Testamento
e saggio postumo – Jean-Loup Charvet è morto il 25 maggio 1998, a
trentasette anni –, «L’eloquenza delle lacrime» incrocia la pittura, la
musica e la letteratura dell’età barocca alla ricerca di quell’oggetto
inafferrabile che cola disseccando, brucia raffreddando, brilla
nell’ombra. «Calligrafia dell’anima», le lacrime sono anche la più bella
metafora del canto, della musica in ascolto del silenzio, un simbolo
capitale dell’esistenza umana e della stessa cultura. «A
questa specie di parola “liquida” e coagulata sono consacrate queste
pagine stupende», scrive Gianfranco Ravasi nella Prefazione, «composte
in modo tale da diventare una “storia delle lacrime”, tracciata in forma
non pedantemente diacronica o sistematica ma – oseremmo dire –
“impressionistica”, come è appunto il mondo visto attraverso il velo
iridescente di una lacrima. Un racconto che risale quasi sino alle
origini».
venerdì 21 dicembre 2018
giovedì 20 dicembre 2018
Eros il dio dell'immortalità
L'energia sessuale non va demonizzata, è sacra.
Ma sacro e casto dovrebbe essere anche il suo utilizzo!
L'energia sessuale è sacra e neutrale.
Il nostro comportamento la rende "buona" o "cattiva". Tutto dipende da noi.
Ma sacro e casto dovrebbe essere anche il suo utilizzo!
L'energia sessuale è sacra e neutrale.
Il nostro comportamento la rende "buona" o "cattiva". Tutto dipende da noi.
Non bisogna demonizzare lei, ma il nostro comportamento se è sbagliato.
È il nostro atteggiamento, o meglio l'uso che ne facciamo, che può essere "luciferico" se per piacere personale, oppure "cristico" quando invece la si porta verso l'alto, la si trasmuta in amore o comunque in qualcosa di superiore.
L'energia sessuale è come una qualsiasi forza della Natura (es. elettricità, fuoco, ecc), una volta compreso come funziona, dipende solo da noi che uso farne: se per distruggerci, o per elevarci (spiritualmente parlando).
Insomma, è un'arma a doppio taglio.
~ Ciro Scotto ~
www.parsifal.info
Parsifal – Il Graal della Conoscenza
È il nostro atteggiamento, o meglio l'uso che ne facciamo, che può essere "luciferico" se per piacere personale, oppure "cristico" quando invece la si porta verso l'alto, la si trasmuta in amore o comunque in qualcosa di superiore.
L'energia sessuale è come una qualsiasi forza della Natura (es. elettricità, fuoco, ecc), una volta compreso come funziona, dipende solo da noi che uso farne: se per distruggerci, o per elevarci (spiritualmente parlando).
Insomma, è un'arma a doppio taglio.
~ Ciro Scotto ~
www.parsifal.info
Parsifal – Il Graal della Conoscenza
Roma ... vista da Cimabue
La tomba di Nerone e la sua distruzione
Piazza del Popolo e la tomba di Nerone
A piazza del Popolo, di
fronte alle chiese “gemelle” sorge la chiesa di Santa Maria del Popolo.
Relativamente all’etimologia del nome “Popolo” gli studiosi hanno
proposto diverse interessanti teorie.
Secondo l’opinione di molti il nome deriverebbe dall’epoca imperiale, quando Nerone fece piantare in quella zona un boschetto di pioppi. Il nome “Popolo” deriverebbe quindi dal latino popolus, ovvero pioppo. Alcuni però obiettano che il pioppo non era ancora conosciuto a Roma all’epoca di Nerone.
Nei secoli si diffuse un’altra teoria, più folcloristica, sempre legata a Nerone. Secondo i racconti medievali, l’imperatore fu sepolto al centro della piazza ed in suo ricordo era stato piantato un albero di noce. Le ossa di Nerone attiravano spiriti e demoni che, nel corso della notte, spaventavano i romani residenti nei paraggi.
La zona era considerata dannata e quando il flagello divenne intollerabile il popolo chiese aiuto al Papa. Era il 1099, il Pontefice Pasquale II prescrisse come misura curativa tre giorni di digiuno. Egli si ritirò a pregare in clausura e durante una veglia gli apparve la Madonna che gli suggerì la soluzione: l’unico modo per liberare la zona dai demoni era abbattere il noce, disseppellire Nerone, bruciare le ossa e disperderle nel Tevere.
La terza domenica dopo i tre giorni di digiuno Pasquale II fece quanto suggerito dalla Vergine, liberando per sempre la piazza dagli spiriti demoniaci. Su richiesta del popolo, dove prima sorgeva l’albero di noce, sorse una cappella commemorativa dedicata a Maria.
Nel 1472 Papa Sisto V la sostituì con l’attuale chiesa, che prese il nome di Santa Maria del Popolo in ricordo della volontà del popolo che si era prodigato per avere un santuario che ricordasse l’allontanamento dei demoni.
Curioso anacronismo sull’arco che sovrasta l’altare maggiore: in uno dei bassorilievi é ritratto Papa Pasquale II che abbatte l’albero di noce circondato dalle guardie svizzere, nonostante la Guardia Svizzera sia stato istituita solo 400 anni dopo, nel 1505.
Secondo l’opinione di molti il nome deriverebbe dall’epoca imperiale, quando Nerone fece piantare in quella zona un boschetto di pioppi. Il nome “Popolo” deriverebbe quindi dal latino popolus, ovvero pioppo. Alcuni però obiettano che il pioppo non era ancora conosciuto a Roma all’epoca di Nerone.
Nei secoli si diffuse un’altra teoria, più folcloristica, sempre legata a Nerone. Secondo i racconti medievali, l’imperatore fu sepolto al centro della piazza ed in suo ricordo era stato piantato un albero di noce. Le ossa di Nerone attiravano spiriti e demoni che, nel corso della notte, spaventavano i romani residenti nei paraggi.
La zona era considerata dannata e quando il flagello divenne intollerabile il popolo chiese aiuto al Papa. Era il 1099, il Pontefice Pasquale II prescrisse come misura curativa tre giorni di digiuno. Egli si ritirò a pregare in clausura e durante una veglia gli apparve la Madonna che gli suggerì la soluzione: l’unico modo per liberare la zona dai demoni era abbattere il noce, disseppellire Nerone, bruciare le ossa e disperderle nel Tevere.
La terza domenica dopo i tre giorni di digiuno Pasquale II fece quanto suggerito dalla Vergine, liberando per sempre la piazza dagli spiriti demoniaci. Su richiesta del popolo, dove prima sorgeva l’albero di noce, sorse una cappella commemorativa dedicata a Maria.
Nel 1472 Papa Sisto V la sostituì con l’attuale chiesa, che prese il nome di Santa Maria del Popolo in ricordo della volontà del popolo che si era prodigato per avere un santuario che ricordasse l’allontanamento dei demoni.
Curioso anacronismo sull’arco che sovrasta l’altare maggiore: in uno dei bassorilievi é ritratto Papa Pasquale II che abbatte l’albero di noce circondato dalle guardie svizzere, nonostante la Guardia Svizzera sia stato istituita solo 400 anni dopo, nel 1505.
Il Gesù del pagabesimo
Apollonio
di Tiana fu una figura fascinosa e ambigua del Terzo secolo, a cavallo
fra filosofia e magia, oltre che una possibile alternativa pagana alla
immagine salvifica del Cristo. Apollonio di Tiana, figura ritenuta dai
pagani superiore a Gesù e dai cristiani un pericoloso anticristo,
diventato padre di tutte le tendenze esoteriche moderne. Celebrato da
Pound nei Cantos e prima da Flaubert, considerato e ripreso da Erasmo da
Rotterdam e Jean Bodin...Apollonio è per molti l'alter
Christus, l'anticristo dei pagani, esponente del movimento
neopitagorico, espressione della sete d'irrazionale dell'età
ellenistica. I sogni per l'antichità, a partire da Omero, sono realtà
oggettiva. Il mondo greco-romano, si era posto da sempre in bilico tra
realtà e metafisica, Apollonio torna su questa linea ed è l'artefice di
quel neomisticismo che, importato da Oriente, in epoca di crisi troverà
terreno agevole. «Rinasce il pitagorismo», scrive Miska Ruggeri, «come
culto e modo di vivere, basato sull'io magico separabile, sul mondo
quale luogo tenebroso e sulla necessità di una catarsi, con contorno di
idee derivate dalla religione astrale, da Platone, dall'occultismo di
Bolo»...
Le divinità tutelari delle città
Ognuno di noi ha la sua divinità tutelare. Anche le città hanno la loro. Ma occore fare attenzione, può essere anche malvagia.
Nel mito antico il genio è la divinità tutelare dell’esistenza di ogni individuo. Per un poeta rinascimentale come Luigi Pulci era «lo Iddio che nasce insieme con l’uomo»: una sorta di talento che contrassegna gli individui eccezionali, destinati a cambiare il mondo in cui vivono. Negli ultimi secoli si è insistito sul suo aspetto creativo: il genio si dispiega producendo nuove cose, mettendo a fuoco diversi percorsi possibili, costituendo un dono che viene offerto alla comunità. Sembra una forza potentemente interiore dell’individuo, che, però, è destinata a emergere nelle relazioni esteriori. ..
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Nel mito antico il genio è la divinità tutelare dell’esistenza di ogni individuo. Per un poeta rinascimentale come Luigi Pulci era «lo Iddio che nasce insieme con l’uomo»: una sorta di talento che contrassegna gli individui eccezionali, destinati a cambiare il mondo in cui vivono. Negli ultimi secoli si è insistito sul suo aspetto creativo: il genio si dispiega producendo nuove cose, mettendo a fuoco diversi percorsi possibili, costituendo un dono che viene offerto alla comunità. Sembra una forza potentemente interiore dell’individuo, che, però, è destinata a emergere nelle relazioni esteriori. ..
mercoledì 19 dicembre 2018
Il cristianesimo nasce e vive con l'ossessione della morte
Odisseos Elitis, premio Nobel per la letteratura nel 1979, greco di Creta, scrisse questi versi contestando la concezione cristiana della vita:
“Fin da piccolo mi hanno riempito la testa con l’immagine di una morte imbacuccata di nero, che tiene la vita come una trappola e ce la offre aperta con in mezzo l’inganno del piacere. Ma fatemi ridere! Diceva un’altra cosa chi masticava l’alloro. E non è un caso che giriamo tutti attorno al sole. Il corpo sa.”
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