martedì 31 gennaio 2012

L'altro Oscar Luigi Scalfaro




E’ morto Oscar Luigi Scalfaro. Come già per Giorgio Bocca possiamo immaginare la classica “santificazione post-mortem” che, il tipico tempismo italiota, investirà anche questo padre della (loro) patria. Per questo ripubblichiamo due vecchi articoli di giornale per inquadrarne un pò meglio le origini… ed i “meriti” che sono valsi a quest’uomo i tanti onori che gli verranno oggi tributati.

Oscar Luigi Scalfaro: da P.M., mandò al muro 8 persone
di Paolo Pisanò
Sono otto, salvo conguaglio, le condanne a morte di fascisti,chieste ed ottenute, dal pubblico ministero Oscar Luigi Scalfaro, con i suoi colleghi del “tribunale del popolo”, e della “Corte d'’Assise Straordinaria” di Novara, dopo il 25 aprile 1945. Ciò, a dispetto della biografia ufficiale dell'’attuale presidente della Repubblica, diffusa subito dopo la sua ascesa al Colle, che parla invece dello Scalfaro di cinquant’anni or sono, come di un giovane magistrato “sbalzato in Corte d'’Assise a soli 26 anni”, che si trovò alle prese, suo malgrado,con il caso di un solo imputato per il quale ”secondo la legge allora in vigore, la condanna a morte era inevitabile”…
E Scalfaro fu costretto a chiederla, ma non rinunciò ad esternare ai giudici il suo tormento, chiudendo la sua arringa con queste parole: ”A questo punto, però, il pubblico ministero rende noto alla corte che non crede nella pena di morte”.
E c'’è anche il lieto fine; l'’imputato, condannato alla fucilazione,venne poi graziato, e la condanna non ebbe mai luogo. Fin qui la favola presidenziale. Ma la realtà è un po’ diversa.
Ecco infatti le tappe salienti della carriera del magistrato Scalfaro, ricostruite in base ai fatti certi che siamo in grado di documentare:
1943 - Il futuro presidente della Repubblica entra in magistratura durante l’ultimo fascismo.
1°Maggio 1945 - Lungi dall'’essere “sbalzato” in Corte d'’Assise suo malgrado, Oscar Luigi Scalfaro assume volontariamente la carica (politica, lottizzata dal CLN locale), di vice presidente del “tribunale del popolo” di Novara.
13 Giugno 1945 - Sostituiti i “tribunali del popolo” con le CAS “Corti d’Assise Straordinarie”, nell'’opera di pulizia antifascista, Oscar Luigi Scalfaro passa a fare il Pubblico Ministero presso la CAS di Novara, e sostiene con altri due colleghi, l’accusa nel processo contro Enrico Vezzalini, soldato valoroso e pluridecorato, fascista integerrimo e fedele fino all’estremo ai suoi ideali, già capo della Provincia di Novara durante la RSI. Basti pensare che durante il clima di linciaggio di quei giorni, il cronista de “La Voce del Popolo” di Novara, il 14 giugno 1945, tratteggia la figura di Vezzalini mescolando alla faziosità più scontata anche queste annotazioni. ”E’ un lottatore fortissimo…..Ha un ingegno superiore alla media non è un cieco sanguinario, non un manigoldo, non un losco…..Supera tutti i suoi per innegabili qualità personali…..Era un tribuno avvincente e un profondo conoscitore delle passioni popolari:nessuno dimenticherà infatti gli applausi riscossi in un teatro cittadino con un'’astuta tirata contro gli industriali…”
15 e 28 Giugno 1945 - L'’ufficio del pubblico ministero ottiene la condanna a morte di Enrico Vezzalini e di altri cinque fascisti: Arturo Missiato, Domenico Ricci, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno e Raffaele Infante. Condanne eseguite all'’alba del 23 settembre 1945. Il cronista de “La Voce del Popolo” annota: ”Vezzalini non smentì se stesso fino all’ultimo”
A questo punto, Oscar Luigi Scalfaro ha già chiesto o contribuito a chiedere e ottenere la condanna di almeno sei persone.
16 Luglio 1945 - Settima vittoria dell'’accusa antifascista a Novara: il Pubblico Ministero chiede e ottiene la morte di Giovanni Pompa, 42 anni, già appartenente alla Guardia Nazionale Repubblicana. Sentenza eseguita il 21 ottobre 1945.
12 Dicembre 1945 - Sono trascorsi quasi otto mesi dalla “Liberazione”, ma la sete di “giustizia” capitale in Oscar Luigi Scalfaro, che pure ha già visto scorrere il sangue della vendetta politica, non si è placata:lo zelante magistrato chiede ed ottiene la condannate di un ottavo fascista, Salvatore Zurlo. Dal “Corriere di Novara” del 19 dicembre 1945: ”Il PM Scalfaro parla con vigoria ed efficacia che lo fanno ascoltare senza impazienza dal pubblico che partecipa alle considerazioni dell’egregio magistrato con frequenti assensi.Il PM, dopo la chiarissima requisitoria conclude domandando la pena di morte per lo Zurlo, e il pubblico esprime la sua approvazione e con sentimento”.
E questo, che strappa perfino l’applauso a un pubblico ancora inebriato di morte, sarebbe il giovane magistrato pieno di dubbi e di tormenti ”sbalzato in Corte d’Assise suo malgrado”, come vorrebbe farci credere l’icona presidenziale di cinquant’anni dopo?
L’unica verità del quadretto postumo, è che di lì a poco,il ripristinoi della legalità vera, consentì un processo d’appello e che la sentenza di morte contro lo Zurlo (non la prima e l’ultima, ma l’ottava),almeno di quelli che siamo in grado di confermare a dispetto delle lacune delle fonti dopo mezzo secolo) fu annullata.
2 Giugno 1946 - Almeno otto condanne a morte ottenute, sette eseguite nell’arco di otto mesi, costituiscono per un pubblico accusatore agli esordi un successo superiore alle possibilità di carriera offerte da un tribunale di provincia.
Oscar Luigi Scalfaro, brillante inquisitore da “tribunale del popolo” si è ormai messo in luce abbastanza per tentare le vie della politica, candidandosi con successo all’Assemblea Costituente e, pur senza abbandonare la magistratura con relative prebende, avviarsi verso la gloria di Roma.
(Fonte: “Il Giornale”, 1995)


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La verità sul partigiano Oscar Luigi Scalfaro
di Paolo Granzotto
(Domanda) Caro Granzotto, nei ludi cartacei celebrativi la figura di Oriana Fallaci, giornalista che stimo ma non ammiro per i suoi trascorsi di esponente di punta del radicalismo chic antiamericano solo in tarda età riscattati dalla veemenza con la quale ha denunciato lo scontro di civiltà e messo in guardia contro il pericolo islamico, è stato posto l’accento sulla sua partecipazione alla lotta partigiana. Alla quale la giornalista, al tempo poco più che bimba, avrebbe partecipato nella funzione di «osservatrice». A ben vedere di partigiani doc, quelli col Tomphson sotto il braccio, se ne conterebbero pochissimi. Il grosso è rappresentato da «staffette», «vedette», «vivandiere», «portaordini» ed altre attività irrilevanti, fino a quella che può vantare il presidente onorario della Repubblica e della Associazione Nazionale Partigiani Oscar Luigi Scalfaro. Se non sbaglio lei scrisse che il contributo di Scalfaro alla guerra di Liberazione si limiterebbe ad aver messo temporaneamente a disposizione di una banda partigiana dei locali della Azione Cattolica di Novara. Le chiedo: date le premesse, mio padre titolare di una autofficina che ai primi del 1944 riparò, con pecetta di gomma e mastice, il pneumatico di un motofurgone che poi si seppe era stato utilizzato da un gruppo di partigiani per trasferirsi sulle alture sopra Arezzo, ha diritto a dirsi partigiano anche lui?
(Risposta) Pieno diritto, caro Bellin. Può anche inoltrare domanda per una medaglia. Come lei saprà, un mese circa addietro, ovvero sessantacinque anni dopo i sedicenti fatti, il Presidente Napolitano ne appuntò una «al merito per la lotta antifascista» sul gonfalone della città di Bari. Pertanto dica pure a suo padre di farsi sotto: non è mai troppo tardi per entrare nel pantheon degli eroici combattenti per la libertà. Visto che siamo in argomento vorrei rettificare una mia inesattezza. Scrissi, è vero, che l’unico gesto di Oscar Luigi Scalfaro riconducibile alla Resistenza fu quello di ospitare un drappello di partigiani in un locale della Azione Cattolica. Non è così o quanto meno non solo così. Grazie a Pierangelo Maurizio e Giorgio Mulè, autori di un servizio televisivo andato in onda su Kosmos, Rete 4, ho appreso che di ben altro pondo fu il suo contributo alla lotta antifascista. L’onorario presidente ha rivelato infatti che subito dopo la fine della guerra si ritrovò ad essere «consulente tecnico-giuridico» dei «tribunali militari dei partigiani». Per la verità non erano tribunali, ma anticamere di mattatoi: l’imputato non aveva diritto alla difesa, non poteva nemmeno prendere la parola. Giorgio Bocca assicura che con giudizio sommario - il dibattimento durava in media una decina di minuti - furono mandati a morte tra i 12 e i 15mila «nemici del popolo». Secondo Giorgio Pisanò furono non meno di 40mila. Ecco dunque qual è l’apporto di Scalfaro alla lotta di Liberazione: l’aver dato il proprio contributo tecnico e giuridico a quella bella prova di giustizia partigiana. Una giustizia così schifosa, così ripugnante da indurre il Comando Alleato ad ordinare (comandavano loro, gli Alleati, non i «liberatori» del Cln) che quelle corti cessassero l’attività e venissero sostituite con regolari Corte d’Assise.
Il reclutamento di quanti avrebbero dovuto comporle - tutti volontari - andò però a rilento: per ancora sei mesi la Corte avrebbe applicato infatti il Codice di guerra che prevedeva la pena di morte ed erano pochi i magistrati disposti a seguitare, seppure con tutti i crismi della legalità, la mattanza. Si ricorse così agli incentivi, sottoforma di consistenti scatti di carriera. Difficile credere che ciò influenzò la scelta di Oscar Luigi Scalfaro: troppo saldo è il suo senso morale e civile per decidere in base al personale tornaconto. Probabilmente giocò, nella sua scelta, la fruttuosa esperienza coi tribunali del popolo. Fatto sta che si ritrovò Pubblico ministero presso la Corte Straordinaria di Assise di Novara. E in quel ruolo chiese ed ottenne la pena capitale - fucilazione - per sei disgraziati colpevoli di «collaborazione con il tedesco invasore». Sei. Che all’alba del giorno venuto - 28 giugno 1945 - andò ad abbracciare, uno per uno. In quanto, racconta, ci aveva un magone grosso così. Avrebbe avuto tre buoni motivi per non farselo venire: rifiutando di far parte di quella Corte, non richiedendo la pena di morte o trovando un cavillo - figurarsi se mancava - per protrarre la sentenza in attesa che di lì a qualche settimana decadesse il Codice di guerra. Ma lui, niente. Al muro, tutti e sei. Diverso tempo dopo la figlia di uno dei condannati a morte gli scrisse chiedendogli: ma mio padre era davvero colpevole? E Scalfaro le rispose: «Stia tranquilla, perch´ suo padre dal Paradiso pregherà per lei». Capito caro Bellin? Roba che ti vien voglia di passare coi talebani. (Paolo Granzotto)
(Fonte: “Il Giornale” - 21 Ottobre 2006)

sabato 28 gennaio 2012

Un uomo senza un mInimo di pudore




Adriano Celentano ingaggiato per San Remo a 300000 a serata, questa è la fine che fa il nostro canone RAI, una tassa, una gabella medioevale imposta forzatamente dal potere e usufruita da persone senza nessun pudore.
CELENTANO SEI VERGOGNOSO COME QUESTO GOVERNO DI MASSONI SOSTENUTO DALLA DESTRA COME DALLA SINISTRA.

venerdì 27 gennaio 2012

Il Grande Francesco!




Sulle tracce di Francesco fu sguinzagliato più di un inquisitore che raccoglieva prove per poter intentare un processo di eresia a suo carico. La vita di Francesco ci è narrata da due persone distinte che alle volte riportano fatti in maniera diversa e anche contrastante. San Francesco porta con se l'anima dello sciamanesimo, inoltre sua madre proveniva dalle roccaforti francesi del catarismo. San Francesco si salvò per un pelo dal rogo per il semplice fatto che incontrò personalmente il Papa che lo difese e gli permise di fondare un suo ordine legato alla natura e alla completa povertà. Il francescanesimo ha avuto dei risvolti tragici, come a Verona che i continuatori del fraticello di Assisi assunsero il disastrato compito di guidare l'inquisizione procurarono dolori inauditi alle popolazioni dominate dai Della Scala!
Sono pienamente d'accordo che Santo Francesco è una figura universalmente accettata conoscitore della magia atavica, della prima religione: lo sciamanesimo. L'oriente islamico sufi lo comprese, l’incontro tra Francesco d’Assisi e il Sultano di Egitto Malik al Kamil sembra una leggenda, ma come lo vide Malik portato prigioniero dai suoi soldati lo liberò e volle parlare con lui dato che riconobbe le sue capacità e il suo carisma al di sopra delle contingenze religiose.
Un uomo che parlava agli uccelli, mitigava i lupi e li dominava, conosceva il potere della parola, nel suono, nel significato anche recondito, nell'incantos e nella trascendenza poetica che in essa si celavano, un uomo che dominava il mondo con tenerezza e nel meraviglioso ed eterno equilibrio che muove l'universo.
Francesco salvaci tu che lo puoi!

Un uomo scomodo

>
> Il giorno 26/gen/2012, alle ore 19.25, gianni donaudi ha scritto:
>
>> Da: gianni donaudi
>> A: (...)
>>
>>
>> LA SCOMPARSA DI CARMELO R. VIOLA di G.D.
>>
>>
>>
>> CARMELO VIOLA ci ha lasciati . E' scomparso all'
ospedale di Acireale(Catania) dove era ricoverato da qualche giorno.
La diffusa inefficenza sanitaria, molto comune nella nostra Penisola(
e non solo al sud), ha affrettato la sua fine. Carmelo era infatti
curato per "enfisema polmonare" , mentre invece aveva seri
scompensi cardiaci.
>> Nato nel 1928, Carmelo si era trasferito giovanissimo con la
sua famiglia a Tripoli, quando la Libia era colonia italiana, e li
aveva iniziato i suoi studi, dove aveva avuto , come compagno di
scuola il coetaneo Valentino Parlato, futuro direttore de " Il
Manifesto" .
>> E' nello stesso periodo che , pur giovanissimo, comincia a
fare qualche dispetto antifascista. Viene fermato dalla polizia
coloniale ma poi, per la sua giovanissima età rimandato a casa.
>> Gli anni passano. La Libia viene occupata dagli inglesi e il
ragazzo si accorge che questi non sono tanto meglio degli italiani.
Anche loro sono prepotenti, autoritari, e ce l' hanno con
"tutti gli italiani", ( fascisti o antifascisti che siano)
dei quali diffidano. E Carmelo verrà ancora una volta fermato dai
nuovi poliziotti .
>> Dopo la fine del conflitto Carmelo frequenta ambienti facenti
capo al ricostituendo Partito Comunista Italiano, del quale ha
tuttavia qualche perplessità . A lui sembra una chiesa, con i suoi
dogmi e le sue "ortodossie" e alla fine, da buon libertario
si sposta nell' area anarchica dove inizia un ' attività
politica, ma sopratutto intellettuale.
>> Libero pensatore coerente si avvicina anche all' U.A.A.R.
( Unione Atei Agnostici Razionalisti), ponendo la sua fede nella
scienza evoluzionistica. Tali studi gli permetteranno di elaborare una
nuova materia scientifica. Quella che egli definiva Biologia Sociale.
>> Secondo tale tesi non tutti gli uomini hanno ancora raggiunto
la completa evoluzione. Ve ne sono ancora molti( sopratutto tra
politici, uomini d' affari, notabili vari ) che si trovano ancora
in una fase da ANTROPOZOI . E tali sono i nostri governanti( a
qualsiasi schieramento essi appartenghino), gli uomini delle lobbyes
bancarie internazionali sopratutto nordamericane( i decantati U.S.A.
( tanto a DX come a SX ) , hanno 40.000.000 di abitanti a cui non è
garantito il cibo quotidiano) .
>> Carmelo Viola collaboro' a decine e decine di testate,
anarchiche, marxiste e laiciste, tra cui " Umanità Nova" ,
" Tracce" di Piombino( diretto dall'editore Pino
Bertelli, del quale scriverà delle prefazioni a libri ) "
Sicilia Libertaria" , "Democrazia Popolare" ,
"Jeronimus-Logos" diretto dall'anch'egli scomparso
Teresio Zaninetti( dove scrisse una esauriente analisi sul fenomeno
"Mafia" , sigla di comodo dei ma$$ media allineati, per non
chiamarlo ASPETTO PARA-LEGALE DEL CAPITALISMO, cosa che approfondì in
seguito nella sua opera " Mafia per non dire Capitalismo" ) .
>> Anche la c.d. "economia" degli attuali potenti della
terra e cioè delle lobbyes bancarie internazionali è piu'
appropriato definirla PREDONOMIA.
>> Dopo la c.d "PerestrojKa" ( in pratica ritorno del
capitalismo in Russia, su cui a suo tempo Carmelo scrisse un saggio )
, il Viola comincio' in parte a rivalutare il c.d.
"socialismo reale" verso il quale era sempre stato critico,
senza naturalmente accettarne gli aspetti autoritari e totalitari, ma
mettendo in evidenza quello Stato Sociale che bene o male era stato
presente in U.R.S.S.
>> Il periodo "post sovietico" lo porta a stringere
amicizia col poeta di Barcellona Messinese, Antonio Catalfamo,
collaboratore de " Il Calendario del Popolo" della Teti
Editore.
>> Con tutto cio' Carmelo Viola, da persona essenzialmente
libera, non penso' mai minimamente di diventare un "
marxista-leninista" dell' ultima ora.
>> Dopo l' inizio delle guerre "umanitarie" (
Serbia, Afganistan, Iraq, che arriveranno sino alla recente Libia)
Carmelo Viola scrisse l' opera " I Barbari di Nagasaki
vogliono feudalizzare il mondo" .
>> Negli ultimi anni, Carmelo Viola, da persona libera accettò
anche la collaborazione sul quotidiano "Rinascita"
della"destra" radicale e diretta da Ugo Gaudenzi Asinelli,
già direttore del socialdemocratico " L' Umanità" . Ma
la sua collaborazione a R. non lo portò certo ad abbracciare tesi di
"estrema destra", ma al contrario rimase sempre lui stesso a
volte polemizzando vivacemente con altri interventi dello stesso
quotidiano, che ha ospitato diversi personaggi di sinistra come
l' ex comandante ecologista Falco Accame, il
comandante"Carlos" detenuto in Francia, il docente marxista
Claudio Moffa
>> Ma il settarismo di certi ambienti della sinistra radicale è
duro a morire. Qualche anno fa Carmelo venne minacciato dai soliti neo
e post- "ecce bombi" delle lattine, le magliette e le
patacche, che poi vanno magari al Mc Donalds e bevono Coca Cola.
L' accusa è una sola : cripto-fascismo, che nello stesso periodo
colpisce anche un filosofo marxista valido come Costanzo Preve e che
prima o poi colpirà anche chi scrive. Carmelo viene minacciato
brutalmente ma poi "assolto per anziana età" .
>>
>> Neppure un anno fa Carmelo Viola aveva perso la figlia di soli
50 anni.
>>
>> Resta il figlio maggiore Gianni, esperto di fantascienza e di
Ufologia, anch' egli collaboratore di diverse testate e autore di
vari opuscoli.
>>
>> Forse frettolosamente (perché pur schematicamente il quadro è
incompleto) ho voluto ricordarlo . Da anni eravamo in contatto e nel
passato mi capito' di incontrarlo un paio di volte in provicia di
Catania.
>>
>> Alla Moglie e a Gianni porgo il mio vivo cordoglio.

domenica 22 gennaio 2012

La gratuita uccisione di Sandro Bonamici


Questa è la tomba, in Albaredo all'Adige di Sandro Bonamici il Federale di Verona che ebbe l'ardire (o l'incoscienza) di voler rientrare al suo domicilio vestito da federale. Quando venne riconosciuto dai "partigiani" di verona nei pressi di Forte Tomba il primo Maggio del 1945 fu ucciso ignobilmente e sommariamente per il semplice fatto che vestiva l'uniforme da alto gerarca. Questa storia non è stata mai resa pubblica. Una parte del mondo partigiano veronese si è macchiata di un delitto infame: un uomo che ha dato aiuto ai poveri alle classi più bisognose, e che non si è mai macchiato di nessuna negligenza è stato ucciso solo per la divisa che ha voluto indossare fino alla fine. Non si è mai saputo il nome dei partigiani che lo hanno ucciso, dato che queste persone sono dei delinquenti degenerati. Questa è la parte oscura e mai chiarita di quel movimento che è passato nel secondo dopoguerra in toto come un'insieme di eroi, ma in realtà una parte era costituita da un "accozzaglia" di opportunisti e assassini che all'ultimo minuto si sono presi la briga di uccidere persone che non si erano macchiate di nessun delitto come il grande SANDRO BONAMICI

Lo stato Vaticano e le sue propaggini




- Zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia -

Questo è l'elenco delle zone extraterritoriali della Santa Sede presenti sul suolo italiano.

La sovranità territoriale è stata concordata in occasione della firma dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929). Le zone extraterritoriali della Santa Sede si trovano non solo a Roma, ma anche in altri luoghi della provincia di Roma. A parte il Seminario Romano Minore, tutti questi territori sono stati dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.

Le zone si trovano, dunque, sul suolo italiano. Con la soluzione della Questione romana, per decisione del Governo italiano, questi luoghi sono trattati secondo le regole del diritto internazionale alla stregua di ambasciate di Paesi stranieri.

Oltre al territorio del Vaticano, pertanto, non costituiscono territorio nazionale anche:

* Basilica di San Giovanni in Laterano;
* Palazzo del Laterano e zona annessa (Pontificia Università Lateranense e Pontificio Seminario Romano)
* Basilica di Santa Maria Maggiore;
* Basilica di San Paolo fuori le mura, inclusa l'abbazia;
* Palazzo di San Callisto;
* Complesso monumentale del Pontificio Ateneo e Collegio Urbano di Propaganda Fide al Gianicolo;
* Palazzo dei Santi Apostoli affiancato alla Basilica dei Santi Apostoli;
* Palazzo contiguo alla chiesa di San Carlo ai Catinari;
* Palazzo della Dataria presso il Palazzo del Quirinale;
* Palazzo della Cancelleria tra corso Vittorio Emanuele e Campo de' Fiori;
* Palazzo di Propaganda Fide a piazza di Spagna.
* Palazzo del Sant'Uffizio adiacente a Porta Cavalleggeri, accanto a piazza San Pietro;
* Palazzo della Congregazione delle Chiese Orientali, già palazzo dei Convertendi in piazza Scossacavalli - ora non più in essere, e spostato ad un palazzo vicino;
* Palazzo del Vicariato in via della Pigna, alla fine di corso Vittorio Emanuele e vicino a piazza del Gesù;
* Pontificia Università Gregoriana in via del Seminario, oggi Collegio San Roberto Bellarmino.
* Pontificia Università Gregoriana in piazza della Pilotta;
* Pontificio Istituto Biblico in piazza della Pilotta;
* Pontifici Istituti di: Archeologia Cristiana, Orientale, Collegio lombardo e Collegio russo in Santa Maria Maggiore;
* I Palazzi del Pontificio Ateneo della Santa Croce e della Domus Internationalis Paulus VI, tra Piazza Sant'Apollinare e via della Scrofa;
* La casa di riposo per il clero dei Santi Giovanni e Paolo, compreso il "nympheum di Nerone", sul colle Celio;
* Ospedale pediatrico Bambino Gesù sul Gianicolo a piazza Sant'Onofrio;
* Villa Gabrielli al Gianicolo.
* Pontificio Santuario della Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Pompei
* Basilica della Santa Casa a Loreto, in provincia di Ancona;
* Basilica di San Francesco ad Assisi, in provincia di Perugia.
* Basilica di Sant'Antonio di Padova a Padova.
* Palazzo Pontificio e Villa Barberini nella città di Castel Gandolfo (vedi Castel Gandolfo (Palazzo Pontificio)).
* Area di Santa Maria di Galeria, che ospita gli impianti della Radio Vaticana. Questa superficie, concessa dall'Italia alla Santa Sede negli anni Cinquanta, è molto più estesa del territorio dello Stato (44 ettari). —

giovedì 19 gennaio 2012

Il mistero della vita



Il problema dell'omeopatia

Il problema teorico, riguardo all'omeopatia, è che in realtà (incontestabilmente), oltre le prime diluizioni, della molecola originaria non vi è più traccia rilevabile. In questo senso Garattini, Angela e soci, possono dire con scherno trionfale: state bevendovi solo acqua zuccherata!... Tuttavia, fuori dalla letteratura scientifica ufficiale, quella sponsorizzata dalle multinazionali dei farmaci "ortodossi", esiste una copiosissima documentazione, altrettanto scientifica, che dimostra l'efficacia pratica degli stessi rimedi. Inoltre, è facile per chiunque – senza bisogno di nessun "doppio cieco" – constatare che essi "funzionano", ovviamente se ben prescritti e ben assunti. Per Hahnemann, il problema non si poneva, poiché, situandosi sul crinale tra l'antica e la nuova concezione del mondo, egli era ancora convinto che "nello stato di salute l'energia vitale (sovrana) immateriale – Dynamis – che anima la parte materiale del corpo umano (organismo), regna in maniera assoluta." e "quando un uomo si ammala, questa energia vitale immateriale (principio di vita), di per sé attiva e presente dovunque nel suo corpo, è la sola che, fin dall'inizio della malattia, risente dell'influenza dinamica dell'agente morboso contrario alla vita."(1). La Dynamis, come principio formale in senso aristotelico, corrispondente alla Tsri dei cinesi e al Prana degli indù, è, secondo il fondatore dell'omeopatia, così l'attore della salute, come l'unica forza del corpo, "sconvolta" dagli "agenti perturbatori che vengono dall'esterno" (e che possono svolgere la loro azione "soltanto in un modo altrettanto immateriale, dinamico"), capace di manifestare nell'organismo i sintomi morbosi ("quelle azioni insolite che noi chiamiamo malattie") e, insieme, di reagire beneficamente ripristinando l'armonia perduta(2). I rimedi stessi, nella loro essenza, altro non sono che veicoli di energia in grado di risvegliare e riplasmare energia. Con effetti materialissimi, ma su una base formale, non materiale. E' chiaro che qualunque visione dell'essere e del corpo puramente materialistica (prima e dopo Hahnehmann) un simile punto di vista non può che rifiutarlo inorridita. E, tuttavia, l'omeopatia (così come altre analoghe discipline, tra le quali l’agopuntura, il cui fondamento la ratio non può cogliere(3)) operava egregiamente allora e continua a farlo oggi. Imperturbata, se non dalla realtà che l'energia vitale e la capacità di auto-guarigione degli uomini sempre più tende, in effetti, a svanire.



NOTE



(1) S.F.C. Hahnehmann, Organon dell'Arte del guarire, Edium, Milano 1975, p. 23.



(2) Cfr. ibid., pp. 23-29.



(3) Lo stesso vale nei riguardi dell’astrologia classica.

Joe Fallisi