mercoledì 18 luglio 2012

Quello che non si conosce di Fausto Bertinotti

Amico di Mario D'Urso, uno dei migliori amici di Jacob de Rothschild. Catto-teocrate. Nel 1965 si sposa secondo il rito cattolico. A fine ottobre 2007 ha regalato 60.200 Euro al Vaticano. Nel 2006 era il quarto politico più ricco della Camera. È tifoso del Milan di Silvio Berlusconi (membro della P2 e vicino a Cosa Nostra e a C.L.). Europeista in quanto europarlamentare. Sostenitore del governo di Carlo Azeglio Ciampi (membro degli Illuminati italiani), condanna nel 1993 il Partito Democratico della Sinistra (P.D.S.) perché ritenuto un non troppo zelante sostenitore di Ciampi (che andò al governo con P.D.S., D.C., P.S.I., P.L.I., P.S.D.V., F.D.V. e P.R.I.). Segretario dal 1994 al 2006 del P.R.C., come oggi è Paolo Ferrero. Sostenitore di Nichi Vendola (che era anch'egli nel P.R.C.). Nel 1990-1991 si oppone al P.D.S., ma poi... magicamente la poltrona è pronta e il 10 maggio 1993 vi si iscrive! Nel 1996 fa votare al P.R.C. I candidati scelti da Romano Prodi (membro dell'Aspen Institute Italia, del Gruppo Bilderberg, della Massoneria e degli Illuminati italiani). Prima di decidere miracolosamente di far cadere il governo Prodi nel 1998, Bertinotti voto in suo favore dal 1996. Andrea Di Lenardo

martedì 17 luglio 2012

La truffa dell'euro

L’euro e la spremitura dei poveri... Scrive Giuseppe Turrisi: “.. la Gran Bretagna è com-proprietaria della BCE ma non adotta l'euro. A tal proposito rivolgiamo la domanda a tutti quelli che dicono che non c'è nessun guadagno ad emettere moneta, ci dovrebbero spiegare che utilità ha la banca centrale della Gran Bretagna ha possedere il 15,98% delle azioni della BCE? Già quando ci fu l'ingresso nell'euro ci fu puzza di bruciato poiché il cambio deciso, 1 euro = 1936,27 lire, dava l'idea di qualcosa che non tornava, un rapporto quasi di uno a due che di li a poco avrebbe dato la sensazione che i prezzi raddoppiassero e gli stipendi si dimezzassero; purtroppo non fu solo una sensazione…”
Continua: http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2012/07/linghilterra-possiede-il-1598-della-bce.html

lunedì 16 luglio 2012

I mali dell'Italia: avere persone come Napolitano ai vertici dello stato

Borsellino: “Napolitano deve dimettersi il suo è un attentato alla Costituzione” "Un gesto che come conseguenza deve avere la messa in stato d'accusa" del Capo dello Stato. Così il fratello di Paolo commenta la decisione del Quirinale di sollevare il conflitto d'attribuzione nei confronti della Procura di Palermo davanti alla Corte costituzionale
Articolo tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/16/salvatore-borsellino-napolitano-deve-dimettersi-suo-gesto-e-attentato-alla-costituzione/295711/

domenica 15 luglio 2012

Medicina e santuari Mediterranei

L'arte di guarire ovvero medicina ermetica e spirituale
Anche la guarigione può avvenire per via umida e per via secca. Come dire che il miracolo ci riconduce alla via secca, all'improvviso come per un'illuminazione si può guarire, Magari passando da un santuario (nel Mediterraneo fino alla conclusione della romanità esistevano molti santuari... la Grecia ne contava una decina, come l'Egitto, ma in generale vicino alle grandi città esistevano santuari di guarigione). La danza e il canto accelerano l'equilibrio verso la salute, come d'altra parte immergersi nella preghiera o nel dialogo con una divinità accresce le nostre possibilità lente o immediate (ma sempre pronte) di guarigione. La medicina, che sembra apparentemente essere molto più avanti di un tempo, è sempre più impotente e imprecisa (vedi questione vaccini). Forse la gente non muore più di grandi pestilenze, ma i malati gravi sono quasi occultati, gli ospedali ne rigurgitano, gli ospizi accolgono persone ridotte a stati vegetanti, gli ambulatori giornalmente sono percorsi da sofferenti con la conseguenza che il sistema sanitario prospera e tutto quello che è connesso alla cura e alla farmaceutica prospera ancora di più; sebbene, spesso, sia palesemente inutile se non addirittura dannoso. Una lotta contro la temuta morte, la non accettazione di essa, ma sopratutto il rincorrere l'eterna giovinezza. Quasi sempre è la mente malata che lentamente ammala il corpo, ma anche la malattia deriva da una carenza dell'anima. In un'epoca come questa, che ha perso la spiritualità, è inevitabile che tutto si ripercuota; oggi più che mai! Siamo tutti bisognosi d'amore di compassione, di vera convivialità. Calati nel nostro ruolo, siamo incapaci di aprirci e di lasciare le paure; temiamo oggi più che mai la morte, la vecchiaia, la decadenza fisica, vogliamo per puro egoismo rimanere giovani vedendo solo noi stessi. Per fortuna che esiste la morte, come a dire: non dobbiamo preoccuparci maniacalmente del nostro corpo fisico, solo e sempre noi o meglio IO. La salute è soprattutto frutto di equilibrio e di accettazione, pensiamo a vivere scoprendo e conoscendo noi stessi e i misteri che albergano nel profondo della nostra mente; noi come piccolo frammento di un tutto che si dovrà disperdere e morire per vivere in eterno sotto migliaia di altre forme. Ribadendo che la medicina funziona in modo efficace se esiste un rapporto magico che lega il malato a colui che lo deve curare. Ama e fai cio che vuoi!

mercoledì 11 luglio 2012

Se non si può con l'Iran invaderanno prima l'alleato

La Siria si sta preparando a una possibile invasione
LUGLIO 11, 2012 LASCIA UN COMMENTO Chris Marsden WSWS 9 luglio 2012 La Siria effettua esercitazioni militari che simulano un’invasione, in risposta alle minacce sempre più grandi da Washington e dai suoi alleati nella regione. Questa grande esercitazione, che ha avuto inizio sabato, si basa sullo scenario di una reazione all’aggressione straniera e coinvolge forze aeree e di terra e veri lanci di missili. Il ministro della difesa Dawood Rajiha ha detto che le forze navali dimostrano “un alto livello di addestramento al combattimento e capacità di difendere la costa siriana contro ogni possibile aggressione.” La Turchia ha ripetutamente inviato aerei da guerra e truppe di terra vicino al confine, dopo che la Siria aveva abbattuto un aereo da ricognizione F-4 Phantom, il 22 giugno. Le incursioni oltre il confine dell’esercito libero siriano, basato in Turchia, sono sempre più frequenti, e ora sono frequenti le scaramucce lungo il confine libanese. L’agenzia SANA ha detto che le truppe siriane hanno sventato dei tentativi di intrusione nel paese, attraverso il confine, da parte di uomini armati provenienti dalla Turchia e dal Libano, venerdì; una delle schermaglie ha causato la “morte o il ferimento di decine degli armati intrusi.” Nella provincia di Idlib, a un gruppo armato è stato impedito di entrare dalla Turchia, nei pressi di Harem, ha aggiunto SANA, causando la morte di diverse persone. Sabato, tiri di mortaio dalla Siria hanno colpito dei villaggi nel nord del Libano, le perdite erano ancora da determinare. Il Nord del Libano è una base consolidata delle forze di opposizione al governo di Bashar al-Assad, e il paese si è rapidamente polarizzato in due campi, replicando le divisioni della Siria. Le milizie armate sunnite in Libano sono mantenute e rifornite da Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Turchia, e sono utilizzate sia contro Assad in Siria, che contro il governo del primo ministro Najib Mikati e l’alleato Hezbollah, quest’ultimo è un alleato dell’Iran e della Siria. L’ex primo ministro Hariri ha denunciato il governo Mikati per il suo silenzio sui morti del fine settimana, dicendo che è stato “nominato per facilitare tali crimini.” Il capo del blocco parlamentare del Movimento del Futuro, Fouad Siniora, ha definito il governo “complice di chi commette crimini e omicidi [...] la via è aperta al governo di salvezza, prima che sia troppo tardi.” Venerdì, Parigi ha organizzato un incontro degli Amici della Siria, che è stato ancora una volta boicottato da Russia e Cina. Il fine settimana precedente, un incontro a Ginevra ha concordato un piano di transizione per la Siria, evitando di chiedere le dimissioni di Assad quale presupposto per un governo di transizione. Mosca e Beijing sono contrarie a questa richiesta, sulla quale Washington insiste. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno fatto delle dichiarazioni che affermano che la Russia aveva accettato, in linea di principio, le dimissioni di Assad, ingaggiando un confronto diplomatico che è uscito allo scoperto a Parigi. Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha detto che alcuni paesi occidentali avevano chiesto a Mosca di concedere al presidente siriano Bashar Assad asilo diplomatico, la proposta è stata fatta per la prima volta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, durante i negoziati del 1° giugno, al presidente Vladimir Putin. “Da parte nostra, abbiamo pensato che fosse uno scherzo e abbiamo risposto con una battuta: e perché invece non dovreste essere voi, tedeschi, a prendervi il signor Assad“, ha detto Lavrov a una conferenza stampa con il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle. Era “un po’ sorpreso” quando l’idea è stata sollevata nuovamente, in occasione della riunione di Ginevra. A Parigi, il ministro degli esteri Hillary Rodham Clinton ha esortato i partecipanti a “farla pagare” a Russia e Cina per aver aiutato Assad. “Vi chiedo di rivolgervi a Russia e Cina, e non solo ad incitare, ma ad esigere che si mettano da parte e comincino a sostenere le legittime aspirazioni del popolo siriano“, ha detto. “Io non so se Russia e Cina credono di pagare un prezzo qualsiasi, niente di niente, stando a fianco del regime di Assad. L’unico modo per farle cambiare, è che ogni nazione qui presente faccia sapere direttamente e con urgenza, che la Russia e la Cina dovranno pagarla.” Il primo ministro del Qatar, Sheikh Hamad bin Jassim al-Tani, ha chiesto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sia messo da parte. “Siamo pronti ad associarci a ogni sforzo di qualsiasi genere per liberare il popolo siriano dalla tragedia in cui è immerso“, ha detto. Sabato, l’inviato speciale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha rilasciato un’intervista a Le Monde, in cui ha detto che gli sforzi per trovare una soluzione politica alla crescente violenza in Siria erano falliti. Clinton ha arraffato la sua osservazione per sottolineare i suoi attacchi. In Giappone, ha detto che l’ammissione di Annan sul fallimento del suo piano di pace “dovrebbe aprire gli occhi di tutti.” “I giorni sono contati” per Assad, ha detto. “Quanto prima si riesce a porre fine alle violenze e ad iniziare un processo di transizione politica, quanto non solo meno persone moriranno, ma ci sarà la possibilità di salvare lo stato siriano da una tempesta catastrofica, che sarebbe molto pericolosa non solo per la Siria, ma per l’intera regione.” Sebbene tutte le fonti di informazione abbiano fatto di tutto per affermare che il termine “attacco catastrofico” si riferiva agli attacchi dell’opposizione, la minaccia di fondo è chiara. L’intervista con Annan, infatti, esprime un certo grado di frustrazione e rabbia da parte sua contro la diretta ingerenza militare in Siria, già intrapresa da Stati Uniti e dai loro alleati Turchia e Stati del Golfo. Si lamentava che se la Russia e l’Iran sono presentati da alcuni come ostacoli alla pace, “non parleranno che quei paesi che inviano armi, soldi e hanno una presenza sul campo.” “Tutti questi paesi dicono di volere una soluzione pacifica, ma intraprendono azioni individuali e collettive che minano il senso stesso delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza“, ha detto. Ha definito ciò “concorrenza distruttiva.” Il 3 luglio, una riunione del gruppo di opposizione siriana al Cairo, ha fatto capire il tipo di regime che le potenze occidentali stanno cercando per sostituire i baasisti Assad. Come per la Libia prima di essa, l’opposizione è vista come una forza democratica, ma in realtà è dominata da elementi islamisti, ex elementi del regime e agenti dei servizi segreti occidentali. Cairo è stata anche dominata dai tentativi di proiettare un’immagine di questo tipo, i rapporti ufficiali si concentravano sulle dichiarazioni politiche che giuravano che la Siria post-Assad avrebbe avuto un sistema di governo “repubblicano, democratico, civile, pluralista.” Tuttavia, la conferenza che ha riunito 250 persone è stata una faccenda movimentata legata alle differenze profonde sul sostegno all’intervento militare imperialista, sulla natura non democratica del Consiglio Nazionale siriano, il più importante fronte filo-occidentale, sull’influenza dei Fratelli Musulmani e sul rifiuto di fare concessioni alla popolazione curda in Siria. Un leader tribale importante di Homs, Abdel-Ilah al-Mulham, ha insistito sul fatto che la Siria deve diventare uno stato islamista. “La rivoluzione proviene dalle moschee, poi, con tutto il mio rispetto per le minoranze, vogliamo uno stato civile ma dobbiamo anche ricordare che oltre l’80 per cento della Siria è musulmana“, ha detto. Si è opposto alle leggi che garantiscono la parità tra uomini e donne, in quanto contrarie alla legge islamica. Il CNS è stato contrastato nel suo ruolo di leader dell’opposizione nominato dagli imperialisti, in parte perché è composto da esuli che non hanno legami con la Siria, e in parte a causa delle sue implicazioni politiche. Il CNS è stato accusato dal Comitato di coordinamento nazionale siriano (CCNS) di essere un fronte della Fratellanza Musulmana, mentre il CNS ha denunciato il CCNS come troppo legato al regime, per essersi opposto all’intervento militare della maggioranza. Gli attivisti curdi hanno organizzato l’allontanamento dalla riunione, perché i curdi non sono stati riconosciuti come una minoranza distinta. Una rissa è esplosa e dei colpi sono stati scambiati. Mashouk Morshed, uno dei leader del Consiglio nazionale curdo siriano ha dichiarato: “Non torneremo alla conferenza e questa è la nostra ultima parola. Siamo un popolo perché abbiamo una lingua e un religione, e questo è ciò che definisce un popolo.” Il Comitato Generale della Rivoluzione siriana, un gruppo eterogeneo di 44 “blocchi” rivoluzionari stabilitosi in Siria, ha abbandonato prima dell’inizio della riunione. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I segni premonitori

Credo che questo fatto sia da considerare premonitore dei tempi, un sistema parlamentare che sta andando in frantumi, proprio nel parlamento dei deputati, proprio la Camera che dovrebbe rappresentare dell'Italia la saggezza attraverso la via elettiva. E' solo una fonte di spesa!
Crolla affresco dell'Ottocento nella sala della Lupa a Montecitorio Nella notte ha ceduto parte del dipinto della volta raffigurante l''Allegoria di Roma' di Ignazio Perricci. Già effettuati sopralluoghi dalla direzione per i Beni Culturali del Lazio che provvederà ai primi interventi di ripristino Stanotte è crollata parte dell'affresco della volta raffigurante l''Allegoria di Roma' nella sala della Lupa al secondo piano di Montecitorio. Si tratta di un dipinto del 1884 di Ignazio Perricci. Sono già stati effettuati sopralluoghi dalla direzione per i Beni Culturali del Lazio che provvederà a breve ai primi interventi di ripristino. I danni non riguardano la parte figurativa dell'opera e, a quanto si apprende, coinvolgerebbe una superficie di meno di un metro quadrato (su un totale di 25 metri quadrati dell'opera). Ignazio Perricci dipinse l''Allegoria di Roma' per celebrare la consacrazione di Roma capitale. Nell'affresco si riconoscono l'Italia, rappresentata da una figura femminile con la corona turrita, e Roma, simboleggiata dalla Lupa. Fra le nuvole sono tratteggiati alcuni episodi della storia nazionale, come l'incontro del 1860 fra Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano. In basso si legge ''A Roma ci siamo e vi resteremo'', frase pronunciata dal re appena arrivato nella capitale pontificia.

lunedì 9 luglio 2012

Siria: audacia russa, cecità occidentale

Riporto questo interessante articolo di M. Blondet che fotografa la situazione e ci informa di fatti che la quasi totalità dei giornalisti omette. Se non ci riusciranno entro l'estate ogni altra opzione è possibile, compresa una guerra apocalittica, che vede il nostro paese esposto in prima linea a causa delle innumerevoli basi Nato disseminate sul territorio. Siria: audacia russa, cecità occidentale
Maurizio Blondet 26 Giugno 2012 Dopo lo F-4 SuperPhantom abbattuto dalla contraerea siriana il 22 giugno, un altro aereo turco (di soccorso) è stato preso di mira: così dice il governo di Ankara, con l?aggiunta: l?azione «non resterà impunita». La situazione si arroventa di nuovo, dopoche sembrava essersi placata. Con strani ondeggiamenti da parte del governo Erdogan. Da una parte, la proclamata decisione di invocare gli articoli della NATO che obbligano i membri dell?alleanza a entrare in guerra accanto all?alleato colpito; dall?altra qualche ammissione che sì, l?aereo abbattuto era entrato nella spazio aereo siriano, però «per sbaglio», e «solo per cinque minuti». Con curiosa insistenza si ripete che l?F-4 era un aereo da ricognizione. Invece è un caccia-bombardiere supersonico, vecchio sì, ma rammodernato nell?avionica dagli israeliani. Ciò che non si dice, e che non troverete sui nostri media, è che l?aereo turco stava partecipando ad una delle più grandi manovre militari congiunte tenute dagli americani e dai suoi alleati musulmani nell?area, Arabia Saudita e Turchia, Giordania e persino Pakistan, francesi, italiani, eccetera. Si parla di 12 mila uomini di 19 Paesi, navi e aerei tutti a ridossso della Siria . La colossale esercitazione si chiama qualcosa come «Leone all?Erta», ma ha un nome arabo, «El-Assad el-Mutaahib», tanto per mandare un messaggio al dittatore di Damasco, che si chiama Bashar Al-Assad. La parte che riguarda i turchi si chiama Anatolian Eagle 2012/2 (una Anatolian Eagle 2012/1 è già avvenuta a marzo: queste manovre si susseguono senza sosta) e, come si legge nel comunicato ufficiale del Pentagono, il suo scopo è il seguente: «Condurre tutta una serie di missioni aeree comprese l?interdizione (sottinteso di sorvolo, ossia la «no fly zone»), l?attacco, la superiorità aerea, la soppressione della difesa aerea, il ponte aereo, il rifornimento in volo, la ricognizione» . Un programma completo di invasione ? naturalmente umanitaria. Ecco, il F-4 turco ben fornito di elettronica rasentava lo spazio aereo siriano «in ricognizione». Interessante anche il comunicato della US Air Force, che non troverete sul Corriere della Sera, e che spiega il gioco di guerra: «La Forza Blu, che comprendono gli Usa, l?Italia, gli Emirati, la Spagna, la Turchia e la NATO, perfezioneranno le capacità delle loro forze allargate contro la Forza Rossa di F-16, F-4 e F-5 guidati da piloti turchi». (L?Avion Turc Abattu En Syrie Ses Deux Pilotes UneTentative Avortée De Pénétrer La Défense Aérienne Syrienne) Farà piacere ai patrioti sapere che anche le nostre forze aeree partecipano a questo programma di intimidazione; e che siamo i «Blu», il che nelle manovre militari è il colore dei Buoni. «Una provocazione capace di scatenare una guerra», così su RiaNovosti ha detto Leonid Ivashov, il noto presidente dell?Accademia dei problemi geopolitici a Mosca: «Hanno utilizzato la stessa tattica in Libia e in Yugoslavia (...) Se il governo turco non cede alle pressioni americane, questo incidente sarà risolto per via pacifica. Ma se approfittano di questa provocazione per scavalcare le forze di sicurezza dell?Onu ed attaccare, la guerra sarà inevitabile». Che non si tratti di una valutazione privata di Ivashov (generale dell?epoca sovietica, nello Stato Maggiore), lo ha confermato il ministro della Difesa russo Sergei Lavrov: «Una replica dello scenario libico in Siria non sarà ammesso, e noi (i russi) lo possiamo garantire». E non ha mostrato alcuna simpatia quando, dopo l?abbattimento, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu gli ha telefonato a Mosca. Se sperava che da Mosca venisse una censura a Damasco, è rimasto a bocca asciutta. Tanto più che ? come ha subito precisato il sito israeliano DEBKA Files ? a centrare il SuperPhantom turco è stato uno dei nuovi sistemi di contraerea fornito dai russi anche per difendere la loro base navale di Tartus (l?abbattimento è avvenuto sopra Latakia, che sta a 90 chilometri dalla base russa). (Newly-supplied Russian Pantsyr-1 anti-air missile used to down Turkish warplane) Si tratta «dei missili Pantsyr-1, autopropellenti e a medio raggio», ha scritto DEBKA, «un?arma capace di tirar giù un aereo che voli a quota superiore a 12 chilometri, come un missile da crociera. L?unità responsabile dell?agguato (sic) è la 73ma brigata della 26ma Divisione Anti-Aerea dell?esercito siriano...». E poi il sito ebraico aggiunge: «siccome questo sofisticato armamento è stato consegnato al regime di Assad solo da poche settimane, si deve ritenere che l?equipaggio locale non abbia finito l?addestramento e sia ricorso all?assistenza degli istruttori russi per spararlo (...) ultimamente, aviogetti militari turchi compiono missioni quasi quotidiane lungo la costa siriana. Apparentemente, Mosca e Damasco hanno deciso che era tempo di finirla con queste missioni, che fra l?altro spiavano i rifornimenti di armi russe transitanti dalle basi russe di Tarus e Latakia». Giudiziosa deduzione. È da mesi ? da quando Vladimir Putin è stato rieletto alla presidenza ? che Washington (e i suoi servitorelli) tratta il governo russo come se non ne riconoscesse la legittimità, anzi se nemmeno esistesse. La Cia ammette pubblicamente di armare i cosiddetti ribelli in Siria. Hillary Clinton accusa il Cremlino di inviare ad Assad elicotteri da combattimento «per stroncare la rivolta» (mentre in realtà sono consegne di un vecchio contratto). I legittimi interessi della Russia in Siria non vengono riconosciuti. All?interno stesso della Russia, l?ambasciatore americano McFaul (un esperto in rivoluzioni colorate) coltiva ostentati rapporti con la variegata «opposizione» anti-Putin, la quale viene in molti casi finanziata da fondazioni americane collegate ai due partiti, repubblicano e democratico. Da ultimo Londra, obbedendo con zelo alla richiesta americana, ha cancellato l?assicurazione di una nave russa partita dal porto baltico di Kaliningrad sospettata di portare armamenti in Siria. Una serie di umiliazioni deliberate, inflitte perchè a Washington si calcola che Mosca, potenza in declino, non possa nè voglia rischiare una guerra guerreggiata con l?immane superpotenza. Eppure il calcolo s?è mostrato ripetutamente sbagliato. Nel 2008, quando Usa e Israele armarono la Georgia fino ai denti, addestrandone le truppe, e spingendola a riprendersi manu militari le due provincie russofone di Abkazia e Sud-Ossetia, sicuri che Mosca avrebbe subito con la coda fra le gambe; e Mosca invece accettò la sfida con mano pesante, con mezzi aeronavali e di terra imponenti, non limitandosi e difendere le due enclaves ma passando all?offensiva nella Georgia stessa con l?occupazione della città di Gori, e praticamente schiacciando l?esercito georgiano coi suoi «istruttori» israeliani (anche allora l?attaco era stato preceduto da una grande manovra militare americo-israeliana in Georgia, chiamata Caucasian Milestone: ciò aveva messo sull?avviso i russi, che per questo avevano già posizionato notevoli forze a ridosso della zona). Un?altra lezione dimenticata fu l?audace colpo di mano russo in piena guerra del Kossovo, mentre la NATO bombardava Belgrado ed entrava con le sue truppe nel Kossovo. Era il giugno 1999, e la vittoria occidentale sembrava completa, quando 200 commandos russi (originariamente stanziati in Bosnia-Erzegovina come Caschi Blu) operarono una penetrazione-lampo ed occuparono di sorpresa l?aeroporto di Pristina (la capitale kossovara), impedendo di fatto l?atterraggio degli aerei logistici americani e occidentali. Il vostro sottoscritto giornalista era lì, e si ricorda ancora l?aria strafottente, da veterani, dei soldati russi a cavalcioni sui loro vecchi cingolati, e fu impressionato della loro ? come definirla? ? attitudine bellica: sapevano quel che facevano, quel che rischiavano, ed erano pronti ad andare fino in fondo, se ne ricevevano l?ordine. Di fatto, erano circondati dalle forze Nato, assolutamente preponderanti. Ma i nostri soldati, al confronto, sembravano soldatini di piombo: belli, con le loro mimetiche ed automezzi nuovi fiammanti e mai usati, prontissimi ad una grande esercitazione militare; ma quelli a cavalcioni sui vecchi cannoni, non stavano facendo un?esercitazione. Facevano la guerra. Sappiamo adesso che il comandante supremo americano della Nato, Wesley Clark, fuori di sè (una carriera rovinata...), ordinò di riconquistare l?aeroporto con la forza ? ingiungendo l?attacco a 500 teste di cuoio britanniche e francesi; ma allora furono gli inglesi a disobbedire all?ordine, e il generale britannico Mike Jackson disse a Clark: «Non ho intenzione di cominciare la terza guerra mondiale per voi». Anche quella volta la Russia reagiva ad una umiliazione deliberata: aveva chiesto di partecipare alla operazione di peacekeeping (successiva alla sconfitta serba) in un suo settore indipendente dalla Nato ? a garanzia del regime di Belgrado ? e ricevuto un oltraggioso rifiuto ? dopotutto, la Russia era economicamente un paese in rovina, debole e costretto alla passività, secondo le valutazioni Usa. Invece, col colpo di mano di Pristina, Mosca rovesciò la situazione ed inflisse una umiliazione vergognosa a chi voleva umiliarla. Temo che gli americani non capiranno mai queste genere di lezioni, per via dell?ineliminabile «angolo cieco» insito nel loro iper-militarismo. Dall?episodio di Pristina, è parso evidente a chi scrive che nelle accademie di Russia le sorprese temerarie, le astuzie audaci, gli stratagemmi sostenuti dal coraggio estremo sono imparati come parte integrante del mestiere delle armi, e vi si apprende «l?arte della guerra» secondo Lao Tsu e secondo Clausewitz, ossia senza mai dimenticare che la guerra deve giungere ad un risultato politico. Insomma tutto ciò di cui manca la dottrina militare americana, e che cerca di sostituire con la forza schiacciante e la superiorità assoluta, la tecnologia avanzata e costosissima, e ? da ultimo ? la forza bellica non come strumento, bensì come surrogato unico della politica. L?abbattimento dell?F-4 turco da parte dei siriani (o meglio, dei loro istruttori russi) ha dimostrato che Mosca ha piazzato in Siria un sistema anti-aereo dall?archiettura a maglie mobili, dunque non facilmente localizzabili (ciò ha sorpreso gli occidentali) ? e capace di sfidare la loro pretesa supremazia aerea. Ha mostrato che non occorre una forza assoluta per strappare un successo politico. Ha intaccato la presunzione su cui si basa tutta l?aggressività americana nei numerosi teatri in cui opera, di possedere la assoluta dominance del cielo, e certo ha fatto tremare qualche alto burocrate in divisa al Pentagono che pensa alla carriera: «far paura», dopotutto, non è il cuore dell?arte della guerra? Inoltre, per dirla con Bhadrakumar (che è stato ambasciatore indiano ad Ankara ed oggi è un acutissimo analista), «ha mandato una serie di segnali alla Turchia e ai suoi alleati occidentali»: «Che il sistema di difesa anti-aerea siriano è efficace e letale», e può infliggere gravi perdite ad una no-fly zone sul modello di quella attuata in Libia; «Che la Turchia pagherà un prezzo se intensifica la sua interferenza in Siria; che la superiorità turca ha dei limiti, e che la crisi siriana può far esplodere una crisi bellica regionale». (Syria puts double whammy on Turkey) Ovviamente questo è il rischio: che il gioco combinato dell?astuzia audace contro la presunzione di superiorità totale occidentale finisca per scatenare anche senza volerlo la «terza guerra mondiale» paventata dal generale britannico che si rifiutò di attaccare i russi a Pristina. Del resto, il sistema di comando occidentale, in questa fase di crisi profondissima dell?impero americano, non è affatto unitario: e se certo Obama non vuole una nuova guerra mentre affronta le elezioni presidenziali, e persino Israele è prudente sulla questione siriana, non mancano forze (Da Wall Street alla lobby petrolifera) a cui invece una crisi «regionale» pare utile ? se non altro perchè il prezzo del petrolio cala e, siccome la quotazione del dollaro è agganciata al greggio, è necessario rincararlo. C?è da tremare quando si comprende che ad Obama, queste forze non obbediscono e puntano sul suo successore, un qualunque guerrafondaio repubblicano che prosegua le politiche neocon. È ancor più agghiacciante constatare che gli uni e gli altri poteri americanisti sono mossi da motivazioni futili, senza visione. Le reti dedicate alla «demolizione soft» della Russsia di Putin sono pienamente all?opera, continuano a mestare per il «regime change» a Mosca, e sono fra quelle che non obbediscono ad Obama (ma chi gli obbedisce, dopotutto, in America?). La loro psicologia è ben illustrata da un articolo di tale Pavel Felgenhauer, un pubblicista russo molto (troppo) esperto di cose militari che ora è passato nella Jamestown Foundation (un think tank americanista molto ostile a Putin) ed ospitato in Asia Times: Internal crisis shapes Putin's foreign policy In breve, Felgenhauer punta il dito sulla situazione sociale interna alla Russia, che ritiene gravissima ed esplosiva; cita a sostegno della sua tesi un Center for Strategic Studies (CSS) basato a Mosca ? creazione di Mikhail Dimitriev, un economista ed ex parlamentare russo oggi anti-Putin, il quale è stato uno dei capi del Carnegie Center di Mosca ? un?emanazione della Fondazione Carnegie americana: praticamente, uno dei centri della sovversione anti-russa cita un altro dei suoi centri, e per concludere quanto segue: Vladimir Putin sta «cercando di compensare i suoi fallimenti politici interni con una politica estera populista» e aggressiva, rendendo la suddetta politica estera «meno realistica e sempre più dottrinaria», anzi «erratica e irrazionale». Senti chi parla, verrebbe da dire. Ma non basta. «Invece di perseguire pragmaticamente gli interessi nazionali russi di lungo termine,», scrive Felgenhauer, «il Cremlino di Putin tende a sfidare cocciutamente gli Stati Uniti praticamente su ogni questione regionale o globale, sapendo che il pubblico russo approverà. Il Cremlino cerca di raffigurare il movimento pro-democrazia in Russia come una trama occidentale (americana) e parte di un complotto globale anti-Russia (...) È possibile che lo stesso Putin creda a questa narrativa». È un?accusa comica, dato che è Washington a sfidare cocciutamente il cremlino, e visti comprovati finanziamenti che i «movimenti pro-democracy» ricevono dalle fondazioni Usa. Ancor più comica se si riflette alle «narrative» che le centrali americane, israeliane e neocon hanno fatto digerire all?Occidente: l?11 Settembre come mega-attentato compiuto a New York e Washington da 17 sauditi guidati da un Bin Laden rifugiato in una caverna in Afghanistan, le famose «armi di distruzione di massa» di Saddam Hussein, il pericolo per la sicurezza nazionale rappresentato da «Al Qaeda in Africa», l?attentato «islamico» nel metrò di Londra nel 2005 di cui il Mossad sapeva tutto prima, il rischio mortale che la fantomatica atomica iraniana fa? correre al mondo intero... e via paranoicamente inventando, per giustificare sovversioni, guerre preventive, assassinii mirati illegali ed invasioni continue da dodici anni. Ma c?è poco da ridere, perchè l?articolo di Felgenhauer mostra che, negli ambienti da cui è pagato, la diagnosi è sempre quella che gli americani hanno visto smentire tante volte: non solo Putin è un illuso irrazionale (come Ahmadinejad?), e la sua autorità è transitoria, perchè minata dalla vittoriosa opposizione interna; non solo gli occidentali gli possono dare con degnazione dei consigli sugli «interessi nazionali» russi da perseguire; la Russia non conta nulla, il suo arsenale è un vecchiume, la si può mortificare e non riconoscere impunemente. È questo angolo cieco invincibile ad essere sommamente pericoloso. Magari, il petrolio rincarerà secondo gli auspici. Se ci sarà un dopo.