giovedì 4 dicembre 2008










Presentazione.
Questo libro, che apparentemente tratta una “storia locale”,si stacca completamente dagli altri, dal momento che non si limita ad una descrizione esteriore delle cose,ma discende nei reconditi significati dell’oggetto, a volte con l’aiuto di una cultura disordinata ,ma vasta, verso un forte tentativo di completa comprensione .Con un linguaggio nuovo il testo affronta un oggetto ritrovato dopo venticinque secoli dalla sua fabbricazione e subito abbandonato e dimenticato negli scantinati di un polveroso museo. L’elmo di Oppeano, emerso forse nelle adiacenze di un grande ed importante luogo sacro,forse un santuario delle tenebre,è un ritrovamento unico e prezioso per ricostruire le credenze religiose .In questi santuari venivano insegnate le prime forme di scrittura per poter comunicare non con gli uomini ma con gli dei.
L’analisi alle volte ardita è però spoglia delle solite banalità e dei soliti luoghi comuni e stimola continuamente il lettore ad immergersi nell’atmosfera stessa delle dinamiche figure che adornano l’elmo conico .
L’indagine ,non sempre lineare, è mossa esclusivamente dall’intelligenza del cuore ,dalla voglia di approfondire e conoscere quello che è da sempre nelle profondità della mente,nella lingua magica delle immagini e nei simboli che ci permettono di colloquiare con il nostro doppio ,ma anche con la nostra parte immortale e collettiva.Per tentare di capire a fondo e nella sua complessità l’uomo ,si ricorre da sempre alla conoscenza dei simboli ,immutati, che affiorano dall’inconscio,dalle favole o meglio dai miti ,che ogni civiltà codifica e da cui tutt’ora le nostre scienze umane traggono continui insegnamenti.
Nel testo non è fatta nessuna distinzione fra mondo degli inferi e mondo dei morti ,due concetti apparentemente simili per il grande pubblico,in realtà il primo è avvicinabile anche dall’attento studioso mentre il secondo è sondabile solo da chi ha ottenuto la conoscenza.Giustamente l’autore non si è dilungato nella spiegazione dei due mondi data la difficoltà e gli equivoci che tale disanima poteva creare.
Il copricapo rigido scoperto nella pianura veronese rappresenta ,a chi lo saprà decifrare completamente,una precisa operatività,un percorso preparatorio rituale anticipatore dei riti autunnali della discesa,o meglio dei grandi misteri contrapposti ai piccoli misteri,altrettanto importanti, cioè quelli della primavera o della rinascita.
Emblema principale del potere regale è la corona ,indossata dal re quale simbolo del suo supremo potere ,della sua dinastia perpetuata dal sangue.
Il mago ,colui che viaggia nei due mondi ,quello dei vivi e quello delle ombre ,copre il suo capo non con un cappello qualsiasi o con una preziosa corona ,ma con un copricapo dall’apice appuntito ,come a voler rivolgersi verso gli infiniti spazi del cielo ,proteso con il rito a raggiungere i luoghi senza tempo dell’eternità.



ROMA Dicembre 2001 NOVELLO PAGANI







Riporto questa profonda considerazione dell’angelica Vittoria Guerrini, alias Cristina Campo.Novello Pagani rimase fortemente segnato dalla conoscenza e dalla breve frequentazione della Campo ,che a suo dire gli condizionò la restante esistenza.
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domenica 23 novembre 2008



LA TOMBA NUDA SENZA NOME, IL SOLO INDIZIO E' IL COGNOME DELLA FAMIGLIA

giovedì 20 novembre 2008

La sua tomba

Chi per curiosità cercasse la tomba dove è sepolto Umberto Grancelli avrebbe non poche difficoltà a trovarla. Chi si incammina nella città dei morti ,quale è il cimitero monumentale di Verona, è colpito dalla sontuosità e dalla ricchezza delle tombe,nomi illustri, ma anche i loculi dei più umili sono impreziosite da nomi del defunto, scritte, marmi e fiori. Nel lato destro ,rispetto all'entrata in un antro oscuro si susseguono sul pavimento vari chiusini e nella parete sono poste, a bel vedere, le foto con il nome dei cari estinti.
Umberto Grancelli, nonostante l'anagrafe mortuaria ci abbia indicato il numero, è difficilmente rintracciabile, nessun nome nessuna foto ci aiuta la ricerca.
Il visitatore attento potrà leggere sul chiusino 138 solo la scritta, scarna,incisa sulla pietra: Grancelli.
Lì sotto riposa il corpo di Umberto.
In linea con l'umiltà e la semplicità della sua esistenza terrena, la tomba è anonima riportando solo l'indizio della "gens" di appartenenza.
Questo Uomo che ha dedicato la sua vita allo studio e alla ricerca dell'Anima da ancora fastidio ad una certa intellighenzia veronese.
Contrastato in vita e dimenticato ad ogni costo in morte, da quel chiusino senza nome, i suoi studi, che qualche sciocco definisce bizzarri, troveranno voce e continuità. Il tempo ricerca la verità, nell'opera di Umberto Grancelli si schiude l'infinito religioso che ha determinato le passioni della sua esistenza.
Al Maestro Umberto Grancelli
figlio illustre di Verona, sei sempre con noi

Breve biografia

Umberto Grancelli




Umberto Grancelli nacque il 4 marzo del 1904 da Floriano, insegnante di storia al Maffei (liceo classico di Verona) e da Elena Simeoni, sorella del grande studioso e divulgatore dell'arte e della storia veronese. I suoi testi pubblicati oltre al Piano di fondazione di Verona romana, furono: Il mistero di Verona romana, Preistoria veronese, Gli ominidi alla conquista del mondo e Il simbolo nella vita di Gesù opera in cui l'autore dà prova di tutta la sua profonda conoscenza etnico-religiosa ed ermetica (il testo originale ha l'introduzione dell'insigne studioso di metapsichica de Boni, dell'omonima fondazione e biblioteca bolognese Bozzano de Boni). Inoltre Grancelli lavorò intensamente negli ultimi anni della sua vita ad un testo che doveva essere la summa delle sue ricerche, ma alla sua morte la sua biblioteca ed il suo ultimo lavoro furono persi, probabilmente a causa del disinteresse della moglie. Morì di cancro il 1° marzo 1970 e volle essere sepolto nella piccola tomba di famiglia senza nessuna foto e nemmeno il nome: la grande modestia che lo accompagnò lo conttraddistinse anche nelle ultime volontà. Una grande persona di una umiltà sconcertante. Personaggio strano per il suo tempo. Svolse il suo lavoro presso la provincia diventandone segratario generale, un'attività che gli permise di visitare tutta la Verona sotterranea e anche approfondire i luoghi insoliti dislocati nella provincia. Contrastò in più occasioni la liberalizzazione della caccia, ma suo malgrado dovette desistere per le disposizioni precise arrivate da Roma. Si interessò alla salvaguardia degli strati più poveri della popolazione: per la loro sussistenza primaria e per l' assistenza sanitaria. Tenne rapporti con tutti i rappresentanti della cultura veronese del suo tempo, in particolare con Monsignor Ongaro (insegnante di aramaico antico, ebraico, greco e latino nel locale seminario) scambiò per anni idee, confrontandosi con la grande conoscenza che il prelato aveva di antiche religioni e sembra che esistesse un carteggio fra i due, ricco di considerazioni sul cammino del cristianesimo, ed in particolare sulle numerose eresie cristiano-gnostiche dei primi secoli e sulle religioni antecedenti alla Chiesa Cattolica Romana. Frequentava molti circoli, sebbene non fosse accademico era invitato a tenere conferenze nella stessa Accademia di Agricoltura di Via Leoncino. Negli ultimi anni frequentò anche un gruppo ufologico senza però intervenire attivamente, la sua insaziabile curiosità lo portava ad interessarsi di tutto ciò che lo lambiva. Molti lo ricordano come persona anche dalla battuta mordace, ma a lui interessava soprattutto l'uomo e l'umanità e la sua vita fu spesa a rispondere alle eterne domande: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Alla sua morte fu operata, da parte dell'intelligenza veronese, una sorta di "dannatio memoriae": venne rimosso dal mondo cattolico date le sue idee paganeggianti, ma anche la sinistra lo volle rimuovere dato che il suo nome era legato al fratello Luigi, avvocato che aderì di slancio al fascismo senza però macchiarsi di nessuna infamia. Chi ancora oggi legge il suo testo chiave Piano di fondazione di Verona romana ne resta affascinato per il viaggio mandalico che l'autore intraprende in una città completamente sconosciuta e da scoprire pagina per pagina. Fuori dalle solite banalità turistiche e di luoghi comuni, ma per conoscere una città diversa, con i sui riti di fondazione, vicina alla tradizione prisca legata per allineamenti ad altre città sacre ed importanti come: Firenze, Pavia, Rimini, Padova, Milano, Parigi e Roma.

mercoledì 19 novembre 2008

come si presenta oggi il Colle di Castel San Pietro. Nonostante le distruzioni
il poggio mantiene la sua bellezza e il suo fascino.

Nascita di una città, secondo Umberto Grancelli


Risultati immagini per umberto grancelli
Volutamente dimenticato dall'intellighenzia del dopoguerra e ostracizzato anche in seguito, un po' per paura un po' per incomprensione, comunque  le sue idee cominciano a prendere luce.
Nella sua grandissima conoscenza, storica, umana e spirituale coglie nella città di Verona gli aspetti sacrali, interpreta dove si collegano gli allineamenti della fondazione romana, che rispettano, per certi versi anche il reticolo ortogonale presente nella vecchia città sinistra Adige presente prima dell'arrivo di Roma.
Nelle viscere di quel colle(l'attuale colle San Pietro) si nascondono cunicoli, anfratti, ipogei, acque, condotti e pozzi che mai nessuno si è preso la briga di indagare ufficialmente e di capirne gli usi sacro sacerdotali, una incuria voluta e mirata.
Nel testo di Grancelli "Piano di fondazione di Verona romana" si prospettano cammini mandalici che preparano e conducono l'uomo a lasciare il piano umano per aspirare al divino.
Senza parlare della bellezza che Verona dona al turista attento e curioso, bisogna uscire dai percorsi usuali. Gli stili e le testimonianze preromane, romane, medioevali, rinascimentali, barocche convivono in una armonia unica e irrepetibile.

Risultati immagini per verona colle di san pietro sacra

I misteri di una città sono nei suoi sotterranei nelle cripte,
negli strati inferiori, qui si indaga, con difficoltà per conoscere
la personalità nascosta della villa e i suoi misteri.
Il popolo di una città si porta i segreti ancestrali, i
Miti ,gli archetipi ,nei comuni gesti di tutti i giorni.
Oggi si assiste ad un continuo svuotamento dello
organismo collettivo tutto è appiattito dalla falsa scienza,

Cercare la porta che conduce all'averno, al regno dell'ade
un luogo solo di paure? oppure il tempio dell'anonima ed
assai misteriosa morte mistica prima della grande rinascita, e questo è uno dei tanti temi affrontati da Grancelli
Il culto qui si concentra in modo specifico sul fenomeno
della morte ,senza il sapore di rimembranze familiari e
lutto personale,ma un’anticamera per l’eternità.

Il piano della città svela il suo segreto, un cosmogramma
mandalico da percorrere come un pellegrinaggio consapevole.
Percorrere il sacrario per raggiungere il MISTERIUM MAGNUM
conseguendo l'iniziazione.

I nativi americani piantavano un palo, come centro visibile del villaggio
Punto visibile su cui ruotano le attività delle persone.
Ancora oggi nelle città la colonna o il monumento assolvono al topos visivo
,il riferimento e di ricordo per dotare della giusta potenza la città.
Chissà se riusciremo a salvare il colle sacro di Verona?

Le città nascono e sono fondate sempre da un sacerdote che delimita i
suoi primi confini ,ma anche il centro , attraverso un rito solo. Così
si costituisce l'urbe, la civitas è più un agglomerato di case senza
genialità.
Tutto grava sul centro della città e da li si espande in armonia con
il territorio, seguendo un andamento simmetrico e ordinato Quando la
città perde il suo centro di fondazione è il caos ,e bisogna ritrovarlo
al più presto