domenica 19 settembre 2010

Oggi il miracolo di Giano si è ripetuto

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Il Cardinal Sepe, con quella faccia tosta, è visibilmente impaurito dato che teme che il miracolo dell'ampolla nelle sue mani(un po' sporche) non si verifichi. Ma Giano, la famiglia di Gennaro era da secoli votata al sacerdozio del Dio bifronte, riesce lo stesso a liquefare il sangue del suo sacerdote. Sotto ai miracoli rubati si nasconde l'intervento provvidenziale dell'antico dio delle origini Italiche. Evviva Giano il Dio dell'inizio e della fine

martedì 14 settembre 2010

Il grande studioso è un agente del mossad



Son preso da grande delusione nell'apprendere che questo grande archeologo Emmanuel Anati fosse un agente del Mossad compresi la moglie e il figlio. In generale lo studioso dovrebbe essere libero ma in questi tempi moderni tutti sono legati al potere e peggio ancora ai servizi segreti decisamente di uno stato aggressivo e militarista qualè è la democrazia israeliana. Bei discorsi, belle parole, ragionamenti ineccepibili, ma la realtà e molto più dmessa.
Come Simon Wiesenthal un falso paladino della giustizia in senso lato, un uomo che "cacciava" i vecchi nazisti senza padrone!

lunedì 30 agosto 2010

Le abitudini sono difficili da perdere


Forza baciate le mani, l'abitudine dalla Sicilia si diffonde non solo al nord Europa ma anche per tutto il nord africa.Al grido siamo tutti amici noi con il nostro presidente Baciamo le mani al dittatore che nel luglio del 1970 ci costrinse a rimpatriare i morti italiani caduti in Libia.Calderoli e la lega dove sono?


In realtà è una sua abitudine, forse è stato iniziato in massoneria?

giovedì 26 agosto 2010

Un'opera d'arte mai trasmessa dalla RAI: perché?




L’appello di Lizzani: la Rai mandi in onda «Roma imago urbis»
Maurizio Pluda
17 dicembre 2009, corriere della sera

Il caso Lodato in mezzo mondo, da noi è sparito

Il giallo del kolossal (15 film) mai trasmesso

MILANO — «È incredibile: è possibile vederla nella Sezione d’arte romana del Metropolitan Museum of Art di New York e invece la Rai continua a tenerla chiusa in un cassetto. E da 15 anni!».

Carlo Lizzani, l’87enne maestro del cinema italiano, s’è tenuto dentro il rospo per tutto questo tempo, ma ora non ce la fa più: «Lancio un appello ai dirigenti della nostra tv pubblica, esprimendo sorpresa, stupore e delusione: signori, mandate finalmente in onda Roma imago urbis ».

«Si tratta — spiega il regista — di un’autentica enciclopedia sulla civiltà di Roma antica, un kolossal colto composto da quindici documentari girati in 24 Paesi e tre continenti. Io ho fatto da consulente cinematografico, perché non avevo il tempo di seguire sul campo le riprese: la regia è di Luigi Bazzoni. Dietro di noi c’era un comitato scientifico composto da dodici accademici dei Lincei diretto dal compianto Giulio Carlo Argan. E la Rai ha partecipato all’impresa, comprando i diritti d’antenna nel ’94 per l’equivalente di tre milioni di euro di oggi: ebbene, sono passati ormai quindici anni e Roma imago urbis non è stata mai trasmessa

». Che si tratti di un prodotto doc, di quelli che «fanno l’essenza stessa del servizio pubblico televisivo» (come dice ancora Lizzani) è certificato da due altri nomi che compaiono nel «cast». Uno è quello dell’architetto Paolo Portoghesi, che ha fatto da consulente al progetto. L’altro è quello di Vittorio Storaro: il tre volte premio Oscar è stato infatti il direttore della fotografia di questo «kolossal colto». «E pensate — racconta Giacomo Pezzali, che con la sua Trans world film lo ha prodotto — che Storaro per lavorare con noi rinunciò a due faraoniche offerte dagli Usa. È davvero incredibile come la Rai tratta un simile gruppo di eccellenze italiane: ma non dovrebbe essere proprio la tv pubblica una vetrina del meglio del nostro Paese?».

Per sgomberare il terreno da possibili equivoci, Pezzali tiene a sottolineare come l’appello di Lizzani (che lui fa ovviamente proprio) non sia questione di vil denaro. «Voglio lanciare un messaggio: sono pronto a cedere alla Rai i diritti per l’estero dell’opera, così altro che recuperare i tre milioni di euro che hanno investito, li farebbero pure fruttare. Tanto per capirci, ben nove capi di Stato europei ci diedero il loro placet. E in Libia trattammo con Gheddafi, mentre in Iraq il nostro interlocutore fu l’allora ministro degli Esteri, Tareq Aziz».

Per rafforzare il concetto, Pezzali ricorda anche un aneddoto: «Un giorno è venuto da me l’ambasciatore cinese in Italia, perché aveva appena visto l’opera. Mi disse: 'Le consiglio di girarne uno in più, dedicato alla Cina'. Di fronte al mio stupore, mi ricordò che durante una delle tante guerre fra i romani e i persiani, una legione riuscì a sfilarsi da un assedio e a rifugiarsi in Cina». Ma Pezzali non ha alcuna voglia di riaprire il capitolo produttivo di Roma

imago urbis.

Anche perché è già sufficientemente corposo. Un budget totale di 22 milioni di euro per realizzare i quindici documentari di un’ora l’uno. Da «Mythus» (sulle origini mitologiche della città) a «Viae» passando per tutto il pantheon culturale, civile, ingegneristico e, ovviamente, bellico: quindici capitoli che raccontano di come una repubblica si fece impero.

mercoledì 18 agosto 2010

Le parole di Cossiga mai smentite



Il neo defunto Francesco Cossiga


Mario Draghi attuale governatore della Banca d'Italia

Roma, 24 gennaio 2008 - "Sembra che Mario Draghi, già socio della Goldman & Sachs, nota grande banca d'affari americana, oggi Governatore della Banca d'Italia sia il vero candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di un "Governo istituzionale".

'Mario Draghi? Impossibile immaginarlo a Palazzo Chigi. E' un vile affarista che vendera' l'economia italiana''. Lo ha detto l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga durante la trasmissione Unomattina. E così avrà modo di svendere, come ha già fatto quando era Direttore Generale del Tesoro, quel che resta dell'industria pubblica a qualche cliente della sua antica banca d'affari".

domenica 15 agosto 2010

I CELTI E LA VENERAZIONE DELLA NATURA

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Nell'umanità è insito un desiderio innato di accostarsi ai fenomeni naturali con timore reverenziale. L'originaria credenza di percepire un segno soprannaturale in ogni manifestazione fa in modo che ogni elemento della Natura sia un'espressione diretta del potere divino.
L'antico popolo dei Celti, originari della Germania meridionale, considerava la Natura meravigliosa e con poteri straordinari: non rappresentava, infatti, soltanto il mondo quotidiano, ma era identificata anche come una madre potente, talvolta generosa e talvolta crudele, che appariva in forme diverse, trasformandosi continuamente dall'una all'altra senza leggi e schemi.La Natura, dunque, era una divinità con l'attributo di modificarsi e identificarsi in molteplici fenomeni. Una forza permeava la Natura: ogni essere animato ed inanimato aveva una sorta d'anima magica ed era invaso da spiriti sia malvagi, sia benevoli.
I Celti, che erano dediti alla coltivazione e all'allevamento, veneravano la Grande Madre Terra ("Don", "Dona", "Danu" o "Anu" nei diversi linguaggi delle popolazioni celtiche), che, secondo la leggenda, sedeva sul trono collocato nella costellazione circumpolare di Cassiopea.Grande Madre Terra, considerata progenitrice di tutte le genti, se unita al dio della tribù, rappresentava il legame stretto tra il popolo ed il suolo fertile e generoso. Un elemento venerato in forma divina era l'acqua, ora compiacente, ora implacabile, il cui mormorio ricordava una voce misteriosa, che proveniva dal profondo della Terra. Senza l'acqua, inoltre, non era possibile la vita: soltanto dove c'era acqua in abbondanza la tribù poteva stabilirsi. Se adeguatamente trattata con incantesimi, essa era utile per trarre profezie. E non solo: essa rappresentava fecondità e sacralità, simbolo di purificazione e guarigione. Innumerevoli sono le leggende su fonti sacre e guaritrici. I Druidi (sacerdoti depositali della verità e della saggezza, custodi della sapienza e delle tradizioni popolari celtiche) utilizzavano l'acqua lustrale, ossia l'acqua in cui veniva spento un tizzone preso dall'altare dei sacrifici (considerati come la metamorfosi tra la vita e la morte ed erano il mezzo per la rinascita nell'aldilà), per allontanare i malefici e la cattiva sorte. Per i Celti, l'acqua era strettamente collegata al fuoco, entrambi considerati i due elementi primordiali. I Druidi sostenevano che alla fine del mondo avrebbero regnato soltanto acqua e fuoco, mentre tutto il resto sarebbe scomparso. Ciò che profondamente impressionò il popolo celtico e destò timore reverenziale fu la presenza delle montagne, soprattutto se inaccessibili e coperte di neve. Il culto dei monti era stimolato dalla percezione che il terreno fosse stato sospinto verso l'alto da una forza interna, che incurvava il suolo piatto, opera di una forza divina. Non a caso, infatti, i templi celtici erano siti sulla vetta incontaminata di monti sacri, ritenuti luogo eletto per manifestazioni divine, oppure nelle ombrose foreste. Un altro mondo, per l'appunto sacro per eccellenza per i Celti, era il bosco montano. Assai particolare, infatti, fu la venerazione degli alberi. La perdita autunnale delle foglie e la rinascita in primavera fornivano la prova dell'indistruttibile energia vitale della Natura. E più sorprendenti ancora erano certamente gli alberi sempreverdi: anche nella stagione invernale davano prova dell'invincibile potere della Natura.
L'albero sacro era la quercia, il cui legno era usato nei fuochi per il suo lento e duraturo ardere. Anche il vischio che cresceva sulle querce aveva proprietà magiche e curative, giacché, non avendo radici a Terra, era considerato un dono degli dei direttamente dal cielo. Il nome celtico della quercia "Duir" significava "porta, ingresso" ed essa rappresentava l'ingresso nel mondo delle verità soprannaturali.Interessante è notare come i Druidi andavano alla ricerca della sacra pianta del vischio, considerato una potente protezione contro ogni tipo di forza maligna, con particolari riti: vestiti di tuniche bianche si arrampicavano sull'albero, per raccoglierlo con particolari movimenti, separandolo dalla quercia con un coltello purificato.Il vischio doveva essere tagliato soltanto ad una particolare fase della Luna, normalmente all'inizio dell'anno, e i Druidi lo potevano cercare solo dopo aver avuto una visione che li conduceva direttamente alla pianta da raccogliere.Non avere visioni per un lungo periodo di tempo e la caduta spontanea del vischio sul terreno erano ritenuti cattivi presagi che avrebbero portato sventura.
II nocciolo era considerato, invece, l'albero della sapienza: mangiare i suoi frutti accresceva la conoscenza. Secondo una leggenda, presso un bosco di noccioli si trovava una sorgente nella quale vivevano cinque salmoni che si nutrivano delle nocciole provenienti dal bosco sacro. Erano i salmoni della sapienza e colui il quale sarebbe riuscito a cibarsi di uno di essi avrebbe conseguito un gran sapere. Inoltre, il legno di nocciolo era utilizzato in rituali notturni per garantire fertilità alle donne. I Druidi per cerimonie magiche e divinatorie usavano legno di nocciolo, tagliato soltanto in una notte di luna piena e per di più doveva essere giovane e in fase di crescita, al fine di conservarne a lungo il proprio potere.
Il salice aveva anch'esso un ruolo molto importante nel mondo druidico ed era connesso al dono della profezia. Era, inoltre, usato durante il rituale della vestizione con pelli d'animali al fine di raggiungere un più profondo contatto con la Natura e i suoi poteri.
Tra i frutti, invece, è stato tramandato che la mela regalava l'immortalità, poiché era simbolo del Sole se tagliala a metà orizzontalmente mostrava la stella a cinque punte.
Il mondo celtico evoca un decorso vitale in piena armonia con la Natura, la cui profonda conoscenza è presupposto di un'affascinante attrazione. La popolazione celtica, custode di ritmi, di valori e di conoscenze perdute forse per sempre, è messaggera di un universo d'assoluta armonia, che seduce al punto da scatenare l'interesse nei segreti della magia, nascosta forse nell'io personale più recondito. Imparare a comunicare con le foreste, ad esempio, è una via per la conoscenza profonda di se stessi, che quasi impaurisce, poiché custode di segreti ancestrali, di fantasmi personali, di mistici vincoli. Il popolo dei Celti rappresenta ciò che l'umanità non è più e che forse allo stato attuale ha paura di riscoprire, negando la veridicità.

Dell'amica Rosa Maria Mistretta

Federico il Grande




Federico Zeri (1921-1998) è stato uno dei maggiori storici d'arte italiani. La sua carriera si è svolta ai margini delle università e delle consorterie dei musei.Uomo libero dotato di grandiosa genialità, maestro in uno dei momenti più tragici della storia Italiana. Sempre schierato contro il potere politico, che ha sempre ostacolato la conoscenza e l'evoluzione del Paese. Zeri ha sempre documentato e criticato l'abbandono, il degrado e le distruzioni del patrimonio artistico italiano.
Sei sempre con noi!