Statuina erroneamente chiamata la dea di Caldevigo in realtà raffigura una donna orante con le braccia aperte che invoca la divinità la possiamo definire anche: "la devota di Caldevigo". Il bronzetto e bellissimo colmo di patos e di grande religiosità: raffigura una sacerdotessa, vestita con grande accuratezza con una acconciatura speciale ed elaborata a forma conica che ricorda indubbiamente il famoso e raffinatissimo "Elmo di Oppeano". Questa sacerdotessa, traboccante di dolcezza, incarna il mondo venetico del IV secolo ante era volgare. Un mondo magico irrepetibile distrutto anche dal cristianesimo. Non conosciamo ormai più la trascendenza, e il vero potere della preghiera.
domenica 25 aprile 2010
La preghiera degli antichi veneti
Statuina erroneamente chiamata la dea di Caldevigo in realtà raffigura una donna orante con le braccia aperte che invoca la divinità la possiamo definire anche: "la devota di Caldevigo". Il bronzetto e bellissimo colmo di patos e di grande religiosità: raffigura una sacerdotessa, vestita con grande accuratezza con una acconciatura speciale ed elaborata a forma conica che ricorda indubbiamente il famoso e raffinatissimo "Elmo di Oppeano". Questa sacerdotessa, traboccante di dolcezza, incarna il mondo venetico del IV secolo ante era volgare. Un mondo magico irrepetibile distrutto anche dal cristianesimo. Non conosciamo ormai più la trascendenza, e il vero potere della preghiera.
Reitia e la Dea Del Bon Zogo anime di una stessa divinità
Questa immagine non rappresenta una divinità ma una devota alla Dea che nel rituale del culto finisce la toccante liturgia con un bacio inviato a superare il tempo e lo spazio. La Dea del Bon Zogo è da assimilare a Reitia attorniata dagli animali immolati dove le carni appena consumate nella cena del sacrificio vengono ricomposte le ossa affinchè questi esseri possano rinascere e vivere in eterno.
Storie arcaiche di sofferenza e di rinascita, legate ad arcaiche concezioni religiose, divinita che superano la morte attraverso il rito e il sacrificio.
mercoledì 21 aprile 2010
Compleanno di ROMA sacramentato in un tempio
sabato 10 aprile 2010
L'archeologo mistico
Giacomo Boni (1859-1925)
Architetto e archeologo, fu il primo ad applicare i principi dello scavo stratigrafico nelle indagini condotte nella Roma antica.
La formazione
Giacomo Boni nacque a Venezia il 25 aprile del 1859, figlio di un capitano marittimo, Luigi Boni, che, per non prestare giuramento all’Austria, aveva accettato un impiego in un’azienda di legnami a Venezia. In questa città compì i suoi studi tecnici e commerciali e nel 1877-78 conseguì il diploma di stenografia. Avendo buone capacità nel disegno, divenne assistente disegnatore presso un ingegnere e nel 1879 partecipò ai lavori di restauro del palazzo ducale, con A. Forcellini. In quegli anni condusse campagne in difesa dei monumenti veneziani e strinse amicizia con J. Ruskin, critico d’arte ed esponente della corrente del neogotico, autore di The Seven Lamps of Architecture (1849) e The Stone of Venice (1851-1853).
Negli anni tra il 1880 e il 1884 frequentò i corsi di architettura all’Accademia di Belle Arti, approfondendo lo studio della lingua inglese e delle lingue classiche.
Nel 1885 condusse scavi intorno alle fondazioni del campanile di S. Marco a Venezia. Tali scavi, portati avanti con metodo stratigrafico, contribuirono a convertire la sua attività di architetto e disegnatore in quella di archeologo.
Nel 1888 venne chiamato a Roma in un primo momento come segretario della Regia Calcografia, poi come ispettore dei monumenti presso la Direzione generale delle Antichità e Belle Arti, che aveva allora a capo l’archeologo Giuseppe Fiorelli, autore di fondamentali scavi a Pompei. In questa veste svolse un’intensa attività di difesa dei monumenti italiani (in particolare delle basiliche palatine di Puglia).
Gli scavi a Roma
Nel 1898 Boni ottenne la direzione degli scavi nel Foro Romano a Roma.
Qui gli scavi erano stati condotti per anni secondo la pratica dello sterro, senza alcun riguardo per i problemi stratigrafici e senza alcuna attenzione per le strutture di età medievale. Boni applicò per la prima volta il metodo stratigrafico nelle sue indagini presso il comizio antico e presso il sepolcreto arcaico.
Boni si avvalse anche della fotografia aerea. Eseguì una serie di riprese da un pallone frenato sull’area oggetto di indagine, ottenendo risultati estremamente significativi.
Il suo metodo di scavo consisteva nell’esecuzione di sondaggi indirizzati al riconoscimento delle stratificazioni e nella successiva asportazione dei singoli strati “secondo il loro giacimento naturale”. Lo strato di terra non era più sentito come un corpo ostile al monumento che ne era ricoperto, ma era considerato come il primo oggetto di indagine. Esso diventava così meritevole di una cura meticolosa, che si estendeva anche alle tracce degli elementi immateriali della stratificazione (fosse, tagli, erosioni, ecc.). Anche l’esigenza dell’associazione ai singoli strati dei materiali archeologici, “vili detriti” carichi di informazioni, è chiaramente avvertita.
Il suo metodo di intervento venne da lui stesso descritto nel 1901 in un articolo, che fu poi tradotto in inglese e ripubblicato con aggiunte nel 1913. Tale saggio segnò una importante svolta nella storia della metodologia di scavo in Italia, costituendo il punto d’arrivo di un’esperienza la cui carica innovativa negli anni successivi sarebbe andata progressivamente esaurendosi.
Nel 1899 Boni iniziò le esplorazioni al tempio di Cesare, al tempio di Vesta e all’arco di Settimio Severo, che portarono alla scoperta del Lapis Niger. Nel 1900 condusse saggi nell’area dell’antico Comizio, scavò inoltre la Regia, S. Maria Antiqua, il tempio di Vesta e l’annessa Casa delle Vestali. Nel 1902 indagò il sepolcreto arcaico, da lui pubblicato nelle Notizie degli scavi (1902-11). Scavò inoltre nel Foro di Traiano (1906), intorno alle mura serviane e sul Palatino.
venerdì 9 aprile 2010
Quando Sant’Ambrogio organizzava le orge

Quando Sant’Ambrogio organizzava le orge per non fare il vescovo
Ambrogio (Treviri, incerto 334/339 - Milano, 397), prima di divenire Santo era un alto funzionario dell’impero, un uomo potente… E proprio in virtu' della sua carica imperiale si trova a fare da moderatore nello scontro pubblico tra il candidato cattolico e quello ariano allo scranno di vescovo della citta'. Durante il dibattito, cercando di riassumere quali fossero le caratteristiche ideali del vescovo che bisognava scegliere, Ambrogio arriva a infervorare talmente il pubblico che alla fine gli gridano: “Fallo te il vescovo che sei cosi' bravo e simpatico!” Lui non ne ha nessuna voglia e cerca di defilarsi: “Non sono neanche un prete…”
“Non ci importa niente!” grida la folla esaltata alla vista di un uomo che non si butta a pesce sopra una carica di altissimo rango.
Insomma lo incastrano per acclamazione.
Ma Ambrogio proprio non ne vuol sapere e per sfuggire al favore del popolo organizza una grande festa a casa sua, grazie alla collaborazione di alcuni amici fidati invita un gruppo di giovanissime e avvenenti prostitute e tutti insieme fan di tutto, con urla gemiti ululati e schiamazzi, per dar l’idea che si stia svolgendo un’orgia scatenata. E vanno cosi' avanti finche' arriva la polizia comunale e li porta via tutti, donne seminude comprese. Una volta riconosciuto e liberato dalle guardie Ambrogio si presenta all’assemblea della citta' di Milano e dice: “Perdonatemi, e' chiaro che non sono degno di ricoprire una carica religiosa, sono un peccatore, ho invitato le piu' grandi peccatrici della citta' a casa mia, ho compiuto con esse tutti gli atti piu' impuri che si possano immaginare, ho disonorato l’autorita' che rappresento, rinuncio quindi a essere investito della carica vescovile! Perdonatemi.”
A questo punto la folla grida: “Finalmente un uomo che ammette le sue colpe!”
“Finalmente un alto papavero che non scarica le sue responsabilita' sui suoi sottoposti!”
“Finalmente un uomo che ha il coraggio di ammettere i suoi peccati!” E’ te che vogliamo vescovo!”
Cosi' Ambrogio resta fregato e non puo' piu' tirarsi indietro e accetta di diventare la guida spirituale della citta'.
Ambrogio diventera' poi santo.
Vi lascio alle molte riflessioni possibili sulla differenza tra questo grande Ambrogio e altri personaggi contemporanei…
Visti i tempi che corrono e la decadenza della chiesa moderna forse anche Berlusconi avrebbe potuto diventare santo. Ma si e' fregato per non aver avuto il coraggio di recitare un mea culpa adeguato alla misura dei suoi peccati.
E questa e' una buona notizia.
Rischiare di vederlo anche santo sarebbe stato troppo per le mie fosche pupille.
Anche lui finira' nel dimenticatoio di quella schiera infinita di potenti che colti con le mani nel sacco hanno detto: “Io non sapevo che erano prostitute le 19 ucraine vestite da Babbo Natale che mi si spalmavano addosso. Le ha portate un amico. E poi essere un consumatore ultimo non e' reato. Io non ho mai pagato una donna…”
Vorrei chiosare sopra una sottigliezza: che tipo di ego pressurizzato ha un uomo ultrasettantenne calvo-trapiantato, basso di statura e con la faccia asfaltata dal cerone, che e' convinto di essere talmente sessualmente attrattivo da trovare normale che centinaia di ragazze con la pelle d’angelo facciano a gomitate per trastullarlo senza essere pagate per farlo?
PS
Nota storica: Sant’Ambrogio poi fu un vescovo veramente rivoluzionario. Una delle sue battaglie piu' violente e pericolose fu quella in difesa delle monache di clausura.
Fa ridere dirlo oggi ma le monache furono un fenomeno piu' rivoluzionario di Lotta Continua.
A quei tempi, siamo nel 300 dopo Cristo, la donna era una cosa di proprieta' del padre prima e del marito poi, e il matrimonio era una questione economica importantissima. Serviva per stringere alleanze, suggellare patti commerciali, fusioni politiche e incassare denaro contante.
Bambine venivano sposate a vecchi rugosi, bassi, calvi e con l’alito mefitico. E non avevano nessuna possibilita' di sottrarsi a un destino infame di botte e gravidanze a catena.
A meno che non scegliessero di fuggire e adattarsi a vivere in mezzo ai paria pochi anni di fame e sofferenze (i poveri morivan giovani oltretutto, le donne in particolare…).
Siamo ancora sotto l’Impero Romano e le donne contano quanto gli animali.
Quando alcune giovinette fuggono di casa e con l’appoggio di alcuni settori della chiesa creano delle comunita' monacali scoppia il finimondo. Gruppi di signorotti spalleggiati dai loro sgherri vanno a sfondare le porte dei monasteri e si portano a casa le figlie con la forza. Gran parte del clero si unisce a loro sostenendo che la donna e' indegna e incapace di dedicare la propria vita al Signore fuggendo cosi' dalla patria potesta'.
Esse compiono un peccato mortale non rispettando il padre e la madre e ribellandosi al loro potere!
Sant’Ambrogio interviene in difesa delle monache, arrivando a schierare i suoi uomini, armati, in difesa dei conventi e intraprendendo uno scontro a tutti i livelli per garantire la sopravvivenza di questa esperienza religiosa e sociale incredibile per quei tempi: comunita' composte solo da donne che si organizzavano in modo autonomo per gestire la propria vita.
E fu grazie a questa battaglia che alla fine i monasteri si imposero in Italia e in Europa.
Qualcuno dira' che la clausura non e' una grande alternativa al matrimonio coatto.
Credo che se provasse a passare una notte con un commerciante di pesce del Giambellino di 73 anni, basso, pelato e reazionario, e col diritto di usare la frusta, forse cambierebbe idea. Rapidamente.
La clausura e' meglio.
Molto meglio!
Scritto da Jacopo Fo
Mercoledì 22 Luglio 2009 23:41
giovedì 8 aprile 2010
Il pentalfa pitagorico o la stella di Venere Istar
Pitagora e la Stella a 5 Punte
La Stella a 5 punte per gli Egizi raffigurava il Sole, Horus, nato da Iside e Osiride. Di seguito fu usata da Pitagora per dimostrare il segmento aureo. In linea generale il pitagorismo è sinonimo di scienza dei numeri. Numeri che sono le idee archetipiche ed i modelli geometrici d'ogni forma in manifestazione.
Nei suoi studi Pitagora (572- 497 a .C.) fece rivivere la scienza della «Parola» ovvero il potere del suono. Rese una scienza esatta lo studio del suono che dall'Ente supremo si muove attraverso caratteristiche metafisiche.
Con lo studio sugli intervalli sonori (ottave) penetrò le forme armoniche (toni) fino al suono silenzioso. Ridusse a valori matematici i rapporti sonori tra masse planetarie e sistema solare concependo i rapporti con la struttura dell'uomo in quelle che vennero definite le Leggi dell'Armonica. Il rettangolo, avente i lati che rispettano la proporzione aurea, è detto rettangolo aureo ed esso si può originare tantissime volte nel cosiddetto Pentalfa.
Pentalfa significa "cinque alfa", ossia cinque principi. Il Pentagramma, simbolo dei pitagorici, conteneva una parola che corrisponde a "sta bene" che per i greci significava vita e salute. Con una figura umana inscritta al suo interno i cui arti toccano la circonferenza (detta di Agrippa) rappresenta il microcosmo umano, ed i cinque centri di forza del corpo.
La Stella a 5 punte è anche chiamata Stella dei Magi, in ossequio al segno di potenza e di luce che illumina il cammino spirituale; per questo motivo viene messa sul presepio e sull'albero di Natale.
Gli Architetti medievali che costruirono le Cattedrali Gotiche ravvisavano nel pentalfa il valore numerico del Numero d'Oro (1,618) con cui nelle costruzioni stabilivano il rapporto di 3 a 5.
Le proporzioni del Numero d'Oro si ritrovano in tutto ciò che nell'uomo crea una sensazione di armonia e di bellezza e la loro utilizzazione è di grande fecondità. Questo segno dinamico della Natura e dell'Uomo, però non tocca i "piani superiori". Solo i cerchi che se ne dipartono, tracciati dal "Compasso dello Spirito" permettono di giungervi.
« ... la Stella Fiammeggiante è il centro da cui s'irradia la vera luce.» - Guillemai de Saint Victor
Sin dall'antichità, è stato associato al pianeta Venere. Questo pianeta, infatti, è l'unico del nostro sistema che può essere identificato con una semplice struttura grafica e senza equivoci, derivata dal tracciamento dei suoi movimenti astronomici attraverso lo Zodiaco. Infatti, se si segnano le posizioni planetarie di Venere lungo i 360° del cerchio zodiacale, la figura che si forma è proprio un pentagramma perfetto. Lungo questo percorso il pianeta passa da momenti di invisibilità a momenti di estrema luminosità; quando poi l'astro si trova in prossimità del Sole si manifesta secondo una duplice natura, ed è conosciuto come Stella del Mattino, Phosphoros, o Lucifero ("portatore di luce"), e come Stella della Sera, Hespheros o Afrodite (dea della bellezza, della sessualità e della pace). I popoli antichi l'hanno spesso associato alle loro maggiori divinità femminili: i Sumeri ad Inanna, la dea dei Cieli, i Babilonesi ad Astarthe, gli Accadiani a Ishtar, i Greci ad Afrodite, i Romani a Venere, e così via. Per gli Egiziani il simbolo raffigurava Horus, il figlio di Iside ed Osiride, il Sole. Rappresentava la materia prima alchemica, sorgente inesauribile di vita, fuoco sacro, germe universale di tutti gli esseri. Durante il Medioevo, indotto dal sistema inquisitorio cristiano il simbolo cominciò ad essere associato alla magia ed al Male.
martedì 6 aprile 2010
Forse siamo immortali
Secondo il fisico gnostico Jean Emile Charon (defunto - insegnava alla Sorbona ed a Princeton) gli esseri umani sono immortali, in quanto lo spirito, inteso come autocoscienza, sarebbe strettamente legato agli elettroni che compongono la materia.
A suo parere queste particelle possiedono, oltre le loro ben note proprietà fisiche, anche dei caratteri "psichici", essendo capaci di riflettere e di acquisire come bagaglio proprio le esperienze vissute. Gli elettroni sarebbero le fondamentali entità "pensanti", che costituiscono così la base degli Io individuali.
Charon afferma che tali conclusioni derivano dagli sviluppi raggiunti dalla fisica contemporanea e non dalla fede religiosa.
Noi siamo parte indistruttibile del Tutto cosmico: l'universo è la nostra dimora eterna, in cui viviamo e ci evolviamo fin dal suo apparire. "Ho vissuto - egli scrive - 15 milioni di anni. Questo perché sono nato con i primi elettroni creati a partire dalla luce originale, al principio del mondo".
La fisica ormai non considera più solo una realtà costituita da oggetti inanimati ed "esterni": nei suoi interessi e nel suo campo di indagine è entrato anche lo spirito, o meglio la dimensione psichica. Quindi studiando le leggi della natura studiamo anche noi stessi, scopriamo ciò che gli gnostici definiscono il "dritto" dell'universo.
Forse tali idee sono tra quelle più "indigeste" per chi è credente e vede così sminuita e "psichicizzata" la dimensione spirituale.
E' indubbio che qui si avverte il pericolo di una banalizzazione di ciò che è per sua essenza "metafisico" e che non può essere ridotto alla sfera energetica della natura e del cosmo. E certo una frase di Charon come questa lascia fortemente perplessi: "Il compito più importante del XXI secolo sarà proprio quello di sviluppare lo studio dello Spirito, quale proprietà essenziale della materia, e dei suoi poteri".
Le teorie di Charon hanno rappresentato una "eresia" per i nostri tempi, dando vita a dibattiti e polemiche molto accese in campo scientifico, filosofico ed epistemologico.
Egli era convinto di aver introdotto nella cittadella della scienza la "metafisica", e per questo amava dire che "la vecchia fisica resta diffidente verso chi le porta a casa la metafisica", anche se, in questo caso, si tratta, a nostro parere, di una falsa "metafisica".
Tratto da:
http://www.airesis.net/ILabirintiDellaRagione/labirinti%201/Monastra%20gnosi%20di%20prince.htm
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