venerdì 21 luglio 2017

La distruzione delle templi imperiali da parte del papato


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Il porfido di questa fonte battesimale, in Vaticano, è il coperchio del sarcofago dell'Imperatore Adriano.
La parte inferiore del sepolcro venne utilizzata per la sepoltura di un papa ,papa Bonifacio nel 608 ,poi per Innocenzo II e poi nel 1308 a seguito di un incendio nella basilica Petrina andò distrutto ,so che fino all'anno 800 la Roma imperiale era pressochè intatta ,ma poi i papi e non solo hanno distrutto un patrimonio dell'umanità.Comunque i pagani nascosero moltissime statue che adornavano i templi e chissà quante ancora sono da trovare

giovedì 20 luglio 2017

Andreotti dichiarava dopo l'omicidio di Giorgio Ambrosoli:<<....certo è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando.>>

«Ambrosoli? Se l'andava cercando»

La frase choc di Andreotti in tv sul legale ucciso nel centro di Milano nel '79

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MILANO - Giulio Andreotti ha il colletto un po' aperto e il nodo della cravatta è allentato. Ma come sempre il senatore a vita non tradisce emozioni particolari. Le labbra sottili sembrano muoversi impercettibilmente e gli occhi non cambiano espressione quando, alla domanda su perché Giorgio Ambrosoli è stato ucciso, risponde così: «Questo è difficile, non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando». Una frase che sembra buttata lì senza pensarci troppo, ma quelle parole che colpiscono al cuore rappresentano forse il momento più importante e doloroso della puntata de «La storia siamo noi» che Giovanni Minoli ha dedicato ad Ambrosoli, il liquidatore dell'impero di Michele Sindona, e che andrà in onda stasera alle 23,50 su RaiDue. Più importante perché appare l'ennesima e più chiara manifestazione del fatto che Andreotti nello scontro fra Ambrosoli e il bancarottiere Sindona, da lui salutato come il «salvatore della lira», ha saputo per chi schierarsi fin dal primo momento.
E più dolorosa perché tutti, compreso lui, sanno poi cosa alla fine Ambrosoli abbia trovato nella notte dell'11 luglio 1979. Dopo una cena in trattoria e durante l'ultima ripresa dell'incontro di boxe che Ambrosoli segue in compagnia, arriva una telefonata: dall'altra parte c'è il silenzio. Poco dopo lui scende ad accompagnare gli amici, e mentre sta rincasando il killer Joseph Arico gli dice: «Mi scusi, avvocato Ambrosoli». E spara 4 colpi, portando a termine la missione che gli ha affidato Sindona per 50 mila dollari. Minoli racconta tutto, anche riprendendo dai suoi archivi una intervista a Sindona, in carcere in America per bancarotta. Ne illustra soprattutto l'ascesa dal nulla e ne spiega il «contesto». Gli anni ruggenti nei quali sorprende la provinciale piazza finanziaria milanese con operazioni «all'americana»: Opa, conglomerate, perfino il private equity. «Importa» tutto da Wall Street e sembra che nessuno possa fermare la sua irresistibile ascesa. Nonostante i suoi rapporti quasi esibiti con il clan Gambino e con altre famiglie mafiosi. Ma gli anni ruggenti durano poco. L'Opa sulla finanziaria Bastogi nel '71 segna il suo tramonto. L'opposizione di Enrico Cuccia, fondatore di Mediobanca, fa fallire l'operazione.
E dopo il crollo in America la crisi dilaga nel suo fragile impero in Italia, finché la sera di martedì 24 settembre 1974 alle 23 un funzionario di Banca d'Italia telefona a casa Ambrosoli. Alle 17 del giorno dopo il Governatore Guido Carli conferisce a Giorgio Ambrosoli l'incarico di «unico commissario liquidatore», come dirà lui stesso alla moglie Annalori, della Banca Privata Italiana di Sindona. Ambrosoli fa il suo dovere fino in fondo, con l'aiuto di Silvio Novembre, ufficiale della Guardia di Finanza. Ma come testimoniano i suoi diari e quelli del Governatore Paolo Baffi «mezza Italia» si muove per salvare Sindona. Ambrosoli, Baffi e il vicedirettore generale Mario Sarcinelli fanno muro. Baffi e Sarcinelli, che respingono improbabili piani di salvataggio presentati loro anche da Franco Evangelisti, braccio destro di Andreotti, e svelano con ispezioni e rapporti le trame di Roberto Calvi, pagheranno carissima onestà e determinazione: Sarcinelli viene arrestato e a Baffi è risparmiato il carcere solo per l'età. Saranno poi prosciolti ma Baffi lascerà Via Nazionale. Le minacce e la violenza di Sindona e dell'Italia piduista non fermano Ambrosoli. Perciò il sicario venuto dall'America lo uccide. Nella lettera-testamento alla moglie scrive il 25 febbraio 1975: «In ogni caso pagherò a caro prezzo l'incarico». E pensare che, come ha detto il figlio Umberto: «Sarebbe bastato un piccolo sì, qualche piccola omissione, non prendere posizione. Avrebbe avuta salva la vita». Ma Andreotti non ha dubbi: l'avvocato liquidatore se l'è proprio andata a cercare. 
Sergio Bocconi
09 settembre 2010

mercoledì 19 luglio 2017

martedì 18 luglio 2017

Le sacerdotesse dei boschi sacri


Le Lucarie, il cui termine deriva dal latino lucus ossia bosco sacro, vennero istituite per celebrare le divinità dei boschi e si celebrava in un lucus tra la Salaria e il Tevere. La festività fu istituita a ricordo e a monito, dopo la tremenda sconfitta subìta dai Romani ad opera dei Galli guidati da Brenno, nei pressi del fiume Allia, piccolo affluente del Tevere. I Romani in fuga trovarono riparo nella fitta vegetazione scampando in parte alla furia dei Galli.
Mentre secondo altre fonti la festa era dedicata ai boschi e alle divinità Silvane. Per Ovidio è festa consacrata a un asilo che Romolo aveva fondato nei pressi del Tevere.
tum quoque vicini lucus celebratur Alerni,
qua petit aequoreas advena Thybris aquas.
In questo giorno vicino il bosco si celebra Elerno
la dove il Tevere arriva straniero si dirige verso il mare.
Ovidio, I Fasti, lib. II 67 - 68
immagine: Brenno e il suo bottino di Paul Joseph Jamin, 1893

I veri pericoli di questo sistema........



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"I partiti politici specializzati nella denuncia anti-immigratoria non sono nient'altro che partiti demagogici piccolo-borghesi, che cercano di capitalizzare sulle paure e sulle miserie del mondo attuale praticando la politica del capro espiatorio. L'esperienza storica ci ha mostrato verso cosa conducono tali flautisti! Bisogna adesso distinguere l'immigrazione e gli immigrati. L'immigrazione è un fenomeno negativo, in quanto è lei stessa il frutto della miseria e della necessità, e i seri problemi che pone sono ben conosciuti. È quindi necessario cercare, se non di sopprimerla, almeno di rimuovere il carattere troppo rapido e troppo massiccio che la caratterizza attualmente. È chiaramente evidente che non risolveremo i problemi del Terzo mondo invitando i suoi popoli a venire ad installarsi in massa nei paesi occidentali! Nello stesso tempo, bisogna avere uno sguardo più globale dei problemi. Credere che è l'immigrazione a minacciare principalmente l'identità collettiva del paese d'accoglienza è un errore. Ciò che minaccia le identità collettiva, è inanzitutto il tipo di esistenza che prevale oggi nei paesi occidentali e che rischia di estendersi progressivamente al mondo intero. Non è colpa degli immigrati se gli Europei non sono più capaci di dare al mondo l'esempio di un modo di vita che sia loro! L'immigrazione, da questo punto di vista, è una conseguenza prima di essere un causa: costituisce un problema perché, di fronte a degli immigrati che hanno spesso saputo conservare le loro tradizioni, gli Occidentali hanno già scelto di rinunciare alle loro. L'americanizzazione del mondo, l'omogeneità dei modi di produzione e di consumazione, il regno della merce, l'estensione del mercato planetario, l'erosione sistematica delle culture sotto l'effetto della mondializzazione, mettono in pericolo l'identità dei popoli molto di più dell'immigrazione."
Alain de Benoist

sabato 15 luglio 2017

La Porta Magica tra Roma e Potsdam: una copia originale?


Torniamo ora davanti alla Porta Magica sull’Esquilino dove abbiamo lasciato i nostri Argonauti. Guaccimanni costruisce un interessante scambio tra loro e le nobili dame versate in alchimia, tra cui una delle figlie di Santinelli, che nel corso dei Dialoghi tengono accademia ermetica proprio a Villa Palombara. Origliando quel che ne dicono gli illustri visitatori, ne ricaviamo che in una sola Porta il marchese Palombara volle fare l’epitome del celebre trattato intitolato Le dodici porte(The Compound of Alchymy; or, the Twelve Gates leading to the Discovery of the Philosopher's Stone,1471)di George Ripley (ca.1415-ca.1490) alchimista inglese del XIV secolo; che il globo crucifero che occupa il rosone non sia affatto da interpretarsi come l’antimonio volgare, trattandosi bensì della nostra Venere ermetica; che i sette geroglifici sulla soglia e sugli stipiti sono altrettante figure matematiche, da mettersi in relazione alla monade geroglifica di John Dee.
Non posso analizzare compiutamente queste affermazioni mentre ancora è in corso il lavoro di edizione critica dei Dialoghi di Guaccimanni, ma nella prospettiva che qui ho voluto offrire, mi sembra rilevante il riferimento a Ripley. Il canonico inglese, che aveva viaggiato per nove anni sul Continente ed era stato anche in Italia, si interseca anche biograficamente con Raimondo Lullo, che è spesso citato nelle sue opere. Inoltre, notiamo di passaggio che nella seconda metà del Seicento alcune opere di Ripley erano state oggetto di riedizioni commentate dallo stesso misterioso Ireneo Filalete, Cosmopolita, che costituisce un’autorità indiscussa nei Dialoghieruditi. Il riferimento a Le dodici porte, testoche divideva la Grande Opera in dodici stadi principali, sembra curioso poiché la Porta Magica a un rapido sguardo non presenta dodici elementi in qualche modo analoghi: le iscrizioni sono dieci, i sigilli sono sette. Certamente, però, se escludiamo la monade sulla soglia della Porta, che sembra qualificarsi come la materia di partenza e suggerire l’ingresso dell’Opera, restano sei sigilli accompagnati da altrettante iscrizioni; è forse questa la “dozzina” da prendere in considerazione, e in questo caso dovremmo cogliere l’invito a leggere i simboli e le iscrizioni come momenti autonomi, benché collegati tra loro,evitando di interpretare le iscrizioni come legende dei simboli.
Quanto alla Venere ermetica si può tracciare un possibile parallelo con l’avicula Hermetis – che nella Figura Cabalae di Kieser occupa una posizione analoga a quella del globo crucifero sulla Porta –, e il levarsi del nibbio, uccello di Iside (la Stella fiammeggiante di Tschoudy, ma anche la già citata Stella coniunctionis & vivificationis che accompagna la Figura Cabalae), o MILVI ORTU, anagramma di VITRIOLUM, e simbolo della primamateria (“speculare” alla materia prima, al VITRIOLUM appunto) in un altro celebre testo del Mynsicht/Madathanus, il Testamentum Hadrianeum pubblicato nel 1638 a Lubecca.
Tratto dal libro "Tradizione ed Uomo Contemporaneo"
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venerdì 14 luglio 2017

Il pregare visto da un esoterista del XX° secolo

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"La preghiera è anch'essa un atto di ordine magico, tanto più efficace, quanto meno si chieda qualcosa per sé.
Si può pregare per sé, ma in tal caso la preghiera deve essere soltanto comunione con il Divino, senza alcuna richiesta, senza altro contenuto se non il segreto pensiero che sia Esso a scegliere o a decidere per noi."
M. Scaligero.