lunedì 24 marzo 2014

Augusto Pontefice Massimo: rappresentato come mistico

Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, fu il primo imperatore di Roma, nipote e figlio adottivo dell’assassinato Giulio Cesare. La testa di Augusto, in marmo bianco alta 38 cm è conservata nella sezione ellenistico – romana del  Museo Archeologico delle Marche ad Ancona.
Venne alla luce nel 1863 durante uno scavo effettuato al di sotto del palazzo Ferretti a 9 m di profondità. La testa riproduce il modello statuario dell’Augusto velato capite, che rappresenta l’imperatore nella sua veste di Pontifex maximus con la testa coperta da un lembo della toga. Questa carica gli dava il potere di ufficiare i sacrifici in nome di Giove e, quindi, oltre alla supremazia politica, gli conferiva anche quella religiosa.
augustoL’influenza del mondo greco è ben visibile nel volto di Augusto che è privo di ogni sorta di sentimento e presenta uno sguardo perso nel vuoto (accentuato anche dalla mancanza di pupille, elemento che sarà aggiunto solamente nel 2° secolo d.C.): questi elementi elevano la spiritualità della figura considerata al di sopra degli uomini e ricercano armonia ed equilibrio nelle forme; la presenza di forze interiori avrebbero portato ad uno scompaginamento della figura. Si pensa che la testa di Augusto sia stata realizzata in una bottega romana e poi inviata ad Ancona, in quanto era consuetudine dell’ epoca inviare l’immagine dell’imperatore nelle provincie come simbolica presenza della massima autorità romana durante gli eventi più importanti.
La statua fu realizzata certamente dopo il 12 a.C., anno in cui Augusto fu per la prima volta investito della carica di Pontifex maximus. Tuttavia alcuni caratteri del volto, che rappresentano l’imperatore in età matura, segnato da rughe naso-labiali piuttosto evidenti e con le guance un po’ incavate, orientano la datazione verso la fine del suo principato (14 d.C.).
Gianluca Mengarelli, Itis Volterra Elia

domenica 23 marzo 2014

Quando Mussolini era il leader dell'estrema sinistra italiana

                                    
il 23 marzo 1919, il leader dell'estrema sinistra italiana, Mussolini, espulso per il suo interventismo dal PSI, fonda a Milano i fasci di combattimento. Il programma (scritto da un grande rivoluzionario, Alceste De Ambris) è più a sinistra di ogni altra formazione politica in Italia, (ricordiamo che il PCI è fondato da Bordiga, Bombacci e Gramsci, a Livorno, il 21 gennaio 1921). Tutti gli esponenti della nuova arte, anelante ad una nuova vita rispetto al presente troppo legato al passato, aderiscono al nuovo movimento politico. ""Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!"" Marinetti

sabato 22 marzo 2014

Via Rasella vista da un'altra prospettiva: i morti sono tutti uguali!



.....con una bomba piazzata dentro un carretto della spazzatura,Bentivegna e compagni,fulgidi esempi di combattenti a viso aperto (mimetizzati nella propria uniforme di spazzini), "spazzavano" da via Rasella in Roma 32 territoriali atesini del battaglione Bozen. Spedendoli in un attimo al Creatore,assieme ad un bambino innocente ed un innocuo passante.
I defunti ed i feriti,per la storiografia repubblicana ed i tribunali, non furono mai considerati che vittime sacrificali da offrire alla dea "resistenza".
Così si tacque,per legge,su chi fossero,da dove venissero,se avessero avuto una vita precedente ed una famiglia.
Essendo via Rasella la causa, dal dopoguerra in poi si condannò e celebrò soltanto l'effetto...le Fosse Ardeatine.
La chiesa (dalla c minuscola),comprensiva dei vari papi e vicari di Roma,mai ha pubblicamente rivolto un pensiero od una orazione a quei caduti. Pur,per quanto se ne sappia,nella maggior parte cattolici fino al momento del violento trapasso.
Non parliamo poi del povero bimbo..,addirittura messo in discussione come vittima.
Le Fosse Ardeatine hanno ottenuto,come giustamente dovuto a tutti i morti, il rispetto dovuto.
I soldati (ed i civili) di via Rasella,no.
La "democrazia" che ha vinto ha tentato di cancellarli,la chiesa pure.
La memoria degli "altri" ,no....
Vincenzo Mannello 

giovedì 20 marzo 2014

L'ultimo giorno di Rene Guenon

Risultati immagini per guènon sul letto di morte
Lettera di Michel Vâlsan a Vasile Lovinescu*

Parigi, 18 giugno 1951

Credo che abbiate già appreso, dai giornali
dalla radio, la dolorosa notizia della morte di
René Guénon, avvenuta nella notte tra il 07-08
Gennaio. Ho ricevuto la vostra lettera in data 8
gennaio e nello stesso tempo la notizia della
sua agonia. Il giorno seguente appresi che
era deceduto. Soffriva da molti mesi e aveva
cessato ogni corrispondenza verso la fine di
novembre. Soffriva di un edema a una gamba, 
causato da reumatismi. Durante il mese di dicembre,
il pericolo sembrava completamente rimosso, ma l’avvelenamento del sangue gli ha provocato un
ascesso in gola e sembra che abbia accelerato la 
sua fine, se non addirittura ne sia stato la causa. 
Ci sono
stati momenti durante gli ultimi mesi in cui, come 
vi ho detto, era chiaro che lo disturbassi e lo
affaticassi; la sua resistenza era molto diminuita. 
Ma è restato lucido fino ai suoi ultimi istanti.

Ecco alcuni dettagli molto toccanti: durante i 
suoi ultimi giorni, sembra che sapesse che stava per
morire, e nel pomeriggio del 7 gennaio ha effettuato un dhikr molto intenso, supportato al suo fianco da
sua moglie e da un membro della sua famiglia. 
Le donne erano stanche ed esauste più di lui. 
Raccontano
che in quel giorno, il suo sudore aveva
l’odore del profumo dei fiori. Infine, ha chiesto 
con insistenza il
permesso di morire, il che dimostra che avrebbe 
potuto scegliere il tempo della sua morte. 
Le donne lo
pregarono di rimanere in vita più a lungo. 
Infine, ha chiesto alla moglie: «Non posso 
morire adesso? Ho
sofferto così tanto!». Lei rispose acquiescente: 
«Con la protezione di Dio!». È morto 
immediatamente
dopo aver fatto una o due invocazioni!

Alcuni dettagli: il suo gatto, che sembrava 
in perfetta salute, ha cominciato a gemere e 
morì poche ore
più tardi. Il giorno della sua morte, René Guénon 
aveva sorpreso la moglie dicendogli che dopo 
la sua
morte avrebbe dovuto dovuto lasciare la sua 
stanza intatta. Nessuno avrebbe dovuto toccare 
i suoi libri o
le sue carte. Sottolineò che altrimenti non sarebbe 
stato in grado di vedere lei e i suoi figli, ma in 
questa
stanza intatta egli sarebbe stato seduto alla 
sua scrivania e avrebbe  continuato a verderli, 
anche se essi
non avrebbero potuto vederlo!

* Pubblicata e tradotta dal romeno dall’editore 
di René Guénon Recueil, Rosa-Croce Books, 2013; 
tratta dal sito: http:/
/esprit-universel.over-blog.com/2013/10/rené
-guénon-assis-à-son-bureau-lettre-de-michel
-vâlsan-du-18-juin-1951.html

Ci stanno uccidendo lentamente



È sicuramente la più grande crisi che la nostra generazione deve affrontare. Se non agiamo ora, sappiamo già che le barriere coralline sono destinate a sparire, gli orsi polari sopravviveranno solo negli zoo e ai nostri figli lasceremo un pianeta disastrato da alluvioni e siccità. Siamo noi la causa del cambiamento climatico ma se facciamo tutti la nostra parte, possiamo ancora salvare il pianeta e noi stessi.

In queste ore si stanno incontrando i capi di governo europei per un vertice sul clima. Vanno verso un accordo senza ambizioni e che ignora tanto il parere degli scienziati quanto tutti i segnali che la natura ci manda in continuazione. Tocca a noi fare in modo che la nostra voce sia più forte delle multinazionali che ci avvelenano dimostrando a chi ci rappresenta che noi cittadini pretendiamo un’azione forte che dimezzi le emissioni inquinanti.

Ora basta, dobbiamo impedire che questi politici e le multinazionali ci condannino a una morte 
lenta. Firma ora e manda un messaggio personale: daremo a Germania e Gran Bretagna, i paesi che più stanno spingendo per difendere il pianeta, un enorme sostegno popolare, insieme ai sondaggi che mostrano l'enorme richiesta di proteggere il pianeta, anche nei paesi che cercano di sabotare i negoziati, e poi invieremo i messaggi più forti ai media, appena prima del voto.

http://www.avaaz.org/it/eu_2030_climate_main/?bXhuReb&v=37587

L’Europa sarà decisiva per l'esito del vertice mondiale sul clima del prossimo anno a Parigi, quello che chiamano la nuova Kyoto. Ma solo se si darà fin da subito obiettivi chiari per dimezzare le emissioni, aumentare l’efficienza energetica e far finalmente esplodere la rivoluzione delle fonti rinnovabili, potremo chiedere agli altri paesi altrettanti impegni concreti. È la nostra occasione più grande per salvare il pianeta.

I grandi produttori di energia non rinnovabile hanno un’enorme influenza sui politici, e i loro lobbisti, stanno, sfruttando la distrazione generale dovuta alla crisi ucraina, potrebbero ottenere un accordo pericolosamente poco ambizioso. In questo momento, l’Europa è divisa: la Polonia e alcuni altri stati non vogliono neanche sottoscrivere i tagli del 40% delle emissioni proposti dalla Commissione per il 2030, figuriamoci il 50% indicato dalla comunità scientifica.

L’incontro è iniziato in queste ore. Lanciamo un enorme appello ai capi dei governi europei per spingerli a sottoscrivere un piano che possa salvare il pianeta, e diffondiamolo ovunque. Firma questa petizione urgente e manda il tuo messaggio all'Europa, affinché faccia da guida verso i grandi obiettivi che ci possono salvare da questo baratro:

http://www.avaaz.org/it/eu_2030_climate_main/?bXhuReb&v=37587

Negli ultimi 12 mesi il mondo intero è stato colpito da eventi meteorologici mai visti. E la comunità di Avaaz è stata pronta ogni volta a spingere i politici a fare qualcosa di concreto, come a gennaio quando 250mila di noi hanno scritto alla Commissione contribuendo a migliorare le proposte che verranno discusse proprio questa settimana. Ora dobbiamo assicurarci che quelle proposte diventino realtà.

Con speranza e determinazione.

Iain, Mary, Bert, Christoph, Marie, Alex, Alice, Ricken e tutto il team di Avaaz.

MAGGIORI INFORMAZIONI

Ue divisa su target clima ed energia (Ansa)
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2014/03/15/Ue-divisa-target-clima-energia_10237439.html

Clima, braccio di ferro nell’Ue. E il governo Renzi… (Valori)
http://www.valori.it/ambiente/clima-braccio-ferro-nell-ue-governo-renzi-7211.html

Ue, 80% cittadini concorda: lotta a cambiamenti clima decisiva contro crisi (Il Velino)
http://www.ilvelino.it/it/article/2014/03/03/ue-80-cittadini-concorda-lotta-a-cambiamenti-clima-decisiva-contro-crisi/66b29dbb-62e7-4a50-8c4d-bbe264938b8e/

Evidenza del cambiamento climatico in Europa: confermata la necessità di urgenti misure di adattamento (Agenzia europea dell’ambiente)
http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/evidenza-del-cambiamento-climatico-in

Francia, Germania, Italia e Regno Unito ad Almunia: rivedere bozza linee guida su aiuti di stato nell'energia (Eu News)
http://www.eunews.it/2014/03/17/francia-germania-italia-e-regno-unito-ad-almunia-rivedere-bozza-line...

Energia: -26% importazioni gas al 2030 in Ue con obiettivo 30% rinnovabili (ADNkronos)
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Energia--26-importazioni-gas-al-2030-in-Ue-con-obiettivo-30-rinnovabili_321343938814.html 

mercoledì 19 marzo 2014

Ammiano Marcellino "Che storie!" un greco che scrisse in latino


Ammiano Marcellino nacque ad Antiochia in Siria intorno al 330 da una benestante famiglia pagana di lingua e di cultura greca. Intraprese la carriera militare sotto l'imperatore Costanzo e partecipò come ufficiale agli ordini del magister equitum (comandante della cavalleria) Ursicino, alle campagne in Germania, nelle Gallie e in Oriente. Nel 359 si salvò a fatica quando la città di Amida fu conquistata dai parti, contro i quali combatté nel 363 al seguito dell'imperatore Giuliano. Fallita la spedizione, si ritirò a vita privata nella città natale. Dopo i viaggi in Egitto, dove studiò i geroglifici, e in Grecia, nel 378 si stabilì definitivamente a Roma, dove approfondì la conoscenza della lingua latina, che aveva imparato nell'esercito. Nell'ultimo quindicennio della vita si dedicò alla stesura della sua opera storica. Morì probabilmente a Roma nel 400 circa.
Rerum gestarum libri XXXI
La sua opera storica in 31 libri, Rerum gestarum libri, proseguiva le Storie di Tacito e narrava gli avvenimenti dell'impero romano da Nerva (96) alla morte di Valente (378). I primi 13 libri sono andati perduti; i 18 pervenutici trattano il periodo 353-378: l'uccisione di Gallo e la persecuzione dei suoi seguaci, le azioni militari di Ursicino in Oriente e il suo richiamo, i principati di Giuliano e le sue campagne di Gallia, di Gioviano, di Valentiniano I e di Valente, fino alla sua morte nella battaglia di Adrianopoli contro i Goti. Il fatto che nei primi 13 libri siano esposte le vicende di più di 250 anni e nei rimanenti 18 gli avvenimenti di solo 25 anni, indica chiaramente che Ammiano Marcellino volle narrare approfonditamente soprattutto i fatticontemporanei, dei quali era stato testimone se non partecipe.
Lo storico
Ammiano Marcellino è l'ultimo grande storico della letteratura latina, l'unico che si possa in qualche modo associare ai grandi narratori romani. Egli si riallaccia a Tacito, non solo cronologicamente, ma ancheper metodologia. "La storia ­ dice ­ è solita correre sulle alte vette degli avvenimenti e non a indagare le minuzie delle umili cose": su questa premessa egli tratta sia le vicende politiche e la vita interna dello stato sia gli intrighi di corte sia le guerre esterne. Lo legano al grande predecessore, inoltre, la narrazione di tipo annalistico, l'introduzione di discorsi, le riflessioni filosofico-morali, il senso fatalistico della storia e il cupo pessimismo sull'età contemporanea, che riserva solo amarezze e delusioni. Come lo storico greco Polibio, Ammianoinserisce nella narrazione acuti profili di popoli, descrizioni geografiche, tecniche e scientifiche; molto efficaci sono le descrizioni delle battaglie e della vita militare. Lo storico mostra libertà e imparzialità di giudizio: "Non ho mai osato corrompere sia col silenzio sia con la falsificazione la mia opera che fa professione di verità". Egli è infatti un interprete obiettivo del suo tempo, lontano da ogni eccesso e da ogni intolleranza.Acceso assertore della grandezza di Roma, "che sarà vittoriosa finché avrà uomini", ne denunzia senza remore la decadenza; è ammiratore, da fedele soldato, dell'imperatore Giuliano, cui dedica i libri dal 21 al 25, ma ne rileva puntualmente i difetti, disapprova il suo editto con cui si allontanavano dall'insegnamento i retori e grammatici cristiani e stigmatizza la sua avversione nei confronti del cristianesimo. La tolleranza religiosa è per Ammiano Marcellino indice di umanità, come per gli intellettuali antichi.
Lo stile
La lingua presenta irregolarità sintattiche e grecismi lessicali, che indicano la doppia cultura dell'autore, cosicché talvolta sembra che lo storico pensi in greco e traduca in latino. La sua narrazione è però efficace e viva, anche se risente di un insegnamento scolastico; non si deve dimenticare che Ammiano Marcellino era un militare e non un uomo di cultura.

martedì 18 marzo 2014

La piantina del papavero, o rosolaccio, è squisita!

Nutrirsi di erbe selvatiche
In dialetto veronese della Bassa di Oppeano li chiamiamo "bioni" e sono le piantine di papavero che hanno ancora da fiorire. Questa pianta veniva raccolta e lessata in acqua bollente e poi saltata in padella con aglio e olio, è una verdura squisita con un sapore unico e da provare.




La pianta di papavero quando è piccola prima che fiorisca

Sotto la pianta quando è in fioritura