanesimo, al principio di regalità e al controllo calendariale.

La corona di Monomach.

Testo: Aleksandr Konnov.
La corona di Monomach è uno dei simboli di potere e responsabilità della Rus’. Esiste un modo di dire: “È pesante la corona di Monomach”. Tali parole indicano che il potere impone condizioni molto severe, che pochi hanno la forza di sostenere.
La corona di Monomach fu donata dall’Imperatore romano Costantino IX Monomach al nipote, il principe di Kiev Vladimir Vsevolodovič Monomach. Qui sotto troverete delle citazioni dall’Insegnamento di Vladimir Monomach (1053-1125) ai figli.

"In verità, figli miei, dovete capire che Dio, che ama gli uomini, è benevolo e misericordioso. Noi, gli uomini, siamo esseri peccatori e mortali e se qualcuno ci arreca del male, vogliamo sgozzarlo, spargerne il sangue al più presto. Ma il nostro Signore, dominando la vita e la morte, sopporta i nostri peccati assai più di quanto ci sia dato capire, e così è in tutta la nostra vita".
"Dopo aver letto questo scritto, impegnatevi a compiere buone azioni, lodando Dio ed i Suoi santi. La morte, o figli, non temiate, né la guerra, né le belve; compite azioni da uomini, secondo quanto Dio vi comanda".
Traduzione: Chiara Munerato

Un monumento al paganesimo eretto in Islanda

Questo moderno monumento alla credenza pagana sembra essere stato trasportato direttamente dai tempi antichi.
Situato in uno dei villaggi più remoti del nord dell'Islanda, l'Artic Henge è una colossale costruzione in pietra.
Iniziato nel 1996, il progetto Artic Henge è un monumento alle radici nordiche del Paese, ma anche ad alcune credenze neopagane sorte in alcune aree. Il sito è stato ispirato direttamente dal poema eddico Völuspá (Profezia della veggente), prendendo da esso il concetto di 72 nani che rappresentano le stagioni nel mondo del poema, 72 piccoli blocchi, ciascuno con uno specifico nome, alla fine ci saranno quattro monumenti di pietra più grandi, che a loro volta circonderanno una colonna centrale di enormi blocchi di basalto. I visitatori saranno in grado di vedere il sole di mezzanotte, osservandolo attraverso le varie formazioni in diversi punti panoramici a seconda della stagione.
Quando sarà completo, l'Artic Henge potrebbe facilmente diventare il sito principale del Paganesimo in tutto il mondo e tra millenni potrebbe sembrare misterioso come Stonehenge ci sembra oggi.

IL KAMELAUKION, LA CORONA DELLA CONSORTE DI FEDERICO II DI SVEVIA


-Quello che potete vedere in foto, proveniente dal suo sarcofago, è il Camaleuco di Costanza d'Aragona (Palermo, Tesoro della cattedrale), la prima moglie di Federico II di Svevia (I di Sicilia).
Il Camaleuco era il tipico copricapo utilizzato degli Imperatori Romani d'Oriente e dai primi Re di Sicilia (Dinastie Altavilla e Hohenstaufen).
Secondo alcuni studi tuttavia la preziosa corona non sarebbe appartenuta alla Regina Costanza ma allo stesso Federico.
Sulla scorta degli studi di Josef Deér (1952) infatti, questo monile è considerato una tipica corona maschile, di conseguenza una corona di Federico II, che, secondo questa ipotesi, l'avrebbe deposta nella tomba della moglie.
CARATTERISTICHE:
La calotta di stoffa è fittamente decorata da sottili lamine d'oro con filigrana vermicolare, piastrine di smalto e numerose pietre preziose.
Le forme del cerchio e dell'arco della corona sono messe in risalto anche da una duplice fila di perle. La corona possiede inoltre pendília (fili decorati pendenti) molto ampi con listelli in smalto dorato e piastre in smalto dorato a losanga, nonché globi e gocce in filigrana d'oro alle estremità inferiori.
La corona fu eseguita senza dubbio negli stessi ateliers da cui proviene anche quella parte dei gioielli imperiali direttamente riconducibile a Federico II: i guanti, le calzature e la cosiddetta spada da cerimonia (tutti conservati a Vienna, Kunsthistorisches Museum, Weltliche Schatzkammer).
FONTI:
- Hermann Fillitz - TRECCANI
- FOTO: Visit Sicily