giovedì 24 marzo 2016

I Bruscanzoli ovvero i germogli primaverili del luppolo




  una pianta rampicante con fusto ispido e foglie rivestite da una peluria ruvida; ama crescere nei boschi o lungo i fossati.
I germogli teneri che crescono ad Aprile sono la parte che si raccoglie e somigliano molto agli asparagi., ma hanno un sapore che ricorda vagamente lo spinacio.
I germogli sono ottimi passati anche solo con un po’ di burro oppure in frittate o in splendidi risotti.
Cotti in acqua, sbolliti e poi saltati in padella....Buon appetito

martedì 22 marzo 2016

Osho il profeta!

La premonizione di Osho – Omosessualità… la cruda verità

L’omosessualità è un prodotto di un mondo maschile. E probabilmente
l’omosessualità andrà crescendo sempre più – perfino stati, governi e
religioni inizieranno a raccomandarla. Nei prossimi cinquant’anni lo
ve­drete accadere. Allo stesso modo in cui i governi ora raccomandano
il controllo delle nascite e l’aborto, in futuro lo faranno con
l’omosessualità – perché la popolazione raggiungerà livelli tali che
l’omosessualità rappresenterà un metodo per impedire la nascita di
nuovi esseri umani. Prima o poi, ogni governo autorizzerà i matrimoni
tra omosessuali – matrimoni tra due uomini o tra due donne. Accadrà.
Già ora ci sono mol­te più persone che diventano omosessuali.


Solo una società rilassata, in cui le cose funzionano bene, c’è cibo
in abbondanza e non ci sono guerre, di­venta eterosessuale. In caso
contra­rio, quando c’è la guerra, uno stato conflittuale permanente,
la società diventa patriarcale.
Ora anche nel mondo delle donne sta accadendo la stessa cosa, perché
il movimento di liberazione delle don­ne è il primo movimento in cui
le donne si trovano tra loro e creano gruppi di sole donne. Ora si sta
dif­fondendo il lesbianismo. Se le don­ne si mettono insieme e contro
gli uo­mini, dove metteranno il loro a­mo­re? L’uomo è il nemico:
devono perciò amare le donne. Attualmente sia l’omosessualità che il
lesbianismo sono in aumento: è una semplice constatazione.
Ma non sto dicendo nulla contro l’omosessualità – so che qui ci sono
molti omosessuali. Se non sei interessato a dimensioni più alte,
l’omosessualità va bene, tanto quanto l’eterosessualità. Non c’è alcun
problema. A livello di sfogo sessuale, l’omosessualità vale quanto
l’eterosessualità. Ma se è la tua crescita che ti interessa, allora
avrai dei problemi.
Una storia d’amore omosessuale può essere molto più comoda, è vero,
perché non c’è conflitto. È un’unione di simili: si capiscono,
conoscono le tendenze e le menti reciproche. Non c’è conflitto, ma non
c’è neppure crescita. Con la polarità, si scatena il conflitto, la
sfida – di penetrare e co­noscere l’altro, capire il mondo dell’altro.
E per la crescita spirituale è necessario che l’uomo arrivi a
conoscere la donna e che la donna arrivi a conoscere l’uomo.
Perché dico che è parte della crescita spirituale? Proprio l’altro
giorno stavo dicendo che all’ultimo mo­­­mento, al sesto chakra –
l’ajna cha­kra – deve avvenire un incontro pro­fondissimo tra uomo e
donna. An­che interiormente sei diviso in due: uomo e donna. Se non
riesci a unirti con una donna esteriore, ti sarà mol­to difficile fare
spazio alla donna in­teriore. Se non riesci ad amare l’altro fuori di
te, ti sarà impossibile creare uno spazio d’amore per l’altro che sta
dentro di te.
Un uomo non è solo uomo, è uo­mo-donna. È nato da un uomo e da una
donna – è mezzo e mezzo, e così anche la donna. E l’unione interiore
suprema, l’alchimia interiore è possibile solo se hai imparato la via
nel mondo esteriore.
Quando un uomo si innamora di una donna, impara qualcosa. Quando un
uomo si innamora di un uomo non impara nulla. Quando una donna si
innamora di un uomo, impara qualcosa – qualcosa di ignoto, qualcosa di
opposto, qualcosa dell’altro.
L’amore tra un uomo e una don­na indica che l’emisfero destro è in
amore con l’emisfero sinistro. Perciò se sei interessato alla crescita
spirituale, devi procedere dall’omosessualità all’eterosessualità. Se
non ti interessa la crescita spirituale, allora non c’è nulla di
sbagliato. Puoi rimanere ciò che sei – eterosessuale o omosessuale – è
la stessa cosa. Penso di averlo chiarito a sufficienza. Se non ti
interessa la crescita spirituale, non c’è alcun problema. Io non sono
contro l’omosessualità, non sono contro nul­la. È la tua vita – devi
decidere tu; chi sono io? Io sto semplicemente affermando che alla
fine, all’interno del tuo essere, deve avvenire un incontro: preparati
per questo incontro. Ed è l’amore con l’altro all’esterno che ti
prepara.
Più giungi a comprendere la donna e l’uomo esterni, maggiore sarà la
comprensione della polarità interiore. E un giorno, al sesto centro
del tuo essere – in quello che lo yoga chiama ajna chakra, e che io ho
defini­to ‘supercoscienza’ – sentirai che la tua comprensione
dell’uomo e della donna ti è di stra­ordinario aiuto. Lì, intuizione e
logica si uniscono, immaginazione e volon­tà si uniscono, ini­ziativa
e ricettività si uniscono. Ti sa­rà facile.
Hai imparato la strada nel mondo esterno – ora la puoi usare per la
tua alchimia interiore.
Se ti interessa la crescita spirituale, procedi verso
l’eterosessualità. Se non ne sei interessato, non c’è problema. Se
vuoi crescere, se vuoi davvero scoprire il tuo essere più intimo, il
tuo spazio interiore, al­lora l’eterosessuali­tà ti potrà aiutare.
Come ti ho già detto: il primo stadio è la masturbazione, il secondo
stadio è l’omosessualità, il terzo stadio e l’eterosessualità, il
quarto stadio è asessuale – è lo stadio del brahmacharya.
E solo quando avrai raggiunto il quarto stadio sarai in grado di
ac­cedere al nucleo più intimo del tuo essere – non altrimenti. Un
masturbatore rimane infantile, un omosessuale rimane adolescenziale,
un eterosessuale rimane animale. Questi stadi devono essere
oltrepassati. Non ri­manere bloccato. E la mia non è una condanna,
ricordalo sempre: io non condanno nulla.
Il sesso non è una cosa ordinaria. È una delle parti più essenziali
del tuo essere. Non bisognerebbe trattarlo inconsapevolmente.
Costituisce le fondamenta del tuo essere: tu sei nato dal sesso, vivi
attraverso il sesso – la tua nascita è attraverso il sesso, la tua
gioventù è attraverso il sesso, l’amore è attraverso il sesso, e
attraverso il sesso incontrerai la morte. La tua intera esistenza è
una storia sessuale. Devi essere davvero molto attento, e consapevole
di tutto ciò che riguarda la tua energia sessuale.

Osho  – The Divine Melody

domenica 20 marzo 2016

La magia sarda legata come sempre alle donne!

Sa maìa mala. La magia nera delle donne sarde

Èl'altro lato della luna. Quello oscuro e misterioso che può fare anche paura. Basta crederci oppure no. Le chiamavano e le chiamano bruxe, femine male, donne dannate. Erano e sono creature che hanno attraversato le tenebre per non fare più ritorno. Profumano di zolfo, sono capaci di portare morte, di infliggere dolori e lacrime, di ballare coi morti e di vendicarsi atrocemente di torti subiti con punizioni e castighi. Simili a fiori velenosi, queste donne sono intermediarie del mondo dei vivi e di quello degli spiriti, "maìa mala", che si sprigiona con incantesimi di parole e oggetti diabolici. 
Come la principessa Donoria, che viveva nel suo castello insieme al padre, re di Rebeccu, un paesino vicino a Bonorva. Creduta strega, la giovane fu costretta a lasciare la propria dimora dal popolo che temeva i suoi sortilegi. Prima di andare via fece però in tempo a scagliare un potente anatema contro la città che la stava condannando all'esilio perpetuo:
"Rebeccu, Rebecchei da e trinta domos non move" 
(Rebeccu che tu non superi mai le trenta case).
Borgo pressoché disabitato, Rebeccu è ora un centro fantasma dove parlano solo i tetti, i muri e i rintocchi del campanile che annunciano una messa deserta.
Lo studioso Enzo Espa lo descrive come il paese con la maledizione addosso scagliata non da una principessa dell'età dei giudicati, ma dalla strega Maria Manca. Espa ha indagato nei sommari statistici della popolazione della Sardegna che partono dal 1678 stabilendo come la nefasta profezia si sia davvero avverata: Rebeccu ha sempre avuto all'incirca trenta focolari.
Le mazinere erano, invece, creature reali, eredi di una conoscenza radicata sin dalla notte dei tempi, donne passate al lato oscuro. Spietate e crudeli agivano sotto compenso minando la salute delle persone o mandandole in rovina con manufatti maligni.
Ingredienti indispensabili per attivare la malefica malia erano: la tradizione che si tramandava di donna in donna lungo la linea femminile delle generazioni, segretezza di formule quasi indicibili e fiducia nei propri poteri.
Il manufatto più comune e conosciuto in tutta l'isola era, però, la puppia o pippia, buatedda, mazzina o ligadora, a seconda delle zone. Si costruiva con foglie di asfodelo o sughero, cera, legno tenero o dei pezzi di stoffa appartenenti alla persona che deve subire la magia. I materiali si modellavano per produrre una sorta di bambola malefica. Pronunciando parole oscure la fattucchiera conficcava degli spilli o aghi nel giocattolo dannato a seconda delle disgrazie o malattie che dovevano piombare nella vita del malcapitato di turno. «Spesso si pungeva l'oggetto negli stessi punti in cui la persona doveva essere colpita dal male pronunciando la formula» scrive Miranda Niedda Giagnoni nel libro "Majarzas e Sanadoras".
«Deus ti maleigath comente sas puppias malas. Chi tue morzas»
(dio ti maledìca come fanno le bambole cattive. Che tu possa morire) 
I riti avvenivano solitamente col buio o durante i crepuscoli - periodi considerati magici. Per potenziare l'effetto venivano compiuti con la luna calante o nascosta dalle nuvole, possibilmente di venerdì.
L'aggressione magica proveniva anche dalla parola: sa limba mala.
Sa brebadora era una donna che aveva la sapienza oscura di formule magiche come 
berbos, irrocos e frastimos: imprecazioni e maledizioni. Parole che potevano sanare, ma anche danneggiare raccolti, impedire guarigioni, infliggere castighi.
Un altro metodo per far scatenare la magia nera consisteva nell'ispuntzu ossia sottrarre l'amuleto che proteggeva dall'occhio e dagli influssi del male. Riuscire a portare via punghe, pinnadelli, nudeus e altri talismani significava disarmare completamente le persone che divenivano così preda facile dei malefici.
«La magia nera sconvolgeva la tranquilla esistenza delle persone perché scatenava una serie incontrollabile di danni e, al pari de su ogu malu, colpiva indistintamente le persone e le cose: agiva sugli animali e sugli averi dei malcapitati" dice Gigi Deidda in "Racconti e luoghi tenebrosi della tradizione popolare sarda. Non sono deine come la sibilla barbaricina, ma - scrive Joyce Lussu nel Libro delle streghe - bruxe come quella di Urzulei che fa venire il carbonchio ai cavalli e infila gli spilli nei pupazzetti di mollica di pane».
Donne misteriose, le bruxe che compivano fatture ed erano temute e vivevano ai margini della società. Si evitava di nominarle e si facevano gli scongiuri o si sputava tre volte, se per strada capitava di incontrarle.
Nei paesi si aggiravano anche le gregas, donne invidiose e crudeli sempre pronte alla critica, portatrici di sventure accomunate alla morte. Erano famose quelle di Ortueri. Si diceva che uscissero a mezzanotte in numero di tre in processione per fermarsi davanti alla casa della persona predestinata sulla quale si doveva imbattere la sventura.

Le signore del male vivono nei racconti degli anziani e c'è chi sostiene che esistano ancora. Padrone di regni di tenebra esercitavano un temibile dominio, spinte forse dal loro essere donne e dal potere insito nel genere femminile di donare la vita, ma anche la morte.
©Riproduzione riservata

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sabato 19 marzo 2016

La papessa Giovanna è stata rimossa dalla storia della chiesa!

Sembra davvero incredibile che una donna del Medioevo abbia avuto il privilegio di sedere sul seggio pontificio, nel cuore di una delle istituzioni più reazionarie e ostili al sesso femminile: la Chiesa Cattolica. Nelle cronache del passato sono rimaste tracce intriganti di lei, sospese fra realtà e leggenda. Tracce indelebili, perché il fantasma della papessa Giovanna sublima lo spirito visionario delle femmine intelligenti, tenaci e ribelli che rifiutarono con veemenza la sottomissione alle ottuse regole del tempo.
Tante testimonianze, poca chiarezza
La sua figura ricorda subito Ildegarda di Bingen. Al contrario della storica Ildegarda, però, di Giovanna non si sa quasi nulla. La damnatio memoriae della Chiesa sembra aver colpito in modo radicale, depennando il suo nome dalle liste dei pontefici come non fosse mai esistita. Soltanto alcuni secoli dopo la sua morte alcuni letterati ne parlarono. E fu così che improvvisamente la sagoma indefinita della donna risorse dall’oblio. Ma in questi racconti il personaggio resta avvolto da orpelli leggendari. Allora? Ci fu davvero una papessa Giovanna oppure si tratta di un mito? Il primo a parlarne nel XIII secolo fu il domenicano Jean de Mailly nella sua “Chronica universalis Mettensis” (1250), seguì l’inquisitore domenicano Étienne de Bourbon con il “Tractatus de diversis materiis predicabilibus” (ca.1260). Ma i racconti di Mailly e Bourbon narrano di una papessa senza nome e collocano il suo governo a capo della Chiesa nell’XI secolo. Entrambi gli autori raccontano che un giorno la papessa, rimasta incinta, partorì in pubblico e fu condannata a morte. Legata a un cavallo, la donna fu trascinata per le vie e lapidata dalla folla inferocita.
Raffigurazione del parto della papessa Giovanna. Pubblicazione di Heinrich Steinhöwel, 1474. Ulm.
Mailly rileva inoltre che il nome della papessa non fu riportato nelle liste dei pontefici proprio perché si voleva passare sotto silenzio il fatto che si trattasse di un affare scandaloso, e menziona un’iscrizione composta di sei parole latine che sarebbe stata incisa sulla tomba di Giovanna: Petre Pater Patrum Papisse Proditum Parto, che significa: “Pietro, padre dei padri, proteggi il frutto del parto della papessa”. Ètienne de Bourbon conferma l’esistenza del singolare epitaffio. Poi c’è la testimonianza dell’umanista tedesco Martin von Troppau, detto anche Martino Polono, che nella sua opera “Chronicon pontificum et imperatorum” (1277) data il papato della donna misteriosa già nel IX secolo. Giovanna – così Polono – successe a papa Leone IV (847-855). Inoltre Martino aggiunge altri particolari: Giovanna di Inghilterra nacque a Maguntinus (Magonza), in Germania. Dopo la morte di papa Leone il seggio pontificio era rimasto vacante per la durata di un mese e Giovanna andò a occuparlo regnando per due anni, sette mesi e quattro giorni. Il parto della papessa sarebbe avvenuto in pubblico, durante una processione.


La contraddizione di Martino è palese: come faceva Giovanna a essere inglese se era nata a Magonza? Una spiegazione giunge dallo storico Joseph Ignaz von Döllinger. Secondo la tradizione più antica, Giovanna sarebbe nata a Magonza da genitori inglesi. Altri scrittori affermarono invece che la tedesca Giovanna aveva avuto un amante inglese, un monaco che viveva a Fulda: di qui il soprannome di Giovanna d’Inghilterra. D’Altra parte, scrive Döllinger, bisogna tener presente che i tedeschi di un tempo si vergognavano della scandalosa conterranea e, per nascondere le sue vere origini, nelle cronache di Martino Polono il toponimo Maguntinus fu più tardi tramutato in Marguntinus, affinché il lettore dotto non potesse identificare la città natale di Giovanna con la tedesca Magonza.
Miracoli della penna dei censori. Ovviamente tutti questi insabbiamenti e le datazioni discordanti riguardo al periodo in cui visse Giovanna rendono la ricostruzione del puzzle della sua vita ancor più difficile. La papessa aveva regnato nel IX oppure nell’XI secolo? Se veramente successe a papa Leone IV, allora deve essere vissuta nel IX secolo, tra l’855 e l’858, prima dell’intronizzazione di papa Benedetto III. Questo spiegherebbe anche la mancanza d’informazioni certe sulla sua vita, giacché ci muoveremmo in uno dei periodi più oscuri del Medioevo. I detrattori dell’esistenza della papessa Giovanna sostengono che tutte queste testimonianze scritte hanno scarso valore documentale. Eppure l’autorità di storico di Martino Polono è nota, le sue cronache sono considerate attendibili all’unanimità. E dunque? Ecco che per negare la storicità di Giovanna senza ledere la fama di Polono si ricorre a un appiglio estremo: l’interpolazione. Martino non ha scritto nulla di falso, ma il passo delle sue cronache che riguarda la papessa sarebbe stato aggiunto posteriormente, da qualcun altro. Sorge spontanea una domanda. Se davvero d’interpolazione si tratta, questa deve aver avuto luogo prima del 1304, vale a dire nemmeno trent’anni dopo la morte dell’autore. Chi l’avrebbe fatto? Per quale motivo?
Ancora un’immagine della papessa Giovanna che partorisce sulla pubblica piazza. Anonimo rinascimentale
Retrocedendo ancora cronologicamente, giungiamo ad autori che menzionano l’esistenza della papessa Giovanna ancor prima di Martino Polono. I loro nomi: Mariano Scoto, Sigebert di Gembloux, Otto di Freising, Goffredo di Viterbo e Gervase di Tilbury. Prove sicure per l’esistenza della papessa? Purtroppo no, nemmeno queste, perché anche qui c’è un gravoso intoppo: in tutte le versioni più antiche di questi documenti, quelle originarie, la presenza di Giovanna manca. Il che farebbe pensare ancora una volta a delle interpolazioni più tarde. Dunque ci si chiede perché questi “falsari” sconosciuti abbiano aggiunto la storia di Giovanna a documenti originari che non ne parlavano per niente. A che scopo? Lo storico americano Craig Rustici afferma che gli autori domenicani e francescani l’avrebbero fatto per attaccare il papato corrotto. Falsità per colpire al cuore la Chiesa. La storica Joan Morris, invece, non si arrende: no, dice, erano aggiunte fatte in buona fede allo scopo di rendere noto un episodio storico realmente accaduto e ingiustamente cancellato dagli annali pontifici. Giovanna sì, oppure Giovanna no? Problema spinoso, destinato per il momento a rimanere aperto a varie interpretazioni. In ogni caso lo storico deve sempre fare riferimento a documenti certi, e la probabilità di un’interpolazione… non è certezza.
Come Ildegarda, ma ancor più trasgressiva
Torniamo al filone principale della tradizione scritta. Sulla base della cronaca di von Troppau, il motivo della papessa Giovanna fu ripreso nella “Schedel’sche Weltchronik”, opera redatta nel 1493 da Hartmann Schedel, medico e storico di Norimberga:
“Giovanni di Inghilterra riuscì a essere seppellito, grazie alle sue arti malvagie, nella tomba del Papa. Nonostante fosse una donna, girava vestito da uomo e con un comportamento maschile. Da giovane si recò ad Atene insieme con il suo amante, un uomo colto. Laggiù Giovanna fu edotta nelle scritture e, una volta giunta a Roma, primeggiava nella conoscenza degli scritti sacri. A Roma si dedicò allo studio e partecipò con sì gran successo alle dispute colte, che, celando il femmineo sesso dietro le appar©enze maschili, riscosse grandi simpatie e fu eletta papa dopo la morte di Leone, con ampio consenso del concistoro. Rimase però incinta, in seguito a una relazione con uno dei suoi servitori. Un giorno voleva recarsi a San Giovanni in Laterano e durante la via, tra il Colosseo e San Clemente, fu presa dalle doglie. Partorì in quel luogo, e lì spirò.”
Duomo di Siena. Busti dei papi.  Foto: CC BY SA 3.0
Un secolo prima, la penna dell’austriaco Leopold Steinreuter aveva tracciato nell’opera ”Österreichischen Chronik von den 95 Herrschaften” un racconto ancor più sintetico, racchiuso nelle seguenti righe:
“Una donna divenne papa nell’anno 807 dopo la nascita di Cristo e occupò il seggio pontificio per tre anni e cinque mesi. Fu chiamata Giovanni. Si abbigliò con vesti maschili e andò ad Atene. Lì apprese delle grandi arti. Poi andò a Roma e palesò la sua erudizione. Altri maestri, scolari e preti andavano ad ascoltare le sue letture. (…) Fu eletta papa, dopodiché restò incinta. Mentre si recava in processione, fu colta dalle doglie e partorì.”
Steinreuter conferma, quindi, la datazione del papato di Giovanna proposta da Martino Polono: il IX secolo. A dispetto di chi aveva tentato di condannare la papessa Giovanna all’oblio, il Seicento portò con sé un revival della leggenda scandalosa. Lo fece tramite una scoperta avvenuta in Italia, in uno splendido edificio sacro che trasuda esoterismo da tutti i pori: la cattedrale di Siena. Nel coro del duomo, sopra il colonnato che dà sulla navata centrale, vi è una fila di busti dei papi scolpiti fra il 1497 e il 1502. Ebbene, una leggenda racconta che il busto di un certo papa Giovanni VIII sia stato sostituito, nel 1600, con il busto di papa Zaccaria. Questo, ovviamente, per celare la presenza della papessa tra i pontefici.
La Papessa dai tarocchi Visconti-Sforza di Bonifacio Bembo. 1450
Il problema è che il periodo storico più probabile – in base ai dati forniti dalle leggende – in cui il seggio pontificio sarebbe stato occupato da una papessa più tardi depennata dalle liste, va dal pontificato di Leone IV a quello di Benedetto III, ma i due pontificati si susseguirono senza un intermezzo, giacché Benedetto divenne papa già due mesi dopo la morte di Leone. E tuttavia sappiamo che all’inizio del pontificato di Benedetto vi fu un antipapa, Anastasio il Bibliotecario, eletto dalla fazione imperiale che contrastava Benedetto. Questa situazione di disordine e la voglia di portare lo scandalo nel cuore del cattolicesimo romano più xenofobo potrebbe aver dato origine, più tardi, alla leggenda della papessa. Tanto più che Anastasio era un uomo molto colto, parlava e scriveva il greco e compilò diversi scritti eruditi. Forse nell’episodio vero di Anastasio si nasconde il nucleo della leggenda di un papa donna?
Che la storia di una donna sul seggio pontificio abbia sempre affascinato è evidente anche dalle figure dei Tarocchi, le carte da gioco magiche in cui appare al numero 2 proprio l’immagine della papessa. Ma questa figura ha origini molto più antiche. In realtà originariamente la papessa dei Tarocchi era la Grande Madre, divinità preistorica della fertilità.


venerdì 18 marzo 2016

La visione del tutto, le infinite possibilità dell'arte



Questa potrebbe essere l'immagine dell'intero universo, spingervi fino a 13 miliardi di anni luce in poche migliaia di pixel e con un solo sguardo. Si tratta in realtà di una libera interpretazione creata dall'artista argentino Pablo Carlos Budassi. La sua "illuminazione" è stata quella di usare una scala logaritmica per inserire nell'immagine tutto quanto l'universo, con coerenza: le mappe logaritmiche sono usate in ambiente scientifico per illustrare entità le cui dimensioni sarebbero troppo grandi per essere rese con una singola scala. Così a ogni step (in questo caso ogni area concentrica, più ci si allontana più diminuisce la luminosità degli oggetti nel nostro cielo) la rappresentazione comprime tutto con un fattore di 10. E a differenza delle mappe realizzate dall'università di Princeton, usate dallo stesso Budassi come modello, la rappresentazione artistica è circolare: il Sole quindi sta al centro di tutto perché è il più luminoso di tutti. Utilizzando le foto Nasa, Budassi ha quindi sistemato i pianeti, la fascia di Kuiper e la nube di Oort, da dove nascono le comete. Poi Alpha centauri (la più vicina a noi) e il braccio di Perseo della Via Lattea, per saltare con un balzo ad Andromeda e oltre, fino alle galassie più remote e al plasma residuo del Big Bang, l'origine di tutto all'estrema periferia


Invito presentazione libro: SULLE ORIGINI DEL BACCANALE VERONESE


Verona
Casella di testo: Edizioni della
VITA NOVA
                                                            
Presentazione del volume
di Umberto Grancelli

Sulle origini del Baccanale veronese

(Edizioni Vita Nova)

18 marzo 2016 – alle ore 17,30


INTERVENGONO:

Marco Cerpelloni (Cultore di storia locale)
Giovanni Perez (Editore)
Delegazione del Comitato del Bacanal del Gnoco



INGRESSO LIBERO

mercoledì 16 marzo 2016

La teoria della relatività è in crisi !

"Spazio e tempo: idee che possono cambiare" I neutrini più veloci della luce? Una rivoluzione

di Maurizio Caverzan


Se i dati saranno confermati, i neutrini più veloci della luce aprono le porte a una rivoluzione. Il filosofo della scienza, Giovanni Boniolo, spiega: "In prospettiva cambiano tutte le nostre certezze". E tra i "ragazzi di Ginevra" gli scienziati italiani fanno la parte del leone

I neutrini più veloci della luce, come nei fumetti. Annunciati come «la scoperta del secolo», i 300.006 chilometri al secondo (misurazioni del Cern) toccati dal fascio di neutrini lanciati tra Ginevra e il Gran Sasso mettono in discussione la teoria della relatività di Einstein che si basa sulla velocità della luce pari a 300mila chilometri al secondo. Aprendo scenari imprevedibili. Per la scienza, la fantascienza e chissà che altro. Che cosa potrà cambiare per la vita di tutti i giorni di noi uomini comuni? Per capirlo ci siamo rivolti a Giovanni Boniolo, docente di Filosofia della scienza alla facoltà di medicina della Statale di Milano.

Professore, se gli infinitamente piccoli neutrini battono allo sprint la luce possiamo stare ancora tranquilli?
«Come ha detto il fisico del Cern che ha guidato la ricerca, aspettiamo un attimo perché si tratta di toccare la teoria della relatività di Einstein, uno dei pilastri della fisica moderna. Prima di stracciarci le vesti, massima prudenza. Già alcuni anni fa si era parlato di una scoperta simile. Poi si è tirato il freno... ai neutrini. Se stavolta tutto venisse confermato, dovrebbero cambiare le nostre teorie sullo spazio e sul tempo. Dovremmo rivedere il principio di causalità secondo il quale l’effetto non può precedere la causa».

Però si parla di «scoperta del secolo».
«Tenedo conto che il secolo è appena iniziato e che finora non ci sono state scoperte sconvolgenti sarebbe un’espressione corretta. Qualcosa che non accadeva da molto tempo sia in ambito fisico che medico».

C’è chi paragona questa scoperta a quelle di Galileo.
«Si tratterebbe di una notizia incredibile e sorprendente perché cambierebbe qualcosa di assodato da oltre un secolo. Tuttavia, mentre il capire che la terra ruota intorno al sole e non il contrario ha cambiato la concezione della vita comune, per l’uomo di oggi cambierebbe quasi nulla perché si tratta di una scoperta molto sofisticata».

Nessuna rivoluzione per la vita quotidiana?
«Per l’uomo di oggi la relatività è importante perché gli consente il buon funzionamento del Gps. Il calcolo esatto della posizione di una persona o di un oggetto sulla terra viene effettuato grazie alla teoria della relatività. Anche in questo caso questa scoperta non comporterebbe cambiamenti».

Intravede altre applicazioni?
«Non avventuriamoci nella fantascienza. Aspettiamo ciò che dirà la scienza».

C’è chi ipotizza la possibilità di viaggi indietro nel tempo per la materia. Una cosa difficile anche solo da immaginare...
«Nessuno e niente viaggia indietro nel tempo. Ma ci sono determinate soluzioni di equazioni di teorie fisiche che matematicamente ammettono la possibilità che, andando avanti, si torni in un tempo precedente».

Questo potrebbe aiutare la prevenzione delle malattie?
«Assolutamente no. Queste teorie fisiche non riguardano oggetti macroscopici o di natura umana. Non si ritrova il proprio nonno. Non a caso si chiama proprio “il paradosso del nonno”».

Magari si potrebbe stanare la futura cellula tumorale.
«Ahimé, anche lei è troppo grande. Si tratta di soluzioni matematiche senza nessuna implicazione empirica favorevole. Non sconfiggeremo il cancro grazie a questa scoperta».

Si parla della possibilità di vedere un fenomeno prima del verificarsi delle sue cause.
«La violazione della velocità della luce teorizzata da Einstein comporterebbe la violazione del principio di causalità».

Il primo effetto forse è un aumentato senso d’incertezza dell’uomo?
«Si ha ancora di più la percezione che la scienza non è la verità, ma un’ipotesi su come funziona il mondo. Questa scoperta rappresenterebbe la prima violazione della teoria di Einstein finora empiricamente ben corroborata».

«Il secolo breve» ha aumentato il nostro senso di precarietà. Non si può contare sulle ideologie, sul capitalismo, la finanza eccetera. Ora anche le leggi della fisica vacillano?
«Questo è normale per la scienza. Mentre le ideologie avevano un’ambizione dogmatica, qualunque scienziato sa che lavora con ipotesi. Andiamo avanti con la felicità di sapere qualcosa di più del mondo».

Ma questa scoperta amplierebbe il potere della scienza o no?
«Uno scienziato sa che il potere della scienza sta proprio nella sua capacità di autocorreggersi. Non ci sono dogmi all’interno della scienza. Se avessimo una teoria vera sul funzionamento del mondo saremmo Dio. Ma nessuno di noi lo è».

Perciò Dio rimane sempre al suo posto.
«Dio non ha nessuna relazione con la scienza. Che è una realtà umana che non ha nulla a che fare con la descrizione di cause trascendenti».

Dal punto di vista filosofico che cosa cambia?
«Questo risultato è interessante perché ci fa capire che forse dobbiamo osservare il mondo con maggiore attenzione».

I neutrini più veloci della luce, come nei fumetti. Annunciati come «la scoperta del secolo», i 300.006 chilometri al secondo (misurazioni del Cern) toccati dal fascio di neutrini lanciati tra Ginevra e il Gran Sasso mettono in discussione la teoria della relatività di Einstein che si basa sulla velocità della luce pari a 300mila chilometri al secondo. Aprendo scenari imprevedibili. Per la scienza, la fantascienza e chissà che altro. Che cosa potrà cambiare per la vita di tutti i giorni di noi uomini comuni? Per capirlo ci siamo rivolti a Giovanni Boniolo, docente di Filosofia della scienza alla facoltà di medicina della Statale di Milano.

Professore, se gli infinitamente piccoli neutrini battono allo sprint la luce possiamo stare ancora tranquilli?
«Come ha detto il fisico del Cern che ha guidato la ricerca, aspettiamo un attimo perché si tratta di toccare la teoria della relatività di Einstein, uno dei pilastri della fisica moderna. Prima di stracciarci le vesti, massima prudenza. Già alcuni anni fa si era parlato di una scoperta simile. Poi si è tirato il freno... ai neutrini. Se stavolta tutto venisse confermato, dovrebbero cambiare le nostre teorie sullo spazio e sul tempo. Dovremmo rivedere il principio di causalità secondo il quale l’effetto non può precedere la causa».

Però si parla di «scoperta del secolo».
«Tenedo conto che il secolo è appena iniziato e che finora non ci sono state scoperte sconvolgenti sarebbe un’espressione corretta. Qualcosa che non accadeva da molto tempo sia in ambito fisico che medico».

C’è chi paragona questa scoperta a quelle di Galileo.
«Si tratterebbe di una notizia incredibile e sorprendente perché cambierebbe qualcosa di assodato da oltre un secolo. Tuttavia, mentre il capire che la terra ruota intorno al sole e non il contrario ha cambiato la concezione della vita comune, per l’uomo di oggi cambierebbe quasi nulla perché si tratta di una scoperta molto sofisticata».

Nessuna rivoluzione per la vita quotidiana?
«Per l’uomo di oggi la relatività è importante perché gli consente il buon funzionamento del Gps. Il calcolo esatto della posizione di una persona o di un oggetto sulla terra viene effettuato grazie alla teoria della relatività. Anche in questo caso questa scoperta non comporterebbe cambiamenti».

Intravede altre applicazioni?
«Non avventuriamoci nella fantascienza. Aspettiamo ciò che dirà la scienza».

C’è chi ipotizza la possibilità di viaggi indietro nel tempo per la materia. Una cosa difficile anche solo da immaginare...
«Nessuno e niente viaggia indietro nel tempo. Ma ci sono determinate soluzioni di equazioni di teorie fisiche che matematicamente ammettono la possibilità che, andando avanti, si torni in un tempo precedente».

Questo potrebbe aiutare la prevenzione delle malattie?
«Assolutamente no. Queste teorie fisiche non riguardano oggetti macroscopici o di natura umana. Non si ritrova il proprio nonno. Non a caso si chiama proprio “il paradosso del nonno”».

Magari si potrebbe stanare la futura cellula tumorale.
«Ahimé, anche lei è troppo grande. Si tratta di soluzioni matematiche senza nessuna implicazione empirica favorevole. Non sconfiggeremo il cancro grazie a questa scoperta».

Si parla della possibilità di vedere un fenomeno prima del verificarsi delle sue cause.
«La violazione della velocità della luce teorizzata da Einstein comporterebbe la violazione del principio di causalità».

Il primo effetto forse è un aumentato senso d’incertezza dell’uomo?
«Si ha ancora di più la percezione che la scienza non è la verità, ma un’ipotesi su come funziona il mondo. Questa scoperta rappresenterebbe la prima violazione della teoria di Einstein finora empiricamente ben corroborata».

«Il secolo breve» ha aumentato il nostro senso di precarietà. Non si può contare sulle ideologie, sul capitalismo, la finanza eccetera. Ora anche le leggi della fisica vacillano?
«Questo è normale per la scienza. Mentre le ideologie avevano un’ambizione dogmatica, qualunque scienziato sa che lavora con ipotesi. Andiamo avanti con la felicità di sapere qualcosa di più del mondo».

Ma questa scoperta amplierebbe il potere della scienza o no?
«Uno scienziato sa che il potere della scienza sta proprio nella sua capacità di autocorreggersi. Non ci sono dogmi all’interno della scienza. Se avessimo una teoria vera sul funzionamento del mondo saremmo Dio. Ma nessuno di noi lo è».

Perciò Dio rimane sempre al suo posto.
«Dio non ha nessuna relazione con la scienza. Che è una realtà umana che non ha nulla a che fare con la descrizione di cause trascendenti».

Dal punto di vista filosofico che cosa cambia?
«Questo risultato è interessante perché ci fa capire che forse dobbiamo osservare il mondo con maggiore attenzione».

"Spazio e tempo: idee che possono cambiare" I neutrini più veloci della luce? Una rivoluzione - Cultura - ilGiornale.it