martedì 5 febbraio 2013

1924 Lettera a Padre Pio da D'Annunzio

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1924, D'Annunzio scrive a Padre Pio:
“Mio fratello, so da quante favole mondane, o stupide o perfide, sia offuscato l’ardore verace del mio spirito.
E perciò m’è testimonianza della tua purità e del tuo acume di Veggente l’aver tu consentito a visitarmi nel mio Eremo, l’aver tu consentito ad un colloquio fraterno con colui che non cessa di cercare coraggiosamente se medesimo. Caterina la Senese mi ha insegnato a “gustare” le anime. Già conosco il pregio della tua anima, Padre Pio. E son certo che Francesco ci sorriderà come quando dall’inconsueto innesto prevedeva il fiore ed il frutto inconsueti. Ave. Pax et bonum. Malum et pax” 
G. D’Annunzio

sabato 2 febbraio 2013

I poteri occulti del Vaticano, uno stato che vive di intrallazzi e di espedienti, calpestando la dignità umana

Giovanni Battista Montini (Paolo VI) e Felix Morlion: chi erano costoro? Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini nasce alle ore 22 del 26 settembre 1897 a Concesio nei pressi di Brescia. Analizzando con più attenzione il parentado troviamo che da parte di madre, tra gli Alghisi, le presenze massoniche non mancano, tant'è che sui loro tombali, nel cimitero di Verolavecchia, si trovano dei bassorilievi di indiscutibile simbologia massonica. Nella Basilica di San Pietro a Roma, sulla porta in bronzo detta "Porta del Bene e del Male", inaugurata nel giorno del suo compleanno nel 1977, Paolo VI si è fatto ritrarre dallo scultore Luciano Minguzzi sul pannello 12, di profilo con le mani giunte e munite di guanti. Sul guanto della mano sinistra era scolpita una stella nel cerchio che nel linguaggio massonico rappresenta il pentalfa, simbolo di colui che si dedica a grandi imprese. Ma la stella nel cerchio è anche la stella delle BR. Quella rappresentazione di Paolo VI suscitò le ire dei prelati più tradizionalisti che ne imposero la rimozione e la sostituzione. Ma se ne trova documentazione fotografica sull'inserto speciale de L'Osservatore Romano di domenica 25 settembre 1977, a pagina XI. Montini (Evola lo ebbe a scrivere che il futuro Paolo VI era un prelato legato ai sevizi segreti americani) di "grandi imprese" ne ha fatte molte: tra queste ricordiamo quella del lontano 1942, quando da Segretario di Stato ha organizzato per conto di Earl Brennan dell'OSS, i servizi segreti americani durante la seconda guerra mondiale, una rete spionistica che utilizzava la struttura diplomatica del Vaticano per far giungere a Washington le mappe dell'industria bellica giapponese. Operazione nota col nome in codice di Progetto vascello. La seconda impresa è stata quella di aver permesso la fuga dei criminali nazisti, fascisti e degli ustascia croati: Montini aveva sotto la sua supervisione l'ufficio che rilasciava i documenti per l'espatrio dei "rifugiati". Una rete di complicità lavorava per impedire la cattura di personaggi come Walter Rauff, l'inventore delle camere a gas mobili; questo criminale venne usato congiuntamente dal Vaticano e dagli americani, dal 1944 al 1949, con lo scopo di mettere in piedi un'organizzazione capace di far fuggire molte migliaia di agenti Gestapo ed SS, da usare in seguito in funzione anticomunista. Usarono per i loro loschi traffici dalla Caritas Internationalis, al vescovo Alois Hudal del Collegium Teutonicum, al prete Krunoslav Draganovic, consigliere del dittatore croato Ante Pavelic. Questa rete era chiamata la "via dei conventi". Ma chi era Felix Andrew Morlion?: domenicano belga fondatore del servizio segreto dei cattolici europei, la Pro Deo con base a Lisbona ha avuto ottimi rapporti con i servizi segreti americani sin dal 1943 quando si alleò con William Donovan capo dell'OSS che gli aprì un'ulteriore base negli Stati Uniti e poi nel 1944 un'altra direttamente in Vaticano, utile anche per passare informazioni sulla situazione sul fronte tedesco. Nel 1945 segretario di Morlion è Giulio Andreotti, che diventerà il deus ex machina della politica italiana e considerato dagli autori di uno studio sulla Massoneria The messianic legacy di Michael Baigent e Henry Lincoln, come uno dei triumviri del Priorato di Sion. Nel dopoguerra Morlion opererà nel nostro Paese con il suo nucleo di spie in funzione anticomunista e stabilirà stretti rapporti con l'Accademia del Mediterraneo americano del massone della Gran Loggia degli Alam, Giovanni Francesco Alliata di Montereale, arrestato nel 1974 con l'accusa di cospirazione dal giudice Giovanni Tamburino che indagava sulla Rosa dei venti. Nel 1968 si interessò alle attività di Morlion, Mino Pecorelli, futuro direttore di OP, che sull'ultimo numero di Mondo d'oggi fece uscire una foto in cui apparivano il padre domenicano con tre uomini della CIA: i quattro erano in compagnia dei ministri Giuseppe Spataro e Mariano Rumor; inoltre il giornale annunciava un articolo sensazionale sui rapporti intercorsi tra la Gestapo, la CIA, il Vaticano, i servizi segreti di tre Paesi della NATO, la Fiat, la Montecatini, la Michelin, la Bata, l'ambasciatrice americana Mary Luce e l'ordine dei domenicani. In seguito ci fu un'interpellanza parlamentare del senatore della sinistra indipendente Luigi Anderlini sui rapporti tra SIFAR e la Pro Deo che chiedeva l'allontanamento di Morlion dall'Italia. Il fondatore della Pro Deo alla fine degli anni Sessanta aveva preso contatto con l'Aginter press di Yves Guerin Serac a Lisbona. Serac è uno dei più grandi provocatori del nostro tempo, esperto di operazioni coperte anticomuniste.
Padre Morlion lo troviamo anche nell'inchiesta sull'attentato a Giovanni Paolo II, in quanto abitava in via Pola 23 a Roma in un appartamento sovrastante e identico nella planimetria, a quello del bulgaro Serghej Antonov, accusato da Ali Agka di essere uno dei suoi complici. Ma quella casa fu frequentata anche da Francesco Pazienza e Michael Leeden, il primo uomo della P2, legato a Santovito direttore del SISMI e piduista a sua volta, il secondo esponente dell'amministrazione Carter e successivamente  di quella di Reagan, esperto di terrorismo e mediatore ufficioso tra i servizi segreti americani e quelli italiani, vicino ad ambienti altolocati della P2. Nelle sue visite in Italia risiedeva nell'appartamento di Ferdinando Pavone, uomo legato alla società Agusta, alla Theodore G. Shackley (Tgs), ex capo stazione CIA a Roma negli anni Sessanta. Il Pavone inoltre tramite la Fma di Vaduz operava poi attraverso la Banque de Commerce et Placements (Bcp) sempre di Vaduz.
Dietro seduto il Sen. a VITA Giulio Andreotti alla presentazione dei corsi della ProDeo a cura di Padre Andrew Felix Morlion. Anno 1948-9. Estratto dall'articolo: Toni Negri studiò nel Collegio dei gesuiti a Padova By Anonimo - http://lombardia.indymedia.org/node/45654/pdf Published: 04/05/2012 - 00:52

Un F-16 scompare e non lascia nessuna traccia

Casa mai può essere successo?
Disperso un F-16 Usa Frammenti di carbonio in mare Si teme che il guasto sia stato talmente improvviso da non consentire al pilota di lanciarsi dal velivolo 29 gennaio, 10:12 Un caccia F-16 statunitense, decollato dalla base di Aviano, ha perso il contatto radio al largo di Cervia (Ravenna) ed è presumibilmente caduto in Adriatico. Tracce di carburante sono state ritrovate dai mezzi della Capitaneria di Porto di Ravenna nel tratto di mare antistante al ravennate tra Lido di Savio a nord e Cervia a sud. Le ricerche della Capitaneria a questo punto si concentrano in questo braccio di mare. Si teme che "il guasto sia stato talmente improvviso e grave da non dare al pilota il tempo di reagire e di azionare il dispositivo che permette di eiettarsi, una volta accertato che l'aereo non può arrecare rischi per la popolazione". E' quanto ritengono fonti qualificate dell'aeroporto "Pagliano e Gori", che ha la giurisdizione sulle operazioni di volo della Base statunitense di Aviano. Questo elemento, con il passare delle ore, fa crescere la preoccupazione per le sorti del pilota dell'F16 statunitense precipitato ieri sera in Adriatico. Nella Base Usaf di Aviano, da dove il velivolo era decollato, c'è grande, comprensibile, apprensione. Alle ricerche partecipano anche militari partiti nella notte da Aviano, sia del 31° Fighter Wing, sia dell'Aeronautica militare italiana. Sono proseguite tutta la notte le ricerche del caccia F16 che si è inabissato ieri nel mare Adriatico. Verso le 4 un peschereccio di Cesenatico ha recuperato alcuni frammenti di carbonio che potrebbero appartenere al velivolo, anche se al momento né del pilota né dell'aereo c'é traccia. Sulla zona insiste una leggera foschia che, secondo chi conduce le operazioni di ricerca, dovrebbe alzarsi nel corso della mattinata. Alle ricerche ora partecipa anche il nucleo sommozzatori della Capitaneria di porto di San Benedetto del Tronto, che collabora così con le motovedette delle Capitanerie di Cervia, Ravenna, Cesena e Rimini. Si sta setacciando una porzione di mare che si concentra tra il Lido di Cervia e quello di Savio, dove la scorsa notte erano state trovate scie di carburante. L'aereo risulta ufficialmente disperso, sono in corso le sue ricerche, in primo luogo da parte degli stessi caccia che erano in formazione con l"F-16. Alle ricerche partecipano anche uomini della Guardia costiera, con il coordinamento della centrale operativa di Roma delle Capitanerie di Porto. Ha segnalato un "problema" non specificato il pilota del caccia F-16 statuntense di cui si sono persi i contatti. Lo ha appreso l'ANSA da fonti qualificate dell'aeroporto 'Pagliano e Gori' di Aviano (Pordenone), da cui il velivolo è decollato. L'ultima comunicazione con la torre di controllo risale alle ore 20.00 di ieri sera. Finora nessuna traccia né di eventuali rottami del velivolo né del pilota. Non sono state trovate nemmeno scie di carburante. Sul posto dalle 20.40 sono presenti diverse motovedette della Capitaneria di Porto partite prima da Cervia e poi dai porti delle province limitrofe. La zona è stata sorvolata anche dai tre aerei che erano decollati poco dopo le 18 per un volo di addestramento assieme a quello poi disperso. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/01/28/Persi-contatti-caccia-16-Usa-forse-caduto-Adriatico-_8154015.html

Ricordo di Berto Ricci, l'anarchico fascista

Risultati immagini per Berto ricci
"Ricordo quando Mussolini, che in quel momento era al meglio di se stesso e seguiva con molta attenzione anche quei giornaletti che segnalavano le tendenze - tutte gia' di fronda - delle nuove leve fasciste, ci convoco' a Palazzo Venezia. Eravamo tutti eccitatissimi, salvo Berto. Forse per l'occasione il Duce aveva letto gli articoli dell'ultimo numero del nostro giornaletto e ne discusse coi singoli firmatari. A me che ne avevo scritto uno contro il razzismo, disse: "Giusto. Il razzismo e' roba da biondi". Poi chiese a Berto, che insegnava matematica, perche' criticava la riforma Gentile. E Berto, senza tanti complimenti: "Perche' ispirata all'idealismo cui dobbiamo tre o quattro generazioni di dilettanti, i quali conoscono tutte le teorie sul tornio, ma non sanno come lo si usa". Il Duce parve colpito da quelle parole, poi gli chiese: "Voi eravate anarchico, vero?". "Militante - rispose Berto - fino a due anni fa". Il Duce lo fisso' sorpreso, poi fece sorridendo: "Pure io, anche se non militante"." (INDRO MONTANELLI)

Le metamorfosi meschine dei politici

Prof Monti, mister Hyde e altre metamorfosi di Alessandro Robecchi | 31 gennaio 2013Commenti (52) Più informazioni su: Angelino Alfano, Campagna Elettorale, Liste Pulite, Mario Monti, PDL, Roberto Maroni, Sondaggi Elettorali.
Share on oknotizie Share on print Share on email More Sharing Services 100 Scegliete voi: o qualcuno ha sciolto dell’acido negli acquedotti, oppure è in corso la campagna elettorale. Attenzione. Il fatto che sia in corso una campagna elettorale, non esclude per niente che scorra Lsd dai rubinetti: il combinato disposto delle due cose risulta, in effetti, micidiale. E però non si spiegano altrimenti alcuni spettacoli improvvisati sul proscenio della vita politica. La storia del professor Monti e di Mister Hyde è abbastanza rivelatrice e non si può spiegare che con una misteriosa pozione. Egli, dopo aver aumentato ogni tipo di tassa possibile e immaginabile, si ritrova a dare l’assalto alle tivù promettendo di abbassare le tasse. I conduttori, probabilmente anche loro sotto l’effetto di sostanze psicotrope, annuiscono come se fossero pronti a crederci. La campagna elettorale spinge il professore a un gesto contro natura: sembrare simpatico, cosa che non gli riesce, ma, come dire, apprezziamo il tentativo. Si è pure fatto riprendere con in braccio un bimbo poco più che neonato. Probabilmente era il regalo di un padre allo stremo: “Senta, visto quanto posso detrarre di assegni familiari, questo se lo tenga lei”. Sorriso, flash, ecco il Monti umano. Andiamo, è possibile crederci? Eppure. Altro bell’esempio di metamorfosi è Bobo Maroni. Sentirlo citare Che Guevara mette un brivido meraviglioso, come sentire Don Rodrigo che apre un’agenzia matrimoniale. “Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso”, recita a memoria dalla giungla bergamasca, con quel cipiglio da statista delle valli che rimanda a una vecchia micidiale battuta di Beppe Viola: “Per essere un genio dovrebbe essere tutto diverso”. E nessuno che gli ricordi altre massime, tipo “El niño che non estudia non es un buen revolucionario”, detta peraltro ai tempi in cui non si potevano comprare le lauree in Albania. Di tutte le metamorfosi disponibili, quella della Lega è la più strabiliante: è bastato agitare due scope e pensionare il vecchio leader per completare un restyling che ad altri avrebbe preso anni. Delle cose che avevano promesso, dall’indipendenza al federalismo, ne hanno realizzata una sola: la ristrutturazione del terrazzo della casa di Bossi. Ora, il problema non è di facile soluzione: chi è meno presente a se stesso, i leader in corsa disposti a dire qualunque cosa, o i loro interlocutori televisivi? O gli elettori che ci cascano? Poi, ovvio, gli effetti della campagna elettorale agiscono in modo diverso su ogni organismo. Angelino Alfano, per esempio, ha sviluppato l’arguzia. Alla domanda su come mai pulendo le liste del Pdl si fossero dimenticati più di una ventina di indagati/condannati/rinviati a giudizio, si è lanciato in un ragionamento avvitato/carpiato di notevole fattura. Argomentando (allacciate le cinture) che si tratta di una vittoria, perché pulendo – anche pochino – le liste, hanno levato alla sinistra un argomento per la campagna elettorale. “Abbiamo vinto”, ha detto proprio così, vincendo per ko tecnico, dal momento che ogni italiano in ascolto si è alzato dal divano con le mani alzate, rendendo omaggio, se non al talento, almeno all’abilità attoriale: è riuscito a dirlo senza ridere. Giorno per giorno, i sondaggi ci dicono quale performance ha pagato di più, quale non ha funzionato, quale ha fatto un po’ smottare il consenso. Una specie di hit parade delle cazzate che si segue con il fiato sospeso. In attesa della disintossicazione che comincerà il 26 febbraio. Il Fatto Quotidiano, 31 Gennaio 2013

Quella volta che Igor Stravinsky

"Igor Stravinsky, a Papa Paolo VI che gli chiedeva cosa la Chiesa potesse fare a favore della musica, rispose: Santità, restituisca alla musica i castrati".
In effetti la Chiesa incoraggiò e tollerò una pratica che pure, in teoria, avversava e puniva con la scomunica e che - già in forte declino - si concluse sul finire del XIX secolo e agli albori del successivo perché, nonostante i divieti frattanto ribaditi anche dalle leggi civili, continuavano a succedere strani "incidenti". Perciò si decise di non assumere più castrati nei cori. A parziale discolpa si deve aggiungere che, per secoli, gli evirati furono al centro di autentico e infervorato divismo. I più abili erano popolarissimi - come vedremo meglio, proseguendo nell'analisi del fenomeno e del contesto - e vietare sul serio la castrazione sarebbe stato quasi come proibire, oggi, il gioco del calcio. Fa orrore, certo... Ma un aspetto su cui ci soffermeremo sarà proprio questo: ciò che oggi suscita tanto raccapriccio fu, per secoli, considerato normale e addirittura auspicabile (vedremo che in pratica erano i familiari stessi a chiedere di evirare i bambini, spinti dai maestri di canto e attirati dal miraggio di fama e ricchezza).

Parmigianino: L'alchimista pittore visto da Bevilacqua

Parmigianino: l'alchimia come arte Del Parmigianino, non come valente artista rinascimentale, ma addirittura come membro influente di un poco noto Circolo Alchemico, parla lo scrittore Alberto Bevilacqua nel suo libro La festa parmigiana, avvalendosi anche di appunti dello storico dell'arte Maurizio Fagiolo dell'Arco… «… E ancora, per le mortizze si raccontava del Circolo Alchemico che sopravviveva, dal Cinquecento, in capanne tra i pioppi. Gli adepti si ispiravano a Francesco Mazzola, il Parmigianino, e anche Ligabue li andava ascoltando: «Ripetetemi» gli chiedeva «come fu e non fu con la Madonna dal collo lungo»; cercava di imitarla, ma non gli veniva che una leonessa senza collo. Altri pittori, come lui di mano celesta, benché ignorati, si presentavano alle case dei possidenti, leggendo il salvacondotto del Circolo Alchemico, che conservava potere di sortilegio: "Io sono, o signori, un esimio Negromante, filosofo et alchimista, quale avendo con molto studio latinamente appreso cose de l'arte magica..." Le dicerie sostenevano che il Parmigianino ricomparisse ai Salici di Capitello, accoppiandosi con la donna della sua Astrologia, tra i simboli del teschio e della sfera armillare. La terza notte di giugno, ammassati i barconi di fronte a Sermide, in prossimità di Isola Schiavi, si stendevano dall'una all'altra imbarcazione le assi di un palcoscenico, che oscillava coi lumi sulle acque, per rappresentare, del mitico Francesco, l'Autoritratto allo specchio... » Da La festa parmigiana (Rizzoli editore, pag. 68)