giovedì 18 giugno 2015

L'evangelizzazione cristiana in parallelo al colonialismo.

Colonialismo: tutte le amnesie della Cei

missionRoma, 18 giu – Le parole di quello che mi dicono essere il segretario generale della Cei, tal Nunzio Galantino, sul dovere di accogliere gli emigranti come forma di risarcimento per le pene un tempo loro inflitte, insomma, per discolparci dal ‘peccato’ del colonialismo, non sono soltanto l’ennesimo esempio di grossolana retorica filoimmigrazionista e terzomondista o l’ulteriore conferma del fatto che abbracciare integralmente quella che Weber chiamava l’“etica della convinzione” ha come suo possibilissimo esito il fiat justitia et pereat mundus, ossia il trionfo della giustizia ma sulle rovine del mondo.
Non sono nemmeno la testimonianza (come se ce ne fosse ancora bisogno…) della vocazione universalistica della chiesa, dissolvitrice delle concrete differenze etnoculturali di cui il mondo è da sempre intessuto.

Piuttosto sono innanzitutto il segno chiarissimo di una clamorosa amnesia storica, ovvero l’ennesimo esempio di come il passato venga manipolato in modo unilaterale, selettivo e mistificatorio, per poter così essere impudentemente usato nelle battaglie politico-culturali del presente.
È allora il caso di ricordare che alle origini dei primi esempi storici di colonialismo moderno, quelli portoghese e spagnolo per intenderci, ci sono generose concessioni da parte della chiesa cattolica, sotto forma di bolle papali (per tacere del trattato di Tordesillas, col quale, nel 1494, papa Alessandro VI Borgia divideva i domini extraeuropei lusitani da quelli spagnoli).
La bolla Romanus Pontifex emanata nel gennaio del 1454 da papa Niccolò V, riservava ai portoghesi la navigazione nel Golfo di Guinea, a patto di garantire il fine evangelizzatore e missionario di questi viaggi e conquiste. In breve, il papa legittimava de jure il colonialismo portoghese in cambio dell’espansione della fede cristiana.
Anche la bolla Inter caetera del maggio 1493, ad opera del papa Alessandro VI, regolamentava, in anticipo sullo stesso trattato di Tordesillas, i domini coloniali spagnoli e portoghesi, sempre subordinandoli alla condizione che venisse introdotta la religione cristiana nelle terre occupate.
Per finire, mi permetto di consigliare, a mo’ di studio introduttivo sull’argomento, e in primis al signor Galantino, l’istruttiva lettura del libro di Aldo Andrea Cassi, Ultramar. L’invenzione europea del Nuovo Mondo, edito nel 2007 per i tipi della Laterza.
Giovanni Damiano

La lettura e le parole sono un mezzo.......come una zattera per attraversare um fiume.

"C'è chi passa la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di una fiume, sono lì solo per farci arrivare all'altra sponda, quella che conta è l'altra sponda."
[José Saramago, scrittore portoghese, che morì oggi, 5 anni fa]

mercoledì 17 giugno 2015

I risvolti e gli interessi esoterici di Federico Fellini




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Quando Fellini mi disse che 

voleva fare il mago

L’esoterismo, l’iniziazione, un intenso 

rapporto con sensitivi e veggenti: è il lato 

meno noto del regista italiano. 

A raccontarlo Filippo Ascione, che con 

lui ha condiviso film, chiacchierate e libri

Il signore anziano della foto è chiaramente Fellini. Lo è nella faccia così solo sua, nella stazza, in quel suo sguardo che fugge altrove. È inconfondibilmente il Fellini che tutti ricordiamo, anche seduto di sbieco nella luce rosa dell’alba, appena curvo sotto il peso della nottata passata all’addiaccio. Il ragazzetto dalla pelle di luna seduto di fronte a lui è invece diventato l’uomo che ho davanti, seduto di fronte a me in un salotto di velluti e piccole cose antiche in un palazzo romano a due passi dal Pantheon. Aveva 25 anni ai tempi, Filippo Ascione, ne ha 56 oggi.
«Questa è la foto di Federico che mi è più cara. Eravamo a Cinecittà, alle sei del mattino, davanti al suo Studio 5. Mi aveva detto: “Filippicchio” perché così mi chiamava “voglio vedere l’alba a Cinecittà, ce l’ho ricostruita mille volte, ma non l’ho mai vista”. Parlammo di sincronicità tutta la notte». Avevano discusso della teoria dello psicanalista Carl Jung anche al loro primo incontro. «Studiavo medicina, ero a Cinecittà a trovare un amico. Mi vide e mi chiese: “Lei è attore?”. Non lo ero, ma volle conoscermi lo stesso. Cominciammo a parlare e non ci siamo più separati. Divenni prima il suo aiuto regista, poi sceneggiatore, ho lavorato a tutti i suoi film da E la nave va in poi».
Nessuno più di Filippicchio, che poi ha collaborato a tanti film di Carlo Verdone e di Sergio Rubini, può raccontare, a quasi vent’anni dalla morte del maestro, il “Fellini degli spiriti”, ovvero il rapporto del regista con il paranormale, i sogni, la magia bianca, la sincronicità, appunto, secondo la quale nulla accade per caso. E nel caso in questione, tutto finisce nei film. Filippicchio ha ereditato la biblioteca esoterica di Fellini, ma è la prima volta che accetta di parlare dell’argomento.
Perché era così importante la sincronicità per Fellini? «La vedeva ovunque. La usava, per esempio, per scegliere gli attori. Trovò così Freddie Jones, per E la nave va. Il set era pronto e ancora non c’era il protagonista: Orlando. Restava da vedere solo un attore inglese. Jones arriva, Federico gli fa tre provini, lo boccia. Il produttore, Franco Cristaldi, era disperato. Però, Federico, dispiaciuto, si offre di accompagnare l’attore in aeroporto. In auto, Jones si appisola e Fellini quasi parlando tra sé e sé dice, guardandolo: “Chi sei tu? Come ti chiami?”. In quel momento, passano davanti a un manifesto e vede una scritta enorme: Orlando. Chi sei? Come ti chiami? Orlando. Mancava poco che ordinasse inversione a U sul raccordo anulare».
Prima di Giulietta degli spiriti, Fellini si era dato alle sedute spiritiche. Quando lo ha conosciuto lei, continuava? 
«Negli Anni 80 non molto, ma era comunque curioso di medium come di cartomanti, al punto che andava dai ciarlatani nei retrobottega come da Gustavo Rol».
Quanto era stretto il rapporto col più famoso sensitivo italiano? 
«Lo consultava sulle sceneggiature. Glielo aveva fatto scoprire Dino Buzzati, lo scrittore. L’ho accompagnato anch’io a Torino, più volte. Lo abbiamo visto fare cose incredibili: quadri che si dipingevano da soli, la sua mano che trapassava le porte come fossero di burro, tavoli che sparivano fino a diventare gelatinosi e, se ci poggiavi qualcosa su, se lo risucchiavano. A me, Rol materializzò davanti una donna con la quale avevo dei problemi».
Il pittore Rinaldo Geleng sostiene che negli Anni 70, Rol, davanti a Fellini, materializzò Casanova. 
«Di sicuro, il Casanova del suo film è molto più oscuro di quello della letteratura. Federico ne parlava come se lo conoscesse».
Fellini cercava di apprendere i segreti di Rol? 
«Gli chiedeva sempre “la formula”. Finché Rol gli disse: “È semplicissimo: il colore verde, la quinta musicale e il calore”».
E lui? 
«Mi diceva sempre: “Il cinema mi ha risucchiato, ma io volevo fare il mago”. I film erano le sue magie. Quando giravamo, alle otto del mattino ci trovavamo in piazza del Popolo per andare a Cinecittà e non esisteva nulla: i copioni nascevano in quella mezz’ora d’auto, spesso ispirati ai suoi sogni della notte».
Che altro finiva nei film? 
«Tutto. Lui non era interessato al cinema in sé: nel suo studio di corso Italia non aveva un solo cimelio di film, ma solo libri esoterici o di psicologia e tutto Rudolf Steiner. Fare film era un modo per creare magie. Ne La voce della luna c’è una scena ispirata a una teoria del musicista Nino Rota, il quale sosteneva che determinate sequenze di note operano miracoli sulla materia. Il pezzo in cui gli oggetti sul pianoforte ballano nasce così».
Altri esempi? 
«Il pretino che nello stesso film levita è ispirato a un amico che viveva a Benares, in India, in un ashram, e che diceva di volare».
Ha detto che Fellini andava anche dai ciarlatani. 
«Con uguale entusiasmo infantile. Tanto, dai cartomanti le carte se le leggeva da solo: la simbologia è la stessa degli archetipi di Jung. E se sapeva di un sensitivo, si partiva. Io, lui e Fiammetta, la segretaria».
Trasferte prodigiose? 
«Anche disastrose. Nella campagna vicino Pistoia, una medium sosteneva di incidere la voce dei defunti sul magnetofono. In questo tugurio di vecchie contadine, luci spente, la medium armeggia con due vecchi magnetofoni che fanno un gran baccano. Fellini, che aveva senso dell’umorismo, fa sottovoce: “A me questa, mi pare una tramviera”. Dovemmo scappare. Però una donna col magnetofono l’ha poi messa in Ginger e Fred».
Il viaggio più avventuroso? 
«Lo fece da solo. Voleva conoscere una sensitiva russa che si diceva avesse resuscitato Breznev e viveva isolata al servizio del Kgb. Quando nel 1987 gli offrirono un premio a Mosca, pose come condizione che lo portassero da lei. Trattarono a lungo. C’era ancora la Guerra Fredda».
E ci riuscì? 
«Ufficialmente, non si sa. Però, non sarebbe andato a Mosca se non l’avessero accontentato, seppure a condizione che non ne parlasse mai».
Ma Fellini aveva abilità strane? 
«Credo fosse veggente. Se avevi un problema, diceva cose per confortarti: “Non fare niente: vedrai che mercoledì sera si risolve”, e il mercoledì sera si risolveva tutto».
Addirittura. 
«Un Natale, avevo un problema affettivo e me ne andai ad Atene da amici. Federico mi regalò un romanzetto rosa che non era da lui scegliere. Mi disse: “Leggilo e per Capodanno sarà tutto a posto”. La sera della vigilia, lo aprii: la storia cominciava proprio la sera del 24 dicembre e durava una settimana. Mi successero tutti gli eventi del libro: una telefonata di mercoledì, dei fiori di giovedì, il chiarimento a Capodanno. Ma la veggenza c’era anche nei film».
Cioè i film predicevano il futuro?
«Spesso. Nella scena finale di Intervista, gli indiani tirano su Cinecittà frecce a forma di antenne tv: nessuno ai tempi poteva immaginare che quegli studi sarebbero stati invasi dalle televisioni».
Nel 1986, Fellini scrisse sul Corriere della Sera di un viaggio inquietante nello Yucatàn per un film mai realizzato, tratto dai libri di Carlos Castaneda. 
«Per quanto incredibile, il suo racconto è tutto vero. Castaneda fuggì dopo strane telefonate, Fellini e gli altri proseguirono, ma poi scapparono, spaventati anche loro. E i fenomeni continuarono in Italia e presero di mira Fellini, me e altri tre. Le telefonate con voce metallica ci raggiungevano anche dalle cabine per strada».
E che volevano? 
«Che facessimo un film sugli sciamani, ma senza Castaneda. Un giorno, due tipi sinistri e pallidi si presentano in ufficio a Roma e dicono a Federico: “Lei è stato individuato per girare un film con un messaggio”. E lui: “Che devo fare?”. “Niente. Avrà la sceneggiatura giorno per giorno”. Ovviamente, rifiutò. Le telefonate di quelli che chiamavamo “i messicani” diventarono persecutorie. Ci avevano battezzato coi nomi di cinque colori. Federico era il verde, io il bianco. Un sera, in un ristorante, si materializzò sul tavolo mezza palla coi nostri cinque colori».
E come vi liberaste dei messicani? 
«Federico andò da Rol. Rol gli disse che se ne sarebbero andati e quelli scomparvero».
Perché “i messicani” ce l’avevano con Castaneda? 
«La nostra idea è che il Don Juan dei suoi libri fosse un mago potente che aveva iniziato Castaneda e si era sentito tradito vedendosi commercializzato».
C’è un altro film che Fellini non realizzò mai: Il viaggio di G. Mastorna. 
«Ci fu pure una causa: Dino De Laurentiis aveva le scenografie pronte. Ma Rol sconsigliò a Federico di girarlo, lui si ammalò e in sogno ne attribuì la responsabilità al film. Si convinse che, se l’avesse girato, sarebbe morto».
Aveva paura della morte? 
«Aveva paura della vecchiaia. Della morte era curioso. Quando Ettore Scola sperimentò il coma e si risvegliò, prese a chiamarlo tutti i giorni, come fossero vecchi amici, ma non lo erano. Finché gli domandò cosa avesse visto in quei due minuti di morte apparente. Scola rispose “niente” e Federico non lo chiamò più». F
ellini non aveva molti intimi tra registi e attori. 
«Amava più musicisti e pittori. Non parlava mai di cinema. E non andava al cinema, se non per 007, perché – diceva – era il luna park. Una sera, promise a Sergio Leone di vedere C’era una volta in America. Invece, ce ne andammo a cena con una dottoressa tedesca. La mattina dopo, alle otto, al Bar Canova di piazza del Popolo a Roma, scrisse una letterina di critica come se l’avesse visto. Due ore dopo, chiama Leone e dice che non ha mai letto una critica di uno che ha seguito così attentamente il film».
Anche dei suoi film non parlava volentieri. 
«Non li rivedeva e non voleva fare le interviste perché non se li ricordava. Diceva: “Nei film brucio tutte le cose che voglio dimenticare”».
E cosa voleva dimenticare? 
«Forse i suoi sogni. Sognava moltissimo. Nella sua testa c’era una multisala. Anche gli attori li vedeva in sogno, li disegnava e poi li cercava. Fu così che scovai Sergio Rubini per Intervista».
Disegni e note appuntate al risveglio sono raccolti in un volume Rizzoli: Il libro dei sogni. 
«Federico diceva che i suoi sogni non servivano a lui, ma agli altri. Quello è un libro di magia bianca. Se guardi un’immagine la sera, prima di chiudere gli occhi, ci passi su la mano destra in senso antiorario, fai sogni che curano».
E lei li fa? 
«Io no. Io di tutti i libri sull’occulto che mi ha lasciato Federico, ne ho letto solo uno. Ho paura di quello che potrei trovarci ».
Fellini era un iniziato? 
«Lo chiesi a Rol. Mi disse: “È sulla via dell’iniziazione”. Ma lui diceva: “Posso essere solo un allievo diligente”».
Lei ha ereditato i libri di magia e di psicologia del maestro, un centinaio di volumi. 
«Me li diede prima di ritirare l’Oscar alla carriera, che aveva sempre rifiutato: era convinto che Los Angeles gli portasse male. Prima di partire, cominciò a dar via le sue cose, come se avvertisse l’inizio della fine. Sul palco per le prove, ebbe il primo malore. Martin Scorsese chiamò il suo medico, che gli consigliò un intervento sul posto, ma lui tornò Italia. Dove ebbe il primo ictus, poi il secondo, fatale».
Perché mai Los Angeles doveva portargli male? 
«Alla prima visita, nel 1957, quando vinse l’Oscar per La strada, sentì la città negativa. Era molto superstizioso».
Quella volta, sparì misteriosamente. Il regista Henry Bromell sta per girare un film su quel buco di 48 ore, ipotizzando una fuga con una veterinaria. 
«Non andò così: fu arrestato. Lo fermarono, di notte, mentre camminava a piedi, senza documenti. Parve sospetto e nessuno ancora lo conosceva. Poi lui stesso alimentò parecchie leggende. Era un burlone».
Ai tre successivi Oscar mandò la moglie Giulietta Masina. Perché per il quinto cambiò idea? 
«Erano anni che volevano darglielo, ma lui diceva che era iettatorio. Nel 1993, si era in piena Tangentopoli, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro chiamò Giulietta e le disse che se suo marito accettava, per qualche giorno nel mondo si sarebbe parlato dell’Italia non per la corruzione, ma per Fellini».
Altre esperienze al limite dell’ordinario? 
«Negli Anni 60, col suo psicanalista aveva provato la mescalina. Fu così che nacque Satyricon. Mi diceva: “Se ti capita di vederlo sotto qualche sostanza, capirai”».
Quante volte provò la mescalina?
«Smise alla seconda, quando fu fermato mentre stava per uscire da una finestra al quarto piano».
Diceva che della biblioteca esoterica di Fellini ha letto un solo libro. Quale? 
«Uno sui Dialoghi di Seth. Conversazioni medianiche con uno spirito superiore. Federico ne era turbato. Mi disse: “Leggilo, vedrai che avverti una presenza come un pulviscolo, un odore che ti offusca”».
E lei che ha avvertito? 
«Io niente».
Cos’è il legnetto di ciliegio che conserva coi libri di Fellini? 
«Mi disse: “Tienilo: è una bacchetta magica, ma io la uso come segnalibro”».

martedì 16 giugno 2015

Domenica 21 giugno aspettando il sole al Piloton

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Domenica mattina, 21 GIUGNO il giorno del solstizio d'estate, ci ritroveremo al Piloton di Montorio Veronese per salutare la nascita del sole, in un luogo suggestivo e carico di riferimenti religiosi arcaici.
Con l'occasione ricorderemo il grande studioso veronese UMBERTO GRANCELLI

lunedì 15 giugno 2015

L’Eterno, il vostro Dio, è il Dio degli Dei (Deuteronomio 10,17)

CONTRO LE RELIGIONI SEMITICHE (ISLAM, CRISTIANESIMO, EBRAISMO)


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Circa 600 anni prima di Cristo, nell’antica Grecia, avveniva qualcosa che ha segnato indelebilmente la civiltà umana: alcuni uomini, cominciarono ad irridere gli dei ed iniziarono ad indagare il mistero della vita e dell’universo usando la ragione e liberandosi da ogni superstizione.
Nacque la grandiosa Filosofia classica che poi, nella successiva epoca alessandrina, dette anche il via alla ricerca scientifica.
Da questi grandi pensatori l’umanità ha ereditato quel metodo e quella mentalità che hanno permesso l’enorme sviluppo della Scienza e della Conoscenza umane.
Molto tempo prima, però, un popolo di pastori nomadi, successivamente denominati “ebrei”, probabilmente originario della Mesopotamia, iniziò una migrazione verso l’attuale Palestina.
Come tutte le popolazioni della regione, anche gli ebrei erano un popolo politeista, ma, fatto nuovo per quell’epoca, lentamente si affermò tra di essi la credenza, prima della supremazia e poi dell’esistenza, di una sola divinità che essi denominarono YHWH (che viene vocalizzato in Yahweh).
Yahweh era inizialmente una delle tante divinità del pantheon mesopotamico ed era anche una figura secondaria.
Ma poi, il popolo ebraico, nel suo spostamento, fu impegnato in numerose guerre con i popoli vicini e le sue vittorie ed i suoi successi, lo indussero ad incentrare sempre di più il suo culto e la sua fede su Yahweh, che inizialmente era solo uno dei tanti dei e, ripetiamo, neanche il principale della regione.
Tracce evidenti dell’antico politeismo ebraico, ma anche della supremazia di Yahweh sugli altri dei, sono rimaste perfino nel Vecchio Testamento:
L’Eterno, il vostro Dio, è il Dio degli Dei (Deuteronomio 10,17)
Chi è pari a te fra gli Dei, o Eterno ? (Esodo 15,11)
Non vi è nessuno pari a Te fra gli Dei (Salmo 86,8)
Parla il Signore Dio degli Dei (Salmo 49,1)
In verità il vostro Dio è il Dio degli Dei (Daniele 2,47)
Il nostro Dio è il più grande di tutti gli Dei (Cronache 2, 2, 4)
Ma, nei passi più antichi del Vecchio Testamento non vi è ancora traccia di questa supremazia di Yahweh sugli altri dei:
Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza (Genesi 1,26)
Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi (Genesi 3,22)
Il dio unico Yahweh però mantenne inalterate tutte le caratteristiche degli altri dei mesopotamici: geloso, crudele, vendicativo, sanguinario, sterminatore dei nemici etc ….
Chi legge il Vecchio Testamento non può non restare impressionato dalle atrocità e dalle crudeltà di cui era capace questo dio.
Secondo la nuova fede che si andava affermando, questo dio prediligeva un solo popolo, gli ebrei, che, ancor oggi, si ritengono il “popolo eletto”. Egli interveniva pesantemente a difesa del suo popolo e ne favoriva lo sterminio dei nemici, spesso intervenendo in prima persona contro di essi.
Dopo molti secoli poi avvenne in Palestina un fatto nuovo: la predicazione di Gesù Cristo.
Gesù era ebreo, ma in realtà portava un messaggio completamente nuovo e diverso e non fu mai molto tenero con i suoi correligionari ed in effetti il suo messaggio fu completamente travisato nei secoli successivi.
Il Padre nascosto che egli predicava, non aveva niente in comune col terribile Yahweh degli ebrei: era buono, disposto al perdono ed attento ai bisogni di tutti gli uomini, non solo degli Ebrei.
Anche la terribile legge di Yahweh, con le sue esortazioni alle vendette, alle punizioni, alle esecuzioni ed agli omicidi, venne completamente rovesciata da Gesù.
Ma poi è avvenuto il grande equivoco: si cominciarono a formare le prime chiese cristiane e le loro dottrine erano molto differenti tra comunità e comunità.
Una larga parte dei primi cristiani aveva ancora viva nelle mente la predicazione di Cristo ed aveva la piena consapevolezza che il Dio di Gesù non aveva niente a che vedere col terribile dio del Vecchio Testamento.
Il primo canone cristiano unificato redatto dal vescovo Marcione agli inizi del secondo secolo aveva completamente escluso il Vecchio Testamento, ma nei Concili successivi sorse il problema degli Ebrei convertiti che volevano assolutamente che il Vecchio Testamento facesse parte integrante del canone Cristiano.
E’ quindi fu che, per pura opportunità, i due dei, così diversi, furono unificati.
Nei concili successivi poi, per conciliare le tesi più disparate, furono introdotti dalla nascente Chiesa Cristiana i dogmi più fantasiosi, non senza contraddizioni: alcune tesi furono prima dichiarate eretiche, poi accolte di nuovo, poi di nuovo rigettate, poi riaccolte con modifiche …. Il tutto sempre più allontanandosi dal reale messaggio di Cristo.
Nacque così la Trinità, per conciliare le diverse tesi sulla natura del Cristo (era Dio, era uomo o era tutte e due le cose ?).
Nacque poi il culto della Madonna per accontentare i pagani convertiti che avevano assoluto bisogno di una dea femminile e si introdussero dogmi fantascientifici come quello secondo il quale la Madonna sarebbe rimasta vergine anche dopo il parto. Per questo motivo si negò l’esistenza dei fratelli e delle sorelle di Gesù, esplicitamente menzionati in dieci passi diversi solo nei quattro vangeli canonici. Tutti gli studiosi sanno almeno che Giacomo era il “fratello del Signore”, lo dice esplicitamente anche San Paolo nella sua lettera ai Galati, parte del canone Cristiano (sic).
Si cominciò poi anche a diffondere il culto dei santi, perchè, non c’è niente da fare, noi uomini siamo politeisti, anche se non lo vogliamo ammettere: non ci piace un dio unico, così lontano ….
La storia successiva del Cristianesimo è poi densa di orrori ed atrocità. Sarebbe impossibile in questa sede enumerare gli orrori, i crimini e le atrocità perpetrate dalla Chiesa Cristiana, ora diventata Cattolica, per imporre la fede e combattere le eresie.
Nel settimo secolo dopo Cristo avvenne poi un altro fatto nuovo: altre popolazioni nomadi semitiche fondarono una nuova Religione basata sulle visioni del “profeta” Maometto (Muhammad).
Questa Religione accoglieva gran parte del Vecchio Testamento e considerava Gesù il più grande profeta dopo Maometto, ma si schierava decisamente contro il Cristianesimo considerato, forse a ragione, politeista.
In effetti il concetto islamico di Dio è più profondo, meno infantile ed anche più accettabile di quello cristiano, ma, il fatto negativo è che nel suo libro sacro, il Corano (al Qur’an) è esplicitamente imposto ai fedeli di diffondere l’Islam in tutto il mondo e di “distruggere” tutti coloro che non fossero disposti alla conversione (infedeli).
Questo fatto ha aggiunto alle atrocità perpetrate dalla Chiesa Cattolica al suo interno, altre atrocità dovute a secoli di guerre tra le due fedi.
Nel secolo dell’Illuminismo molte grandi menti erano entusiasticamente convinte che presto le Religioni semitiche sarebbero scomparse. Mai previsione fu più sbagliata.
Siamo agli albori del terzo millennio e la situazione forse è addirittura peggiorata:
La Chiesa Cattolica è ormai una multinazionale economico-finanziaria con un patrimonio in tutto il modo stimato in miliardi di dollari: interi fabbricati, singoli appartamenti, terreni, negozi, supermercati, alberghi, musei, scuole a pagamento, riserve auree, una banca tra le più forti del mondo etc ….
I suoi vertici hanno tutti gli interessi tranne quello della fede … L’unica preoccupazione è di non perdere e possibilmente aumentare i fedeli, indispensabili per la sopravvivenza di questo formidabile impero economico. A tale scopo è pronta ad “aggiustare” la dottrina a seconda dei gusti e delle voglie del popolo. Il messaggio di Cristo è ormai solo un pallido ricordo.
Ormai il succo del “nuovo” Cristianesimo è questo: “faccio tutto quello che voglio, tanto dio è buono e mi perdona e mi manda in Paradiso” ….
Il Cristianesimo attuale non brucia più vivi a fuoco lento gli avversari, ma prosegue la sua politica di dominio delle coscienze con metodi più subdoli e meno spettacolari.
L’Islam è peggiorato: la superiorità dell’islam sul Cristianesimo nel Medio Evo era che, a differenza di quest’ultimo che basava (e basa tuttora) il suo potere sull’ignoranza del popolo, non contrastava lo sviluppo ed il progresso della Scienza. Mentre in Europa mangiavamo con le mani, l’Islam produceva grandi Filosofi, Matematici, Astronomi, Medici, Geografi etc …
Ora invece nel mondo Musulmano stanno prevalendo le peggiori correnti integraliste, che intendono applicare alla lettera il Corano, favorite in questo dallo sfacelo morale del mondo occidentale.
Questo “nuovo” Islam si sta distinguendo per la ferocia disumana nei confronti del nemico: gente bruciata viva, sepolta viva, sgozzata lentamente, crocifissa e, nei casi migliori, impiccata o finita a sangue freddo con armi da fuoco.
Ormai, come ferocia, siamo al livello della Chiesa Cattolica del Medioevo.
Un successo, se non un trionfo, dell’Islam in tutto il mondo è uno scenario che potrebbe anche essere possibile, dato che i musulmani sono in continuo aumento sia per le conversioni che per la loro notevole prolificità.
Inoltre questa fede comincia ad avere un certo fascino su quelle coscienze che sono inorridite per lo sfascio morale dell’Occidente che sta trasformando in giusti e legittimi comportamenti considerati per millenni turpi ed abominevoli.
Per quanto detto, un tale deprecabile avvenimento, sarebbe la fine del progresso scientifico umano, visto il tipo di Islam sta ora prevalendo.
Concludendo, mentre una piccola parte dell’umanità è impegnata nella conquista dello spazio, nell’indagine dei segreti della materia, nella sconfitta delle malattie etc …, la maggioranza dell’umanità è ancora vittima di religioni infantili ed elementari nate tra popolazioni nomadi dei deserti del Medio Oriente: Islam, Cristianesimo ed Ebraismo.
E’ un peccato, perchè l’uomo sta finalmente iniziando a capirci qualcosa sul mistero dell’Universo e della Vita e potrebbe nascere una nuova religiosità reale, profonda e consapevole, finalmente basata sulla ragione e non sulle fantasie più sfrenate.
L’Occidente dovrebbe avere la forza di tornare alle sue vere radici che sono quelle della civiltà classica Greco-Allessandrino-Romana e liberarsi della “cultura semitica” a lei completamente estranea.
Purtroppo è però molto più facile credere in un dio antropomorfo, tanto simile all’uomo ed affidarsi a santi, angeli e madonne piuttosto che mettersi a studiare i concetti di spazio-tempo, dualismo onda-particella, relativita’ ristretta, relativita’ generale, mappatura del DNA, meccanica quantistica etc.etc….