venerdì 1 giugno 2012

Storia avventurosa di Alberto Mario

Alberto Mario un risorgimentale fuori dagli schemi e figlio della bassa rodigino-veronese. Si recò al tempo in Inghilterra ove sposò Jesse White, giovane inglese simpatizzante del movimento repubblicano italiano. Qui consolidò i suoi rapporti con Mazzini collaborando anche alla redazione della rivista "Pensiero e Azione".
Alberto Mario (Lendinara 1825 – Lendinara 1883) Giornalista, commentatore politico e di costume, patriota, partecipò agli eventi più importanti del Risorgimento italiano e fu in rapporto con Mazzini e Garibaldi al quale era legato da amicizia. Nacque a Lendinara nel 1825, ma dalla città natale fu costretto ad allontanarsi nel 1848 per aver partecipato alla rivolta antiaustriaca degli universitari padovani (8 febbraio); esule, partecipò volontario alla 1° guerra di indipendenza, poi stabilitosi a Genova frequentò, da repubblicano qual era, ambienti mazziniani; qui conobbe nel 1857 Jessie White con la quale fu anche incarcerato; sposatisi l’anno seguente, i due vissero qualche tempo a Londra fino a che Mazzini li inviò negli Stati Uniti per fare propaganda alla causa italiana fra gli emigrati. Tornati in Italia richiamati dalla 2° guerra di Indipendenza (1859), i due non giunsero in tempo per parteciparvi, ma l’anno dopo presero parte alla spedizione dei Mille. In seguito Alberto Mario partecipò sempre come volontario a fianco di Garibaldi, alla 3° guerra di Indipendenza (1866) con la quale anche il Veneto (e quindi Lendinara) fu unito al Regno d’Italia. A Lendinara ritornò fuggevolmente, da Firenze dove risiedeva, nel febbraio del 1867 per accompagnare Garibaldi e Acerbi in campagna elettorale per le prime elezioni parlamentari cui il Veneto partecipava. Tornò per stabilirsi nel suo paese dal 1869 e qui fu Consigliere Comunale e Consigliere Provinciale. Come Consigliere Comunale si occupò di istruzione pubblica (per una scuola efficiente e laica), come Consigliere Provinciale perorò interventi a rimedio della disastrosa situazione idrica del Polesine e si prodigò per ottenere interventi da Roma anche prima della disastrosa rotta dell’Adige del 1882; per questo motivo, a Roma si recò più volte, anche già gravemente malato. Morì a Lendinara nel 1883 ed è qui sepolto nel cimitero “nuovo” costruito anche in seguito alle sue polemiche. A lui Lendinara deve anche la fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso (1866) di cui fu prima presidente, poi presidente onorario. Nel corso della sua vita collaborò a vari fogli di ispirazione mazziniana, scrisse articoli per giornali italiani e stranieri sulla situazione italiana e pubblicò “La camicia rossa” sulla spedizione dei Mille.
Brevissima storia di Jesse White sposa di Alberto Mario che dopo l’attiva partecipazione alla spedizione dei Mille e la seguente delusione politica per lo sbocco monarchico delle annessioni, si avvicinò sempre di più a Cattaneo e alle sue idee federaliste. Era giunto secondo Mario il momento di abbandonare la lotta armata a favore di metodi democratici che favorissero la partecipazione politica di più ampi strati sociali. Il grande interesse per la politica nazionale e internazionale non gli impedì comunque di riannodare la relazione col natìo Polesine nell’ultimo ventennio della sua vita. Nel 1869 iniziò a risiedere stabilmente a Lendinara. Qui la sua attività fu incessante: ricoprì la carica di consigliere comunale per vari anni, divenne membro della Società Operaia di Mutuo Soccorso, aderì alla Lega democratica veneta e fondò l’Associazione anticlericale di Lendinara. L’interesse per le sorti della sua terra rimase vivo fino alla fine dei suoi giorni. Si spense fra l’1 e il 2 giugno 1883 a causa di una malattia incurabile. Fra i suoi scritti, oltre alla copiosa produzione giornalistica e saggistica, dobbiamo ricordare l’affresco storico di "Camicia rossa" nel quale tratteggiò con grande vigore non solo gli avvenimenti ma le figure dei singoli protagonisti dell’epopea dei Mille.

giovedì 31 maggio 2012

L'altro Nerone

scultura di Nerone Giovinetto - ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ E’ ora: riabilitiamo Nerone L’incendio di Roma? Lui non c’entrava niente. Anzi, ospitò gli scampati e pagò i danni di tasca sua. Ma fu anche un pacifista, un grande urbanista, un marito innamorato. E varò una ‘patrimoniale’ che fece infuriare i super ricchi… Arianna Di Genova per “l’Espresso“ Nerone non appiccò l’incendio che devastò Roma e anzi la ricostruì con un modernissimo piano regolatore. Si macchiò del delitto più atroce, il matricidio, pur se aborriva il sangue, non mise mai piede in un campo militare perché detestava la guerra, era tiranneggiato dalla poesia e dall’amore per la seconda, impegnativa moglie Poppea. Biondo-rosso, con le lentiggini e gli occhi chiari, salito al trono a meno di 17 anni e suicida a soli 30, l’ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, successore di Augusto e nipote del grande generale Germanico, è stato un personaggio controverso che però non merita la fama nefasta che da sempre lo accompagna. Non fu quella macchietta che ci ha restituito il cinema, né il tiranno dissoluto descritto dagli storici. Fu esagerato e teatrale nei comportamenti, ma non un uomo lascivo e crudele. Ebbe la fortuna di avere accanto a sé precettori del calibro di Seneca, si cimentò nella musica, amò la letteratura, le gare sportive e i divertimenti circensi. Marisa Ranieri Panetta, archeologa e studiosa neroniana, avverte: “Nerone non era un personaggio negativo a tutto tondo. Fu un monarca molto amato dal popolo romano e dalle sue legioni. La gente, dopo la sua morte, continuò per anni a depositare fiori sulla sua tomba”. A consolidare le sue parole, c’è una mostra che si inaugura a Roma il 12 aprile: attraverso un percorso che si snoda sui luoghi della vita privata e pubblica dell’imperatore, si tenta di riabilitare la sua figura, o almeno di stabilire una verità più equilibrata. “La mostra cerca di raccontare nel bene e nel male un’intera epoca”, spiega Ranieri Panetta, che è nel comitato scientifico della rassegna voluta dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici e collabora alla sua organizzazione: “Bisogna “tirare fuori dalle ragnatele” Nerone rileggendo i documenti e con l’aiuto dei reperti archeologici scoperti negli scavi più recenti. Quando parliamo della romanità quotidiana, erotica, religiosa, dobbiamo sempre fare lo sforzo di calarci nella mentalità del tempo e non giudicare col nostro metro, frutto di duemila anni di filosofia e di cristianesimo”. Nonostante luci e ombre, Nerone era quindi un imperatore moderno? “Sicuramente è stato un anticipatore dei tempi. Storici e biografi come Svetonio e Tacito, seppure a lui ostili, non ne possono tacere la grandissima popolarità, la fedeltà dei soldati e la munificenza nel regnare. Offrì stipendi a vita ai senatori in difficoltà, pretese lo svolgimento pubblico dei processi, diminuì i premi ai delatori. Dal punto di vista architettonico e urbanistico, Nerone dette un’impronta grandiosa e scenografica a Roma. Le sue terme, vicino al Pantheon, erano famose per il lusso e il comfort. Per se stesso, pretese il meglio: si volle immortalare in un Colosso di bronzo dorato e diede avvio alla Domus Aurea. Per la soddisfazione del popolo, inventò i “missilia”, specie di gettoni a cui corrispondevano dei premi, che lanciava durante i giochi. Si preoccupò anche dei porti di Anzio e Ostia, che fornì di un sistema di canali all’avanguardia. Aveva inoltre un gran senso della propaganda: quando venne a Roma Tiridate, fratello del re dei Parti, avvolse la città nell’oro”. Ebbe, però, molti problemi: il Senato lo dichiarò “hostis publicus”, nemico pubblico… “Nerone fu in contrasto con la sua classe dirigente. All’origine dei dissidi ci fu la sua riforma tributaria che oggi potremmo definire una specie di “patrimoniale”, basata sul censo. L’imperatore non faceva guerre di conquista come Traiano, che ricoprì Roma con l’oro e l’argento dei Daci. Le risorse imperiali non erano inesauribili, così pensò di introdurre tasse dirette. Ma il Senato si oppose e la sua vita privata divenne il bersaglio preferito. Fu attaccato per le sue dissolutezze e cominciarono a circolare libelli diffamatori”. Nerone era un pacifista? “Oggi lo definiremmo così. Fece chiudere le porte del tempio di Giano per dimostrare che l’impero era in pace. Non fu temprato dalla vita militare e durante il suo regno non fece guerre di conquista, piuttosto badò a difendere i confini. Non si recò mai negli accampamenti, eppure gran parte delle legioni gli furono fedeli fino all’ultimo, quando alcune province si ribellarono. Nerone era portato per la filosofia e la musica, adorava le corse con gli aurighi, aveva un carattere che mal si adattava alle ambizioni della madre Agrippina che aveva sposato Claudio per accrescere il suo potere e favorire l’ascesa del figlio. Il suo modello erano i greci: voleva essere un novello Apollo, incoraggiò i concorsi di poesia e le gare atletiche. La cultura, l’arte e l’architettura ebbero tutti gli onori. Lo dovette ammettere anche Tacito che Roma, dopo l’incendio, era più bella di prima.]]> Ma che cosa si può dire dell’incendio? “Non fu lui il responsabile del disastro, ma se ne servì per edificare la sua reggia, incolpando i cristiani della catastrofe. Nerone era ad Anzio quando scoppiò. Fece di tutto per limitare i danni e pagò parte della ricostruzione con le sue risorse. Ospitò gli scampati nei suoi giardini ed ebbe l’idea geniale di riempire le paludi di Ostia con le macerie, così da bonificarle. Per la Roma del futuro, volle materiali ignifughi per le case, tanti porticati, strade più larghe e più punti di rifornimento per l’acqua”. Che rapporti ebbe con le donne? “Amò fino alla perdizione la seconda bellissima moglie Poppea. Con lei dilapidava interi patrimoni, circondandosi del lusso più sfrenato. E quando lei morì volle celebrare nuove nozze con il liberto Sporo perché vi trovava una somiglianza con Poppea. La prima moglie Ottavia, la sorellastra che sposò dodicenne, non venne mai amata, fu ripudiata e poi uccisa. Ma la donna che determinò il suo destino fu la madre Agrippina. Quando Nerone capì, certamente Seneca complice, che per ribadire il suo potere voleva usurparglielo, non si oppose alla sua morte. Dopo, fu perseguitato per sempre dal rimorso.

San Francesco figlio del paganesimo

Ripreso dal Blog di Roberto Zamperini.
- Andrea Della Robbia, La Crocifissione (particolare con Sole e Luna).-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Chi era davvero San Francesco d’Assisi? Quell’icona della cristianità che tutto il mondo conosce o ci sono ancora certi aspetti del suo pensiero che forse meriterebbero di essere ulteriormente approfonditi? Riprendiamo Il Cantico delle Creature (o Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, che nella storia della Letteratura Italiana viene considerato come il testo poetico più antico che si conosca. Francesco ne sarebbe stato l’autore nel 1226, due anni prima di morire. Si tratta di un testo in cui l’adesione al pensiero cristiano e alla Bibbia è totale o esistono margini di dubbio? Dice Wikipedia: La critica più recente, in particolare Vittore Branca, ha individuato in due soli “luoghi” biblici i veri modelli di riferimento del componimento: il salmo 148 e il cantico dei tre fanciulli nella fornace (Daniele, 3, 51-89). Dunque, nessun dubbio? Così sembrerebbe, eppure … Quasi all’inizio del Cantico, Francesco scrive: Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione. Frate Sole. Una personificazione quanto meno bizzarra se in bocca ad un cristiano. Prima di tutto, proprio per l’ordine in cui Francesco pone il Sole: primo fra tutte le “creature”. Il Sole, indiscutibilmente, rappresenta la sorgente primaria della vita sul pianeta. Se la Natura è la Grande Madre, il Sole è il Grande Padre che ad essa dona energia, luce e vitalità. Ma questa sottolineatura non è già un elemento di paganità? Forse, un pagano non l’avrebbe definito “frate”, cioè fratello, ma magari “padre”, ma certo quella di San Francesco suona come una voce completamente fuori dal coro: un Sole che non è più solo una “cosa” luminosa, ma è un fratello e dunque, verrebbe da pensare, come noi uomini dotato di spirito e d’anima … Così scriveva nel 1928 il giovane Julius Evola: (Le virtù cristiane) … poggiano tutte sul dualismo, l’incompatibilità, la reciproca esclusione di ordine naturale e di ordine sovrannaturale, di immanenza e trascendenza – sia nella persona del Cristo, sia nella dottrina generale. Lo “spirito” è trascendenza, ed è incompatibile con i valori di questo mondo e del suo demoniaco reggitore: qui è il mondo, là lo spirito … Dunque, il dualismo tra spirito e materia nel cristianesimo è totale e, d’altra parte, esso già è insito nell’idea stessa di un Dio che sta “oltre” la Natura e “oltre” l’orizzonte dell’uomo. Dirà, alcuni anni dopo, lo stesso Evola in “Rivolta contro il mondo moderno“: … nei riguardi dell’uomo … prende forma la nozione della “creatura” separata da Dio, quale “creatore” … Conseguenza di questo dualismo cristiano fu la sconsacrazione e la disanimazione della natura. Forse Evola non sarebbe d’accordo, ma come non vedere nell’accento francescano sulla Natura e sul Sole un sentire diverso? D’altronde, Francesco include anche la Luna e le stelle nelle sue lodi: Laudato si’ mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle. I Quattro Elementi. Altrettanto sorprendente è il seguito, con la lode dei Quattro Elementi. Francesco, ancora una volta ne fa dei fratelli come nel caso del Sole, e attribuisce loro dei caratteri che farebbero pensare ad entità viventi. La terra poi, è una madre. Ecco cosa dice Francesco: Laudato si’ mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si’ mi’ Signore, per sora aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si’ mi Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si’ mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. La seconda morte. Ma sin qui siamo ancora all’interno di una critica assolutamente ortodossa. Basta leggere cosa dice Wikipedia, per rendersi conto che la critica letteraria e storica non si sorprende più di tanto. Ma quello che viene dopo è invece assolutamente incredibile. Già, perché Francesco parla della seconda morte, e nella critica non ve n’è traccia! Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare. guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali, beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male. Inutile sottolineare che la seconda morte è un concetto totalmente pagano. Il cristianesimo afferma – in contraddizione con tutti gli insegnamenti della paganità – che l’anima è immortale. Dopo la prima morte – quella di cui siamo tutti più o meno consapevoli – i pagani affermavano che avviene una progressiva dissoluzione dei corpi psichici, che termina in quella che gli stessi pagani chiamavano per l’appunto la seconda morte. Unica via per l’immortalità dell’anima era – per loro – l’Iniziazione. Ma questo è un altro discorso. Che ne pensate voi?
I resti del tempio di Minerva ad Assisi oggi trasformata in chiesa!

venerdì 25 maggio 2012

Bertone trombato! aspettiamo il prossimo

Il caso Emanuela Orlandi: perché ancora oggi fa discutere? siete convinti per una questione di giustizia, per una ricerca della verità, non credo!
Più che altro una faida interna al Vaticano fra alti prelati e cardinali. Resti umani, ossa, tombe da aprire, reliquie dissacrate, ormai si è disposti a tutto, fino all'ultimo. Il Vaticano in sostanza non cambia mai, tutti pretesti per mistificare le cause, i vertici del potere papalino non si fermano mai, la gerarchia deve essere dominante a tutti i costi, imporre le regole dei più forti. Riporto le prime frasi da un articolo di ieri-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.- Misteri del Vaticano: la rimozione di Bertone Scontro finale, resa dei conti, ultima battaglia. Questi i toni dei commenti dopo l’ultima fuga di notizie dal Vaticano, le lettere pubblicate dal Fatto Quotidiano sullo scontro Bertone-Tettamanzi per il controllo dell’Istituto Toniolo. Ratzinger in quella occasione ha sconfessato l’opera del suo segretario di Stato. Tettamanzi infatti, dopo aver spiegato le sue ragioni al Papa, siede ancora su quella poltrona. Ormai tutti parlano apertamente di rimozione del segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone-. Poco mi interessano queste beghe economicho-vaticane, quello che emerge è che il Vaticano ha sempre meno risorse pecuniarie e in ogni famiglia si è pronti a litigi infiniti sopratutto per motivi semplicemente economici, Stato Vaticano compreso. Di Emanuela Orlandi non interessa nulla a nessuno è solo un pretesto per una faida ormai senza confini e lo stato Italiano ne è coinvolto sempre come soggetto passivo. Credo in Mazzini l'unico personaggio che ha avuto a cuore l'Italia, gli Italiani con il nascente stato e la straordinari REPUBBLICA ROMANA. Pretame di malaffare sempre pronto ad azzuffarsi per meno di trenta denari.

la vagina anche come porta della vita

La vagina nei sogni
La vagina nei sogni può richiamare la necessità di un'azione fecondante, e rappresentare il momento di stasi ed immobilità che, per evolvere ed esplicare al meglio tutte le possibilità presenti e future, richiede movimento, intraprendenza ed un "fare" che è tipicamente maschile. Quando la vagina compare nei sogni è molto difficile che abbia un significato legato al sesso o all’eros. La sua natura simbolica è più ampia e archetipica, è lo yin che si contrappone allo yan, il femminile di fronte al maschile, passività, ricettività ed accoglienza opposte ad azione, direzionalità, intraprendenza. Fin dall’antichità le viene riconosciuto un potere vitale e creativo, la fertilità, il calore della madre, la forza della sorgente, la profondità e l’insondabilità della caverna o del formicaio in cui pullula la vita. Come la terra la vagina diventa primario simbolo della creazione, potenziale ricchezza, possibile nutrimento e sostegno. Vederla nei sogni è spesso legato all’emergere di un aspetto della personalità fino a quel momento trascurato o rinnegato, la possibilità di dare alla luce progetti ed idee, la creatività che deve essere espressa, ed il presagio del nuovo che può arrivare nella vita del sognatore. La vagina può rappresentare nei sogni la porta che divide il conscio e l’inconscio, il diaframma fra le potenzialità e la manifestazione, fra il caos informe e la concretizzazione, così che alla sua immagine positiva ed incoraggiante vanno riconosciute tutte le qualità e le potenzialità del sognatore che attendono solo uno sviluppo. Infatti, la vagina nei sogni, può richiamare la necessità di un’azione fecondante e rappresentare il momento di stasi ed immobilità che, per evolvere ed esplicare al meglio tutte le possibilità presenti e future, richiede movimento, intraprendenza ed un “fare” che è tipicamente maschile. La vagina nei sogni di una donna, oltre che agli aspetti fin qui analizzati, può fare riferimento a problemi fisici che si possono manifestare o che preoccupano la sognatrice: infiammazioni, infezioni, aree doloranti, ritardi mestruali. Nei sogni di un uomo andranno valutate eventuali emozioni di paura o di disgusto, oppure l’immagine deforme della “vagina dentata” che, attentando la potenza del pene, può far emergere l’angoscia di castrazione e presagire problemi con la madre o con il femminile in genere.

mercoledì 23 maggio 2012

Il mistero di Verona romana

Risultati immagini per nascita di una citta tra architettura, mistica e metafisica
Il mistero di Verona Romana di Pellini Luigi. Il video parla di Verona e dei suoi allineamenti verso il solstizio d'estate all'insegna di luoghi sacri e legati alle acque sotterranee. La città scaligera rappresenta come moltissime altre la Stonehenge del mediterraneo. Nel solstizio d'estate il sole si alza e i suoi raggi sono allineati sul cardo e su tutte le linee ortogonali del cardo. E' stato di recente pubblicato dalla casa editrice Vita Nova, " NASCITA DI UNA CITTA' TRA ARCHITETTURA, MISTICA E METAFISICA", di Luigi Pellini e Davide Polinari. Il libro approfondisce in maniera esaustiva gli argomenti trattati nel video: https://www.youtube.com/watch?v=7Eiq-FBQiHo

domenica 20 maggio 2012

Sempre Bertone Cardinal di Stato Pontificio!

................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................ L’arrivo di Bertone in Vaticano coincide con l’istituzionalizzazione del malaffare e della corruzione. Si porta dietro uomini equivoci che aveva conosciuto e usato a Genova, come Giuseppe Profiti, ieri vicepresidente dell’Ospedale Galliera del quale è presidente, per statuto/testamento, il vescovo di Genova. Indagato e sotto giudizio, quasi per sfida contro la giustizia italiana, lo ha portato al suo seguito a Roma, nominandolo presidente dell’ospedale vaticano del Bambin Gesù. Dietro a lui corre il delfino di cardinali e preti, Marco Simeon, giovane rampollo scaiolano e, a quanto pare, vicino all’Opus Dei. Non si capisce come mai costui, così giovane abbia fatto una carriera sfolgorante all’ombra della curia di Genova. Cosa avrà di così «speciale» e acuto questo belloccio oggi di 35 anni che da almeno dieci è prediletto da cardinali e vescovi e curiali? Forse non si può dire, ma si può immaginare. Il belloccio, oggi in un posto chiave della Rai, a Genova organizzava per Natale i «Cardinal dinner» con la Genova danarosa, quella solitamente affollata da evasori, truffatori, intrallazzatori che si riunivano al palazzo del porto attorno al cardinale Bagnasco, che, ingenuo, non si accorgeva di nulla. Scrissi anche un pezzo su Repubblica (edizione locale) che fece solo il solletico e il cardinale prese circa 120 mila euro da questo sforzo da ernia che i ricchi pagani fecero quella sera pur di farsi fotografare con una tonaca paonazza. Misteri della fede! Bertone non ha l’intelligenza di Richelieu né la furbizia di Mazzarino, egli è solo un esemplare rappresentante di un pontificato che lo ha scelto con scienza e coscienza, per cui il papa è responsabile in prima istanza di tutta la corruzione che scorre come una cloaca a cielo aperto sulla tomba di San Pietro. Attorno alla tomba del principe degli apostoli, prosperano malaffare, prostituzione, specialmente maschile, evasione, ricatti, maldicenza, invidia, soprusi, delitti di ogni genere come si conviene a una istituzione che si ispira al vangelo di Gesù Cristo, il povero illuso che credeva di dare una svolta al mondo, mentre finì per dare una spinta all’indicibile che con Bertone ha raggiunto l’abisso della desolazione e dell’indecenza. Povero Cristo! Predicò il Regno di Dio e spuntò Bertone e tutto il brodo di cottura che lo ha nutrito: Vaticano, cardinali, sistema clericale, connivenza con la malavita organizzata attraverso lo Ior e il governo Berlusconi, protetto e garantito dal malaffare clerico-fascista che oggi domina la struttura ecclesiastica e il sistema perverso di potere che regge il Vaticano, facendo di tutto la Geenna della lordura e dell’abiezione. Sergio Rizzo a proposito scrive sul Corriere della Sera il 25 gennaio scorso, col titolo esplicito de «La corruzione in Vaticano che il papa non vede»: “La parola è sinonimo di malaffare e degrado morale. Ma se a pronunciarla è un altissimo prelato vicino al Papa, come rivela questa sera Gli intoccabili, il programma d’inchiesta del giornalista Gian Luigi Nuzzi che va in onda su La7, allora vengono i brividi. «Corruzione» è proprio il termine che quel monsignore usa per descrivere in una clamorosa lettera a Benedetto XVI l’incredibile situazione che si è trovato davanti dopo aver assunto nel luglio del 2009 il delicatissimo incarico. Una bomba sganciata nelle stanze del potere vaticano il 27 marzo del 2011, nell’estremo tentativo di sventare una manovra di corridoio che culminerà con la sua rimozione. «Un mio trasferimento provocherebbe smarrimento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione », scrive Viganò al Papa. Facendo capire a Joseph Ratzinger di non essere affatto isolato: «I cardinali Velasio De Paolis, Paolo Sardi e Angelo Comastri conoscono bene la situazione»”. Ironia della sorte, nel calendario cattolico il 25 gennaio ricorre la festa «Conversione di san Paolo»! Non San Paolo ha portato frutti di conversione, ma Silvio Berlusconi ha effuso nei suoi complici e maestri frutti abbondanti di corruzione. A quando una purificazione dell’aria in Vaticano e nella Chiesa dei cardinali? Perché gli uomini di Chiesa, spinti da un istinto naturale, frequentano uomini perversi e corrotti? Su di loro ha sentenziato il Vangelo, che li ripudia senza ombra di dubbio: «2Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei … 25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza … 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità» (Mt 23,2.25.27-28). Medita, Bertone, medita! http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/bertone-prove-dell%E2%80%99esistenza-satana/188283/