domenica 30 maggio 2010

Per ricostruire l'unità perduta



La tensione, l'istinto che ci induce a completarci nell'altro sesso. La sofferenza del continuare la specie, l'orgasmo stesso è dolore e liberazione. Tutto per ricostruire quell'unità perduta quell'uno che si avvicina all'essenza del macrocosmo. Per ritrovare un dio lontano e sconosciuto che risiede in noi, ma che incessantemente ci induce a confonderci ad unirci carnalmente, a soffrire e a ricercare la completezza nell'esaltazione della carne. Lavia della carne sofferenza masopratutto liberazione del nostro egoismo individuale.

sabato 29 maggio 2010

Forse la storia è diversa





IL SIG. MARIO CERVI CONTINUA A SPARARE SU UN MORTO CHE NON CHE NON PUO DIFENDERSI
di Filippo Giannini

Desidero iniziare con una premessa: quel che faccio e quel che scrivo (anche se male) è per rivalutare la memoria di un Giusto che da troppi anni è vilipeso proprio perché tale. E per essere più preciso: proprio perché Giusto.
Questo mio lavoro non è indirizzato al Sig. Cervi perché, data la sua risposta, deduco che da lui nulla posso imparare, ma utilizzo la risposta a me indirizzata per ampliare la documentazione già fornita nel precedente articolo, pur utilizzando quanto dal Sig. Cervi scritto su Il Giornale del 23 maggio 2010. Però una precisazione è d’obbligo: egli ha scritto fra l’altro: . Sig. Cervi, prendere a male parole non è nel mio stile, Lei o ha travisato, oppure non potendo rispondere alle mie documentazioni si rifugia dietro un pretesto. L’unica espressione da me usata, forse un po’ forte, può essere quella indicata in castronerie cerviane, ma dato il momento di bassa cultura in cui viviamo, è un modo come un altro per dire: .
Come alcuni lettori ricorderanno, nel mio precedente articolo “Sia Mario Cervi a sbugiardare la storia” riportai alcune documentazioni con le quali contestavo quanto aveva scritto il memorialista de Il Giornale il quale addebitava a Benito Mussolini le cause e le colpe della Seconda Guerra Mondiale. Riportai degli elementi ai quali il Sig. Cervi non ha risposto celandosi dietro una serie di sarcastiche battutelle. Invito i lettori che hanno avuto modo di seguire, sia il mio intervento che quello del Sig. Cervi, a testimonianza.
Come da premessa questo mio lavoro non vuol essere una replica al mancato contendere del giornalista, ma è rivolto a quelle persone, oneste di spirito e di volontà e animate da senso della giustizia. Presenterò altra documentazione per dimostrare che non solo Benito Mussolini non voleva la guerra, presenterò, oltre a quelle già riportate nel precedente lavoro, nuove testimonianze e documenti che attestano che la volontà della guerra risiedeva in ben altri centri e questo per difendere interessi egemonici di cui oggi paghiamo lo scotto.
Per iniziare pongo una serie di “È vero o non è vero” con le quali propongo una sequenza di documenti ignorando l’ordine cronologico:
1) È vero o non è vero che tra la fine del 1939 e i primi mesi del 1940 (nel periodo della nostra non belligeranza) la flotta da guerra franco-britannica effettuò 1370 casi fermo di nostri mercantili e navi di linea, casi di fermo che non furono tali ma veri e propri sequestri, in violazione di ogni norma internazionale? Tutto ciò, con dettagliatissima documentazione, è contenuto nei due Rapporti Luca Pietromarchi riportati interamente nel mio primo volume. Quale era lo scopo di queste provocazioni, sommate alle precedenti, se non quello di costringerci alla guerra?
2) È vero o non è vero che Mussolini inviò un telegramma a Vittorio Emanuele III nel quale, fra l’altro avvertiva: ?
3) È vero o non è vero che nel 1941, quando almeno formalmente gli Usa erano uno Stato neutrale, il Presidente Roosevelt per aiutare la marina inglese ordinò alla Marina statunitense di “sparare a vista contro le navi tedesche e italiane”?
4) È vero o non è vero che non è stata la Germania ad attaccare la Gran Bretagna e la Francia nel 1939, ma furono le due democrazie ad attaccare la Germania?
5) È vero o non è vero che con il Trattato di Versailles si attuò lo smembramento del territorio tedesco per darne una striscia alla Polonia con la geniale trovata del corridoio di Danzica?
6) È vero o non è vero che gli autori di quella imposizione furono W. Wilson per gli Stati Uniti, D. Lloyd George per la Gran Bretagna e G. Clemenceu per la Francia?
7) È vero o non è vero che in quella striscia di teritorio il 90% era di stirpe germanica?
8) È vero o non è vero che lo stesso Lloyd George scrisse il 25 marzo 1919 nel Memorandum di Fontainebleau: ?
9) È vero o non è vero che fra le clausole del Trattato di Versailles l’Alsazia Lorena fu attribuita alla Francia; al Belgio andarono i distretti di Eupen, Malmédy, Moresnet; alla Polonia, parte della Prussia occidentale e concepito il famigerato corridoio; alla Lituania il territorio di Memel. Alla Germania furono tolte tutte le colonie che andarono ad impinguare i già ricchissimi possedimenti di Francia e Gran Bretagna. Tutto ciò senza contare (che non riporto per ragioni di spazio) altre clausole vessatorie che umiliarono al massimo l’orgoglio tedesco che fu ridotto alla disperazione e alla fame?
10) È vero o non è vero che le richieste di Hitler alla Polonia erano straordinariamente modeste?
11) È vero o non è vero che il piano di Berlino era che la Germania ottenesse il diritto di costruire una strada extraterritoriale che la collegasse alla Prussia orientale?
12) È vero o non è vero che il Rapporto dell’ambasciatore polacco a Washington, conte Jerzy Potocki, del 21 novembre 1939, fra l’altro riporta: ?
13) È vero o non è vero che fra le suddette definizioni il punto 3) stabiliva: ?
14) È vero o non è vero che gli Stati Uniti occuparono militarmente la Groelandia e l’Irlanda nel 1940?
15) È vero o non è vero che Francia e Gran Bretagna firmarono un accordo con la Polonia, con il quale i due Paesi si impegnavano ad attaccare entro 48 ore quegli eserciti che avessero intrapreso azioni offensive contro la Polonia?
16) È vero o non è vero che a seguito dell’attacco tedesco alla Polonia, Gran Bretagna e Francia entrarono in guerra contro la Germania, ma non contro l’Unione Sovietica che pure aveva attaccato la Polonia dopo due settimane dall’attacco germanico?
17) È vero o non è vero che al termine della guerra Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti regalarono all’Unione Sovietica quella parte della Polonia che aveva conquistato quando era alleata della Germania?
18) È vero o non è vero che sarei molto vicino alla realtà se sostenessi che la guerra è servita per l’instaurazione di un sistema mondiale di controllo dell’economia e della finanza in mani private e l’appropriazione dei centri di potere nell’amministrazione degli Stati Uniti d’America, giusto la Dottrina Monroe?
19) È vero o non è vero che pochissimi italiani conoscono il testo del Trattato di Pace del 1947, meglio conosciuto come: Dictat?
20) È vero o non è vero che con il detto Dictat all’Italia sconfitta fu tolto tutto ed i vincitori (scusate: i liberatori) ci imposero le am-lire (moneta d’occupazione)?
21) È vero o non è vero che Mussolini custodiva gelosamente due buste nelle quali, come ripetutamente aveva sostenuto, avrebbe permesso all’Italia di sedersi al Tavolo delle trattative di pace non da Paese sconfitto?
22) È vero o non è vero che l’Unità, quotidiano del Pci del 23 e 25 gennaio 1996 fra l’altro ha scritto: ?
23) È vero o non è vero che quel carteggio, qualunque sia stato il suo valore, apparteneva allo Stato italiano?
24) È vero non è vero che nessun magistrato si è preoccupato, dato il valore di provenienza della testimonianza, di aprire un’inchiesta su quel fatto?
25) È vero o non è vero che Pio XII nel 1952 ad una precisa domanda rispose: .
26) È vero o non è vero che Giuseppe Roncalli (il futuro Papa Giovanni XXIII) in una lettera inviata al fratello Giovanni in data 28 marzo 1941, circa la “La Guerra del Duce” (titolo di Mario Cervi), così la giudicava: .
27) È vero o non è vero che non è stato mai dimostrato che Pio XII e Giovanni XXIII fossero pazzi scatenati?

Prima di terminare desidero riportare una testimonianza di un amico lettore che mi ha inviato la seguente mail: Mi raccontava il compianto on.le Carlo Tassi che, al processo con cui donna Rachele chiedeva allo Stao la pensione come vedova di un Primo Ministro, l’avvocatura dello stato si oppose in quanto Benito Mussolini non aveva mai riscosso l’indennità legata alla carica. I giudici amministrativi accolsero la domanda, ma ci fu chi si domandò che fine avessero fatto quegli emolumenti e venne fuori che, a Mussolini defenestrato e Badoglio divenuto con il colpo di Stato Primo Ministro, si presentò a questi il ragioniere, domandandogli se per l’appannaggio desiderasse seguire come il precedente Primo Ministro che non aveva mai riscosso niente, ordinò di investire l’indennità di carica in titoli di Stato. Il deposito di tali titoli di Stato era intestato al “Primo Ministro”, e. poiché il Primo Ministro era lui, mi raccontava l’on.le Tassi, venne fuori che Badoglio: il Primo Ministro sono io, si incamerò tutto>. (Segue la firma).
Questi, Signori lettori, erano gli uomini: il primo (per ricordare Mario Cervi), Mangiatore di pane e guerre; il secondo, Pietro Badoglio valido rappresentante della ritrovata libertà (di rubare).

venerdì 28 maggio 2010

L'ultimo dipendente Parmalat non sa per chi lavora



Personalmente non so per chi lavoro chi è il mio datore. ufficialmente Antonio Vanoli. Vanoli, già AD della Ferrero(legata a mediobanca e a Fiat sempre) , esiste una figura di riferimento, ma non sappiamo chi c'è sotto o dietro(o megli lo sappiamo benissimo).
L'imbonitore Bondi(anche lui uomo di mediobanca) ha fatto affiggere in tutti gli stabilimenti un "manifesto" titolato Missione: tutte banalita, orpelli per non affrontare la realtà .
Voglio sapere per chi lavoro, ma forse in questi tempi moderni e democratici basta che arrivi lo stipendio e tutto è tollerabile.

La vittima sacrificale: Callisto!



Da un povero dipendente Parmalat dell'estrema periferia veronese

La colpa è tutta e solo di Tanzi. Una voragine del genere è da atribuire solo ad una pesona, tesi demenziale. Alla Parmalat è cambiato poco o nulla si è solo estromesso Tanzi si sono cancellati i debiti e si riparte,non pagando nessuno dei piccoli azionisti e obbligazionisti, la maggior parte dei dirigenti è ancora li. UNA GRANDE PRESA IN GIRO.
Chi sono i proprietari della attuale Parmalat? Il nuovo direttore viene da Ferrero uomo di Mediobanca. Quanta nostalgia per il vecchio sacerdote della finanza Cuccia con una moglie che si chiamava IDEA NUOVA SOCIALISTA BENEDUCE. Cuccia era come Tanzi pagava tutti l'arco costituzionale organi di partito compreso.
Addirittura i vertici di Mediobanca sono coperti da persone che hanno pilotato il collasso Parmalat, storie solo italiane. Imbrogli su imbrogli da anni e anni, truffe di piccoloe grande cabotaggio miserie quotidiane nel stabilimento di periferia come alla casa Madre di Collecchio.

lunedì 24 maggio 2010

gioia di vivere

.

Dobbiamo imparare a vivere, a trovare la felicità delle piccole cose.
Così salveremo l'anima del mondo e così anche la nostra


E’ IN LIBRERIA:


A. M. Partini

CRISTINA DI SVEZIA E IL SUO CENACOLO ALCHEMICO

pp. 269 – Euro 17,50

20 illustrazioni.

Edizioni Mediterranee – Roma 2010

http://www.ediz-mediterranee.com/





Questo testo prosegue e amplia le ricerche dell'autrice su Cristina di Svezia, su Francesco Santinelli e su Massimiliano Palombara, presentandoci episodi biografici e analisi testuali interessanti non soltanto dal punto di vista storico ma rivelatori dell'"opera alchemica" di questi tre personaggi, appassionati del conoscere e del sapere che in quel periodo si esplicava attraverso l'alchimia e l'astrologia. Praticare queste materie non era in contrasto con la religione cattolica, lo dimostra il fatto che Cristina di Svezia rinunciò a un regno che amava e sapeva governare, per abbracciare la religione cattolica. Forse Cristina è il personaggio che esprime più validamente la rinuncia al mondo terreno, addirittura a un regno, per seguire più liberamente i suoi impulsi sapienziali e religiosi. Non a caso è stata chiamata "Minerva del Nord". In particolare nel libro viene ricordata e commentata la famosa porta magica di piazza Vittorio, alcune rime del poeta e latinista Massimiliano Palombara, riscoperte recentemente in due manoscritti dell'Archivio Palombara-Massimo, che vengono pubblicate per la prima volta, si riferiscono alle "massime" della Porta Magica. In base allo studio di queste rime, l'autrice ha potuto affermare che le "iscrizioni ermetiche" incise sotto i simboli della Porta e sulle pareti del "palazzino" sono opera del Palombara stesso e non del fantomatico pellegrino del Cancellieri come si è sempre creduto. (comunicazione editoriale).



Anna Maria Partini si dedica a ricerche storiche sull’ermetismo, soprattutto del Seicento. Ha portato alla luce e commentato gli scritti ermetici del marchese di Palombara, di F. M. Santinelli e della regina Cristina di Svezia, pubblicati dalle Edizioni Mediterranee; ha tradotto e curato, sempre per la stessa casa editrice, il Toson d’Oro di Salomon Trismosin e ha pubblicato Athanasius Kircher e l’Alchimia (2004), Alchimia, architettura e spiritualità in Alessandro VII (2007), Il segreto della Rugiada Celeste (2009), e Il Sogno e il suo mistero (1996) corredato da alcune sue miniature su porcellana. In collaborazione con Vincenzo Nestler è autrice di uno studio sulla Magia astrologica e con l'egittologo Boris de Rachewiltz ha scritto il volume Roma Egizia (entrambi usciti per le Edizioni Mediterranee). Ha pubblicato numerosi articoli su riviste specializzate e volumi collettivi. È vicepresidente e istoriografa dell'Accademia Tiberina di Roma. Ha promosso e collaborato al restauro della 'Porta magica" di Piazza Vittorio Emanuele II in Roma.



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Sull'autenticità dei Protocolli di Sion





A proposito della questione sull’autenticità dei «Protocolli» dei Savi
Anziani di Sion
di Francesco Lamendola - 20/05/2010

Fonte: Arianna Editrice


Da quando hanno fatto la loro comparsa nella storia d’Europa (la prima
traduzione italiana apparve nel 1921 a cura di Giovanni Preziosi), i
«Protocolli dei Savi Anziani di Sion» non hanno cessato di polarizzare
l’attenzione degli storici, dei politologi e dell’opinione pubblica
intorno
alla controversia sulla loro autenticità.
Il libro, apparso nella Russia di Nicola II all’interno di un’opera più
vasta del mistico russo Sergej Nilus, è scritto in prima persona da un
“grande vecchio” che rivolge le sue parole a un’assemblea di anziani
ebrei,
esponendo le linee guida di un piano strategico dalla straordinaria
vastità
di concezione e mirante, addirittura, alla conquista e alla
sottomissione
del mondo da parte degli Ebrei, il “popolo eletto”.
Infiltrandosi come una prodigiosa, efficientissima e segretissima quinta
colonna nelle società cristiane, e segnatamente nei centri del potere
economico, finanziario, culturale e dell’informazione, gli Ebrei -
stando a
questo testo - si porrebbero l’obiettivo dichiarato di indebolire la
fibra
morale di tutte le società non ebree, sovvertendo gradualmente, ma
inesorabilmente, tutti i valori, tutte le certezze, tutte le tradizioni,
fino a creare le condizioni adatte perché il mondo intero cada, come un
frutto maturo, in potere dell’ebraismo internazionale, che agisce per
mezzo
di banchieri, uomini politici, giornalisti ed esponenti del mondo della
cultura.
Dal momento che i «Protocolli» si prestano ad una lettura in chiave
antisemita e che, effettivamente, essi entrarono a far parte del
bagaglio
propagandistico antisemita del nazismo (e, in misura molto più blanda,
del
fascismo, ma solo all’epoca delle leggi razziali del 1938), con tutto
quello
che ne è derivato, gli storici della seconda metà del Novecento hanno
liquidato l’intera questione della loro autenticità, dichiarandoli un
falso
confezionato dalla «Ochrana», il servizio segreto zarista,
probabilmente a
Parigi e con lo scopo di creare una sorta di giustificazione morale per
i
“pogrom” che infuriavano, di quando in quando, in Russia, in Ucraina, in
Polonia.
Anche il saggista Sergio Romano, col suo libro del 1992 «I falsi
protocolli», ha impostato così tutta la problematica ad essi relativa,
come
già il titolo suggerisce chiaramente: come se, una volta assodata la
loro
non autenticità, venisse a cadere interamente l’altra questione, ad essa
collegata, ma che nessuno osa anche soltanto accennare, tanto forte è il
timore di essere accusati di antisemitismo o addirittura di simpatie
per il
nazismo: se, cioè, le cose espresse in quel documento possano
corrispondere
a dei fatti reali e se, inoltre, siano o meno in linea con la Legge
ebraica
e con il sentire ebraico nei confronti dei “gojm”, dei Gentili.
Ma torniamo al legame fra l’«Ochrana» e i «Protocolli».
Ora, a parte il fatto che si potrebbe discutere se tutti i “pogrom”
fossero
voluti e organizzati dagli ambienti antisemiti della Russia e dai
servizi
segreti zaristi, o se non possano ricondursi anche, almeno in parte, ad
una
manovra delle potenti lobbies ebraiche dell’Europa occidentale e degli
Stati
Uniti, proprio allo scopo di screditare il governo zarista (ne abbiamo
già
parlato nell’articolo «Possono darsi delle verità così tremende che
nessuna
voce umana riuscirebbe a pronunziarle», inserito sul sito di Arianna
Editrice in data 28/02/10), forse sarebbe il caso di domandarsi se la
questione della autenticità, affermata o negata che sia, costituisca
davvero
la questione centrale che ci si dovrebbe porre davanti a questo
impressionante documento.
Infatti, posto e stabilito che nessuna seria società segreta lascia
documenti scritti relativi ai suoi complotti (e, in questo senso, i
«Protocolli», nella versione in cui li conosciamo, sono quasi
certamente un
falso), il punto è che non si dovrebbe guardare il dito che indica la
Luna,
ma la Luna in se stessa: si dovrebbe cioè vedere se, nello sviluppo
della
storia moderna e nelle prescrizioni e invocazioni della “Torah”, della
“Mishna” e del “Talmud”, i concetti espressi nei «Protocolli» trovino
corrispondenza, oppure no.
A proposito dell’intera questione, Julius Evola, autore della
«Introduzione»
all’edizione italiana del 1938 dei «Protocolli», curata dalla rivista di
Giovanni Preziosi «La vita italiana», così si esprimeva (pp. 9-10):

«Due punti vengono particolarmente in risalto nei “Protocolli”. Il
primo si
riferisce direttamente alla questione ebraica. Il secondo ha una
portata più
generale e conduce ad affrontare il problema delle forze vere in atto
nella
storia. Perché il lettore si renda pienamente conto dell’uno e
dell’altro
punto, crediamo opportuno svolgere alcune considerazioni,
indispensabili per
un giusto orientamento.
Per un tale orientamento, occorre anzitutto affrontare il famoso
problema
della “autenticità” del documento, problema sul quale si è voluto
tendenziosamente concentrare tutta l’attenzione e misurare la portata e
la
validità dello scritto. Cosa invero puerile. Si può infatti negare
senz’altro l’esistenza di una qualunque direzione segreta degli
avvenimenti
storici. Ma ammettere, sia pure come semplice ipotesi, che qualcosa di
simile possa darsi, non si può, senza dover riconoscere che, allora,
s’impone un genere di ricerca ben diverso da quello basato sul
“documento”
nel senso più grossolano del termine. Qui sta precisamente – secondo la
giusta osservazione del Guénon – il punto decisivo, che limita la
portata
della questione dell’”autenticità”: nel fatto, che NESSUNA
ORGANIZZAZIONE
VERAMENTE E SERIAMENTE SEGRETA, QUALE SI SIA LA SUA NATURA, LASCIA
DIETRO DI
SÉ DEI “DOCUMENTI” SCRITTI. Solo un procedimento “induttivo” può dunque
precisare la portata di “testi”, come i “Protocolli”. IL CHE SIGNIFICA
CHE
IL PROBLEMA DELLA LORO “AUTENTICITÀ” È SECONDARIO E DA SOSTITUIRSI CON
QUELLO, BEN PIÙ SERIO ED ESSENZIALE, DELLA LORO “VERIDICITÀ”. Giovanni
Preziosi già sedici anni or sono, nel pubblicare per la prima volta il
testo, aveva ben messo in rilievo questo punto. La conclusione seria e
positiva di tutta la polemica, che nel frattempo si è sviluppata, è la
seguente: CHE QUAND’ANCHE (cioè: dato e non concesso) I “PROTOCOLLI” NON
FOSSERO AUTENTICI NEL SENSO PIÙ RISTRETTO, È COME SE ESSI LO FOSSERO,
PER
DUE RAGIONI CAPITALI E DECISIVE:
1) Perché i fatti ne dimostrano la verità;
2) Perché la loro corrispondenza con le idee-madre dell’Ebraismo
tradizionale we moderno è incontestabile.»

Che l’antisemitismo di Evola non fosse di tipo biologico - e quindi
razzista
- è attestato, peraltro, dal seguente passaggio (che, ove ipotizza una
strumentalizzazione degli stessi Ebrei da parte di poteri occulti
corrispondenti ad un livello più alto, che potrebbe far capo a forze non
interamente umane, ricorda, sia detto fra parentesi, la posizione
sostenuta
al presente da David Icke; op. cit., p. 21-22):

«Diciamo subito che noi personalmente non possiamo seguire, qui, un
certo
antisemitismo fanatico che, nel suo voler vedere dappertutto l’Ebreo
come
“deus ex machina”, finisce col cader esso stesso vittima di una specie
di
tranello. Infatti dal Guénon è stato rilevato che uno dei mezzi usati
dalle
forze mascherate per la loro difesa consiste spesso nel condurre
tendenziosamente tutta l’attenzione dei loro avversari verso chi solo in
parte è la causa reale di certi rivolgimenti: fattone così una specie di
capro espiatorio, su cui si scarica ogni reazione, esse restano libere
di
continuare il loro giuoco. Ciò vale, in una certa misura, anche per la
questione ebraica. La constatazione della parte deleteria che l’Ebreo ha
avuto nella storia della civiltà non deve pregiudicare una indagine più
profonda, atta a farci presentire forze di cui lo stesso Ebraismo
potrebbe
esser stato, in parte, solo lo strumento. Nei “Protocolli”, del resto,
spesso si parla promiscuamente di Ebraismo e di Massoneria, si legge”
cospirazione massonico-ebraica”, “la nostra divisa massonica, ecc., e in
calce della loro prima edizione si legge: “firmato dai rappresentanti di
Sion del 33 grado”. Poiché la tesi, secondo la quale la Massoneria
sarebbe
esclusivamente una creazione e uno strumento ebraico è, per varie
ragioni,
insostenibile, già da ciò appare la necessità di riferirsi ad una trama
assai più vasta di forze occulte pervertitrici, che noi siamo perfino
inclini a non esaurire in elementi puramente umani. Le principali
ideologie
consigliate dai “Protocolli” come strumenti di distruzione e
effettivamente
apparse con questo significato nella storia - liberalismo,
individualismo,
scientismo, razionalismo, ecc. - non sono, del resto, che gli ultimi
anelli
di una catena di cause, impensabili senza antecedenti, quali per esempio
l’umanesimo, la Riforma, il cartesianismo: fenomeni dei quali però
nessuno
vorrà seriamente far responsabile una congiura ebraica, così come il
Nilus,
in appendice, mostra d credere, inquantoché fa retrocedere la congiura
ebraica niente di meno che al 929 a. C. Bisogna invece restringere
l’azione
distruttrice positiva dell’internazionale ebraica ad un periodo assai
più
recente e pensare che gli Ebrei hanno trovato un terreno già minato da
processi di decomposizione e d’involuzione, le cui origini risalgono a
tempi
assai remoti e che sui legano ad una catena assai complessa di cause:
essi
hanno utilizzato questo terreno, vi hanno, per così dire, innestato la
loro
azione, accelerando il ritmo di quei processi. La loro parte di
esecutori
del sovvertimento mondiale non può dunque essere assoluta. I “Savi
Anziani”
costituiscono invero un mistero assai più profondo di quanto lo possano
supporre la gran parte degli antisemiti, e così pure, per un altro
verso,
coloro che invece fanno cominciare e finire ogni cosa
nell’internazionale
massonica, o simili.»