martedì 23 agosto 2016

L'eccellenza mafiosa siciliana è sempre viva

L'Italia non cambia mai, i mafiosi sono stati fondamentali per lo sbarco in Sicilia degli alleati ed inoltre come casata i mattarella continuano a occupare posti di potere. Lo stesso terreno di Punta Raisi (dove hanno costruito l'aereoporto di Palermo) era di proprietà dei Mattarella. Cambiare tutto per non cambiare nulla: nella terra del Gattopardo non poteva essere altrimenti!
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Il pentito di mafia: “Mattarella padre era uomo d’onore”
In una causa per diffamazione la difesa del cronista Caruso deposita un verbale in cui Di Carlo rivela: “Così me lo presentarono nel ‘63”

L’aveva detto vent’anni fa e adesso lo ripete: “Il vecchio Bernardo Mattarella, padre del capo dello Stato, mi fu presentato come uomo d’onore di Castellammare del Golfo”. E aggiunge: “Me lo presentò tra il ’63 e il ’64 il dc Calogero Volpe, affiliato alla famiglia di Caltanissetta, che aveva uno studio a Palermo”. Franco Di […]
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-pentito-di-mafia-mattarella-padre-era-uomo-donore/

Una delle grandi eccellenze italiane le tangenti sul MOSE che arrivano anche al 60%

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/08/23/news/l-opera-dello-scandalo-1.14001060
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Le paratie del Mose non funzionano.
Le prove tecniche effettuate sulla struttura dimostrano il mal funzionamento della costosissima struttura faraonica che doveva salvare la laguna e Venezie dalla forza del mare chiudendosi e aprendosi. Il meccanismo  non solo è mal funzionante perché colpito dalla ruggine, ma anche la sabbia penetrando negli enormi galleggianti a compromesso il funzionamento regolare della sofisticata struttura.
Una marea di soldi buttati e sprecati, le tangenti sono arrivate al 60% del valore complessivo dell'opera, questa è l'Italia dei record. Ogni commento credo sia superfluo...
http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/08/23/news/l-opera-dello-scandalo-1.14001060

lunedì 22 agosto 2016

James Hillman: colui che ha ridato l'anima alla psicologia



«Il mio tentativo è quello di mostrare come l'antichità possa essere rilevante per la vita della psiche e come la vita psichica possa rivitalizzare l'antichità» afferma Hill­man in uno dei saggi raccolti in questo denso e prezioso volume, in cui alcune figure del mito greco sono riconnesse alla storia e alla vita quotidiana: da Dioniso – prendendo le mosse dalle intuizioni di Nietzsche e di Jung – ad Atena, che troviamo «al cuore del mito del progresso della civiltà occidentale»; dal motivo mitologico dell'ab­bando­no del bambino, «realtà psicologica permanente», a Marte, ispiratore di quel­l'«a­mo­re nella guerra e per la guerra che è più forte della vita»; dal titanismo dell'epoca presente, responsabile dell'«anestesia psichica» che è il contrassegno della nostra civiltà, a un Edipo reinterpretato nel quadro di «una re-visione archetipica della psicologia del profondo». E poi Afrodite, Estia, Era, Er­mes, Oceano, Orfeo, Apollo, in un percorso affascinante attraverso le fibre più intime della nostra civiltà e della nostra psiche."

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Defixiones e maledizioni in Serbia

Incantesimi d’amore e morte nella Serbia del IV secolo

Gli archeologi stanno cercando di decifrare alcune formule magiche incise su piccole lamine in oro e argento che hanno trovato al fianco di scheletri umani sepolti quasi 2.000 anni fa.

L’archeologo responsabile dello scavo Miomir Korac ha riferito a Reuters che l’alfabeto utilizzato per le formule magiche è greco, ma il linguaggio è aramaico.
Lo scavo nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
Lo scavo nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
Gli scheletri, risalenti al IV secolo della nostra era, sono stati trovati ai piedi di una grande centrale elettrica a carbone, sito in cui le ricerche sono attualmente in corso, prima che un’altra unità della centrale elettrica venga eretta nell’area che ospitò un’antica città romana.
Nella prima settimana di agosto, dopo aver attentamente ripulito la terra dalle ossa rinvenute, la squadra di Korac ha trovato due amuleti di piombo che, una volta aperti, hanno rivelato piccoli rotoli di metallo prezioso – argento e oro – coperti di simboli e scrittura.
Archeologo al lavoro su uno scheletro nel sito di Viminacium site, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
Archeologo al lavoro su uno scheletro nel sito di Viminacium site, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
Essi credono che le iscrizioni siano formule magiche, portati nelle tombe per invocare l’aiuto divino in incantesimi o rituali benefici o malefici.
“Abbiamo letto i nomi di alcuni demoni, che sono collegati al territorio della moderna Siria”, ha detto l’archeologo Ilija Dankovic.
I fragili rotoli di argento e oro, che una volta srotolati si presentano delle dimensioni di una carta da cioccolatino, potrebbero non venire mai compresi appieno.
Sono i primi oggetti del genere scoperti in Serbia, ma assomigliano ad amuleti di “magia vincolante” ritrovati in altri paesi, secondo quanto riferisce Dankovic. “Erano spesso incantamenti d’amore, imponendo su qualcuno la volontà  di farlo innamorare, ma anche oscuri, maledizioni crudeli, qualcosa del tipo: ‘possa il tuo corpo cadere morto, fredda e pesante come questo piombo'” precisa.
Gli amuleti in piombo e i foglietti in metallo prezioso in essi contenuti, dal sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
Gli amuleti in piombo e i foglietti in metallo prezioso in essi contenuti, dal sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
L'archeologo Miomir Korac dell'Istituto archeologico di Belgrado mostra gli amuleti in oro recentemente rinvenuti nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
L’archeologo Miomir Korac dell’Istituto archeologico di Belgrado mostra gli amuleti in oro recentemente rinvenuti nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
Le formule venivano preferibilmente sepolte con bambini morti o adulti che avevano subito una morte violenta, aggiunge Dankovic, per la convinzione che “le anime di queste persone impiegassero più tempo per trovare pace e avessero quindi una migliore probabilità, nel loro vagare, di incontrare demoni e divinità a cui consegnare i desideri a loro affidati.
Alcune monete d'oro ritrovate nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic
Alcune monete d’oro ritrovate nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic

Pulizia di uno scheletro nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
Pulizia di uno scheletro nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)

L'archeologo Ilija Dankovic nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)
L’archeologo Ilija Dankovic nel sito di Viminacium, circa 100 km a est di Belgrado. 8 agosto 2016. (Foto:. REUTERS/Djordje Kojadinovic)

Il sito

Viminacium fu un’importante città dell’Impero romano, capitale della provincia della Mesia. La città era localizzata vicino alla moderna Kostolac.
Fondata nel I secolo sulle rive della Mlava, affluente del Danubio, durante la seconda parte del principato di Augusto o nella prima parte di quello di Tiberio. Sotto l’imperatore Claudio, in seguito all’annessione della Tracia avvenuta nel 46, il sito militare ospitò una fortezza legionaria. La nuova fortezza divenne in seguito sede della Legio VII Claudia. Fu importante “quartier generale” delle truppe romane, qui acquartierate,che condussero la prima campagna militare sotto Traiano (anni 101 e 102) contro le truppe daciche di Decebalo.
Ricostruzione della fortezza legionaria di Viminacium
Ricostruzione della fortezza legionaria di Viminacium
Si ritiene che l’anfiteatro rappresentato sulla colonna di Traiano a Roma, nella scena n.25 (secondo la classificazione del Cichorius) sia proprio quello di Viminacium, dove l’imperatore romano si era ritirato durante l’inverno del 101/102. Viminacium ricevette il rango di municipium sotto Adriano e all’inizio del II secolo, divenne la capitale della Mesia superiore.
La scena XXV della colonna di Traiano, dove potrebbe essere stato rappresentato il "quartier generale" dell'Imperatore romano: Viminacium, in cui Traiano trascorse l'inverno 101-102 durante le guerre daciche
La scena XXV della colonna di Traiano, dove potrebbe essere stato rappresentato il “quartier generale” dell’Imperatore romano: Viminacium, in cui Traiano trascorse l’inverno 101-102 durante le guerre daciche
Nella zona soggiornò Costantino I durante le sue campagne sarmatiche e gotiche degli anni 317-323. Alla sua morte, avvenuta nel 337, i tre figli Costante I, Costantino II e Costanzo II, convocarono una conferenza nella città per decidere la suddivisione dell’Impero lasciato loro in eredità dal padre.
Viminacium fu distrutta nel 441 dagli Unni. La sua parziale ricostruzione come forte di frontiera avvenne sotto l’imperatore Giustiniano I. Questa roccaforte fu definitivamente distrutta degli Avari nel 584.
Gli scavi finora condotti hanno portato alla luce un anfiteatro per circa 12.000 spettatori, un acquedotto e le terme, oltre alle rovine della fortezza legionaria e delle canabae,  ovvero gli insediamenti civili in cui numerosi veterani delle legioni della zona si stabilirono. Sono state indagate oltre 10.000 tombe e recuperati oltre 30.000 oggetti. Non a caso è stata ribattezzata la“Pompei dei Balcani“. È stata inoltre identificata qui la tomba dell’imperatore romano Ostiliano, che vi morì di peste nel 251, e che fu seppellito dal padre Decio.
Il video di NowThisNews

Articolo originale liberamente tradotto e ampliato da La Storia Viva
Parco Archeologico di Viminacium

Due religioni apparentemente in conflitto, ma con le medesime radici

La natura integralista e intollerante emerge anche nel mondo cattolico. Aberrazioni di una stessa mentalità, religioni che dimostrano in maniera netta e precisa le medesime radici. Dobbiamo tornare al paganesimo contro l'intolleranza monoteistica! Per ritrovare il vero senso religioso e sacro contro la manipolazione delle religioni del dio unico

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21 agosto 2016 | di 

“Burkini? Più sensato del topless”. Le donne del Meeting di Cl contro i divieti

“Burkini? Che male c’è? Mi mette più a disagio un topless”. Il divieto di indossare il costume integrale in spiaggia adottato da alcune città francesi non piace alle donne, giovani e meno giovani, arrivate al Meeting di Cl a Rimini. Girando tra gli stand della kermesse ciellina per parlare delle polemiche di questi giorni, solo una ammette di esserea disagio davanti a una donna che fa il bagno completamente vestita: “E’ anche una questione di igiene”. Tutte le altre intervistate non condividono in alcun modo iprovvedimenti adottati in alcune città della Francia e allo studio in Germania. “Potrebbe essere un’imposizione anche doversi scoprire per fare il bagno – dice una signora – A me il burkini non disturba. Patisco un po’ per loro a vederle così coperte in acqua. Ma non dimentichiamoci che fino a pochi anni fa anche le nostre donne andavano in giro coperte, e le suore facevano il bagno vestite”.  Un’altra spiega di essere più a disagio “davanti a un topless”, purché “il burkini lasci scoperto il volto, per questioni di sicurezza”. Poco distante una ragazza le fa eco: “Se una ha una certa dignità del proprio corpo e lo vuole nascondere, non vedo perché no. Mi sembra più sensato di certa gente che senza pudore va in spiaggia in topless”. Per tutte comunque lo stop al burkini non favorisce l’integrazione. Anzi, è un ostacolo. “Si fa tanta pressione su una questione che alla fine è minoritaria, mentre bisognerebbe fare molta più attenzione al dialogo interreligioso. Un confronto che produca qualcosa di positivo, e che serva all’integrazione vera e propria”.

La rete riesce a mettere in evidenza le colossali contraddizioni e i privilegi economici in Italia del vaticano

Vaticano nel mirino sul web.
I Radicali: i vescovi spieghino in tv


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Su «FB» in 95 mila aderiscono a un gruppo anti Chiesa sulla manovra. Il partito di Pannella chiede sostegno ma Pd e Idv tacciono

ROMA — È ancora polemica sulle agevolazioni fiscali concesse alla Chiesa. Con il segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini, che dopo aver proposto un emendamento per reintrodurre l’Ici sugli immobili di proprietà del Vaticano, rilancia chiedendo un dibattito televisivo «perché gli italiani possano farsi un’idea».
E invita come controparte Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, quotidiano della Cei, che ieri dedicava ampio spazio alla questione: «Parlare male della Chiesa è una tentazione antica e ritornante, a molti dà fastidio perché sa ascoltare la gente, ne amplifica la voce e le attese, ne è sostenuta e la sostiene». In un editoriale di Patrizia Clementi si spiegava che «l’esenzione Ici non è costruita ad hoc per le istituzioni cattoliche ma riguarda tutte le attività non commerciali di rilevante valore sociale, anche laiche» e che «lo sconto del 50% sull’Ires si applica a soggetti no profit impegnati in opere di beneficenza e assistenza, non solo quelli di ispirazione cattolica», concludendo che «la rinuncia al gettito da parte dello Stato, o dei Comuni nel caso dell’Ici, non costituisce una privazione per la collettività ma il sostegno ad una meritoria opera i cui benefici ricadono sulla stessa comunità» e che altrimenti tornerebbero a carico dell’ente pubblico. Non la pensa così il popolo della Rete che affolla il web di proteste. Su Facebook sono già oltre 95 mila i «Mi piace» accanto al gruppo intitolato: «Vaticano pagaci tu la manovra fiscale». Si calcola che i mancati incassi relativi a Ici e Ires più gli introiti dell’8 per 1000 valgano intorno ai 3 miliardi di euro.
Replica Staderini che «nessuno vuole fare pagare l’Ici agli edifici di culto, quanto abolire l’esenzione per le attività commerciali svolte da enti ecclesiastici, come quelle ricettivo- turistiche, assistenziali, didattiche, ricreative, sportive e sanitarie, equiparandoli a chi fa le stesse cose senza insegna religiosa». Il segretario radicale sostiene inoltre che la riduzione Ires «opera a priori, indipendentemente dal fatto che gli enti facciano davvero beneficenza». Inoltre invita «il Pd ma anche Di Pietro e Vendola ad uscire allo scoperto ed esplicitare la propria posizione ». Ma almeno dal Pd per ora non arrivano adesioni. Dopo i no del presidente Rosy Bindi, condiviso dal leader Udc Pier Ferdinando Casini, ieri per i democratici ha espresso contrarietà Giorgio Merlo prendendo le distanze dall’«attacco strumentale alla Chiesa italiana sul tema dei cosiddetti privilegi fiscali» definendolo falso e tendenzioso. «Spiace rilevare che all’interno del Pd, notoriamente partito né anticlericale né laicista, spuntino dirigenti e singolari personaggi che appoggiano questa fantomatica battaglia contro l’azione caritativa e missionaria della Chiesa. Reminiscenza del passato o colpo di sole?».
Giovanna Cavalli
22 agosto 2011 08:28