mercoledì 29 luglio 2009

Un reduce del Vigorelli,



5 luglio 1971 Velodromo Vigorelli disordini sopa tutto per la volontà di imporre una musica di un'altro stile e generazione(ma che verrà imposta attraverso mamma RAI): Gianni Morandi canterà prima dei Led Zeppelin. Per l'ottusità con cui si vuole far convivere la musica di Gianni Morandi e compagni del cantagiro si sfiora la tragedia, la mediocrità di un mondo musicale sepolto già prima degli anni settanta, ma che tuttora sopravvive imposto solo imposto.
.Lo spettacolo dei Led Zeppelin è infatti previsto al termine di una serata del Cantagiro in cui prima avrebbero dovuto suonare i concorrenti della manifestazione canora. Morandi doveva suonare prima, ma tutto sta sfuggendo e gli "insorti" assaltano il palco distruggendo tutto e Morandi se la da a gambe e scappa con il complesso, la polizia rincara la dose di lacrimogeni.
Si ritorna temporaneamente alla calma, ma i disordini fuori dal Vigorelli sono furiosi, ci sono quelli che non vogliono pagare il biglietto.
La polizia continua a lanciare lacrimogeni sopratutto fuori, ma anche dentro il velodromo
Entrano i Led Zeppelin e si arrangiano con degli amplificatori di fortuna, dato che gran parte della strumentazione è andata distrutta al grido di "via Morandi "Si comincia con Immigrant song, e poi Heartbreaker, Since I've Been Loving You, Black Dog, Dazed and Confused, ma gli scontri coinvolgono anche gli spettatori dentro il Vigorelli piovono lacrimogeni. A nulla valgono gli appelli alla calma lanciati dal palco e mentre l’aria si riempie di sassi e di candelotti lacrimogeni i Led Zeppelin sono costretti ad interrompere Whole Lotta Love. Perché non si eseguì Stairway To Heaven forse avrebbe placati gli animi.MORALE Dopo quarantanni Morandi è ancora in Rai con la sua musica a dir poco vomitevole, che non vuole nessuno e nessuno compera.
Eppure sguazza e tenta anche di far diventare cantante il figlio. MISERIE ITALIANE.
I Led Zeppelin hanno caratterizzato un'epoca, anche se la loro musica è ormai storia.
Ma Morandi è ancora li ospite o titolare di trasmissioni senza nessun senso, lontane dal pubblico fatte a tavolino per imbonire la gente e rincoglionirla.
La faccia da mummia la possiede, forse lo avranno imbalsamato, ma chissà?

martedì 28 luglio 2009

La bellezza salverà il mondo



Questo è l'esempio antico di una regina che venne trasposta a Divinità.
Una operazione magica, che attraverso l'estetica raffinatissima comporta un superamento dell'umano per arrivare al divino e così alla salvezza, uscendo dal tempo e dalla limitazione del terrestre.
Le due facce di Nefertiti - È considerato la «Monna Lisa» dell'antico Egitto questo ritratto di Nefertiti, pezzo forte del museo Altes di Berlino. Da un'indagine sull'opera è emerso che sotto al volto ne esiste un altro, in pietra, molto dettagliato e diverso da quello visibile in stucco. L'ipotesi degli studiosi è che agli artisti sia stato chiesto di correggere il volto della moglie del faraone Akhenaten, vissuta 3.300 anni fa. Ma il motivo della richiesta è per il momento uno dei tanti misteri che avvolgono la civiltà dell'antico Egitto (Reuters)

giovedì 16 luglio 2009

Il processo al cadavere di Papa Formoso



Piccola premessa:

IL TERMINE "PONTEFICE"

Il titolo di pontefice che attribuiamo al Papa non gli spetterebbe nè di diritto nè di fatto.

La parola "pontifex" era dai Rasena (gli Etruschi) usata per indicare una delle molte qualità dei loro Lucumoni, quella che si riferiva alla loro capacità di costruire ponti (presumibilmente tra gli umani e le divinità).

I Romani, sconfitti gli Etruschi, che come civiltà sembrarono sparire dalla Storia da un giorno all'altro, la fecero propria e l'attribuirono ai loro "sacerdoti".

Gli imperatori, quando decisero di essere "divini", ritennero opportuno che tale qualità dovesse riferirsi a loro medesimi e se ne appropriarono.

A questo punto, giocando sull'equivoco e sul falso palese costituito dalla cosiddetta "donazione di Costantino" (che peraltro mai si sognò di rinunciare al titolo di pontefice, massimo o minimo che fosse), i papi ritennero opportuno, per consolidare la loro superiore qualità imperiale, che permetteva loro di giustificare l'esercizio di un controllo sopra i vari regnanti sparsi, appropriarsi anche di questo titolo (solo quindi a fini di potere temporale) distorcendone quindi l'originario spiritualissimo significato.

- Fine della premessa -


Processo al cadavere e papato nel X secolo

Papa Formoso, processato post-mortem da Papa Stefano VI
Papato nel X secolo (saeculum obscurum)

Il periodo più buio nella storia del papato coincide con il periodo di circa 100 anni tra la fine del IX secolo (morte di Papa Stefano V nel 891) e la fine del X secolo (elezione di Papa Silvestro II nel 999). In questo periodo si susseguirono ben 28 papi e 3 antipapi, di scarsissimo peso storico e diversi dei quali furono scomunicati o morirono di morte violenta. L'elezione del pontefice si ridusse ad una lotta tra le fazioni filo-imperiali e nazionalistiche e furono perpetrate nefandezze di tutti i generi, dalle quali, spesso, gli stessi papi non erano estranei.

Si distinse, tra il 904 ed il 964, l'azione della famiglia del senatore romano Teofilatto, soprattutto quella delle dissolute donne della famiglia, la moglie Teodora e le figlie Teodora II e Marozia (e di seguito l'influenza del figlio di quest'ultima, Alberico), dando origine a quel periodo denominato "pornocrazia romana". Allo strapotere di Marozia viene fatto risalire l'origine più probabile della leggenda della "Papessa Giovanna", una donna, travestita da uomo, che sarebbe ascesa al seggio papale, salvo poi essere scoperta a causa di una gravidanza inopportuna: più semplicemente la leggenda era una metafora sull'influenza di Marozia, vera papessa in pectore, degli affari ecclesiastici.

L'elenco, secondo l'Annuario pontificio, è il seguente:

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Formoso (891-896)
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Bonifacio VI (896)
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Stefano VI (896-897)
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Romano (897)
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Teodoro II (897)
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Giovanni IX (898-900)
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Benedetto IV (900-903)
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Leone V (903)
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Cristoforo (antipapa) (903-904)
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Sergio III (904-911)
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Anastasio III (911-913)
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Landone (913-914)
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Giovanni X (914-928)
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Leone VI (928)
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Stefano VII (928-931)
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Giovanni IX (931-935)
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Leone VII (936-939)
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Stefano VIII (939-942)
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Marino II (942-946)
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Agapito II (946-955)
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Giovanni XII (955-964)
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Leone VIII (936-965)
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Benedetto V (964-966)
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Giovanni XIII (965-972)
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Benedetto VI (973-974)
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Bonifacio VII (antipapa) (974-985)
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Benedetto VII (974-983)
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Giovanni XIV (983-984)
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Giovanni XV (985-996)
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Gregorio V (996-999)
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Giovanni XVI (antipapa) (997-998)

I papi, che più si distinsero, in senso negativo, furono:

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Formoso, scomunicato ai tempi di Giovanni VIII (neppure lui uno stinco di santo!), banderuola tra le fazioni filo-imperiali e nazionalistiche, morto per avvelenamento.
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Stefano VI, promotore del cosiddetto processo al cadavere di Formoso (vedi più avanti) e strangolato in carcere.
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Sergio III, scomunicato da Giovanni IX, uomo totalmente privo di scrupoli, amante di Marozia e padre del futuro Papa Giovanni XI.
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Giovanni X, amante di Teodora, moglie di Teofilatto, soffocato da sicari di Marozia.
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Giovanni XI, figlio di Marozia e di Papa Sergio III, poi fantoccio nelle mani del fratellastro Alberico.
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Giovanni XII, figlio di Alberico, forse uno dei peggiori papi di tutti i tempi. Depravato, sempre circondato da prostitute e ragazzi di vita (uno dei quali fu da lui nominato cardinale!), disastroso in politica estera (spergiuro e voltagabbana), scialacquatore del tesoro pontificio, colpevole di omicidi e mutilazioni dei suoi avversari politici, finì la sua indegna vita, scaraventato fuori da una finestra dal marito della sua amante di turno, una tale Stefanetta.

Processo al cadavere (897)

Uno degli episodi più truculenti di questo periodo fu il famigerato processo al cadavere: Papa Formoso aveva cercato, durante il suo pontificato, di barcamenarsi in una difficilissima situazione tra il partito filo-imperiale di Berengario (re d'Italia 888-923 e imperatore 915-923) e quello nazionalistico di Guido da Spoleto (re d'Italia 889-894 e imperatore 891-894), ottenendo l'unico risultato di scontentare ambedue. In particolare il voltafaccia ai danni degli spoletini di Lamberto e Ageltrude, figlio e vedova di Guido, portò ad un macabro processo post-mortem a suo carico.

Nel Febbraio 897, dieci mesi dopo la morte per avvelenamento di Formoso, Papa Stefano VI, della fazione spoletina, ne fece dissotterrare la salma e imbastì un processo farsa, nel quale il cadavere di Formoso, vestito da papa, fu dichiarato colpevole per un cavillo (era stato eletto papa quando era già vescovo di Porto, cosa che le leggi ecclesiastiche dell'epoca non permettevano). Ovviamente la vera ragione era il rinnegamento della causa spoletina: Stefano fece condannare in eterno Formoso, mutilare le tre dita usate per benedire e spogliare il cadavere, gettandolo nel Tevere.

Comunque, per l'eterna legge che violenza chiama violenza, Stefano, pochi mesi dopo, in seguito ad un'insurrezione popolare, finì in carcere e, come si è detto precedentemente, fu strangolato.

Chartres



Che dire ammutoliti dalla bellezza e dalla "magia" di un edificio fuori dal tempo.
Un edificio che unisce il cristianesimo e il paganesimo indissolubilmente e solo la cattiveria e l'ignoranzxa umana tenta in maniera maldestra di separare.
Sappiamo che in questi luoghi esistono e sono ancora operativi gli DEI di ogni religione e di ogni credo convivono e sono eternamente legati affinchè l'uomo si evolvi e percorra il suo cammino verso la libera azione. L'essere ritrova se stesso le sue radici le sue immense e insondate profondità, ma sopratutto LA SUA ANIMA ESULTA!
Siamo immortali.


A.Merini(ma sono in cerca spudorata!);

Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

mercoledì 15 luglio 2009

I sotterranei di Santa Maria dei Tribunali a Napoli

Risultati immagini per Santa Maria dei tribunali a napoli
                                 
Una chiesa per tutte: Santa Maria ai Tribunali con i suoi teschi che si intravedono già prima di entrare in chiesa come orpello a capo dei paletti che segnano il recinto che delinea il sagrato della chiesa.
Un tempo lontano le donne dei "bassi" portavano in quella cripta-ossario (da trentanni chiusa per nascondere la vera religiosità partenopea) le giovanissime vergini affinché dopo nottate insonni potessero dare i numeri miracolosi proprio estorti ai morti della cripta, dove riposano i resti di migliaia e migliaia di persone che la peste fece passare a miglior vita. Riti che circa trent'anni fa furono "debellati" dal cardinal Aloisio(continuatore della gens di Gennaro o januario)per paura o per amore, riti legati ai gnostici terapeuti coreuti d'Alessandria, che per millenni hanno convissuto con il cristianesimo della Nea Poleis. Ma alle Fontanelle esiste ancora il culto del "capitano" e le "scarrabattole" sono ancora presenti come un tempo segnavano nelle cripta di Santa Maria ai Tribunali anche il culto sotterraneo di Lucia.
Il de Martino socialista. comunista e condizionato dal cattolicesimo "democristriano" del dopoguerra, non indago mai quei antri, dato che in quei luoghi viveva ancora intatto il culto possente e PAGANO delle anime dei morti o i Pulcinelli.
Napoli Paradiso perduto di riti e di religioni cariche del grande sapere, centro del Mediterraneo. Napoli che sta nel ventre di una vacca non ha mai perso i suoi legami con le forze divine degli dei inferi e degli Dei Uranici fusi indissolubilmente.
Castel dell'Ovo è una navicella sempre pronta a sprofondare quando il fragile supporto, che lo sostiene viene a rompersi, e Partenope continua ad immolarsi per sostenere la Città affinché non sprofondi nel sottosuolo cavo da millenni.
Napoli sei un mistero e un miracolo pagano, dal tuo sottosuolo rinasci baciata del cielo.

martedì 14 luglio 2009


Questa mattina è morto Pio (Luigi) Quinto, un uomo complesso e un artista di grande capacità. Sempre in bilico in una esistenza inquieta,che inseguiva l'impossibile serenità. Teso alla ricerca di ciò che l'uomo aveva perduto, ma che poteva ritrovare. La morte è un mistero, apparentemente la chiusura che apre forse ad altre vite parallele. Il sogno finisce aprendo ad altri sogni più complessi e inconcepibili.
Siamo un nulla, ma un nulla che purtroppo pensa e si dimena nella materia che fermenta. La tua morte è un po' la mia.