venerdì 24 maggio 2019

L'Acquedotto Vergine

La scala a chiocciola dell'Acquedotto Vergine di Trinità dei Monti, con i suoi 117 gradini, è uno tra i luoghi più curiosi e meno accessibili di Roma. Costruita nella seconda metà del XVI secolo, sfrutta un preesistente pozzo di struttura cilindrica che permette di raggiungere, a una profondità di 25 metri, l'antico condotto dell' Acquedotto Vergine.
L'acquedotto dell' "Aqua Virgo", l'unico ad essere utilizzato ancora oggi, fu costruito nel 19 a.C. per opera di Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, al fine di rifornire di acqua corrente le zone del Pincio, del Pantheon oltre alle sue terme che erano ubicate nel Campo Marzio.La sua acqua proviene da sorgenti nei pressi del corso dell'Aniene, al km 10,5 (VIII miglio) della via Collatina (nella località nota sin dal secolo XI con il nome di "Salone"). Anticamente misurava poco più di 20 km e correva quasi completamente a livello sotterraneo, eccezion fatta per gli ultimi 1.800 metri, percorsi su arcuazioni fino al Campo Marzio.

Volano gli uccelli volano....

Uno sciamano si fonde con l'uccello rapace, diventa un tutt'uno: vede con i suoi occhi, perde la sua identità per diventare l'animale stesso.....

giovedì 23 maggio 2019

Principi platonico plotiniani trasposti

Nessun essere umano, per quanto elevato, può entrare direttamente in contatto con Dio. Perché Dio è un'energia di una tale potenza che si verrebbe polverizzati all'istante. Occorre sempre un intermediario fra la Divinità e l'essere umano, e quegli intermediari sono gli ordini angelici: in qualche modo, essi trasformano e stemperano quella potenza affinché possa giungere fino all'uomo senza annientarlo. 
Anche se nella Bibbia è scritto che Dio si è rivolto ai patriarchi e ai profeti, in realtà a rivolgersi a loro non è stato Lui ma un messaggero, che è esattamente il significato della parola “angelo”. E qui è inesatto anche il termine “parlare”. L'angelo non “parla” nel senso in cui parlare significa pronunciare delle parole; ma la presenza dell'angelo, attraverso la potenza delle sue vibrazioni, dà un chiarimento, un orientamento interiore, ispira un progetto che il profeta traduce in parole. »
Omraam Mikhaël Aïvanhov

Dei antecedenti alla religione ebraica

Particolare di un supporto cerimoniale in terracotta ritrovato a Taanach, un piccolo villaggio in Israele e risalente al X secolo a.C. Sull’oggetto sono raffigurate due divinità cananee, una maschile (Baal) e l’altra femminile (Athirat) rappresentata in figura e affiancata da due leoni. Athirat una dea il cui nome probabilmente deriva dal verbo che significa “camminare” era denominata “Signora che cammina sul mare”. Essa riceve inoltre l’epiteto di “creatrice degli dei”. Il nome della dea è connesso al termine ebraico ašerah, che significa “luogo sacro”. La presenza su alcune epigrafi dell’espressione “Yahweh e la sua ašerah” ha fatto supporre ad alcuni studiosi l’esistenza di un’antica divinità femminile a fianco del dio ebraico. Tuttavia, nell’Antico Testamento il termine si riferisce esclusivamente a luoghi sacri, generalmente alberi o boschi, talora associati a un palo o a una stele, la cui forma fallica allude a un simbolismo legato alla fertilità dei campi e degli uomini. Nessuna esplicita documentazione collega tali luoghi alla divinità femminile, tuttavia i temi della fertilità e della forza generativa che si esprime nella crescita vegetale, accomunano queste tradizioni ebraiche al vasto complesso dei culti di divinità femminili ampiamente diffuso in tutto il Vicino Oriente….

Il tumulo funerario di Carnac

Tumulo di Saint Michel presso Carnac (Bretagna, Francia) costruito tra il 5000 e il 3500 a.C. Si tratta di un monumento funerario neolitico costituito da una collina artificiale della lunghezza di circa 120 metri e largo 60 metri. Nella camera funeraria sono stati ritrovati oggetti di corredo che sono conservati al Musée de préhistoire di Carnac. Nel Seicento sulla sommità del tumulo venne costruita una cappella dedicata a San Michele. Il complesso testimonia quindi la continuità della sacralità del luogo e mostra come il culto cristiano abbia voluto sostituirsi all’antico culto dei morti, sebbene nella religiosità popolare ne siano rimaste tracce evidenti…..

mercoledì 22 maggio 2019

Un furto sacrilego

Aprile 1438: Roma é scossa dal furto più sacrilego della sua storia. Nottetempo qualcuno é riuscito a rubare i preziosi che ornano – tuttora – i reliquiari in cui sono conservate le teste degli apostoli Pietro e Paolo, venerate nella basilica di san Giovanni in Laterano. Come é stato possibile? Chi sono i colpevoli? Scattano le indagini e la Camera apostolica attiva birri, spie e confidenti che certo non mancano in città. Alla fine, nel mercato de’ Pellegrini, presso Campo de’ Fiori, dove si trovano le botteghe degli orefici e degli intagliatori di pietre preziose, qualcuno commette una fatale imprudenza.
La nostra guida dell’epoca é Stefano Infessura, notaio del popolo romano…
""Del 1438 a dì 12 d’aprile Capocciolo et Garofalo, doi beneficiati di Santo Ioanni Laterano, furorono molte prete pretiose, zafiri, balassi diamanti, ametisti et perle dallo capo di santo Pietro e santo Paolo, che stanno nello tabernacolo di Santo Ioanni preditto in doi volte, et furo retrovati per questo modo.
Servestro de Pallone comprò una perla de grande valore per trenta ducati, et fu una contesa con l’orefice et questo Servestro; et in questo modo venne ad notitia de molti, et quando fo saputo chi l’haveva venduta, subito fo sospicato et fo scoperto, et subito fu preso misser Nicola de Valmontone, canonico de santo Ioanni, perché Garofolo suo nepote li lo deo a tenere, et lui iuravo che non era vero, et che non ne sapeva niente, et esso lo sapeva; da poi che fu saputa la verità et retrovate le pietre, tutte foro reportate a Santo Ioanni a dì 22 de Agosto con tutta la processione di Roma e giro lo Senatore di Roma con tutti li Offitiali con tutto lo popolo, et lo Senatore lesse la scommunica che fece papa Urbano V, lo quale pose lì quelle teste et ornolle colle ditte prete.
Eodem anno die quarta de settembre furo desgradati questi malfattori, idest missore Nicola da Valemontone canonico, Capocciola et Garofolo, beneficiati, nello altare maiore dell’Aricielo; et dopo foro rencarcerati nella piazza di Campo de Fiore relevati su in alto, et lì stetteronce dij quattro, et dello ditto mese foro iustitiati in questo modo, videlicet Capocciola et Garofalo furo strascinati per fino alla piazza di santo Ioanni, et missore Nicolao gio a cavallo nello somaro, tutti immetriati. Lo ditto messer Nicola fo appeso nell’ormo della Piazza di Santo Ioanni, ad Capocciola et Garofalo li foro mozze le mano ritte, et poi foro arsi nella ditta piazza, et le ditte mani furo chiavellate accanto alla lopa de metallo, in quello muro, come delle preditte cose si vede la memoria penta come s’entra la ecclesia de santo Ianni ad mano ritta su ad alto. ""

Una santità discutibile!

Papa Pio V
Santo della Chiesa cattolica, persecutore di ebrei e sterminatore di valdesi, Pio V fu anche corresponsabile della strage degli Ugonotti, i protestanti francesi, uno dei più spaventosi eccidi della storia dell’umanità (nota anche come la notte di S. Bartolomeo, avvenuta a Parigi il 24 agosto del 1572).
Anche se Pio V era morto da qualche mese, il suo fanatismo anti ugonotto non può essere messo in discussione: in una lettera al re di Francia Carlo IX aveva raccomandato di "esterminare tutti que’ scellerati eretici, a massacrare tutti i prigionieri di guerra, senza aver riguardo per alcuno, senza rispetto umano, e senza pietà; imperocchè non vi poteva nè vi doveva mai esser pace fra Satana e i figli della luce affinchè la razza degli empi non pullulasse di nuovo, ed anche per piacere a Dio, il quale preferisce ad ogni altra cosa che si perseguitino apertamente e piamente i nemici della religione cattolica."
Non stupisce quindi leggere con quanto entusiasmo fosse accolta a Roma la notizia della carneficina. Il successore di Pio V, Gregorio XIII, coniò addirittura una sinistra moneta commemorativa col busto del papa da un lato e un angelo con la spada dell’altro e la scritta UGONOTTORUM STRAGES 1572. Le parole della cronaca di Giacomo Augusto de Thou mostrano quali furono le reazioni da parte della corte pontificia alla strage.
_"Giunta in Roma la notizia del massacro di Parigi, la gioia che essa vi arrecò fu al di là di quanto possa dirsi. Le lettere del Nunzio furono lette il 6 settembre nel concistoro: e tosto fu risoluto che il papa accompagnato da’ Cardinali andrebbe alla Chiesa di S. Marco per ringraziare Dio solennemente della grazia singolare che aveva fatto alla S. sede ed a tutta la cristianità: che il lunedì seguente si canterebbe una messa di ringraziamento alla Minerva colla assistenza del papa e cardinali, e che si pubblicherebbe un giubbileo universale; perchè i nemici della verità e della Chiesa erano stati massacrati in Francia-"