sabato 2 agosto 2008
Bocklin e la luce: da Marguerite Yourcenar
giovedì 31 luglio 2008
Preghiera e potere
Cella di Cosimo de' Medici, ospite spesso del Convento
La Preghiera
Sul mistero dei luoghi di meditazione di due famiglie ducali italiane:
i Gonzaga di Mantova e i Medici di Firenze.
a cura di Luigi Pellini
A Mantova come a Firenze sono presenti degli edifici particolari, studiati o ricavati nelle stesse strutture di conventi urbani usati come pensatoi o meglio camere di meditazione atte a isolare completamente dall'esterno chi vi si ritirava. Molti signori medioevali usavano queste pratiche. Si è scelto questi casi data la loro attendibile storicità. Presso il palazzo ducale di Mantova, chiamato castello di San Giorgio, dimora sontuosa con non pochi riferimenti alchemici, ricordo solo la sala del Cruzol (crogiolo) e la più famosa sala del labirinto detta anche del "forse che si forse che no" (motto che indica la difficoltà di scelta per arrivare al centro, forse a destra forse a sinistra) ammirata da D'Annunzio e usata come titolo di un suo famoso romanzo. Ebbene in questo meraviglioso palazzo esiste un appartamento al piano terra detto dei nani quasi sempre chiuso, perché poco conosciuto o meglio snobbato dagli ordinari percorsi pseudo culturali perché di poca importanza artistica. Queste strane stanze ,che io visitai in più occasioni sotto serrata insistenza perché chiuse, danno immediatamente uno stato d'animo indescrivibile. Il nome di "Appartamento dei nani o degli gnomi" ha una logica, ricordo che lo gnomone era uno strumento per misurare il cammino del sole e qui c'è un chiaro riferimento alla tradizione solare e al pitagorismo, anche perché nella storia dei Gonzaga di Mantova non c'è traccia di nani, e così queste stanze sono state costruite espressamente per altri scopi, come il ritiro allo scopo di praticare particolari esercizi. Un ombelico da cui si poteva accedere alla sapienza eterna, un ambiente che favoriva la spogliazione dell' io. Le varie camere erano costruite con i soffitti bassi con particolari colori che sfumavano dal basso in alto giochi di disegni che favorivano il viaggio della mente, il tutto immerso in un profondo silenzio. Altro fulgido esempio di stanze particolari, lo conobbi per caso visitando il convento di San Marco a Firenze, luogo pieno di storia sia per il ricordo del Beato Angelico, di cui ancora oggi sono esposti parte dei suoi dipinti, voglia anche perché in questo luogo dimorò il Savonarola da Ferrara noto per la sua immeritata fine ad opera di un papa mediceo, che lo abbrustolì in piazza. Visitando le celle dei frati poste nei piani superiori, situata in un punto ancor più alto di queste, c'era la cella dove i duchi si ritiravano a meditare, che presenta delle similitudini con la casa dei nani anche se concepita in maniera diversa. Che cosa venivano a praticare i Duchi medicei in queste stanze immerse nella quiete salmodiante conventuale? Il meccanismo è lo stesso, questi illuminati signori capirono che la gestione del potere la si acquisiva e la si manteneva attingendo dalla sapienza immemore . Per farmi capire meglio riporto una frase di S. Freud:<<>> attingere a questa fonte non è per tutti, anche se le pratiche rituarie e oranti sembrano semplici e uguali nella sostanza da sempre,ma bisogna avvicinarsi con purezza fuori da ogni egoismo. Facile a dirsi difficile a farsi specialmente adesso dove tutto è mirato all'affermazione personale. Ricordo che nel 1540 Cosimo de' Medici nel trasferirsi a Palazzo Vecchio e nell'adattare e nel decorare l'edificio preparò delle stanze particolari per sostituire quelle di San Marco che erano fuori dalla sua abitazione e dalle abitazioni dei suoi predecessori. Così finiva un ciclo carico di un certo benessere per il popolo ,ma finiva anche un periodo storico contrassegnato da governanti illuminati (Vedi "Arte segreta" di Giulio Lensi Orlandi).
Questa casata fin dal suo esordio ,come d'altronde i Gonzaga, fu interessata ai segreti dell'uomo e della natura. E' molto probabile che attraverso queste conoscenze fu attuata e consolidata la loro ascesa al potere, come per tante altre signorie, che conoscevano e praticavano sotto varie forme l'alchimia, ma anche il mantenimento di questo potere attraverso i secoli è da addebitarsi alla costante operatività dei discendenti. In molti altri casi come ad esempio Verona con gli Scaligeri, non si è potuto riscontrare luoghi simili fuori da occhi indiscreti, date le troppe e devastanti manipolazioni che negli anni subirono le dimore Ducali. E' certo che Mastino della Scala praticasse anche lui, con virtute e conoscenza, l'arte regia. Le signorie e i principati anticipano il Rinascimento, perché si spinsero ,con grande dispendio di mezzi e di energie ,alla ricerca del fiume carsico, del sapere occulto. Questi segreti li si è andati a scoprire sia sotto forma filosofica che recuperando la pratica di laboratorio (labor-itra lavorare dentro) dai pochissimi custodi esistenti. Un esempio per tutti Gemisto Pletone il pensatore cardine del neoplatonismo, colui che avvia la riscoperta dell'antica sapienza venerato da tutte le grandi signorie italiane, per volere di Sigismondo Malatesta il suo corpo fu amorevolmente deposto nell'arca del tempio Malatestiano di Rimini, costruzione sacra che si pone o meglio sintetizza il zoroastrismo, paganesimo, cristianesimo e tutte le religioni che verranno. Un" Sancta Sanctorum" fuori dal tempo.
(Anche i Savoia si costruirono un luogo dove poter praticare la meditazione e la preghiera fuori da sguardi indiscreti e nella pace, al Santuario della madonna nera di Oropa ,in provincia di Biella. Il santuario risale al dodicesimo secolo, ma i Savoia diventati re d'Italia sostituirono ed ampliarono tutto il complesso, lo Iuvarra disegna la grande scalinata, il santuario divenne così un luogo di accoglienza e di fede popolare. Con questo rifacimento e abbellimento i re d'Italia ricavarono anche degli appartamenti reali privati dove erano soliti ritirarsi).
Esiste una storia ordinaria appiattita e noiosa figlia dei tempi contingenti, e viceversa una storia eterna vera che eleva potenzialmente tutti gli uomini di buona volontà, cerchiamola.
Tutti i monaci pregano alla stessa ora seguendo la stella del mattino ecc....
La forza che scaturisce la preghiera, la preghiera non è un fine, ma un mezzo. Non è un meccanismo per chiedere ma per modificare la nostra mente, lentamente prepararla per mettersi in sintonia con il tutto, nella consapevolezza dei grandi poteri dell'uomo.
martedì 29 luglio 2008
domenica 27 luglio 2008
Luciano Bianciardi :sull'origini
Luciano Bianciardi
Il problema delle origini ha sempre sedotto e affaticato le menti di saggi, sapienti e intellettuali: origini dell'uomo, delle specie, della società; origini del male e della disuguaglianza. Dalle origini di una città o di una religione si son calcolati gli anni, e dire "originale" significa riconoscer un merito. Insomma pare - e chissà poi per quale ragione - che alla gente importi più del passato, del remoto passato, incapace ormai di far male ad alcuno, che dell'avvenire, del prossimo avvenire, sempre, come ben sappiamo, minaccioso ed incombente.
Stando così le cose non c'è da stupirsi se anche nella nostra città, piccola città, ma civile e progredita, c'erano sapienti, dotti ed intellettuali che ne cercavano alacremente le origini.
". . . Ci sono almeno tre categor~e di paesaggi: uno del passato; uno del presente che sta ingiallendo; e uno del sogno. . .~, (da un'intervista rilasciata da Pier Paolo Pasolini ad Achille Millo nel 1967: «
sabato 26 luglio 2008
L'autobus che si ferma a Eleusi...
Nessun avvenimento storico può meglio indicare la fine 'ufficiale' del paganesimo se non l'incendio del santuario di Eleusi, attuato nel 396 da Alarico, il re dei Goti; e d'altro lato, nessun altro esempio può meglio indicare i misteriosi processi di nascondimento e di continuità della religiosità pagana. Nel V secolo lo storico Eunapio, anch'egli iniziato ai Misteri Eleusini, riferisce la profezia dell'ultimo ierofante legittimo: in presenza di Eunapio, lo ierofante predice che il suo successore sarà illegittimo e sacrilego; non sarà neppure cittadino ateniese e, ancor peggio, sarà uno che, " consacrato ad altri dèi ", sarà legato al suo giuramento " di presiedere esclusivamente alle loro cerimonie ". A causa di tale profanazione il santuario verrà distrutto e il culto delle Due Dee scomparirà per sempre.
In effetti, continua Eunapio, divenne poi ierofante un alto iniziato ai Misteri di Mithra (dove rivestiva il ruolo di Pater); questi fu l'ultimo ierofante di Eleusi, perché poco tempo dopo giunsero, attraverso il passo delle Termopili, i Goti di Alarico, seguiti da " uomini in nero " (i monaci cristiani), e il più antico e importante centro religioso d'Europa fu definitivamente distrutto.
Tuttavia, se a Eleusi scomparve il rituale iniziatico, non per questo Demetra abbandonò il luogo della sua teofania più drammatica; è vero che, nel resto della Grecia, san Demetrio ne aveva preso il posto, divenendo il patrono dell'agricoltura, ma a Eleusi si parlava - e si parla ancora - di santa Demetra, santa sconosciuta altrove e mai canonizzata. Fino all'inizio del XIX secolo, i contadini del villaggio coprivano ritualmente di fiori una statua della dea, perché essa assicurava la fertilità dei campi, ma, nonostante la resistenza armata degli abitanti, la statua fu rimossa nel 1820 da E. D. Clarke e offerta all'Università di Cambridge. Sempre a Eleusi, nel 1860, un sacerdote raccontò all'archeologo F. Lenormand la storia di santa Demetra: era una vecchia di Atene, cui un 'Turco' aveva rapito la figlia, che fu tuttavia poi liberata da un prode pallikar; e nel 1928 Mylonas sentì raccontare questa stessa storia da una nonagenaria di Eleusi.
L'episodio più toccante della mitologia cristiana di Demetra avvenne all'inizio del febbraio 1940 e fu ampiamente riferito e discusso dalla stampa ateniese: a una fermata dell'autobus Atene-Corinto salì una vecchia, " magra e rinsecchita, ma con grandi occhi molto vivaci "; poiché non aveva denaro per pagare il biglietto, il controllore la fece scendere alla stazione seguente - quella di Eleusi, appunto. Ma il conducente non riuscì più a mettere in moto l'autobus e, alla fine, i viaggiatori decisero di fare una colletta per pagare il biglietto della vecchia. Questa risalì sull'autobus, che ora potè ripartire. Allora la vecchia disse: " Avreste dovuto farlo subito, ma siete degli egoisti; e già che sono qui, vi voglio dire ancora una cosa: sarete castigati per il modo in cui vivete; vi saranno tolte persino l'erba, e l'acqua! ". " Non aveva ancora finito la sua minaccia " continua l'autore dell'articolo pubblicato sull'" Hestia ", " ed era scomparsa ... Nessuno l'aveva vista scendere. E si andò a riguardare il blocchetto dei biglietti per convincersi che era veramente stato staccato un biglietto ".
Riportiamo, a mo' di conclusione, la cauta osservazione di Charles Picard: " Credo che, dinanzi a questo aneddoto, gli ellenisti non potranno fare a meno di ritornare con la memoria a certi passi del celebre Inno omerico, dove la madre di Kore, tramutatasi in vecchia nel palazzo del re eleusino Celeo, profetizzava anche in quell'occasione e - rimproverando agli uomini la loro empità - annunciava, in un impeto di collera, terribili catastrofi in tutta la regione " .
Mircea Eliade , Storia delle Credenze e delle idee religiose, Sansoni, 1990
La poesia di Giuliano Kremmerz
mercoledì 23 luglio 2008
La porta della vita


Molti edifici pagani e cristiani portano questo simbolo, legato alle acque e al femminile per eccellenza. Lo sguardo si concentra sul pube: la porta della vita.
Questo pertugio segna :da dove veniamo e il trasposto riassorbimento che può essere identificato nella morte fisica. Al di là di questa fessura esiste l'ignoto quello che noi mortali non possiamo indagare con la ragione . Al di là c'è l'amore eterno , l'amore che vince la morte.