giovedì 28 febbraio 2013

Saluto al Papa con parole antiche

Un saluto al Papa come lo scrisse Carducci al Pontifex Mastai Ferretti Io maledissi al papa or son dieci anni, Oggi co ‘l papa mi concilierei. Povero vecchio, chi sa non l’assaglia Una deserta volontà d’amare! Forse, ei ripensa la sua Sinigaglia Sí bella a specchio de l’adriaco mare. Aprite il Vaticano. Io piglio a braccio Quel di sé stesso antico prigionier. Vieni: a la libertà brindisi io faccio: Cittadino Mastai, bevi un bicchier! CARDUCCI, Il canto dell'amore, 1878

La storia falsa di Jesse Owens

JESSE OWENS: MITO E REALTA' Fonte: Institute for Historical Review (http://www.ihr.org/jhr/v5n1p123.html) A cura di: Mark Weber Tratto da: The Journal of Historical Review, Primavera 1984 (Vol. 5, N° 1), pag. 123-125 Jesse Owens, il popolare corridore olimpico di colore che vinse quattro medaglie d’oro ai Giochi Olimpici di Berlino nel 1936, morì nel 1980 all’età di 66 anni. Come avvenne spesso durante la sua vita, anche l’occasione della sua morte venne sfruttata dalle principali reti televisive e dai media della carta stampata per divulgare calunniose falsità già ampiamente accreditate grazie al loro ripetersi negli anni. Oltre ad aver intitolato una strada a Jesse Owens a Berlino nel Marzo del 1984, si era presentata ora un’altra occasione per le fanfaronerie mediatiche di diffondere indecenti mistificazioni. Particolarmente idiota e spregevole fu il racconto della NBC Night News di domenica 4 Marzo 1984. I miti, che di solito vengono spacciati come fatti reali, asseriscono che il cancelliere tedesco Adolf Hitler era furioso quando Owens vinse, che Hitler si rifiutò di stringergli la mano perché era nero, che i tedeschi erano imbarazzati perché la vittoria di Owens “smentiva” l’idea tedesca sulle differenze razziali ecc. Owens invece fu acclamato dai berlinesi nello stesso entusiastico modo riservato agli atleti tedeschi. Lo stesso Owens disse che, in un occasione, mentre era allo stadio, arrivò in vista di Hitler: “ quando passai davanti al Cancelliere, egli si alzò, facendo un gesto di saluto nei miei confronti ed io gli ritornai il gesto “. Per quanto riguarda il presunto snobba mento, i fatti riguardanti raccontano una storia molto diversa da quella che normalmente si sente. Hitler era sul suo palco durante il primo giorno delle gare quando Hans Woelke conquistò il record olimpico nel lancio del peso e, tra l’altro, divenne il primo tedesco a vincere un campionato olimpico di atletica leggera. Su richiesta di Hitler, Woelke assieme al vincitore del terzo posto, un altro tedesco, vennero portati al palco per ricevere le personali congratulazioni del Cancelliere. Subito dopo Hitler salutò personalmente tre finlandesi che vinsero le medaglie nella corsa dei 10.000 metri. Poi si congratulò con due donne tedesche che vinsero il primo e secondo posto nel lancio del giavellotto femminile. L’unico altro evento programmato per quel giorno era il salto in alto che era previsto sul tardi. Quando tutti i saltatori tedeschi furono eliminati, Hitler lasciò lo stadio all’imbrunire sotto un cielo che minacciava pioggia e non fu presente a salutare i tre vincitori, tutti statunitensi, due dei quali erano neri. Hitler se ne andò perché era tardi e non perché non voleva salutare nessuno. Inoltre all’ora che Hitler se ne andò non poteva sapere se i vincitori finali fossero bianchi o neri. Il Conte Bailet-Latour, presidente della Commissione Olimpica Internazionale, inviò un messaggio al leader tedesco dicendo che, in qualità di ospite d’onore ai Giochi, egli doveva congratularsi con tutti o con nessuno. Così quando Jesse Owens vinse la finale dei 100 metri il giorno dopo, egli non venne pubblicamente salutato da Hitler e non lo furono nemmeno gli altri vincitori di medaglie in quella o altre discipline. Qualsiasi accenno al fatto che i tedeschi erano “imbarazzati” per le vittorie dei non-bianchi ai Giochi di Berlino è ridicolo. Jesse Owens viene rappresentato in primo piano in Olympia, il documentario ufficiale dei Giochi. Il capolavoro cinematografico di Leni Riefenstahl dedica anche parecchia attenzione a molti altri non-bianchi, inclusi gli eccezionali atleti giapponesi. La stessa cosa viene rappresentata nel lussuoso libro semiufficiale illustrato che commemora i Giochi, Die Olympische Spiele 1936 (i giochi olimpici 1936), pubblicato dalla Cigaretten-Bilderdienst. Jesse Owens viene rappresentato sette volte in questo libro, più di qualsiasi altro atleta e viene definito con ammirazione come “il più veloce del mondo”. Un ampia foto nel libro riporta la cesellatura dei nomi dei vincitori in granito allo stadio e nella foto si distingue “Owens U.S.A.”. Nonostante le notevoli prestazioni di Jesse Owens e di altri atleti di tutte le razze, la Germania vinse più medaglie d’oro di qualsiasi altra nazione, “vincendo” di fatto le Olimpiadi, un fatto solitamente ignorato nelle discussioni che riguardano i Giochi del 1936. In una lettera del 14 Marzo 1984 al direttore della rete televisiva tedesco-occidentale ZDF, l’ex atleta tedesco Walther Tripps protestò per un falso resoconto dato da una rete televisiva tedesca che affermava che Adolf Hitler non salutò pubblicamente Owens perché era un negro. Tripps fu lui stesso un grande staffettista ai Giochi del 1936. Dopo l’invio della lettera, Tripps affermò verbalmente che dopo le Olimpiadi, Hitler invitò tutti i vincitori olimpici, incluso Owens, ad un ricevimento presso la Cancelleria del Reich. Hitler si congratulò personalmente e strinse la mano a ciascun vincitore, incluso Owens, che confermò la cosa in varie occasioni. Questo il testo della lettera di Tripps: Al Direttore della ZDF (secondo canale televisivo tedesco) OGGETTO: Trasmissione “Heute” (oggi) del 10 Marzo 1984 Durante il racconto sullo scoprimento della targa stradale “Jesse-Owens-Allee” davanti allo Stadio Olimpico di Berlino, il vostro presentatore fece un affermazione totalmente non vera. Egli ripeté la stupida menzogna che nel 1936 Adolf Hitler si rifiutò di incontrare l’impareggiabile Jesse Owens, quattro volte vincitore olimpico, a causa del colore della sua pelle e della sua discendenza dalla razza nera. Sembra che il presentatore cercasse di mettere in chiara evidenza la cosidetta dottrina dell’odio razziale. Questa storia non è solo fantasia ma una misera menzogna. Oggi la verità è soppressa presumibilmente per ragioni politiche. Ma essa non morirà. Ci sono troppi testimoni contemporanei. Io sono uno di quelli. In effetti Adolf Hitler ricevette e si congratulò con i vincitori dei Giochi Olimpici del 1936 al posto d’onore dello Stadio Olimpico. Gli 800.000 spettatori giornalieri, inclusi molti visitatori stranieri, applaudirono entusiasticamente l’avvenimento. La D.ssa Gisela Mauermayer (che vive oggi a Monaco), Tilly Fleischer-Grothe (che vive oggi a Lahr), Gerhard Stoeck (che ive oggi ad Amburgo) e altri, erano tra quelle persone omaggiate. Fu inoltre disposto di omaggiare nello stesso modo il grande ed indimenticabile Jesse Owens. Ma a quel punto, il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Conte Bailet-Latour, fermò l’intenzione di Hitler facendo notare che questa pratica era in conflitto con le norme del Comitato. Il Conte, comunque, non ebbe niente da obiettare al fatto che si tenesse questo tipo di ricevimento congratulatorio alla Cancelleria del Reich. Il Dr. Karl Ritter von Halt, presidente del Comitato Olimpico Nazionale tedesco e capo dell’associazione tedesca di atletica, confermò in seguito questi fatti durante un incontro di ex membri della squadra tedesca. Io ero uno dei presenti a questo incontro a Stoccarda, con l’indimenticabile Ritter von Halt, che si tenne poco tempo dopo il suo rilascio dal campo di concentramento di Sachsenhausen gestito dai russi (tra le altre cose, in quel campo vi morirono l’attore Heinrich George e l’allenatore Dr. Netz). Erano anche presenti Borchmeyer (che gareggiava nella corsa finale contro Owens e che ora vive a Francoforte), Blask, Hem. Tilly Fleischer, la D.ssa Gisela Mauermayer, il Dr. Metzner, Hornberger, Stoeck, Syring, Dessecker e molti altri. Possono tutti testimoniare la verità. I fatti verranno pubblicati nella rivista degli “Sport Clubs degli ex Campioni Tedeschi”. Come ha giustamente affermato il Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Daume durante la cerimonia a Berlino, l’onore appartiene a coloro che lo meritano. I personaggi che usano il microfono per diffondere menzogne sullo schermo televisivo non appartengono a questo genere. Firmato: Walther Tripps A onor del vero, Jesse Owens stesso non diede mai alcun contributo ad alimentare il mito. Egli sottolineò ripetutamente il calore col quale fu ricevuto in Germania e la sua gioia durante quei giorni a Berlino. Ma non poté impedire che altri lo usassero come simbolo, sia in vita che in morte, per la calunniare la Germania per motivi loro. Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI

lunedì 25 febbraio 2013

I culti misterici legati ai santuari Greci

La sacralità nonché tutta la religiosità dell'Occidente nasce dal pensiero Greco, nulla di nuovo sotto il sole ( sembra un paradosso, ma la scienza nasce in parallelo con il sacro, l'aspetto mistico e sciamanico è la Via della conoscenza da cui scaturirò la tecnica) "Io arrivai ai confini della morte, posai il piede sulla soglia di Proserpina, e poi tornai indietro passando attraverso tutti gli elementi: nella notte vidi risplendere il chiaro fulgore del sole; mi avvicinai agli dèi inferi e a quelli del cielo, e li adorai da vicino." (Apuleio, Metamorfosi, XI, 23) I Misteri dell'antichità classica erano culti iniziatici che miravano ad assicurare agli adepti un più diretto contatto col divino attraverso un'esperienza mistica indimenticabile, capace di trasfigurare la loro esistenza. L' iniziazione ai Misteri era una pratica segreta parallela ai culti ufficiali che offriva, prima di Cristo, consolanti prospettive di salvezza e rinascita. Questi riti entrarono nella storia dell'uomo a partire dal VII secolo a.C. e, con l'eccezione dei culti mitraici, erano aperti anche alle donne, che nella comunanza misterica trovavano uno specifico e rispettato ruolo. I misteri più famosi del mondo greco erano i Misteri eleusini, legati al culto di Demetra e Kore. Accanto a questi, sono da ricordare quelli legati al culto di Dioniso, sfociati poi nell'Orfismo, i misteri dei Cabiri in Samotracia, quelli di Zeus Ideo a Creta e di Ecate ad Egina. Nel sincretismo religioso tipico dell'età ellenistica, e più tardi romana, ebbero notevole importanza le religioni misteriche di origine orientale: i culti di Cibele e Attis , di Iside e Osiride e i Misteri di Mitra. I culti misterici erano contraddistinti da elementi comuni, il più importante dei quali era la segretezza: l'accesso era vincolato a una cerimonia di iniziazione, rito indispensabile alla piena partecipazione al culto. Non era lecito conoscere i segreti della divinità prima dell'iniziazione e, in seguito, non era permesso rivelare ai profani quanto si era visto e appreso (e proprio questo vincolo al silenzio ha fatto sì che giungessero fino a noi solo notizie incerte e frammentarie). L'iniziazione avveniva per gradi, con accesso allo stadio superiore solo dopo aver superato quello precedente, e culminava nella solenne celebrazione notturna in cui l'adepto realizzava l'unione con la divinità. I culti avevano inoltre in comune l'aspetto rituale delle cerimonie che consistevano in esperienze individuali e collettive, con danze, invocazioni, penitenze, abluzioni purificatrici, digiuni, esibizione di oggetti sacri e preghiere. Un'altra componente di alcuni riti era, secondo alcuni studiosi, l'uso di allucinogeni, finalizzato a favorire l'estasi mistica. Tuttavia non tutti sono d'accordo con questa ipotesi, e neppure esiste un'uniformità di vedute sul tipo di sostanza psicotropa eventualmente assunta dai partecipanti ai misteri. Frequente era anche il riferimento all'agricoltura, con il parallelismo simbolico alle vicende naturali di morte e rinascita, tipiche “stazioni” di ogni iniziazione. Le pratiche specifiche che ogni culto osservava, invece, erano diverse: dalle danze orgiastiche ed estatiche dei Misteri dionisiaci, il cui effetto era accresciuto dal digiuno o da sforzi fisici prolungati, ai riti sanguinosi che prevedevano l'evirazione dei sacerdoti e cerimonie di possessione nel culto di Cibele. L'aspetto più visibile delle celebrazioni misteriche era legato al piano emozionale, poiché con tali cerimonie si intendeva provocare un'esperienza che rimanesse indelebile nella mente di chi vi si accostava. L'azione sconvolgente sulla psiche dell'adepto era in gran parte dovuta al carattere duplice dell'esperienza misterica, alla continua alternanza di gioia e paura. Buona parte dei rituali utilizzati nelle iniziazioni erano infatti volti a suscitare turbamento e anche vero e proprio terrore, con il fine di rendere il più intenso possibile il sollievo che seguiva a queste prove. In tal modo, il contrasto tra l'esperienza sconvolgente e la conclusione rasserenante rappresentava simbolicamente la rinascita dell'anima e l'iniziato, grazie a questo passaggio dalle tenebre alla luce, avvertiva con più forza il valore salvifico dell'esperienza cui si era sottoposto. Ma il rito di iniziazione non consisteva in una pura e semplice esperienza emozionale: numerose fonti testimoniano il compiersi di una vera e propria forma di “trasmissione”. Più problematico è determinare quale fosse l'effettivo contenuto di tale trasmissione: le fonti sono abbastanza unanimi nell'affermare che alla base dei misteri stesse uno hieròs lògos, un racconto sacro, nel quale venivano narrati particolari aspetti del mito legato alla divinità tutelare o erano enunciate caratteristiche della divinità stessa che sfuggivano alla conoscenza dei profani. Nell’Antica Grecia gli dei e le dee del suo pantheon controllavano le forze della natura, venerate nei santuari e nei templi con preghiere e sacrifici vegliavano sulla quotidianità dei mortali. Tuttavia, parallelamente a questa religione ufficiale, esistevano altri culti mistici, spesso relativi alla fertilità, risalenti a prima dell’epoca classica. I più celebrati erano i Misteri Eleusini, che erano tenuti molto segreti, c’era il rischio di condanna a morte per chi fosse stato scoperto a spiarne i riti, e l’adepto che ne avesse rivelato i segreti poteva subire la confisca dei beni. Ma gli iniziati erano talmente motivati a rispettare il loro giuramento, in cambio della vita eterna, che tutt’ora molti di questi misteri restano tali. Gli studiosi hanno ricostruito un quadro frammentario dei Misteri Eleusini, grazie a qualche riferimento, spesso indiretto, letto nei testi antichi e agli scavi che hanno riportato alla luce il grande santuario di Eleusi. Nel tempio di Demetra (il Telesterio), gli archeologi hanno rinvenuto sculture e dipinti su vasi che illustrano alcuni riti. Il rituale si ispirava alle vicende della dea Demetra e di sua figlia Persefone , rapita da Plutone, dio degli Inferi.

venerdì 22 febbraio 2013

Mitra suggerirà il nome del nuovo Pontefice

Istruzioni per eleggere il Papa UN MITREO SOTTO LA CAPPELLA SISTINA Istruzione per eleggere il Papa Tratto da:-IL CAPPELLO DEI MAGI- di Luigi Pellini ed. Aurora Verona 2002 Per approfondire il mitraismo uno storico dell'arte ci viene in aiuto, chiarendoci molti aspetti di questo strano ed antico culto sviluppatosi parallelamente nel Mediterraneo con l'inizio del cristianesimo. In "Orto aperto" di Federico Zeri, nel capitolo "Enigmi della Sistina" troviamo: <<...Venni a sapere, ad esempio, che il colle del Vaticano, ai tempi dell'Impero,era il centro dei culti di Cibele e di Mitra, tanto che in alcune città il Quartiere dove era situata la grotta di questa divinità redentrice si chiamava allora Vaticanum (come a Lugdunum, l'odierna Lione). Mi fu insegnato anche i sette gradi dell'iniziazione mitraica (da un signore di origine balcanica), di cui il più alto (a suo avviso)corrispondeva ad una carica simile a quella del vescovo cristiano: il suo nome era Pater Patratus ,cioè Papa ,e mi assicurava che a Roma il Papa di Mitra risiedeva in Hortis Vaticanis. Nel corso di una visita alla Biblioteca Vaticana mi chiese quale fosse l'origine di quello che è il più vistoso attributo nelle immagini di San Pietro, le due chiavi, non lo sapevo, e allora mi mostrò, li accanto, due statue provenienti da un santuario mitraico, e raffiguranti il Dio Padre, per così dire, di quella teologia, Aiòn, che non soltanto è munito di due enormi chiavi, ma ha i suoi piedi di gallo, l'animale legato per antica tradizione al Principe degli apostoli. Non per nulla ,il campanile dell'antica Basilica Vaticana era sormontato, prima della demolizione cinquecentesca, da un enorme gallo metallico. Del resto, aggiunse, i legami tra Cristianesimo e il Mitraismo erano indicati anche dal giorno di Natale ,il 25 dicembre, che già secoli prima di Cristo era considerato il giorno della nascita di Mitra, la divinità munita di cappuccio frigio rosso. Non sarò qui a riferire quali fossero le sue conclusioni; egli era certo che l'attuale Cappella Sistina occupa il medesimo luogo dove si trova la massima grotta mitriaca di Roma, quella in cui si celebrava il Pater Patratus (ipotesi questa molto seducente ma che, a verificarla, bisognerebbe procedere ad una indagine archeologica sotto l'attuale livello di quello straordinario monumento). In seguito mi dedicai alla lettura di tutto ciò che esiste su Mitra, la Magna mater, Atys, Sabazio, aiutato e consigliato dal massimo specialista del campo, l'olandese Maarten Vermaseren; e man mano che mi inoltravo in quel misterioso e inquietante panteon ne rimasi talmente affascinato da dimenticare le ricerche sulla Cappella Sistina e sui tanti interrogativi che essa pone. A confronto con momenti indimenticabili ,come la visita al mitreo di Ptui in Slovenia (l'antica Petovio).................. >> Nonostante questo Federico Zeri ,dopo la sua morte ,dona una piccola parte delle sue collezioni ai Musei Vaticani costituita per la gran parte: in un ritratto proveniente da Fayum e da una nicchia di una tomba ipogea proveniente da Palmira.

Lo stato Italiano dovra accollarsi anche le spese del conclave per eleggere il nuovo Papa

Conclave 2013: ma quanto ci costi? Dal 1929 i Patti Lateranensi obbligano lo stato italiano a sostenere i costi del conclave. Facciamo i conti in tasca alla prossima rielezione del papa. Claudio Tanari 4,5 milioni di euro. Questo ci costerà «salvaguardare l'immagine della Nazione e della sua Capitale nel Mondo» garantendo «il massimo dell'assistenza a tutti i pellegrini» in occasione dell'ormai prossimo conclave. Sono i passaggi chiave della missiva al presidente del Consiglio Mario Monti con cui il sindaco di Roma Gianni Alemanno batte cassa con una certa urgenza. Dal 28 febbraio trasporti pubblici, nettezza urbana, Protezione civile, dispositivi mediatici (maxischermi, accoglienza) e naturalmente servizi di sicurezza a cura della Polizia di Roma Capitale dovranno affrontare un incremento delle presenze turistiche che qualcuno ha valutato del 10% superiore alla media attuale. Tutto, rigorosamente, a carico dello stato italiano. Sono i Patti Lateranensi, bellezza, e tu non puoi farci niente... Nell'articolo 21 si recita infatti: «Cura, inoltre, l'Italia che nel suo territorio all'intorno della Città del Vaticano non vengano commessi atti, che comunque possano turbare le adunanze del Conclave» formula vaga ma cogente che sobbarca dei costi dell'evento la collettività. Così è dal 1929, così venne confermato nel 1984 da Bettino Craxi buonanima. L'emanazione del provvedimento che metterà a disposizione di Roma Capitale il discreto malloppo - in tempi, ricordiamolo, non proprio di vacche grasse - non manca, del resto, di un certo appeal politico: un sindaco lontanissimo dalla sua rielezione potrebbe lucidare un'immagine opaca ed appannata grazie alla gestione accorta dell'effetto-conclave; e il premier Monti rafforzerebbe vieppiù il suo profilo di uomo della Curia. 4,5 milioni. Rispetto agli 8 del conclave del 2005 un bel risparmio. Riflesso di sensibilità sociale? Solidarietà vaticana rispetto alle difficoltà del paese? No. Stavolta, com'è noto, mancheranno i funerali. Claudio Tanari

giovedì 21 febbraio 2013

Il Vaticano S.P.A. luogo di perdizione

Stralcio estratto dall'articolo di Ludovico Polastri titolato "Una sparizione fatta passare per sequestro" http://www.bacchiega.it/articolo%20orlandi.htm l’incredibile intervista rilasciata dal cardinale Silvio Oddi al quotidiano “Il Tempo”. Emanuela Orlandi – disse il cardinale – non venne sequestrata all’uscita dalla scuola di musica ma quella sera tornò a casa a bordo di un’automobile di lusso sulla quale ripartì. L’ignoto accompagnatore attese la ragazza alla Porta di Sant’Anna, uno degli ingressi della Città del Vaticano, probabilmente (dice Oddi) per non farsi vedere dalle guardie svizzere che avrebbero potuto riconoscerlo”. Spiega poi Oddi: “Non ho nessuna idea di cosa possa essere successo alla ragazza, ma è noto che molte fanciulle occidentali che spariscono vanno poi a finire negli harem e nei bordelli d’Oriente”. L’Avv. Bacchiega in una sua trasmissione riprende questa pista commentandola approfonditamente. Questa ipotesi chiamava in causa come attore principale il poroprato Julius Paetz, all’epoca stretto collaboratore di Papa Voityla, che faceva parte del cosiddetto “can polacco” (capeggiato da monsignor Dziwisz) e ben noto come pedofilo nell’entourage del Santo Padre a tal punto che il Papa stesso fu costretto ad allontanarlo: era accusato di aver abusato sessualmente di alcuni giovani seminaristi e di averne insidiati altri, nel corso degli anni ottanta. Sembra anche che avesse un debole per le minorenni ed in particolare per Emanuela Orlandi che era molto conosciuta, per gli incarichi che aveva suo padre presso la Santa Sede, da tutti i monsignori dell’epoca. Sembra che i due avessero una relazione e che il frutto di questo rapporto stesse per fiorire nel grembo di Emanuela. E’ evidente che una tale notizia avrebbe creato non poco subbuglio nell’ambiente pontificio. Bisognava in qualche modo porre rimedio. A quei tempi i lavori sporchi di una certa entità erano appaltati ad una banda di delinquenti che avrebbero legato la loro fama ad una serie di efferate imprese criminali nell’aera romana: la banda della Magliana al cui capo, in questo periodo, c’era Renato de Pedis, Renatino. A lui sembra fu affidato il compito della sparizione della ragazza. Del resto fu appurato, grazie alle intercettazioni e confessioni della sua amante e moglie del calciatore della Lazio, Giordano, che era invischiato in un traffico di minorenni slave e italiane. Si spiegherebbe così anche il sequestro antecedente della povera Mirella. Renatino fu ampiamente gratificato per questa operazione al tal punto che gli fu riservata con tanto di lettera firmata dal cardinal Poletti un posto per l’eternità, per i servigi fatti al Vaticano, nella basilica di Santa Appollinare in Roma, dove tutt’ora giace. Una telefonata pervenuta ad una nota trasmissione che si occupa di persone scomparse invitava gli inquirenti ad andare a vedere chi (o cosa) c’era sepolto in realtà in quella tomba, cosa a cui il Vaticano si è sempre opposto. Passata la buriana al padre di Emanuela fu riservato un importante incarico all’interno dello IOR. Di Manuela Orlandi, come di Mirella Gregori non si seppe più nulla. Di sicuro non si trattò di un sequestro perché i rapitori non portarono mai prove dell’esistenza in vita delle ragazze. Si trattò invece di una sparizione operata dal Vaticano stesso. Sembra altrettanto improbabile che il Papa non sapesse nulla della vicenda. Penso che questa storia rimarrà sempre avvolta nel mistero anche se questa che ho descritto è la pista più affidabile.

lunedì 18 febbraio 2013

Monti l'uomo menzogna

L’UOMO MENZOGNA. MONTI CI HA PRESI IN GIRO ANCHE CON IL CANE: ERA AFFITTATO DALLA ENDEMOL, NON UN TROVATELLO Pubblicato il 18 febbraio 2013 da giorgio Il 6 febbraio scorso il lugubre Mario Monti provava a svelare il suo cuore tenero e la sua vena animalista adottando un cagnolino preso da un canile davanti alle telecamere della trasmissione “Invasioni Barbariche”, condotta da Daria Bignardi su La7. Nessuno si commosse per la vicenda, essendo palese l’ipocrisia del premier speditoci dall’Europa, intenzionato a fare campagna elettorale sfruttando il delicato tema dell’abbandono degli animali domestici. La rete impazzì, facebook venne immediatamente invaso dalle foto in cui si vede il povero cagnolino in braccio a Monti con un’espressione visibilmente terrorizzata, avendo evidentemente capito con chi ha a che fare. Scoppiò la mania del “toto-nome”, si moltiplicarono i sondaggi dall’intento ironico e scherzoso in cui ci si chiedeva come il Prof avrebbe chiamato il cane (Imu? Choosy? Spreed? Loden? ecc.). Alla fine Monti optò per Empy, diminutivo di Empatia. Oggi però sappiamo che, strano a dirsi, è stata tutta una presa in giro. Monti non ha affatto adottato un cane trovatello di un canile, ma semplicemente ha preso in braccio un cane affittato dalla trasmissione. Una recita, in pratica. A rivelarlo è stata la stessa Daria Bignardi su twitter